Gerda Taro in un fumetto di Sara Vivan

Per Contrasto graphic novel su prima reporter caduta sul campo

 (ANSA)  - SARA VIVAN, GERDA TARO (CONTRASTO, PP 93, EURO 15). La vitalità, il coraggio e il fascino di Gerda Taro, la prima giornalista di guerra a cadere sul campo nel 1937, ci vengono restituite dall'illustratrice Sara Vivan nel suo primo graphic novel. In uscita il 6 giugno per Contrasto, 'Gerda Taro' è un viaggio a fumetti nella vita della fotografa amata da Robert Capa, uno dei più famosi reporter di guerra e co-fondatore di Magnum Photos. Morta a 26 anni durante la Guerra civile spagnola, la Taro, rimasta a lungo nell'ombra, è stata riportata recentemente all'attenzione dalla Premio Strega 2018 Helena Janeczek nel suo romanzo 'La ragazza con la Leica' (Guanda).
    "Sono partita dalla fotografia, dai ritratti. Ho compiuto un percorso visivo all'interno della storia della Taro. Ho sviluppato la narrazione guardando le foto scattate da lei e da Capa. Non avevo un carteggio, dei diari, come quello che esiste su Tina Modotti. Ho interpretato il suo messaggio personale attraverso le foto. A ripercorre i suoi anni mi ha aiutato molto il libro di Helena Janeczek e anche la prima biografia sulla Taro, quella di Irme Schaber" dice all'ANSA la Vivan che utilizza la tecnica del disegno a china giapponese. "A volte uso anche i colori ma il bianco e nero è simile alla stampa delle foto di quell'epoca. E' perfetto con le atmosfere del racconto" sottolinea l'autrice. Il graphic novel ripercorre i suoi incontri, la sua tragica fine ma racconta più di tutto la storia di una donna libera. "La sua grande ispirazione, che traspare dalle sue foto e dalle testimonianze di chi ha conosciuto Gerda, era di cogliere gli individui, la dignità delle persone che lottano per la loro libertà, che hanno dato la loro vita per un grande ideale" racconta la Vivan che ha lavorato per alcuni anni nella moda prima di dedicarsi all'illustrazione e ai libri per ragazzi come 'In Svizzera la cioccolata è più buona' (Einaudi Ragazzi). E aggiunge: "Gerda diceva di essere sconvolta dalla visione delle masse di cadaveri. Nei suoi scatti c'è sempre attenzione alla persona e una visione di speranza. Poi, nel '37, le foto si fanno più drammatiche". Gerda Taro, nata Gerta Pohorylle il 1 agosto 1910 a Stoccarda e Robert Capa, pseudonimo di Endre Friedmann, nato nel 1913 a Budapest, "erano due ragazzi pieni di coraggio, che si buttavano nel pericolo. Coraggiosi al limite della spericolatezza e incoscienza. Erano ebrei, esuli e questa guerra significava tanto per loro" afferma la Vivan che non è la prima volta che si occupa di storie di migranti legate alla seconda guerra mondiale e all'antisemitismo.
    "Il fumetto sta acquisendo sempre maggiore visibilità come l'editoria per ragazzi. L'immagine stampata ha una nuova vita, non è in contrasto con i social. Credo che questo libro, il cui focus è sulla persona, possa servire ad avvicinare un pubblico sempre più vasto a Gerda Taro, anche se il romanzo della Janeczek ha fatto tantissimo. La fotografa è rimasta nell'ombra almeno fino al ritrovamento, nel 2007, della celebre 'valigia messicana' messa in salvo dall'assistente personale di Capa, Csiki Weiss. E' una vicenda romanzesca" dice la Vivan di questa donna "irriducibilmente libera" come la definisce nel suo dossier la Carnevale.
    "La Taro è rimasta oscurata da Capa, anche se lui non avrebbe voluto, però adesso sta tornando fuori con grande potenza" sottolinea la Vivan e la sua fotografia sta conoscendo una nuova luce.
   

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