24/7, quando l’uomo non dorme mai

Crary e il capitalismo vorace che ci vuole sempre operativi

   (ANSA) - ROMA, 13 OTT - JONATHAN CRARY "24/7. IL CAPITALISMO ALL'ASSALTO DEL SONNO" (Einaudi, pp.136, 18 Euro). Conquistare un tempo "vuoto", in cui non ci sia la presenza ossessiva del fare ma solo lo spazio per essere liberi. Forse è questa la più grande sfida da cogliere in una contemporaneità che vuole tutto, anche l'uomo, "aperto 24 ore su 24, 7 giorni su 7". Proprio da questo slogan, vero mantra delle nostre società sviluppate, Jonathan Crary inizia la sua riflessione nel libro "24/7. Il capitalismo all'assalto del sonno", edito da Einaudi nella collana I Maverick. Dormire, spiega l'autore, sembra essere diventato un lusso, e appare quasi come una "oltraggiosa resistenza degli esseri umani alla voracità del capitalismo contemporaneo": dormiamo solo poche ore per notte, 6 e mezzo per la precisione, rispetto alle 8 della generazione a noi precedente e le 10 dei primi anni del XX secolo. L'obiettivo oggi è ridurre all'osso il tempo del sonno affinché non diventi "morto". C'è sempre un momento buono per lavorare, comprare, giocare, intrattenersi sui social network mostrando il proprio io digitale: in poche parole se sembra vietato prendersi una pausa, è invece necessario uniformarsi a ciò che il capitalismo imperante ci chiede, ossia prolungare la "produzione" e il "consumo" a una durata potenzialmente illimitata. Una presenza quella del mercato che Crary non esita a definire ossessiva, che ci condiziona fin nella quotidianità imponendo il disumano principio di una "operatività incessante".
    Si capisce fin dalle prime pagine che lo scenario delineato dall'autore non sia dei migliori: Crary inizia raccontando gli esperimenti portati avanti dal Pentagono per mettere a punto tecniche anti-sonno che permettano ai soldati impegnati in operazioni militari di essere vigili a lungo, senza problemi per il fisico e la psiche. Esattamente ciò che propone la società del modello 24/7, che "mina costantemente le tradizionali distinzioni tra il giorno e la notte, tra la luce e il buio, e tra lo stato di attività e quello di riposo". Tra incursioni filosofiche e sociologiche e analisi del ruolo pervasivo della tecnologia in perenne sviluppo e dei mass media, l'autore procede enumerando pericoli che appaiono purtroppo molto concreti. Il rischio per ognuno di noi, oltre che per la società nel suo complesso, è quello di cadere in un tranello: quello dell'illusione che un mondo che non dorme mai, in cui chiunque, a patto di essere sempre operativo e performante, può cogliere la sua occasione, sia ciò di cui abbiamo bisogno. Ma "in un infinito supermarket fatto di stimoli e attrazioni costantemente disponibili" l'uomo non diventa più operativo, anzi vede diminuire le capacità percettive e cognitive. E, ancora più grave, è che, mentre ci si smarrisce nella monotonia di un "clic" e di un "touch", si perde anche qualcosa di molto più prezioso: la capacità di sognare a occhi aperti, di vagare nei pensieri e nell'immaginazione, in un "dolce far niente" di meravigliosa lentezza.(ANSA).
   

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