Iuventa, se salvare migranti diventa una colpa

In sala docu sulla nave dell'ong tedesca

Attraverso le azioni mirate a svuotare il Mediterraneo dalle navi delle Ong, "è in corso da parte dei governi la trasformazione del diritto/dovere al soccorso, in un reato. Non è in gioco l'altruismo ma un diritto fondamentale, quello al mutuo soccorso, su cui si fonda la società umana". Ne è convinto Luigi Manconi, direttore dell'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali dopo aver assistito alla proiezione di 'Iuventa', il documentario di Michele Cinque, che racconta l'anno e mezzo di attività tra 2016 e 2017 di una di quelle navi finita al centro di una bufera giudiziaria e mediatica. E' la Iuventa appunto, l'imbarcazione che la Jugend Rettet, ong tedesca fondata da un gruppo di studenti, era riuscita, grazie al crowdfunding, ad acquistare e attrezzare per il salvataggio dei migranti.

Il film non fiction, in sala con Zalab e Wanted (sarà in tour nei cinema in giro per l'Italia) racconta l'inizio delle missioni in mare, la vita a bordo, compresi i drammi, il ritorno a Berlino dei volontari tra voglia di continuare e incognite, i nuovi salvataggi fino al sequestro preventivo della nave il 2 agosto 2017, nell'ambito di un'inchiesta sull'immigrazione clandestina. "Delle iniziative giudiziarie contro le Ong che prestavano soccorso in mare, non resta nulla - sottolinea Manconi . Non c'è stato nessun rinvio a giudizio e una sentenza di tribunale ha riconosciuto che da parte delle Ong non c'è stato nessun reato ma che hanno svolto il loro compito nel rispetto del diritto fondamentale della persona e del diritto internazionale".

Il documentario è stato già distribuito in 120 sale in Germania: "Ci sono proiezioni programmate fino al 2019 - spiega Michele Cinque, vincitore nel 2017 alla Mostra del Cinema di Venezia del premio Migrarti per la miglior regia con il corto Jululu -. E' diventato un film manifesto, portato dalle Ong come bandiera, per far capire cosa succede nella search and rescue area. Per realizzarlo sono partito dall'idealismo di questi giovani tedeschi. La decisione di andare a salvare i migranti in mare doveva servire a fare pressione sulle istituzioni politiche europee, volevano rappresentare un esempio. Mi hanno colpito questi ventenni che non si arrendevano di fronte a mondo che sembra impossibile da cambiare. La loro sola colpa è essere stati naif".

Cinque è stato a lungo a bordo della Iuventa insieme ai volontari e "come loro ho subito uno shock post traumatico, non ero attrezzato ad affrontare l'orrore di ciò che ho visto". A chi gli chiede se abbia mai pensato di includere nel film anche chi contesta i salvataggi in mare dei migranti, come Salvini, Cinque risponde: "il documentario racconta un'esperienza, in tutta la sua complessità. Non ho mai pensato di farlo diventare un botta e risposta televisivo". Il lavoro "che abbiamo fatto con la Iuventa - dice Kathrin Schmidt componente della Jugend Rettet, arrivata a Roma insieme a un altro dei volontari che vediamo anche nel film, Sasha - spettava all'Unione Europea. Sapevamo che la nostra non sarebbe stata la soluzione ma quelle persone andavano salvate. La Ue ha cercato argomenti per mostrare che questi salvataggi erano reato. Noi invece siamo convinti che i diritti umani valgano per tutti e dappertutto e che è importante lottare per questo".
   

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