Addio a Terry Jones, il mito dei Monty Python

Attore e musicista, era malato da tempo. Aveva 77 anni

(ANSA) – Roma, 22 gen – Il gallese Terry Jones, scomparso ieri a Londra dopo una lunga malattia che lo aveva ridotto all’afasia primaria fin dal 2016, fa parte di quei giganti della creazione artistica che il grande pubblico conosce più per le loro opere che per il nome; salvo riconoscerli non appena il loro volto (cui non sanno dare un nome) appare sul grande o piccolo schermo. Dire Terry Jones infatti vuol dire Monty Python; il suo lavoro segna in modo indelebile una generazione inglese che ha cambiato la faccia del paese e ha spalancato le porte dell’arte al teatro dell’assurdo in chiave comica. Nato nella cittadina gallese di Colwin Bay il 1 febbraio del 1942, diplomato a Oxford dove muoveva anche i primi passi come attore teatrale, Terry Jones divenne amico in questo contesto del quasi coetaneo (un anno più giovane) Michael Palin e le loro strade sarebbero rimaste per sempre indissolubili. Insieme introdussero il comico nel repertorio della compagnia teatrale universitaria, insieme scrissero i primi sketches, insieme entrarono alla BBC dopo la laurea quando Jones chiamò il suo amico nella redazione del programma satirico “The Frost Report”. E’ questo il laboratorio in cui nasce la geniale follia creativa dei Monty Python, grazie alla conoscenza degli altri membri fondatori (John Cleese, Graham Chapman, Eric Idle), con un ritmo di scrittura frenetico che vedeva il duo Jones/Palin lavorare a cottimo per le trasmissioni più diverse a paga quotidiana. In questo contesto, poco tempo dopo, alla compagnia si aggiungeva l’americano Terry Gilliam che filmava brevi spezzoni animati da inserire nelle scenette presentate da John Cleese al tempo di “Do Not Adjust Your Set” che diede a tutti fama, pane e companatico tra il ’67 e il ’69. Si parla di anni e programmi poco noti fuori dall’Inghilterra, ma che in patria (come nel caso del folgorante “La storia completa della Gran Bretagna” del 1969) ebbero grande risonanza, saldandosi già all’irrequietezza ribelle e iconoclasta del miglior “free cinema”. Terry Jones però soffriva per gli stravolgimenti imposti dalla produzione alle sue idee e per i frequenti furti di idee di cui era autore non riconosciuto; da qui l’entusiasmo con cui insieme a Palin accettò l’offerta di Cleese e Chapman per un nuovo programma, tutto loro, prodotto dalla BBC e intitolato “Monty Python’s Flying Circus” e destinato a cambiare la vita di tutto il gruppo. Ma è a Terry Jones che va attribuito il merito di dare allo show la forma di un “flusso di coscienza” in cui si passa da una situazione comica all’altra senza cesure e nella più totale libertà anarchica della costruzione. Da lì una popolarità che diventa finalmente universale e una serie – ormai di culto – di tre film firmati “Monty Python” di cui la regia e la concezione appartiene allo stesso Jones (solo nel primo caso affiancato da Terry Gilliam. Sono gli anni di “Il Sacro Graal”, “Brian di Nazareth”, “Il senso della vita” firmati tra il ’74 e l’83. Una volta scioltosi il gruppo (si ritroveranno una sola volta insieme sul palcoscenico nel 2014 pur rimanendo legati artisticamente in imprese singole, Terry Jones proseguiva la sua carriera tra cinema e teatro, in particolare con le azzeccate regie di “Personal Services”, “Erik il vichingo”, “Il vento nei salici” e “Un’occasione da Dio” che chiude la sua carriera nel 2015. Ma la sua creatività debordava in molti altri territori: libri e programmi per ragazzi, saggi e documentari sul Medio Evo (il suo “terreno di caccia” favorito) come il memorabile “Chaucer’s Knight” del 1980, una rivisitazione alternativa, scanzonata e acuta del testo di Geoffrey Chaucer che gli valse il dottorato onorario dell’università di Glasgow e la laurea honoris causa della St. Andrews University. Sposato due volte e tre volte padre, nel 2004 si innamorò della studentessa svedese Anna Soderstrom che sposò in segreto nel 2012. Faccia da buono, gestualità istrionica che metteva perennemente in burla la tradizionale compostezza britannica, è la più moderna incarnazione del fool scespiriano e questa sua attitudine, umana e artistica, gli ritaglia oggi un posto d’onore nel pantheon degli irregolari della fantasia.  

  

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