Gino Paoli, anarchia, jazz e canzoni interrotte

'Appunti di un lungo viaggio' il doppio album in uscita il 19/4

"Non ho mai smesso di pensarmi anarchico: né Dio, né padroni. Per me è sempre così e non credo nemmeno alla morte che è solo una stagione alla quale ne seguirà sempre un'altra". Ha le idee chiare Gino Paoli di quello che è stato dei suoi sessant'anni di carriera, che festeggia con un nuovo doppio album, e di quello che verrà in futuro. Un viaggio musicale di anarchia e canzoni, come quelle dei due cd in uscita il 19 aprile e che contengono due facce del Paoli pensiero: la prima, quella dei brani storici riuniti nel secondo dei due cd, intitolato 'I ricordi', e quella di oggi, con una serie di canzoni inedite raccolte sotto il titolo di 'Canzoni interrotte'.

La storia documentata del cantautore genovese per definizione, ma di Monfalcone per nascita, è quella di 'Che cosa c'è', 'Sapore di sale', 'Senza fine' e molti degli altri titoli più celebri, in questo caso rivisti insieme a tre grandi jazzisti come Rita Marcotulli (al pianoforte), Alfredo Golino (alla batteria) ed Ares Tavolazzi (al contrabbasso). La storia di oggi, invece, è quella delle canzoni che evadono dagli standard della forma canzone, libere e, appunto, anarchiche. "L'artista - ha detto Paoli - se è davvero un artista, deve andare anche contro le forme, i condizionamenti e gli schemi. Ho pensato di utilizzare le parole e la musica in modo diverso, eliminando tutto ciò che è obbligatorio per cercare quell'essenzialità che è sempre stata un mio pallino. Quando si è detto a sufficienza, poi è meglio smettere di parlare o di scrivere. Del resto, quando ero un giovane pittore, ho creato assieme ad altri il movimento dell'essenzialismo". Le 'Canzoni interrotte' sono divise per stagioni, con un ciclo non forzato ma con un''Estate' che arriva subito prima di un 'Inverno' e un 'Autunno' che segue la 'Primavera'.

"Osservare il ciclo delle stagioni è qualcosa che mi mette serenità - ha commentato Paoli - e il lavoro che da tanti anni condivido con i jazzisti mi da un grande senso di libertà". Tra i titoli delle canzoni non canzoni, ci sono anche 'Due cani in chiesa' (dedicata a Don Gallo che "era un amico eccezionale, era contro tutti e con tutti e non c'era nessuno che nei vicoli di Genova non lo salutasse dicendogli ci vediamo domenica a messa") e 'Voglio morire malato' ("perché io voglio fare tutto e non conservarmi per arrivare per forza sano alla momento di morire").

Per festeggiare i sei decenni di carriera, Paoli sarà anche protagonista di tre eventi speciali dal vivo, a partire da 'Una lunga storia' che andrà in scena il 12 maggio all'Auditorium Parco della Musica di Roma, poi il 13 luglio ad Umbria Jazz e il 18 luglio nella 'sua' Genova, per un concerto ai Parchi di Nervi. "Dei miei sessant'anni di carriera non faccio bilanci - ha commentato Paoli - e quando verrà il momento di farne uno lo farà chi mi metterà in una cassa, di certo non io".

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