Pappano in concerto per 100 anni Bernstein

Orchestra Santa Cecilia con tre Sinfonie e poi West Side Story

Gran rigore musicale, calore, estro, fantasia, generosità artistica, professionale e umana: così viene ricordato Leonard Bernstein, americano ebreo di origine polacca, di cui il 25 agosto cadono i cento anni dalla nascita, celebrati in tutto il mondo e a Roma dall'Accademia di Santa Cecilia, con le parole del soprintendente Michele Dall'Ongaro, che annuncia due concerti, il 14 e il 22 febbraio con due repliche ognuno, diretti da Antonio Pappano, dedicati alle sue tre Sinfonie e poi, a ottobre, l'apertura della stagione 2018/19 con ''West Side Story'' in forma di concerto.

Pappano ricorda come spesso di Bernstein si dica che è ''troppo'', intendendo principalmente ''troppo sentimentale'' con una connotazione non positiva, quindi sottolinea che ''non è assolutamente così e la sua è una musica non troppo sentimentale, ma piena di sentimento in modo certo diverso da Mahler col suo nevrotico scavo in profondità, ma con una forte, intima vena teatrale cui Bernstein diceva di non saper resistere e una gran voglia di cantare. Quanto ai suoi meccanismi compositivi sono chiari i suoi debiti con Shostakovich, a cominciare dall'uso degli intervalli, e l'eco del pathos di Mahler e di tanta altra musica di cui era incredibile conoscitore.

Un qualcosa che è già avvertibile in Jeremiah, la sua prima sinfonia, scritta durante la guerra e dedicata al ricordo della distruzione del tempio di Gerusalemme, in un momento di lutto e distruzione generale''. La prima sinfonia fa parte del programma di domani, assieme alla seconda, nata sui versi di Auden di The age of anxiet' (mezzosoprano Marie-Nicole Lemieux), ''più sofisticata e newyorkese e con un finale più luminoso che cita la III di Copland'', e all'intermezzo jazz ''prelude, Fugue and Riffs'', che prevede 5 trombe, 4 tromboni e 4 sassofoni, una batteria, più un pianoforte e un clarinetto (solisti Beatrice Rana e Alessandro Carbone) ''con i musicisti come scatenati in una vera fuga''. Un incontro particolare questo con Bernstein, ''la cui musica è cosa particolarissima e diversa da quella che seguiamo normalmente.

Tutta una scoperta quindi e, in vista dei due Cd con i due concerti editi dalla Warner, registriamo tutto, anche la prima prova, il primo impatto, per riascoltare tutto quel che di vivo porta in sè e che magari dopo va perso'', racconta Pappano, ricordando il gran legame di Bernstein con Santa Cecilia e la sua Orchestra, che diresse per la prima volta a 30 anni nel 1948 e poi per altre 22 volte, specie negli anni '80 dopo esser stato nominato Presidente onorario dell'Orchestra nel 1983, e sino al 1989 quando tenne anche uno Stage per direttori d'orchestra, un anno prima della sua morte. Resta celebre la sua esecuzione della 'Boheme' in forma di concerto nel 1987, testimoniata da un disco. Il secondo concerto quello del 22 febbraio, prevede, col concerto per violino di Brahms (che vede, dopo un'assenza di 12 anni per malattia, il ritorno ai concerti di Kyung Wha Chung), la terza sinfonia Kaddish di Bernstein.

''Intitolata alla preghiera ebraica che accompagna i defunti - sottolinea Pappano - fu scritta dopo l'assassinio di John Kennedy. Un pezzo forte e conturbante, una sorta di grido a Dio cui si chiede perché sia così duro con gli uomini, ma con dentro incredibile vitalità''. Questi concerti, cui si legherà a ottobre una mostra fotografica di Galliano Passerini dedicata a Bernstein, nascono con l'appoggio dell'Ambasciata Americana a Roma.

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