Masina e la speranza che abbiamo di durare

Amori e dolori nello studio di uno psicoanalista

EMILIO MASINA, LA SPERANZA CHE ABBIAMO DI DURARE (EMERSIONI- CASTELVECCHI, PP. 193 EURO 19.50)

   Un analista e la sua affollata solitudine, le vite degli altri che entrano ed escono dalla stanza ovattata del suo studio,gli amori, gli umori, le angosce. Quelle dei pazienti e anche le sue personali che alla fine, inevitabilmente, si intrecciano. Che fare, poi, se fra tante emozioni nel rigore dei rapporti medico-paziente si fa strada un sentimento diverso, qualcosa che a tradimento si insinua nel terapeuta al punto da metterlo di fronte alla tentazione di cedere all'illusione di un amore?

Incentrato sulla storia di Lavinia, affascinante e affermata professionista che per effetto del transfert si innamora del suo analista, "La speranza che abbiamo di durare", debutto in narrativa dello psicoanalista Emilio Masina, apre uno squarcio sul dietro le quinte di uno dei mestieri più intriganti e meno conosciuti, mestiere solitario e addirittura "pericoloso", ci dice l'autore per bocca del suo personaggio, "come quello del palombaro che si cala a grandi profondità, fra vorticose correnti".

 Dimenticatevi il Giovanni Mari, alias Sergio Castellitto, protagonista della fortunata serie tv In Treatment: il dottore di questo romanzo "ha il fisico pesante degli psicoanalisti che pensano poco al corpo", non abbraccia i suoi pazienti, non gli presta i vestiti se arrivano bagnati all'appuntamento. E' un freudiano rigoroso, gli incontri per la terapia soggiacciono a regole precise. Parole, gesti, sguardi: tutto qui è calibrato e misurato. Come pure i mobili e gli oggetti che popolano la stanza, sempre lì e sempre uguali a dare l'immagine di una nicchia di pace dove il paziente può approdare come un naufrago e sentirsi rassicurato, dare respiro alla propria umanità dolente, trovare attraverso la terapia ( il protagonista la definisce "quasi come una forma di spiritualità laica" ) una strada che lo aiuti nella difficile arte del vivere.
   

Dietro la cortina del controllo, però, qualcosa in questo caso si incrina. Una marea montante di emozioni sembra premere violenta per venire alla luce, rumoreggia e smuove quasi come la scossa di terremoto che a un certo punto interrompe una seduta e porta la bella Lavinia, impaurita, ad abbracciare il suo algido analista. Che poi a dire il vero così algido non è. Anzi: confuso dalla sua stessa esistenza, fatica a non farsi sedurre. O chissà forse immagina di essere stato sedotto, in un intrigo di emozioni e di percezioni, di pensieri, di sogni, di illusioni che pagina dopo pagina finiscono per colorare di giallo la cronaca delle sedute.

Nel rovello del medico sul singolo percorso d'analisi ("Riuscirò a salvarla? Abbiamo ancora la speranza di durare?") si fanno largo le riflessioni dell'autore sui tormenti di una disciplina insediata dai veloci mutamenti della società, dalla crisi economica e identitaria di un paese in evidente declino.


Alla fine, tra passioni consumate e amori negati, tra i dubbi e le speranze, resta l'immagine di un cielo romano inondato di sole, una luce che a dispetto di tutto suona come un inno d'amore per la psicoanalisi. Perché grazie al cielo - potremmo dirla con il protagonista di questa storia- facendo ricorso al cuore e alla mente "Tutto è ancora possibile" (ANSA).
   

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