Camilleri, la felicità è una folgorazione

Montalbano, mi ha confessato di essere felice mai totalmente

La felicità è "una folgorazione. Ti arriva mentre meno te la aspetti e forse mentre meno te la meriti". Andrea Camilleri parla così della parola chiave di questa edizione di 'Libri Come' che è chiusa domenica 18 marzo all'Auditorium Parco della Musica di Roma. Atteso come accade ormai da anni, alla conclusione della Festa del Libro e della Lettura, questa volta in 1.500 persone lo hanno applaudito, riso e si sono commosse ad ascoltarlo.
"E' fatta di un nulla la felicità. Come quelle farfalle - ha detto il creatore di Montalbano - che prendi per le ali e poi lasci andare e sulle dita ti resta una polvere d'oro. Attenzione perchè la felicità, a volte, vi è passata accanto e non ve ne siete accorti. Io sono stato felice per pochi attimi e per cose inspiegabili. Una volta quando in campagna mi entrò la citronella nelle narici, nei polmoni e mi venne voglia di cantare ad alta voce e sentii il mio essere in armonia con l'universo, con il grandissimo nulla dentro cui fui felice di perdermi" racconta un poetico Camilleri.
Ma quando il discorso cade sulla felicità e la politica, afferma: "c'e' un'interferenza. Non sento bene". E poi lancia un messaggio: "Cari amici che siete qui stasera all'Auditorium vi promettiamo che vi faremo uscire da questa sala completamente felici. Ecco, ho fatto politica, ho fatto una promessa elettorale" dice tra gli applausi che non si fermano.
Ma, scrivere, pubblicare, essere letti, è una forma di felicità? "E' una grande gioia e commozione. Non è una felicità.
In fondo scrivere un libro è liberarti di una parte di te stesso, è una soddisfazione, un piacere. Avere tutti questi lettori mi commuove, mi fa vivere, ma non è la felicità. Ho un'idea altissima della felicità, non è di questo mondo, è di un altro mondo da cui sono escluso perchè non credo. E' qualcosa che trascende noi stessi. E dura un attimo perchè non resisteremo di più, bruceremo come una falena" sottolinea Camilleri. Quanto a Montalbano: "è un uomo troppo concreto per credere alla felicità. Mi ha confessato che è stato felice una o due volte, sempre all'improvviso e non totalmente. Ha avuto l'idea di essere felice per tre quarti e l'altro quarto stava a guardare lui mentre era felice. E questo quarto di lui rovinava tutto il resto" ha spiegato tra le risa del pubblico. E i 9 milioni di spettatori della serie tv di Rai1, non lo fanno felice? "Sarei felice se si aprisse questo soffitto e scendesse un signore e mi dicesse: 'sono William Shakespeare, sa che il suo Montalbano mi piace proprio'. In realtà sono molto umile, ma è bello sognarlo".
Ormai cieco, Camilleri continua a scrivere: "scrivo sempre.
Sono un impiegato modello della scrittura". Ma prima di andarsene manifesta una sua preoccupazione: "l'umanità è su un crinale. Abbiamo scoperto la chiave di accelerazione del pensiero, ma basta un niente per sbagliare la gestione di queste invenzioni. La rete per il 90% è una fogna invece potrebbe essere il principio di conoscenza che andiamo da secoli cercando: condividere, non essere isole. Un passo avanti può essere un passo verso l'abisso o verso la vita. Per questo mi fa paura il futuro, per questa scelta. Siamo a una svolta epocale vera. Ne siamo messi alla prova in questi giorni, ma o ci si salva tutti uniti, in futuro, o non si salva nessuno". E, in futuro, "va messa in gioco anche la riunione della cultura occidentale e orientale" dice Camilleri che "ha creduto nello spazio collettivo della felicità. In quel milligrammo che ognuno di noi può portare, ma questi non sono i tempi" anche se "ho fiducia vera nelle qualità dell'uomo e della donna".

   

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