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Alice Rohrwacher, la bontà e l'eterno medioevo

Emozione per l'accoglienza trionfale, "la dedico a mastro Olmi"

E' appena finita con dieci minuti di applausi una proiezione trionfale per 'Lazzaro felice' di Alice Rohrwacher, in concorso per la Palma d'Oro al Festival di Cannes. "Ho ultimato il film solo mercoledì, venire qui era davvero una scommessa e non mi aspettavo nulla: un film bislacco e libero, davvero non pensavamo all'accoglienza", dice ancora emozionata la regista. Dedica gli applausi di questa sera a Ermanno Olmi, il 'Mastro' come lo chiama lei, "il cui sguardo ci manca. Avevo forte il desiderio di fargli vedere il film e purtroppo non ho fatto in tempo".

Nella storia di 'Lazzaro felice', un animo buono oltre ogni razionalità in una storia che parte da un medioevo recente per arrivare ad un medioevo presente, c'è forte una dimensione religiosa, "nel senso preistorico del termine, la vicenda di San Francesco - ha risposto all'ANSA Alice Rohrwacher - è sicuramente uno spunto, come pure un libro per bambini che mi aveva stregato, di Chiara Frugoni, in cui un lupo non mangia il protagonista perché capisce che è buono, così come accade al mio Lazzaro". Adriano Tardiolo, il protagonista al suo debutto cinematografico, è proprio come la Rohrwacher lo rappresenta: occhi felici sul mondo.

"Lazzaro non giudica - prosegue la regista - ma ha una fiducia incondizionata nel prossimo. E anche se la mia è una fiaba, io lazzari così nella realtà li ho incontrati davvero. Lazzaro è una persona concreta, ma anche un simbolo, quello della possibilità di stare al mondo e fidarsi degli uomini". La regista racconta che questa "era una storia urgente perché la mezzadria è finita solo nel 1982 e io ho vissuto quell'epoca e prima che questa memoria contadina sparisca mi piaceva testimoniarla. Non penso affatto che bisogna tornare al passato, ad un mondo arcaico, quello era un medioevo e aveva bellezze e amarezze, che ho cercato di mostrare nella prima parte del film, così come ci sono oggi". Lazzaro felice è una storia temporalmente volutamente confusa che arriva fino all'oggi, facendo capire l'evoluzione rapida degli ultimi vent'anni del nostro paese. "Elsa Morante diceva che siamo passati dal primo medioevo al secondo medioevo, ho pensato di raccontare questo passaggio ma in realtà mentre tutto cambia, in realtà tutto resta com'è". E' una storia che la regista non esita a definire una fiaba, con i buoni e i cattivi, come la terribile marchesa interpretata da Nicoletta Braschi.

"Sono ancora commossa per il film, che mi ha toccato corde profonde - ha detto l'attrice, accompagnata a Cannes da Roberto Benigni - ho cercato di passare al personaggio tutto il disgusto che provavo per lei". Il viaggio nel tempo e senza tempo di Lazzaro felice capita l'indomani della marcia delle donne sulla Montee des Marces alla quale hanno partecipato sia Alice che Alba Rohrwacher. "L'emozione di ieri - sottolinea Alice - è stata reale e simbolica al tempo stesso, è un'immagine che parla, lasciamola ora lavorare. Essere qui è uno dei risultati, anche se la selezione di Fremaux non è stata certo di genere quanto di sguardi sul mondo".

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