Una questione privata, Fenoglio letto dai Taviani/CLIP ESCLUSIVA

Presentato alla Festa del Cinema di Roma, in sala dal 1 novembre

"Viviamo in un'epoca non epica" e così 'Una questione privata', film ispirato al romanzo breve di Beppe Fenoglio, era perfetto per l'oggi". Parola di Paolo Taviani che ha presentato oggi il film, in sala dal 1 novembre con 01, alla Festa di Roma con i suoi protagonisti: Luca Marinelli, Valentina Bellè e Lorenzo Richelmy. "Fenoglio - spiega Paolo Taviani - ha vissuto da protagonista la realtà partigiana, ma non voleva essere arenato nel racconto epico, né passare come un suo cantore, voleva appunto raccontare una storia privata".

Il romanzo dello scrittore di Alba racconta di un'ossessione d'amore che fa scomparire, agli occhi del protagonista il partigiano Milton (Marinelli), la guerra che sta combattendo contro i fascisti (ovvero gli 'scarafaggi'). Basta una visita alla villa estiva di Fulvia (Bellè), donna da lui amata perdutamente e una frase detta dalla sua tata, che in Milton nasce il dubbio che Giorgio (Richelmy), suo grande amico e partigiano, possa essere stato il suo vero amante. Da qui la ricerca forsennata di Giorgio, fatto prigioniero dai fascisti, solo per sapere, al di là di ogni ideologia e fede, la verità sulla sua Fulvia.

Paolo Taviani è davvero arrabbiato per il caso degli adesivi offensivi di Anna Frank dei tifosi laziali ("è colpa dei genitori e della scuola che a queste persone non ha insegnato nulla"), come anche del manifesto di Forza Nuova con la mano di un uomo di colore su una donna bianca ("è la stessa immagine della Repubblica di Salò). Ma da lui anche ricordi della sua infanzia con il fratello Vittorio: "nostro padre era del Cnl, ma noi non lo sapevamo e lo abbiamo scoperto solo dopo. Io e Vittorio eravamo dei balilla e pensavamo che Mussolini fosse un Dio, fremevamo quando sentivamo la sua voce. Solo dopo nostro padre ha detto di essere stato perseguitato. Ma una cosa è certa, chi ha vissuto quel periodo sa per certo che le cose possono cambiare".

Dice poi di Vittorio, fratello assente agli incontri stampa perché malato: "è molto arrabbiato per non essere potuto venire qui. Il fatto è che ci si invecchia e ci si ammala. Ma abbiamo fatto tutto lo stesso insieme. Ci telefonavamo e litigavamo, insomma tutto come prima". "La cosa che ho trovato sorprendente del film - spiega invece Marinelli - è che fa scoprire il lato umano che c'è in ognuno di noi. L'importante per noi giovani è non assopirsi, aver voglia di cambiare le cose". Per Lorenzo Richelmy: "È stato bello ritrovare una dimensione eroica in questi giovani costretti a crescere in fretta, per me questo film è un inno all'umanità".

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