La Francia tra elezioni e populismo

"Chez nous. A casa nostra" di Belvaux nelle sale dal 27/04

"Il populismo è il rifiuto della complessità delle cose", secondo il regista belga Luca Belvaux, che nel suo film "Chez nous. A casa nostra", nelle sale italiane dal 27 aprile, racconta i retroscena della campagna elettorale di un partito di estrema destra nel nord della Francia. Non a caso, la leader bionda e autorevole, interpretata da Catherine Jacob, ricorda Marine Le Pen, e il titolo rimanda allo slogan "On est chez nous!" del Front National.

Belvaux poteva farne un documentario e invece ha deciso di girare un film. "Ho scelto la finzione - ha spiegato all'ANSA - perché permette di toccare la gente, ha un approccio più psicoanalitico e intimo. Il voto al Front National è d'impulso, di pancia, e per poterlo rappresentare serviva entrare nella vita delle persone". "Chez nous" racconta, infatti, la storia di Pauline, un'infermiera autonoma molto amata dai suoi pazienti, assoldata da un partito nazionalista in crescita come candidata alle elezioni locali in un contesto rurale diventato dimenticata periferia urbana. L'intento è utilizzare la rispettabilità della donna a proprio vantaggio, raccogliendo il consenso di una generazione delusa, bisognosa di sicurezza e di fiducia nel futuro. "Ci troviamo in un periodo di crisi profonda, economica ma soprattutto ideologica, - ha spiegato il regista - le persone non riescono ad adattarsi a un cambiamento così repentino, si sentono in pericolo e minacciate dal resto del mondo in quella che è la loro sfera più privata. I partiti populisti, in questo frangente, danno delle soluzioni apparentemente semplici e immediate". "Potranno continuare a farlo credere - ha aggiunto - fino a quando non arriveranno al potere".

Ed ecco che la protagonista, Pauline, figlia di un ex metalmeccanico comunista, è il simbolo di una generazione: quella "post-ideologica", così la definisce Belvaux, arrivata dopo "la disfatta della sinistra occidentale, che ha rinunciato a ideali considerati utopici, irrealizzabili, impossibili, perché si è accettato universalmente un liberalismo che aveva vinto - ha spiegato - e, a partire da quel momento, in Francia come per altri versi anche in Italia e altrove, non vi erano più contraddizioni politiche ma ci si trovava di fronte a un unico sistema dominante". "Chez nous" ha suscitato molte polemiche in Francia, già a partire dalla pubblicazione del trailer. Tweet a fiumi, attacchi e persino minacce. "È la strategia abituale della distruzione, tipica di un partito totalitario", ha commentato Belvaux; "gli esponenti del partito hanno spiegato ai militanti cosa avrebbero dovuto dire, come avrebbero dovuto esprimersi, senza neppure guardare il film e conoscerne i contenuti". Ma l'ultimo lavoro del regista belga, seppur politicamente impegnato, non vuole essere un film militante, non vuole esporre teorie ma raccontare le dinamiche di "un partito che ha capito di poter raggiungere il potere cambiando volto: mostrando l'immagine giovane e sorridente del rinnovamento, parlando alla pancia delle persone e trovando candidati 'presentabili', senza avere una dirigenza".

"Mi piacerebbe che il pubblico cogliesse, nel mio film, un ritratto giusto, corretto, oggettivo della realtà di oggi, - ha concluso Luca Belvaux - che non lo leggesse come una caricatura ma lo conservasse come un'istantanea della Francia contemporanea".

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