Severino nella casa in cui Cellini fuse Perseo

Francesca Tommasi apre al pubblico atelier del nonno Marcello

   In un una corte nascosta, un tempo probabilmente un orto, in via della Pergola 57 nel centro di Firenze, in un edificio del '400, Benvenuto Cellini visse e fuse il Perseo. La casa di Palazzo Leopardi dagli anni '70 e' stata abitata da Marcello Tommasi, artista in una famiglia di artisti, figlio dello scultore Leone Tommasi e fratello del pittore Riccardo Tommasi Ferroni. A sei anni dalla sua morte, la casa atelier rinascimentale e' stata aperta al pubblico come luogo di esposizione d'arte contemporanea, presentazione di libri e concerti.

   E' stata la nipote, Francesca Sacchi Tommasi, gallerista, in collaborazione con la storica dell'arte Elisa Gradi, a volere che questo luogo magico, ricco di storia e suggestioni, potesse essere visitabile. Da oggi, oltre alla raccolta della famiglia Tommasi, sono esposte nella 'Etra eve'nts Gallery' le opere di Federico Severino in una mostra dal titolo 'Stravaganze poetanti con divertimento, ma non troppo', nove sculture, inedite e create appositamente per l'occasione, in bronzo policromo con patina a fuoco. "Non e' stato facile collocare le mie sculture in uno spazio cosi' denso di presenze e di storia - racconta Severino -. Ho cercato di collegare al luogo la mia 'invadenza' limitandola. D'altra parte, il riferimento storico qui e' cosi' potente che l'attenzione e' dovuta. In questo luogo Cellini fuse il Perseo, una volta si faceva una buca nel terreno e si lavorava in questa sorta di ingresso-infero, un'immagine potente per un artista". Le sculture di Severino sono ben collocate tra le opere dei Tommasi esposte nelle stanze al piano terra e in una cantinetta a cui si accede da una scala a chiocciola: 150 gessi, 70 sculture in bronzo tra cui l'autoritratto di Marcello Tommasi e ancora pitture (una sessantina), marmi, disegni, bozzetti e incisioni quasi tutti dello stesso Tommasi.

   "Ho esposto qui la collezione della mia famiglia che da generazioni e' una famiglia di artisti per un atto di passione, di necessita' - racconta Francesca Sacchi Tommasi -. Questo spazio e' appartenuto a mio nonno, lo scultore Marcello Tommasi, e dopo la sua morte nel 2008 ho sentito il bisogno di rimettere a posto le opere e ricreare l'atmosfera che c'e' sempre stata in questo studio-atelier".

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