Il racconto del tecnico Rai: noi che demmo "voce" allo sbarco

50 anni dopo parla addetto audio che lavorò alla grande maratona

 "L'uomo sulla Luna? Ancora oggi, nessuno ha capito davvero quanto lavoro c'è stato dietro quella diretta. Le immagini in bianco e nero, Tito Stagno, le frasi celebri: tutti conoscono tutto, è patrimonio dell'umanità. Ma come si è arrivati a quel momento, per noi, è stata la vera sfida". A parlare, cinquant'anni dopo quel fatidico 20 luglio 1969 e le 27 ore di trasmissione sul Primo Canale Nazionale della Rai, è Antonio Lepone, oggi 75 primavere, in pensione già da qualche anno, ma allora giovane aiutante del primo tecnico audio della celebre maratona Rai che raccontò agli italiani l'arrivo dell'uomo sulla Luna.
    "Al tempo ero proprio un ragazzo di bottega - racconta Lepone all'ANSA - Avevo 24-25 anni ed ero in Rai da tre. Ricordo come fosse oggi tutta la preparazione per arrivare a quella diretta.
    Fu un impegno enorme: un mese di lavoro. Per la prima volta dovevamo far lavorare due studi insieme, in parallelo. E poi ci fu l'idea di quegli schermi giganteschi, che all'epoca non esistevano. Tanti materiali li dovemmo inventare perché non c'erano ancora. Bisognava adattare tutto. Una volta arrivati alla diretta, per noi era solo un lavoro. Sinceramente, non ci pensavamo alla Luna, tanto eravamo preoccupati che tutto andasse bene".
    Nel suo comparto, ricorda ancora Lepone, "eravamo in tre e ci siamo alternati dividendo le 24 ore. Ma a casa non c'è mai andato nessuno. Si rimaneva a controllare che tutto filasse. In quei due giorni di fuoco abbiamo sudato davvero, senza mai dormire". Qualche intoppo? "Continuavo a correre da uno studio all'altro per tirare i cavi - racconta ancora - Al tempo non esistevano le radiofrequenze e i microfoni difficilmente si potevano mimetizzare. Né c'era l'abitudine a stare in tv, come oggi. Così capitava che gli ospiti andando via si strappassero le cuffie e quelli che arrivavano subito dopo non sentivano nulla. Oppure i microfoni cadevano a terra. E noi di corsa sotto al tavolo a cercare di sistemare tutto senza farci vedere. Si faceva per lo spirito di squadra, per la Rai che era una grande famiglia. Certo, anche qualche straordinario in più a fine mese ci faceva comodo. Ci rilassammo solo quando il Lem toccò finalmente terra". In quel momento, prosegue Lepone, "ero in alto, in cabina di regia". Per un attimo il fiato sospeso.
    "Eravamo coscienti della portata di quel momento - dice - Ma un attimo dopo eravamo già a recuperare tutto il materiale". In 35 anni di carriera in Rai, "quella fu la prima grande maratona televisiva - conclude - L'altra che ricordo fu l'elezione del presidente americano Jimmy Carter. Anche lì una notte intera, ma fu solo lavoro: nulla a che vedere con l'emozione del 20 luglio 1969". (ANSA).
   

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