Secessioni, fra stile e politica

A Rovigo fino al 21/1 i movimenti modernisti del primo '900

Da Monaco a Vienna, da Praga a Roma, l'onda lunga delle Secessioni è al centro di una grande mostra allestita fino al 21 gennaio a Rovigo, negli spazi di Palazzo Roverella. E' la prima volta che in Italia viene dedicato un simile approfondimento a tutti i grandi movimenti modernisti che animarono l'Europa del primo '900, un indagine però che mira a evidenziare come, più che di stili, si trattasse invece di battaglie 'politiche', combattute all'interno del sistema dell'arte dell'epoca.

Ne è convinto il curatore Francesco Parisi, che ha messo a punto un'attenta selezione di opere in collaborazione con prestigiose istituzioni museali quali l'Albertina, la Klimt Foundation, il Museo Villa Stuck, la Narodni Galerie e altre ancora, al fine di proporre al pubblico una panoramica esaustiva delle Secessioni, largamente sviluppatesi in ben quattro capitali europee, evidenziandone però differenze, affinità e tangenze di questo che è stato il primo, vero scambio culturale europeo. Basti pensare a Gustav Klimt e a Egon Schiele, che esposero alle mostre della Secessione Romana o a Segantini che partecipò alle annuali esposizioni viennesi.

"La prima Secessione - sottolinea Parisi - è nata a Monaco nel 1892 come una rivolta conto l'uso espositivo dei Salon francesi", una querelle che riguardava più l'allestimento delle opere a quadrerie che i contenuti e gli stili. "Era una lotta per il potere - ribadisce il curatore - e la stessa denominazione, 'Secessione', fu inventata dai giornalisti per spiegare quegli avvenimenti. Agli artisti guidati da Stuck il nome piacque e lo adottarono in modo definitivo". A Vienna, cinque anni dopo, il nome acquista un'accezione diversa, ma ancora una volta "si tratta di politica e non di stile. Klimt, il rappresentante più prestigioso della Secessione viennese, connotata dal trionfo del decorativismo, era del resto già famosissimo". Per Praga, poi, non si è trattato di una vera e propria Secessione, bensì di un insieme di movimenti modernisti, che a partire dal 1890 si ritrovarono a manifestare le loro idee in aperto contrasto con l'arte ufficiale boema. "Qui a Rovigo - prosegue Parisi - abbiamo portato gli artisti del gruppo 'Sursum', l'anima slava e bizantineggiante, con soggetti a prevalenza magico-esoterica".

A Roma, infine, ancora una volta, lo sfondo è a carattere politico. Lontano dalle suggestioni dell'estetica simbolista (che invece accomunava i movimenti del nord Europa), la Secessione di Roma (1913-1916) aveva una formula diversa, quella dell'esposizione libera e giovane, che permetteva al suo interno, seppur con alcune limitazioni, lo svilupparsi di linguaggi differenti. In definitiva, gli artisti che animarono l'espressione italiana del movimento "non erano passatisti, erano all'avanguardia, insieme ai Futuristi, in una spinta più veloce che dai retaggi tardo-Liberty portava verso il Modernismo". A dimostrarlo in mostra a Palazzo Roverella molti preziosi bozzetti di Balla e, grazie a un approfondito lavoro di scavo sui cataloghi, altre opere che figurarono nelle mostre della Secessione romana. "Qui è come entrare nelle sale espositive dell'epoca".

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