>ANSA-SCHEDA/ Berlino: Fuocoammare, immigrazione e convivenza

Nel film Orso d'Oro, girato a Lampedusa, pietà senza retorica

(di Francesco Gallo) (ANSA) - ROMA, 20 FEB - Altro che ''italiani brava gente'', i lampedusani sono anche di piu'. Gente di mare, piena di storia e sangue misto, vivono l'immigrazione con umanita', come un fatto naturale. La gente che sta sul mare va salvata. Da qualsiasi parte venga. E' stato sempre cosi'. 'Fuocoammare' di Gianfranco Rosi, Orso d'Oro alla 66/ma edizione del Festival di Berlino racconta l'isola italiana, vera frontiera d'Europa. E lo fa con la giusta pietà, ma senza alcuna retorica. Un'isola, quella di Lampedusa, in cui sono sbarcate negli ultimi anni 400.000 persone e che ne ha viste morire ben 15.000. Come era stato per 'Sacro GRA', Leone d'oro a Venezia nel 2013, a scorrere sullo schermo di questo documentario la vita ordinaria di alcuni isolani con in sottofondo il fenomeno dei migranti visto come da lontano.
    Quasi una guida a questo mondo circondato dal mare, gli occhi semplici e pieni di curiosità di Samuele Puccillo, 12 anni.
    Figlio di pescatori, gira l'isola con il suo amico Mattias a caccia di uccelli da colpire con le loro fionde. Vive con la nonna Maria e lo zio, ex marinaio pescatore atlantico, e soffre solo di una cosa: quando va in barca ha il mal di mare. C'e' poi Pietro Bartolo, il direttore sanitario dell'Asl locale. Un uomo buono che cura paesani e immigrati con la stessa passione. Uno che ne ha viste tante, ma pieno di un'umanita' che gli fa a un certo punto dire:''e' dovere di un uomo che sia davvero un uomo di aiutare queste persone''. E ancora, ci sono le dediche di Giuseppe il dj di Radio Delta, ''la moglie Maria per il marito Giacomino dedica Amuri di carritteri'' e via con canzoni siciliane e non.
    E i migranti? Si vedono quando sono raccolti dal mare pieni di nafta, quando vengono perquisiti e assistiti, quando vengono chiusi morti nei sacchi di plastica e anche quando si raccontano in un ritmato gospel che fa cosi'.''Ci bombardavano e siamo scappati dalla Nigeria, siamo scappati nel deserto, nel deserto del Sahara, molti sono morti. Sono stati uccisi, stuprati. Non potevamo restare. Siamo scappati in Libia. E in Libia c'era l'Isis e non potevamo restare...Siamo scappati verso il mare...il mare non e' un luogo da oltrepassare. Il mare non e' una strada. Ma oggi siamo vivi''.
    Ma i migranti giocano anche a calcetto improvvisando squadre come Sudan contro Eritrea, si coprono con le loro coperte in alluminio, mostrano comunque la loro gioia per avercela fatta.
    Insomma, isolani e migranti sembrano in 'Fuocoammare' vivere come una vita parallela senza darsi troppo fastidio.
    Da questa immersione di Gianfranco Rosi di oltre un anno nell'isola, vera protagonista del documentario, esce cosi' fuori, senza alcuno fuoco d'artificio ideologico, la storia di una possibile convivenza che ha evidentemente convinto la giuria di Berlino. Forse anche proprio per la mancanza di ogni forzatura. Nella Lampedusa di Rosi, si incontrano due umanita' semplici e senza pregiudizi. Capaci di convivere.
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA