Revenant, quando l'uomo sfida la natura

Inarritu, mio film su grande frontiera mai così attuale

     Un racconto sulla grande frontiera, ''sull'inizio degli Stati uniti come nazione'', ma che ''non è un western, piuttosto la cronaca di un viaggio epico ma anche emotivo e spirituale''. Così Alejandro G. Inarritu descrive oggi a Roma Revenant - Redivivo con Leonardo DiCaprio mattatore nel ruolo del cacciatore di pellicce ed esploratore, realmente esistito, Hugh Glass. La pellicola in sala da oggi in 500 copie con 20th Century Fox, dopo tre Golden Globe, è in pole position anche agli Oscar, dove ha 12 nomination, fra cui quelle come miglior film, per la regia, l'attore protagonista e l'attore non protagonista (Tom Hardy) e la fotografia di Emmanuel Lubezki.
    Un ritorno, per il regista messicano, sotto i riflettori, a un anno dal trionfo agli Academy Award con Birdman, per un progetto a cui lavora da cinque anni, e che avevano già provato a realizzare, poi abbandonando, Park Chan-Wook e John Hillcoat.
    ''Mi ha interessato da subito l'idea di raccontare quel periodo della storia americana, mai veramente raccontato dal cinema e poco dagli storici. L''interazione e il conflitto dei cacciatori di pelli, con la natura e con i nativi americani, è un contesto molto interessante, riflette anche quello che stiamo vivendo oggi'' dice il regista. In parte basato sul romanzo omonimo di Michael Punke, mescolando realtà storica e finzione, Revenant ripercorre la vicenda di Glass (già fonte d'ispirazione nel 1971 per Uomo bianco, va' col tuo dio! con Richard Harris) tra realtà e finzione. Ingaggiato nel 1823, come guida per una spedizione di cacciatori di pellicce, l'uomo, dopo essere sfuggito con i compagni a un assalto degli indiani Arikara, a difesa del loro territorio, tra Missouri e Sud Dakota, finisce vittima del feroce attacco di un orso Grizzly ed è creduto morto.
    Abbandonato dai compagni, pur se gravemente ferito riesce a sopravvivere ed a percorrere da solo 300 km in cerca di vendetta, contro John Fitzgerald (Hardy), il cacciatore che aveva ucciso suo figlio Hawk (Forrest Goodluck), avuto da Glass con un'indiana Pawnee (nel film recitano 1500 nativi di varie tribù, canadesi e statunitensi, ndr). Le riprese sono durante 8 mesi e si sono svolte in condizioni meteo spesso proibitive, fra Canada, Argentina, fino al Polo sud. Inarritu ha girato cronologicamente utilizzando principalmente luce naturale, ed evitando il più possibile l'uso degli effetti digitali (necessari però nella spettacolare sequenza dell'orso Grizzly): ''Volevo che nel film ci fosse un'emozione da documentario, come se animali e paesaggi fossero ripresi in tempo reale. Grazie anche a quello che ho imparato girando Birdman, volevo che il pubblico entrasse nella storia, ne percepisse la fisicità. Su un giornale parlando del film hanno titolato 'National Leographic'... l'ho amata come idea''.(ANSA).
   

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