Stasera torna La Narcotici e a guidarla è una donna

Con Raffaella Rea e Stefano Dionisi.Tra autori Fasoli di Gomorra

'Se ti droghi ti capisco, perché il mondo ti fa schifo; se non lo fai ti ammiro, perché sei in grado di combatterlo (Jim Morrison)'. La fantasia supera spesso la realtà e la serie già dalla prima stagione lo aveva dimostrato raccontando le gesta dell'ottavo re di Roma, alias Stefano Dionisi, nel lontano 2008. Torna con la seconda stagione 'Sfida al Cielo - la Narcotici', in onda su Ra1 da lunedì 23 (come competitor avrà l'Isola dei famosi su Canale 5) e martedì febbraio, per la regia di Michele Soavi con Raffaella Rea, Stefano Dionisi e Libero Di Rienzo. Non è un caso se questa serie sia stata scritta da un gruppo di autori in cui spicca il nome di Leonardo Fasoli (quello di Gomorra per intenderci) e Maddalena Ravagli. Realizzata da Massimo Martino per Goodtime Srl, è una storia completamente nuova per il team di protagonisti che presenta una novità rilevante per il servizio pubblico: a capo della sezione narcotici troviamo Raffaella Rea nel ruolo di Daria Lucente, che sostituisce il vicequestore Daniele Piazza (Gedeon Burkhard), rimasto coinvolto in un agguato. "Le donne saranno la sorpresa del sequel. Raramente ho visto il copione di una serie action così attento a valorizzare l'universo femminile colpi di scena e adrenalina" fa notare l'attrice, al suo debutto come protagonista. La serie è girata girata nella capitale, le riprese sono quasi tutte in esterna e a farla da padrone saranno proprio le location dall'Eur al centro storico alle zone più periferiche.
    Ma ritroveremo anche una vecchia conoscenza come il boss Ivano Consanti detto 'l'ottavo re di Roma': a prestargli il volto un sempre credibile Stefano Dionisi (lo vedremo presto anche ne l'Onore e il Rispetto su Canale 5 e ha appena terminato di scrivere un libro molto interessante per Mondadori, ma non può parlarne ndr.), "incarcerato durante la prima serie di 'Caccia al Re', ma sempre determinato a gestire il traffico di droga da dietro le sbarre. Saranno proprio i rapporti tra questi due antagonisti a portare a sviluppi interessanti: il boss e la poliziotta avranno infatti un interesse comune, ovvero fermare gli spacciatori della nuova droga che spopola tra gli adolescenti. Un patto per incastrare i criminali più spietati, interpretati dai nuovi arrivati Massimo Poggio e Thomas Trabacchi, che si muovono con dimestichezza nella buona società". Gli sceneggiatori fanno notare che la scelta di raccontare un'altra stagione della Sezione Narcotici di Roma è la consapevolezza che oggi più che mai le droghe sono diffuse trasversalmente in tutte le fasce anagrafiche e i ceti sociali della popolazione, ma il loro radicamento è più che mai profondo tra gli adolescenti. Le ragioni di questa penetrazione capillare nel mondo dei giovani non sono difficili da individuare. Gli adolescenti del 2015 sono nati e cresciuti all'interno di un mondo in crisi: crisi economiche, ideologiche, politiche che travalicano i confini nazionali per coinvolgere l'intero pianeta che, per chi ha imparato a parlare o cominciato la scuola elementare dopo l'attentato terroristico alle Twin Towers di New York, è diventato sempre più piccolo e raggiungibile, ma al contempo più ansiogeno e in qualche modo minaccioso. L'universo dei cosiddetti 'adulti', i genitori, ha vissuto allo stesso modo cambiamenti storici e vertiginosi. Il principio di autorità è tramontato, la struttura familiare si è modificata e frammentata molto velocemente. Non esistono più un paradigma educativo e dei rituali unici e socialmente condivisi.
    "Il sistema narrativo de La Narcotici è composto dall'ibridazione di una grande ricchezza di generi: action, poliziesco, lotta epica tra il bene e il male, romanzo di formazione, melo famigliare, commedia", sottolinea il direttore di Rai Fiction Eleonora Andreatta. La Narcotici è esemplare del lavoro che sta facendo Rai Fiction, "rendere protagonista la rappresentazione della contemporaneità, nelle sue pieghe e nelle sue contraddizioni; mantenere il pubblico tradizionalmente generalista e allargarlo ai pubblici in uscita o persi; contaminare i generi e lavorare sulla trasversalità; rinnovare e rivitalizzare il profilo del "protagonista" e in generale lo statuto del personaggio; valorizzare la complessità delle strutture narrative". (ANSA).
   

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