Caso Cucchi: Ilaria, l'Arma vuole colpire chi ha parlato

"Dal generale Nistri una sproloquio contro chi ha rotto l'omertà". Il comandante generale dei Carabinieri difeso dal ministro Trenta. E un municipio di Roma dedica una via al giovane

"Il Comandante dell'Arma dei Carabinieri Giovanni Nistri non ha portato avanti alcun sproloquio e non ha manifestato nei confronti di nessuno pregiudizi punitivi. Ero presente, se lo avesse fatto sarei intervenuta! Semplicemente, ha rimarcato l'obbligo per tutti i gradi al rispetto delle regole, il che rientra nelle sue prerogative di Comandante". Così in un post su facebook il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, replica ad Ilaria Cucchi a proposito dell'incontro di ieri con il generale. "Non sto offrendo - sottolinea Trenta - una mia personale interpretazione dei fatti. Sto raccontando solo quel che è successo. Se c'è stata una incomprensione non trapelata durante l'incontro mi spiace, poiché la natura stessa dell'incontro era quella di favorire un confronto aperto e trasparente". "Nelle dichiarazioni alla stampa - aggiunge il ministro - mi sono commossa. Sento forte la responsabilità di questa vicenda, anche se sono ministro da pochi mesi. E vorrei che questo senso di responsabilità fosse condiviso. In modo umano".

"Dal generale Nistri mi sarei aspettata non dico delle scuse, perchè avrebbe potuto essere per lui troppo imbarazzante, ma certo non 45 minuti di sproloquio contro Casamassima, Rosati e Tedesco, gli unici tre pubblici ufficiali che hanno deciso di rompere il muro di omertà nel mio processo". Così Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, parlando dell'incontro avuto ieri a Roma con il comandante generale dell'Arma, Giovanni Nistri. Riccardo Casamassima e la moglie, Maria Rosati, entrambi carabinieri, con le loro dichiarazioni hanno permesso la riapertura del processo. Davanti ai giudici avevano raccontato di avere subito conseguenze sul lavoro per avere parlato del pestaggio di Cucchi. Francesco Tedesco ha accusato del pestaggio di Cucchi i coimputati Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro.

"In un processo dove stanno emergendo gravissime responsabilità, siamo sicuri che vi sia proprio adesso una insopprimibile esigenza di punire proprio coloro che hanno parlato? Questo processo io, Fabio e la mia famiglia lo abbiamo fortissimamente voluto e ora il generale vuole colpire tutti coloro che hanno parlato" ha aggiunto Ilaria.

Una via o una piazza dedicata a Stefano Cucchi. È questo l'obiettivo a cui punta il municipio VIII di Roma, quello della Garbatella, che in giunta ha approvato "un atto con cui si avvia la attività propedeutica all'intitolazione di un luogo alla memoria di Stefano Cucchi". Lo annuncia il minisindaco Amedeo Ciaccheri che spiega: "In questo modo, oltre a esprimere tutta la vicinanza nostra e del territorio alla famiglia di Stefano, vogliamo far in modo che quanto accaduto non venga mai e poi mai dimenticato".

Anm Roma, dalle parti processuali gravi insinuazioni - "Gravi insinuazioni che mirano ad offuscare la indiscussa professionalità e la specchiata correttezza di esponenti dell'ufficio di Procura, impegnati unicamente a far accertare la verità dei fatti". E' quanto afferma in una nota l'Anm di Roma in riferimento a quanto affermato nei giorni scorsi, in una lettera aperta, dall'avvocato Bruno Giosuè Naso, difensore del maresciallo Roberto Mandolini, uno dei carabinieri sotto processo per il caso Cucchi, secondo cui dietro le parole di Francesco Tedesco, che ha accusato i colleghi Raffaele D'Alessandro e Alessio di Bernardo del pestaggio di Cucchi, ci sono "inconfessabili accordi con il pm". "In merito alle recenti dichiarazioni - afferma la nota - di talune parti processuali, a margine del processo per l'accertamento delle responsabilità per la morte di Cucchi, l'Anm esprime pieno sostegno al difficile lavoro che stanno svolgendo i colleghi della Procura nell'ambito di un processo molto delicato sotto diversi profili". 

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