• Ebola, l'allarme di Obama: "Qualcosa da prendere molto seriamente". Il punto al 1 agosto 2014

Ebola, l'allarme di Obama: "Qualcosa da prendere molto seriamente". Il punto al 1 agosto 2014

Oms: "Virus avanza a velocità che non controlliamo"

Il mondo ha paura del virus Ebola. Sul contrasto alla diffusione è intervenuto il presidente Usa Barack Obama.

"Il virus Ebola e' qualcosa da prendere molto seriamente" ha detto Obama. "Non si tratta di una malattia facilmente trasmissibile - ha aggiunto parlando in diretta Tv dalla Casa Bianca - ma bisogna identificare, mettere in quarantena e isolare chi può trasmetterla. E agire - ha aggiunto - in modo organizzato".

Obama ha anche dichiarato che in via precauzionale saranno aumentati i controlli anche sui leader africani che dalla prossima settimana saranno alla Casa Bianca per il summit Usa-Africa.

La Farnesina sconsiglia viaggi in Sierra Leone
"In conseguenza dell'aggravarsi della situazione sanitaria legata all'epidemia di febbre emorragica (Ebola) è stato dichiarato lo stato d'emergenza" in Sierra Leone e "si sconsigliano pertanto i viaggi non necessari nel Paese". La Farnesina lancia il 'warrning' sul sito 'Viaggiare Sicuri' e ricorda che il virus è presente anche nella capitale.

"Ebola avanza più velocemente degli sforzi per controllarlo". L'allarme è stato lanciato dalla direttrice dell'Organizzazione mondiale della sanità. Margareth Chan ha messo in guardia contro le "conseguenze catastrofiche" della diffusione del virus e del rischio di propagazione ad altri Paesi sottolineando che le forze 'schierate' in campo a livello di singoli Paesi e internazionale sono "tristemente inadeguate". Le dichiarazioni della direttrice dell'Oms sono state fatte nel corso di un summit regionale sull'epidemia a Conakry (Guinea). "Questo incontro - ha aggiunto - segna una svolta nella lotta contro l'epidemia".

Focus di Ansa.it. Siccità e pipistrelli rendono epidemia letale
Uno dei virus più pericolosi è arrivato nel posto del mondo meno preparato ad affrontarlo. La descrizione dell'epidemia di Ebola è di Daniel Bausch, un ricercatore della Tulane university, che su Plos Neglected Tropical Diseases passa in rassegna le principali caratteristiche del virus emerse finora. A esacerbarla, conclude l'esperto, sono state probabilmente la stagione straordinariamente secca e la migrazione dei pipistrelli, in aggiunta all'estrema povertà delle zone colpite. 

In Guinea il peggio virus. Dei cinque ceppi conosciuti quello che ha causato l'epidemia è lo Zaire, il più letale, che finora era stato trovato in Africa Centrale. ''Sono pochi i viaggiatori che si spostano tra le due zone - spiega Bausch - e Gueckedou, il villaggio in Guinea dove si sono registrati i primi casi, è lontano dalle vie di passaggio principali. E' probabile che il 'viaggiatore' sia stato un pipistrello, visto che la Guinea è l'unico paese in cui questi animali migrano''. Alcuni test preliminari hanno anche mostrato che la popolazione potrebbe essere stata esposta qualche anno prima dello scoppio dell'epidemia al virus, che potrebbe aver circolato appunto nei 'topi alati', che sono anche consumati come cibo nella zona.

Colpiti i paesi più poveri. Guinea, Liberia e Sierra Leone, dove si sono sviluppati i focolai, vengono da guerre civili e sono tra i più poveri al mondo. Questo non solo implica che i sistemi sanitari sono impreparati, ma aumenta i contatti con i potenziali vettori. ''Gli animali portatori del virus di solito non hanno molti contatti con l'uomo - si legge nell'articolo - ma la povertà spinge le popolazioni nelle foreste in cerca di risorse, e questo ovviamente aumenta i rischi''.


Tutta colpa della siccità. Tradizionalmente i focolai di Ebola si scatenano nel periodo di passaggio dalla stagione umida a quella secca, come è avvenuto anche in questo caso con i primi malati registrati a dicembre. Questo avviene probabilmente perché in condizioni di siccità il virus circola di più nei pipistrelli, o aumentano i contatti con l'uomo. ''Ancora non sono stati fatti studi sistematici sulle condizioni che si sono avute quest'anno in Guinea - afferma Bausch, che è appena tornato dal Paese africano - ma gli abitanti della regione riportano una stagione secca particolarmente dura. Questo potrebbe essere dovuto alla grande deforestazione subita dall'area negli ultimi decenni''.

Il punto polemico. Appello dei ricercatori: "Tirare fuori vaccini da cassetti"
L'affermazione comune che per Ebola non ci sono trattamenti o vaccini è parzialmente errata. I vaccini in realtà ci sono, e hanno dato anche buoni risultati nelle sperimentazioni sugli animali, ma poi i test si sono fermati per mancanza di fondi e di interesse nello sviluppo. Proprio l'epidemia in corso, affermano diversi ricercatori, potrebbe essere l'occasione per tirarli fuori e testarli 'sul campo', almeno sugli operatori sanitari che sono i soggetti più a rischio di contagio. Sono almeno quattro i vaccini che hanno dato buoni risultati anche sulle scimmie, tutti finanziati almeno in parte dal governo statunitense, preoccupato dei possibili utilizzi ai fini terroristici del virus. ''I vaccini sono probabilmente sicuri ed efficaci, ma gli operatori di sanità pubblica non li userebbero mai sulla popolazione senza test adeguati - spiega Peter Walsh dell'università di Cambridge, che sta sviluppando uno dei più promettenti, al blog VaccineNation -. I lavoratori sanitari d'altra parte sono a più grande rischio sia di infettarsi che di diffondere il virus, capirebbero meglio i rischi e sarebbero in grado di stilare un consenso informato''. Sulla stessa posizione ci sono anche altri esperti, come il direttore del dipartimento di bioterrorismo del Niaid (National Institute of Allergy and Infectious Diseases), Mike Kurilla e anche uno degli scopritori del virus, Peter Piot. ''Credo che sia giunto il momento di offrire almeno nelle capitali i vaccini e i farmaci sperimentali per uso compassionevole - ha affermato Piot - anche per sapere se funziona in vista delle future epidemie''. L'idea, afferma Stefano Vella, esperto di malattie infettive dell'Istituto Superiore di Sanità, è 'interessante ma di difficile applicazione'. ''Se almeno si fosse fatto un test di fase 1, quello su soggetti sani per verificare se il vaccino è sicuro sarebbe possibile pensare ad un uso di questo tipo - spiega -. Invece come al solito ci si sveglia troppo tardi. Speriamo almeno che sull'onda emotiva dell'epidemia saltino fuori i fondi per iniziare le sperimentazioni''. Oltre a ragioni etiche, continua l'esperto, ci sarebbero anche delle difficoltà pratiche nell'uso di questi vaccini. ''Non ci sono protocolli per un uso dei vaccini in emergenza - sottolinea - non si saprebbe materialmente come verificare l'efficacia. Certo, questo è un tema da studiare, anche perchè per malattie come Ebola esperimenti sul campo si possono fare solo con l'epidemia in corso''.

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