Siria: card.Zenari, cristiani scesi a 2% popolazione

"Presenza in Medio Oriente corre il rischio di estinguersi"

(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 28 GEN - Dopo il conflitto che ha dilaniato la Siria per 7 anni, la componente cristiana della popolazione siriana è probabilmente scesa intorno al 2 per cento. E la presenza cristiana in Medio Oriente corre il rischio di estinguersi non tanto perché vengono distrutte le chiese, ma perché gli uomini emigrano all'estero, mentre le famiglie con un coniuge cristiano e uno musulmano seguiranno la religione islamica. Così il cardinale Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria, ha delineato in maniera sintetica l'attuale momento critico attraversato delle comunità cristiane presenti in Siria dai tempi della prima predicazione apostolica. Lo riferisce il blog dell'Ambasciata di Ungheria presso la Santa Sede - citato dall'agenzia vaticana Fides -, nel breve rendiconto relativo alla visita compiuta nei giorni scorsi dal Nunzio apostolico in Ungheria.

    Le considerazioni sull'attuale condizione delle comunità cristiane in Siria sono state espresse dal card. Zenari nel corso di un convegno organizzato nell'aula magna dell'Università Cattolica Peter Pazmany (Ppke) di Budapest, in collaborazione con la Segreteria per l'Aiuto ai Cristiani Perseguitati ed il programma Hungary Helps del Governo ungherese. Il porporato, accennando all'esodo dei cristiani, ha riferito che dopo la seconda guerra mondiale essi costituivano ancora il 25% della popolazione siriana, percentuale che era scesa al 6% prima del conflitto. Tra le cause di tale diminuzione, il nunzio ha fatto cenno anche al basso tasso di natalità delle famiglie cristiane.

    La visita di Zenari in Ungheria ha avuto come motivazione principale il lancio ufficiale dell'intervento di sostegno offerto dal governo ungherese a favore del Programma "Ospedali Aperti", per finanziare le cure mediche di circa 4500 pazienti in strutture sanitarie siriane nell'arco di un anno. Il 22 gennaio è stato lo stesso primo ministro ungherese Viktor Orbán a consegnare al cardinale il documento di concessione del contributo ungherese di un milione e mezzo di euro al Programma "Ospedali Aperti", gestito dalla Fondazione Avsi.

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