Barbarin torna a smentire ogni accusa

Processo d'appello a Lione. 'Non capisco di cosa sarei colpevole'

    L'ex arcivescovo di Lione, cardinale Philippe Barbarin, durante il processo in appello che si è aperto oggi in Francia, torna a smentire con forza di aver coperto gli atti di pedofilia perpetrati tra il 1975 e il 1982 da un membro della sua diocesi, padre Bernard Preynat, durante i campi scout di Saint-Luc. "Non riesco a capire bene di cosa sarei colpevole", si è difeso il porporato, già condannato in primo grado a sei mesi di carcere con la condizionale e che ora spera in un proscioglimento.

    Quando ha saputo degli abusi di Preynat? E' su questo fondamentale quesito, legato alla non meno fondamentale questione della prescrizione, che si incentra il nuovo processo apertosi stamattina al Palazzo di Giustizia di Lione. Il cosiddetto 'Primate dei Galli', tra le personalità più influenti della Chiesa d'Oltralpe, ha sempre dichiarato di aver avuto eco di quei comportamenti tra il 2007 e il 2008. Oggi, dinanzi ai giudici, ha spiegato che all'epoca c'erano solo "delle voci, delle cose, qualcosa di torbido, ma nessuno diceva nulla di preciso".

    E' solo nel 2010, quando lo scandalo dei pedofili travolge la Chiesa irlandese, che Barbarin decide di convocare Preynat, per un cambio di ruolo, con l'obiettivo di spazzare via ogni timore. Alla sbarra, l'alto prelato di 69 anni ha ripetuto, come già in primo grado, di aver "creduto" alle parole di Preynat, quando quest'ultimo gli ha garantito, senza precisare i dettagli, di aver interrotto quei 'comportamenti' dal 1991.

    Secondo la difesa, bisognerà attendere il 2014, affinché Barbarin venga a conoscenza nel dettaglio delle decine di vittime del prete, durante l'incontro con una di esse, Alexandre Hezez. "I fatti per lui erano prescritti ed impedivano un ricorso alla giustizia, ho dunque agito dinanzi alla mia autorità, quella di Roma", ha detto il cardinale nell'aula di giustizia gremita di gente, aggiungendo che l'idea di rivolgersi ai giudici non è passata "né per la sua, né per la mia testa".

    La situazione troverà finalmente uno sbocco nel 2015, quando Hazez decide di sporgere comunque denuncia alla procura di Lione. Un passo che nonostante la prescrizione ha consentito l'apertura dell'inchiesta su Preynat. Ieri, un ex prete ridotto allo stato laicale ha rivelato al quotidiano Le Parisien di aver allertato Barbarin degli abusi di Preynat già dal 2002. Ma uno dei legali del cardinale, Jean-Félix Luciani, ha ribattuto che il suo assistito "non ricorda" di aver avuto delle conversazioni di quel tipo con lui. Mentre le parti civili accusano l'arcivescovo di voler trasformare "la verità".

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA