Omicidio Verbano, pm chiede l'archiviazione

A 40 anni dai fatti non sono stati individuati i colpevoli

Sabato prossimo saranno trascorsi quart'anni dall'omicidio di Valerio Verbano, il giovane militante di sinistra ucciso nella sua abitazione a Montesacro, a Roma. Una morte avvenuta per un movente "esclusivamente politico" nei drammatici anni di piombo ma per mano di qualcuno che resterà ignoto.

La Procura ha infatti chiesto l'archiviazione del procedimento che era stato riaperto nel 2011 sui fatti del 22 febbraio del 1980. La nuova attività istruttoria non ha raccolto elementi sufficienti per procedere ad iscrizioni nel registro degli indagati. Il pm Erminio Amelio non ha potuto fare altro che sollecitare l'archiviazione. Una conclusione a cui però si sono opposti gli eredi di Verbano che tramite l'avvocato Flavio Rossi Albertini hanno fatto opposizione e il tribunale ha fissato la camera di consiglio davanti al gip per il prossimo 17 aprile.

Nella richiesta di archiviazione la Procura mette in fila i tasselli raccolti in questi anni e arriva ad alcune certezze. "E' senza dubbio terroristica la matrice di chi ha portato a termine" l'omicidio. Il blitz di morte è stato compiuto da tre persone che entrarono nell'abitazione di Verbano legarono i genitori e attesero il rientro a casa del ragazzo che fu colpito con un colpo di pistola che lo raggiunse alla schiena. "Piccoli passi nella ricostruzione della vicenda sono stati fatti", scrive il pm nel provvedimento aggiungendo che nel corso della nuova tranche di indagine sono emersi "forti sospetti su due o tre soggetti, indicati quali possibili autori". Si tratta presumibilmente di persone che gravitavano intorno a gruppi di estrema destra come Terza Posizione e Nar.

Per la Procura di Roma, comunque, i fatti di Montesacro rappresentano "una vera e propria azione punitiva posta in essere da soggetti sicuramente appartenenti a frange del terrorismo di destra, in particolare di formazioni e/o soggetti gravitanti nei quartieri di Talenti". Per i pm di piazzale Clodio si è trattato di una "azione di violenza terroristica ben organizzata e premeditata per rispondere a precedenti attentati subiti da appartenenti a gruppi della destra, alla quale ha poi fatto seguito l'omicidio di Angelo Mancia". Dietro il blitz, conclusosi tragicamente, ci sarebbe stato il tentativo di "acquisire dalla vittima materiale documentale e fotografico, assieme ai nomi di coloro che avevano aiutato Verbano a conoscere i nomi dei soggetti che gravitavano nell'area della destra nel quartiere". 

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