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Giffoni: cyberbullismo da thriller in #Goldfish

Web series con Sofia Panizzi in arrivo in autunno

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(di Francesca Pierleoni)

GIFFONI VALLE PIANA - Una trama thriller per raccontare una storia da incubo di cyberbullismo. E' il percorso di #Goldfish, la web series di Giacomo Arrigoni con Sofia Panizzi, che debutterà nella seconda metà d'autunno su Dplay, la piattaforma OTT gratuita del gruppo Discovery Italia. In anteprima alcune immagini sono state mostrate al Giffoni Film Festival, nell'ambito di un incontro coi ragazzi sul cyberbullismo. In otto puntate da 10 minuti, tra presente e passato, va in scena in una trama gialla, il confronto fra un gruppo di adolescenti, con una vittima e dei colpevoli da individuare.

"Mi sono ispirato a fatti realmente accaduti- spiega Arrigoni -. Da parte nostra non c'è alcuna volontà di demonizzare i social network ma vorremmo far riflettere su quanto possano essere pericolosi quando non usati in modo consapevole". Si vuole evitare anche ogni tono didascalico: "le puntate usciranno tutte insieme, così chi vorrà potrà anche fare binge watching - aggiunge il regista - per la struttura mi sono ispirato a Lost".
La protagonista, Lara "è una ragazza che non ha niente che non va. Solo che rispetto ai suoi amici e coetanei, non sta al passo nell'uso dei social network, si fa qualche scrupolo in più e si ritrova ad affrontare una terribile situazione" dice la giovane interprete Sofia Panizzi, già apparsa in serie come I Cesaroni e Che Dio ci aiuti. I social network "fanno parte della nostra vita ma alcuni ragazzi come me a volte non capiscono che quello che metti online, ci resta per sempre e ti può esporre potenzialmente a molti rischi". Inoltre " non bisogna farsi condizionare dagli altri, si deve scegliere autonomamente come gestire il proprio rapporto con i social, non condividendo niente che ci faccia sentire a disagio solo perché lo hanno fatto i nostri amici". Il cyberbullismo "è cresciuto in modo esponenziale - aggiunge Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro - e coinvolge bambini sempre più piccoli. I genitori spesso non ne hanno la percezione, non capiscono la portata del rischio".

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