Familiari Dall'Oglio, speriamo si cerchi ancora verità

5 anni scomparsa gesuita, Raggah libera apre vie anche a indagini

Di Fausto Gasparroni ROMA

    "Noi familiari continuiamo a sperare che si prosegua a lavorare affinché si sappia qualcosa. Il silenzio totale sulla sorte di Paolo in questi cinque anni è un fatto molto doloroso, anche se è stato importante sentire la vicinanza, ad esempio, del presidente della Repubblica Sergio Mattarella o del premier Paolo Gentiloni. Si continui a lavorare, specie ora che lo scenario a Raqqah è cambiato". Lo ha detto Francesca Dall'Oglio, sorella di padre Paolo Dall'Oglio - il gesuita romano scomparso in Siria cinque anni fa, il 29 luglio del 2013, mentre a Raqqah tentava una mediazione con l'Isis per la liberazione di un prigioniero -, che insieme all'altra sorella Immacolata ha partecipato oggi nella sede della Federazione della Stampa, a Roma, a una conferenza stampa "A cinque anni dalla scomparsa di padre Paolo le sue azioni e le sue parole sono sempre più attuali", promossa tra gli altri dall'Associazione giornalisti amici di padre Dall'Oglio, da Articolo 21 e dall'Usigrai. Per voce di Francesca, i familiari di Dall'Oglio hanno anche auspicato che "la sorte delle migliaia di scomparsi nel corso del conflitto siriano sia portata sul tavolo delle trattative per la fine di quella guerra".

    Nella conferenza stampa, il giornalista Rai Amedeo Ricucci ha parlato del suo Speciale Tg1 che andrà in onda domenica alle 23.30, girato a Raqqah, che grazie a testimonianze ricostruisce i momenti della scomparsa di Dall'Oglio, quando alle 13.00 di quel 29 luglio fu accompagnato in macchina davanti al quartier generale dell'Isis per incontrare un emiro locale - che è tuttora vivo e si trova a Raqqah -, senza che poi se ne sia più saputo nulla. Ricucci ha sostenuto che dopo la liberazione della città dall'Isis (ora è sotto il controllo delle forze curde) questo è il momento anche per gli inquirenti e per la Farnesina per "agire e cercare di arrivare alla verità". "Più passa il tempo, più la verità rischia di allontanarsi - ha osservato -. Il numero di persone che hanno informazioni di prima mano si assottiglia. Alcuni sono morti, altri sono fuggiti all'estero, sotto falso nome. Ma qualche testimone diretto esiste ancora, ed è il momento di forzare la mano, ora che Raqqah è libera".

    Anche per Riccardo Cristiano, presidente dell'Associazione giornalisti amici di padre Dall'Oglio, "ora procedere appare possibile, anzi indispensabile". Proprio Cristiano, ponendo l'accento sull'attualissimo messaggio di dialogo e pace, di costruzione di "ponti non muri", lasciato da padre Paolo, lo ha definito "un mistico con l'urgenza del fare sociale". Sono intervenuti tra gli altri anche padre Federico Lombardi, ex direttore della Sala stampa vaticana, e padre Camillo Ripamonti del Centro Astalli, entrambi gesuiti come Dall'Oglio. Lombardi ha voluto sottolineare, come "segno eloquente della profondità e della vitalità della testimonianza spirituale che paolo ha lasciato", il "miracolo" della sua comunità Deir Mar Musa, nel deserto siriano "che continua a esistere, ad attrarre, portando avanti l'eredità di Paolo in una zona così di frontiera".

    Ripamonti, riprendendo profetiche parole di Dall'Oglio sui "negazionismi di ieri e di oggi", ha denunciato che, sul tema migranti, "cresce un negazionismo che si colora di espressioni come quelle sui centri libici paragonati ad 'hotel', dei viaggi in mare come 'crociere', di una loro 'pacchia' e di una 'vita in vacanza'. Tutto questo poi legittima pensieri razzisti, legittima parole e azioni razziste, in un contesto in cui la solidarietà diventa crimine e i migranti forzati diventano delinquenti". Il religioso ha esortato a "ridestarci dal torpore civile in cui siamo caduti, torpore di chi dimentica i conflitti e dimentica le vittime e le trasforma in 'parassiti'".
   

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