Papa: basta complotti in Vaticano, mai più lavoro nero

"No a traditori fiducia della Chiesa che poi fanno i martiri"

di Fausto Gasparroni CITTA' DEL VATICANO

(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO - In Vaticano occorre superare la "squilibrata e degenere logica dei complotti e delle piccole cerchie", "un cancro che porta all'autoreferenzialità". E' la forte raccomandazione rivolta da papa Francesco ai cardinali e vescovi della Curia romana nella tradizionale udienza nella Sala Clementina per gli auguri di Natale. Un richiamo cui, subito dopo, nell'incontro in Sala Nervi con i dipendenti vaticani e le famiglie, ne ha aggiunto uno altrettanto forte: "mai più lavoro nero e precari in Vaticano". Nell'articolato discorso alla Curia, come da tradizione uno dei più importanti dell'anno, dopo l'iniziale invito ad "abbandonare il superfluo, il falso, il malizioso e il finto", il Pontefice ha dedicato la sua argomentazione al "rapporto della Curia con le Nazioni, con le Chiese particolari, con le Chiese orientali, con il dialogo ecumenico, con l'ebraismo, con L'Islam e le altre religioni, cioè con il mondo esterno".

E scherzando sul fatto che "fare le riforme a Roma è come pulire la Sfinge d'Egitto con uno spazzolino da denti" - citazione di mons. De Merode - ha spiegato che "una Curia chiusa in sé stessa tradirebbe l'obiettivo della sua esistenza e cadrebbe nell'autoreferenzialità, condannandosi all'autodistruzione". Da qui l'indicazione del "primato diaconale", cioè di servizio. Un dato cui, per il Papa, deve corrispondere la necessità di "superare quella squilibrata e degenere logica dei complotti o delle piccole cerchie che in realtà rappresentano - nonostante tutte le loro giustificazioni e buone intenzioni - un cancro che porta all'autoreferenzialità, che si infiltra anche negli organismi ecclesiastici in quanto tali, e in particolare nelle persone che vi operano". Francesco ha quindi ha voluto "spendere due parole" su "un altro pericolo": quello "dei traditori di fiducia o degli approfittatori della maternità della Chiesa, ossia le persone che vengono selezionate accuratamente per dare maggior vigore al corpo e alla riforma, ma - non comprendendo l'elevatezza della loro responsabilità - si lasciano corrompere dall'ambizione o dalla vanagloria e, quando vengono delicatamente allontanate, si auto-dichiarano erroneamente martiri del sistema, del 'Papa non informato', della 'vecchia guardia'..., invece di recitare il 'mea culpa'".

E qui, neanche tanto tra le righe, non è difficile leggere il riferimento del Papa a casi recenti, tra gli altri, come quello nell'ultimo anno dell'allontanamento dell'ex revisore generale dei conti vaticani, Libero Milone. "Accanto a queste persone ve ne sono poi altre che ancora operano nella Curia, alle quali si dà tutto il tempo per riprendere la giusta via, nella speranza che trovino nella pazienza della Chiesa un'opportunità per convertirsi e non per approfittarsene", ha detto ancora. Parlando poi 'a braccio' ai dipendenti vaticani, Francesco, oltre a ringraziarli, li ha esortati a "lasciarsi aiutare" nei casi di crisi o separazioni in famiglia, li ha invitati a evitare il "terrorismo delle chiacchiere", contro cui piuttosto "mordersi le labbra" ("mi diceva uno di voi: 'Padre, se non si chiacchiera, in Vaticano si rimane isolato'. Pesante!"), ha chiesto loro perdono "perché noi, fauna clericale, non sempre diamo buon esempio". Ma soprattutto ha dedicato parole molto determinate al lavoro: "Non voglio lavoro in nero in Vaticano". "Vi chiedo scusa se questo ancora c'è, il famoso articolo 11 che è un articolo valido per una prova, ma una prova di uno o due anni, non di più. Così come ho detto che non si deve lasciare nessuno senza lavoro, cioè congedarlo, a meno che non ci sia un altro lavoro fuori per sua convenienza o che ci sia un accordo con la persona, così dico che dobbiamo fare in modo qui dentro perché non ci siano lavori in nero e lavoratori precari". (ANSA).

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