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Vetrya 4.0, da rivoluzione digitale nuovi posti lavoro

Processi migliorati con Big data, anche intelligenza artificiale

Redazione ANSA

ORVIETO (TERNI) - "Industria 4.0 è un concetto che esiste di fatto da sempre nel modo dell'industria e non significa automatizzare i processi, ma ottimizzare la produzione andando a valorizzare i tantissimi dati che le macchine o le nostre azioni generano, i cosiddetti big data, le tracce digitali del nostro vivere generate ogni giorno": ne è convinto Luca Tomassini, fondatore, presidente e amministratore delegato di Vetrya, il gruppo di Orvieto specializzato nello sviluppo di servizi digital, che dal 2010 si è imposto non solo in Italia nel mercato delle reti di telecomunicazioni a larga banda, piattaforme per la distribuzione di contenuti multimediali in modalità multi schermo, media asset management, mobile entertainment, mobile payment, social media, internet tv, internet degli oggetti, digital advertising e content management. Vantando collaborazioni con i più importanti operatori di telecomunicazioni del mondo.
La parola innovazione tecnologica è nel Dna di questa azienda, ospitata in un corporate campus di 20 mila metri quadri a "zero impatto ambientale" e fornito di tutti i servizi per gli oltre 100 dipendenti (dalla palestra al miniclub, dal campo da calcio alla sala relax, passando per l'estetista e l'orto), ma la sua filosofia si combina ora con il piano nazionale Industria 4.0.
"Il Governo Italiano - spiega Tomassini, un passato in Sip, Telecom e gruppo Bernabé - ha dato il via ad una serie di iniziative importanti che puntano a valorizzare il mondo del digitale, in particolare negli ambienti di produzione e quindi ad incentivare ad investire su questo settore che, se applicato, consente di sviluppare i prodotti in modo più preciso, in tempo più breve, con qualità più elevata e con costi più competitivi nell'ambito del mercato globale".
Se però l'automazione negli anni '80-'90 veniva vissuta come "una minaccia per il mondo del lavoro - prosegue Tomassini - oggi si tratta di andare oltre e utilizzare i dati generati dalle macchine, attraverso sensori, internet delle cose e quant'altro, e rendere i processi produttivi full digital, con una ricaduta positiva anche sui posti di lavoro. Non ci sarà così più l'operaio o il tecnico specializzato, ma un tecnico qualificato, come ad esempio un ingegnere laureato". L'Italia, su questo punto, "è forse un po' indietro, soprattutto nella formazione". "Anche se le università italiane - dice ancora il fondatore di Vetrya, dal 2016 quotata in Borsa e oggi con sedi anche in Malesia, Gran Bretagna, Brasile - sfornano persone straordinarie da tutti i punti di vista, perché noi italiani abbiamo competenze e capacità di innovazione rilevanti. Noi stessi di Vetrya non stiamo emulando gli americani, ma cercando di fare una cosa tutta italiana".
Tra le tante piattaforme sviluppate negli ultimi sette anni dal gruppo, che lavora anche alla realtà aumentata e virtuale, c'è ad esempio Epikall, capace di riconoscere in diretta i desideri degli utenti digitali grazie ai servizi cognitivi di intelligenza artificiale. "Quest'ultima - spiega Tomassini - ci offre la possibilità di riconoscere una persona e la sua espressione e viene utilizzata per tanti scopi, in particolare per quelli pubblicitari. Questa piattaforma apre una marea di applicazioni e consente di sviluppare modelli di chat-bot, cioè possibilità di interagire con una macchina e non una persona. Abbiamo creato il modello e lo stiamo applicando ad alcuni progetti importanti".

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