Femministe, imbrattare statua Montanelli è riscatto doveroso

Collettivo, non è vandalismo, comprò moglie bambina in Africa

"Una doverosa azione di riscatto". così il collettivo Non una di Meno risponde ai media che hanno definito 'vandalismo' l'imbrattamento della statua di Indro Montanelli, nei giardini a lui dedicati, avvenuto ieri durante il corteo dell'8 marzo, cui secondo le organizzatrici hanno partecipato più di 20mila persone.

Scrive il collettivo sulla sua pagina Facebook, riprendendo la spiegazione data ieri dal carro dell'organizzazione al momento dell'imbrattamento della statua - già ripulita - con della vernice rosa: "Queste le parole di Indro Montanelli a proposito della sua esperienza coloniale: 'Aveva dodici anni...a dodici anni quelle lì [le africane] erano già donne. L'avevo comprata dal padre a Saganeiti assieme a un cavallo e a un fucile, tutto a 500 lire. Era un animaletto docile, io gli misi su un tucul (semplice edificio a pianta circolare con tetto conico solitamente di argilla e paglia) con dei polli. E poi ogni quindici giorni mi raggiungeva dovunque fossi assieme alle mogli degli altri ascari...arrivava anche questa mia moglie, con la cesta in testa, che mi portava la biancheria pulita (intervista rilasciata a Enzo Biagi per la Rai nel 1982)". "Sono questi - conclude il collettivo - gli uomini che dovremmo ammirare?". "Ieri sera durante il corteo femminista - scrivono i Sentinelli, schierandosi con Non una di meno - la statua di Indro Montanelli è diventata rosa, a coprire il nero delle cose orribili fatte in vita. Per non dimenticare".

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      Camera di Commercio di Milano
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