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Governo: Minniti all'Interno, migranti prima "grana"

Record sbarchi e Comuni anti-accoglienza, priorità da affrontare

Due numeri quasi uguali: 175.323 e 176.678. Il primo è quello dei migranti sbarcati quest'anno, record assoluto e +17% sul 2015. Il secondo rileva le presenze nel sistema d'accoglienza, anche in questo caso un record (erano 103mila lo scorso anno). E' facile quindi capire qual è la priorità del nuovo ministro dell'Interno, Marco Minniti.
    Lo storico palazzo dell'Interno non è peraltro una novità per Minniti, che vi è rimasto per due anni, dal 2006 al 2008, da viceministro, ai tempi del secondo Governo Prodi. Ed i temi della sicurezza, il sessantenne calabrese di Reggio, laureato in filosofia, li padroneggia da tempo, in molteplici vesti. A metà anni '90 dalla Calabria fa il salto nella politica nazionale con il Pds, all'ombra di Massimo D'Alema. Proprio con il Governo del 'lider maximo' viene nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio (1998-2000) e, in seguito, con il Governo di Giuliano Amato, sottosegretario alla Difesa (2000-2001). Nel 2006, Prodi torna a Palazzo Chigi e Minniti approda al Viminale da viceministro restandovi due anni. Nel frattempo diventa responsabile Sicurezza del Pd e nel 2009. Nel 2013, Governo Letta, diventa sottosegretario con delega all'Intelligence, confermato poi da Renzi.
    Dal suo percorso si capisce quindi che il nuovo ministro sa bene cosa lo aspetta al Viminale. La 'grana' più scottante, come detto, è quella dell'immigrazione. Un dossier a forte rischio impopolarità, perchè presto andranno prese decisioni chiare sull'accoglienza. C'è infatti bisogno di sistemare le migliaia e migliaia di persone che continuano a sbarcare.
    Altro tema caldo è quello della sicurezza urbana. Anche in questo caso Alfano ha attivato un tavolo di collaborazione con l'Anci che ha portato ad un testo di legge che però è ancora fermo e prevede maggiori poteri per i sindaci.
    La violenza degli stadi è poi tra i dossier da prendere in mano con urgenza. I dati di questa prima metà della stagione calcistica registrano un calo di feriti e scontri, ma c'è da fare i conti con il malcontento dei club che lamentano un calo degli spettatori per le rigide misure di accesso agli impianti.
    Da ultimo, ma non ultimo, c'è il terrorismo sempre in primo piano. Da verificare se il nuovo ministro proseguirà con la strategia delle espulsioni preventive dei sospetti jihadisti (62 quest'anno).
   

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