Sindone icona Sabato Santo, preghiera in diretta tv

Oltre 300 intenzioni via social. Nosiglia: 'E' un messaggio di speranza'

Sospesa tra morte e vita, la Sindone torna protagonista del Sabato Santo. Per la seconda Pasqua in pandemia, al lenzuolo che secondo la tradizione ha avvolto il corpo di Gesù nel sepolcro sono affidate le preghiere dei fedeli che la contemplano in tv e via social, mentre il custode pontificio, l'arcivescovo di Torino monsignor Cesare Nosiglia, invita ad andare oltre il mistero della passione e della morte di Gesù. Perché, autentica o no, quell'immagine è l'impronta reale di un uomo crocifisso, capace di evocare il cuore stesso del cristianesimo con grande aderenza ai racconti evangelici. "La Sindone è specchio del Vangelo. Un Vangelo che non è solo dolore e sofferenza, pur essendo stato così per Gesù, ma anche amore, perdono, speranza. Questo vuol dire per noi pregare la Sindone", spiega monsignor Nosiglia, che suggerisce "un altro modo di portare la croce, quello di Maria, che è via di solidarietà e di amore, dono di sé e atto di confidenza in Dio e di speranza". Non è una vera e propria ostensione, perché il Duomo di Torino è vuoto e il Lino riposto nella sua Teca, ma la forza evocativa di questo simbolo della cristianità resta comunque grande. La corona di spine, i chiodi nelle mani e nei piedi, la lancia nel costato sono i segni della passione, commentati da alcune persone che si prodigano per alleviare le sofferenze del loro prossimo, hanno sperimentato la pandemia o altre malattie, ingiustizie o violenze. Sono trecento le preghiera arrivate via social, poste di fronte alla Sindone da una giovane che, "come le donne di Galilea al sepolcro", sparge anche olio profumato. A proclamare le letture nella liturgia, oltre ad alcuni ragazzi e ragazze, protagonisti di questa tappa del cammino di avvicinamento all'Incontro europeo dei giovani di Taizé, anche un operaio in rappresentanza dei lavoratori della ex Embraco. "Signore - prega - quando tanti giovani e padri di famiglia soffrono per la mancanza di lavoro, e viene meno la fiducia, fa splendere la tua luce". Una intenzione per ricordare "quel mondo del lavoro che, da tempo, affronta sofferenze, disagi e preoccupazioni e che vede messa a rischio, col lavoro, la propria dignità e la possibilità di sostenere le proprie famiglie", aveva spiegato monsignor Nosiglia presentando la contemplazione, che rinnova il legale tra il Lenzuolo e Torino, dove arrivò da Chambery nel 1576 sull'onda della peste di Milano. Una delicatezza di Emanuele Filiberto nei confronti di San Carlo Borromeo, che si era messo in viaggio per venerarla. Da allora, la Sindone è custodita nel Duomo di Torino, presenza silenziosa tornata oggi ad incrociare grazie a tv e social lo sguardo di migliaia di fedeli.

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