Fontana ricorre al Tar, 'zona rossa illegittima'

Ira De Luca su vaccini e Pil; Moratti non ne accenna ad Arcuri

Finisce davanti a un giudice l'istituzione della zona rossa in Lombardia. Come anticipato nei giorni scorsi dal governatore Attilio Fontana, la Regione ha depositato ieri al Tar del Lazio il ricorso contro l'ordinanza del ministero della Salute che ha collocato la Lombardia nella fascia delle massime restrizioni anti-Covid, almeno fino 31 gennaio.

"Per quanto non sia certamente intenzione dell'amministrazione regionale sottrarre il proprio territorio alle più idonee misure di prevenzione e contenimento del contagio (che costituiscono presidio ineludibile a tutela della salute di tutti i cittadini), quelle - illegittimamente - disposte con l'Ordinanza impugnata costituiscono un vulnus gravissimo (ed ingiustificato) al tessuto economico, sociale e produttivo della Regione: la classificazione nell'ambito della "zona rossa" preclude infatti, come noto, lo svolgimento di una vastissima platea di attività". E' è quanto si legge nel ricorso. 

"Abbiamo presentato ricorso al Tar contro la decisione del Governo e chiesto al ministro Speranza di rivedere i parametri che regolano questa decisione, così impattante sulla vita dei nostri cittadini e delle nostre imprese" ha confermato nell'Aula del Pirellone il presidente Fontana, definendo l'assegnazione della zona rossa "fortemente e ingiustamente penalizzante per la nostra Regione". Per la Lombardia il rischio "è di fermarsi e di fermare il lavoro, le attività, la vita sociale. Per questo motivo con il presidente Fontana abbiamo ritenuto di voler presentare ricorso per uscire dalla zona rossa, perché la Lombardia non la merita", ha rincarato la dose il vicepresidente e neo assessore al Welfare, Letizia Moratti.

Al suo primo giorno in Consiglio regionale, Moratti ha dovuto difendersi dalle polemiche esplose sulla sua richiesta al commissario Domenico Arcuri di tenere in considerazione anche il contributo al Pil nazionale dato dalle Regioni - insieme alle densità abitativa, al tema della mobilità e delle zone più colpite - tra i criteri per "accelerare" le vaccinazioni. Parole confermate anche da un audio fatto filtrare dalla riunione tenuta due giorni fa dal neo assessore con i capigruppo dei partiti di maggioranza e opposizione.

 "Si fa fatica a credere che si possa subordinare l'uguale diritto alla vita di tutti, a dati economici. Si direbbe che siamo a un passo dalla barbarie", ha tuonato il governatore della Campania Vincenzo De Luca. Durissimo anche il commento del ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, secondo cui "utilizzare il parametro del Pil, anche se fosse legato alla densità delle imprese, è una ipotesi contraria alla civiltà e ai diritti universali". Un'affermazione "infelice e non una proposta formale - ha aggiunto Boccia - che comunque non abbiamo mai ricevuto, già superata dal buonsenso". "Vaccini in base al Pil? Mi cadono le braccia", l'amara considerazione del sindaco di Milano, Beppe Sala.

Al Pirellone ieri è stato anche il giorno della presentazione della nuova giunta, nata con il rimpasto. "Serve un cambio di passo, per essere all'altezza delle grandi sfide che abbiamo di fronte nei prossimi mesi e nei prossimi anni" ha sottolineato il presidente Fontana presentando i nuovi assessori: oltre a Moratti, Guido Guidesi e Alessandra Locatelli. Una giunta "commissariata da Salvini" hanno protestato in Aula con dei cartelli Movimento 5 Stelle e Pd, provocando la reazione del centrodestra.

Nella lettera inviata ieri ad Arcuri non c'è alcun riferimento esplicito al Pil. Nel proporre una revisione delle modalità di approvvigionamento dei vaccini, Moratti cota la "prevalenza e incidenza elevate" del virus, "all'elevata urbanizzazione" e alla "mobilità intra ed extra regionale" della Lombardia, "manifestazione del dinamismo economico" della regione che "deve essere preservato in quanto motore trainante del Paese".

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