Ue, Italia cresce poco. Allarme debito e disoccupazione

Invariate previsioni sul Pil, Istat conferma trend Ue. Il ministro, 'i conti dell'Italia migliorano, per le misure serve tempo'

Crescita lenta e nessun impatto immediato dal taglio dell'Irpef, debito pubblico che tocca un nuovo picco sfondando il 135%, deficit nominale sotto controllo ma aggiustamento strutturale impercettibile, disoccupazione ancora in salita: le nuove stime economiche della Commissione Ue vedono l'Italia ancora in mezzo al guado, ma non riescono a prevedere cosa troverà alla fine del cammino perché le misure del Governo sono dettagliate solo per il 2014. Alcuni segnali positivi ci sono, e il ministro Pier Carlo Padoan ci tiene a sottolinearli: aumento di investimenti, competitività e occupazione, dimostrano che "le misure richiedono tempo, ma sono quelle giuste". Ma nel frattempo la Commissione rimanda ogni giudizio al 2 giugno, quando pubblicherà le raccomandazioni e il parere sul rinvio del pareggio di bilancio annunciato dall'Italia.

I numeri di Bruxelles vedono il pil fermarsi allo 0,6% per quest'anno e salire all'1,2% il prossimo, e confermano il deficit al 2,6% nel 2014 e 2,2% nel 2015. La disoccupazione segna invece un nuovo record: 12,8% e 12,5% l'anno prossimo. Dati confermati anche dall'Istat, un po' più pessimista sulla crescita del 2015 (1%) e più ottimista sulla disoccupazione (12,7% e 12,4%). Resta però ancora elevato l'allarme dell'Ue per l'andamento al rialzo del debito, che nel 2014 toccherà il nuovo record di 135,2% del pil per poi scendere a 133,9% nel 2015 grazie ad avanzo primario, crescita e privatizzazioni previste nella seconda parte del 2014. Il Governo lo sapeva bene e lo aveva già detto, spiega Padoan, che "il debito quest'anno sarebbe aumentato e il prossimo sceso". Per questo non c'è nulla di cui preoccuparsi, anche perché "visto il surplus primario e la crescita in aumento, il costo del debito in riduzione, tutto aritmeticamente indica che la riduzione del debito ci sarà forse più rapidamente di quanto pensiamo".

E poi i segnali di ripresa sono evidenti, e anche l'Istat lo segnala: quest'anno la spesa delle famiglie, dopo tre anni di riduzione, segnerebbe un aumento dello 0,2%, migliorando di 0,5% nel 2015. E anche se gli effetti degli 80 euro in più in busta paga, secondo la Commissione europea, hanno un effetto "prevalentemente neutro" sul breve termine, per l'Istat invece produrranno almeno un "effetto minimo positivo" sui consumi nel 2014, previsti in ripresa dello 0,2%. Per Bruxelles, il bonus da 80 euro "potrebbe avere un effetto positivo nel lungo termine se sarà finanziato razionalizzando e migliorando l'efficienza della spesa", ha detto il commissario Ue ad interim agli affari economici Siim Kallas, chiarendo che la Ue ha bisogno di coperture strutturali. Non bastano, cioè, quelle 'one-off' o 'una tantum' che non garantiscono la misura per il 2015. Ma lo stesso Governo rimanda alla legge di stabilità, quindi per calcolare l'impatto sul pil del 2015 Bruxelles dovrà aspettare ottobre. Inoltre, le coperture finora adottate non incidono per niente sull'aggiustamento strutturale, e il deficit strutturale resta quindi negativo, allontanando il pareggio di bilancio. La valutazione del percorso di aggiustamento è però rimandata al 2 giugno, nonostante la Commissione abbia già tutti gli elementi per giudicare. E sulla carta la decisione non è scontata: dare l'ok al rinvio del pareggio, con il debito che segna un nuovo record, significa chiudere un occhio su quello che è considerato il più grave squilibrio 'eccessivo' dell'Italia.

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