Vino: Imt per banca dati bio Italia, Marche siano apripista

4/i nel mondo bio ma non c'è database monitoraggio su biologico

   Marche siano apripista per il monitoraggio delle produzioni di vite bio in Italia dove non c'è una banca dati di settore. La proposta è lanciata da Alberto Mazzoni, direttore dell'Istituto marchigiano di tutela vini (Imt) e rappresentante dei consorzi italiani al Comitato vini presso il Mipaaf. "Il vigneto biologico italiano, merita maggior attenzione di quanto non ne abbia oggi. - spiega - Rappresentiamo 1/4 degli ettari vitati bio nel mondo con un'estensione che nell'ultimo decennio è aumentata di oltre il 100%, ma ancora non abbiamo una banca dati sul settore per osservare il fenomeno a partire dai suoi fondamentali, legati a produzione, confezionamento e vendita".
    "Le Marche, tra le regioni più bio in Europa in rapporto alla superficie vitata, - osserva Mazzoni -, hanno da poco siglato il Patto per il distretto biologico unico che, grazie alla partecipazione della Regione e delle sigle del comparto, diventerà la più grande area europea attenta allo sviluppo di una pratica sostenibile e alla salute dei consumatori".
    "Ad oggi - lamenta il presidente dell'Imt Mazzoni - i consorzi italiani non sono in grado di monitorare il trend di un modello produttivo sempre più strategico, né di assecondarne l'evoluzione attraverso maggiori punteggi nei bandi europei, nazionali e regionali". Quanto alle Marche del vino, "hanno una fortissima identità green e occupano la terza posizione tra le regioni a maggior concentrazione bio in vigna (34% sul totale vigneto), dietro a Calabria e Basilicata".
    Mazzoni assicura all'assessore regionale all'Agricoltura, Mirco Carloni, vice presidente della Regione, "piena adesione al progetto" di distretto biologico unico e chiede di fare da "apripista in Italia anche in chiave di monitoraggio con una banca dati del vino biologico, la cui domanda è in fortissima ascesa in Nord Europa, negli Stati Uniti e in altri mercati strategici delle nostre produzioni, a partire dal Verdicchio".
    Secondo l'analisi del maxi-consorzio marchigiano che tutela 16 dop regionali (652 soci), attualmente "su 100 produttori di uve bio appena una decina lo confezionano come biologico. Una sperequazione - prosegue Mazzoni - che svilisce il lavoro fatto nei campi e azzera un potenziale valore aggiunto di prodotti di alta qualità in grado di fare mercato".

   "Attivare una banca dati nazionale su produzione e vendita dei vini biologici non è solo un'idea condivisibile ma anche una scelta strategica per far crescere una pratica a forte valore aggiunto che va nella direzione auspicata dalla Regione Marche". Lo afferma l'assessore all'Agricoltura della Regione Marche, Mirco Carloni, in risposta alla proposta di Mazzoni. "Sottoporrò l'istanza al ministero delle Politiche agricole, - aggiunge - certo che il ministro Stefano Patuanelli e il sottosegretario con delega al vino, Gian Marco Centinaio, ne comprenderanno il valore strategico".(ANSA).
   

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