• Sgozzato a 17 anni, è stata una trappola. Ucciso per gelosia

Sgozzato a 17 anni, è stata una trappola. Ucciso per gelosia

Investigatori: 'Solo ora si rendono conto enormità, delitto da videogame'

Marjo Mema, il diciannovenne albanese finto in carcere con l'accusa di omicidio premeditato in concorso per la morte di Ismaele Lulli, ha visto Igli Meta, il ventenne reo confesso del delitto per gelosia, uccidere il ragazzo con una coltellata al collo. Ma - ha raccontato al pm di Urbino Irene Lilliu - era a distanza di una ventina di metri e non ha potuto fare nulla. Né si aspettava che il confronto tra i due, per una breve relazione tra la ragazza di Igli, Ambera, e il diciassettenne italiano sfociasse nell'omicidio. Marjo aveva chiesto, tramite il suo legale, l'avv. Umberto Monti di essere sentito dal magistrato: il faccia a faccia, nel carcere di Villa Fastiggi a Pesaro è durato dalle 11:30 fino a oltre le 16.

Ambera resta testimone, non è indagata - E' arrivata questa mattina alle 8 nella caserma dei carabinieri di Urbino, accompagnata da alcuni parenti, Ambera Saliji, la ragazza macedone fidanzata di Igli Meta, il giovane albanese accusato dell'omicidio di Ismaele Lulli in concorso con un connazionale, Marjo Mema. La giovane, verso cui Igli provava una gelosia ossessiva, movente dichiarato del delitto, è stata sentita in incidente probatorio in un contraddittorio a distanza con i due indagati, i difensori e il legale di parte civile. Meta e Mema sono arrivati intorno alle 11, sfilando ammanettati e a testa bassa davanti a giornalisti, fotografi e cineoperatori in attesa davanti alla caserma. L'incidente probatorio era stato chiesto dal pm Irene Lilliu, per cristallizzare la testimonianza di Ambera. La macedone ha infatti rivelato di aver ricevuto diversi sms da Igli contenenti minacce dirette a Ismaele, 'colpevole' di aver avuto un flirt con lei. Sulla base di queste dichiarazioni, ma non solo, il pm ha contestato la premeditazione ai due albanesi.  Dopo 5 ore e mezza di interrogatorio Ambera è salita sulla macchina del padre in un cortile interno ed è uscita nascosta sotto alcune coperte. Secondo quanto si è appreso, il racconto della ragazza - obiettivo dell'incidente probatorio era cristallizzare la sua versione dei fatti - ha convinto il gip Egidio De Leone e il pm Irene Lilliu del fatto che lei non era consapevole delle intenzioni di Igli di uccidere Ismaele. Ambera quindi non sarebbe indagata e resta solo testimone. Dal suo cellulare sarebbe partito l'sms che ha attirato lo studente di Sant'Angelo in Vado in una trappola e sarebbe stata lei stessa a inviarlo, su richiesta di Igli che le ha detto che voleva un chiarimento con Ismaele. Lei però, ha ribadito, non aveva alcuna idea di come sarebbe finito quel chiarimento. 

Raffica di sms con minacce morte - Igli Meta, l'albanese reo confesso dell'omicidio del 17enne Ismaele Lulli, negli ultimi tempi aveva mandato "con continuità" alla sua fidanzata Ambera messaggi con minacce di morte al ragazzo, 'colpevole' ai suoi occhi di aver avuto un fugace rapporto con la sua donna. E' uno degli elementi, ma non l'unico, che ha portato il pm di Urbino Irene Lilliu a contestare agli indagati  la premeditazione.


Comitato ordine e sicurezza pubblica - Dire un no deciso agli atteggiamento xenofobi o comunque di ostilità nei confronti degli stranieri. E' quanto emerso durante il Comitato per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica, presieduto dal prefetto Luigi Pizzi, che si è riunito oggi a Sant'Angelo in Vado dopo l'omicidio del 17enne Ismaele Lulli e le reazioni della popolazione al momento dell'arresto di Igli Meta, reo confesso, e del presunto complice Marjo Mema, le cui famiglie risiedono da tempo in zona. Il timore è che possano esplodere tensioni nei piccoli Comuni teatro del delitto.
   Pur nell'ambito complessivo di una situazione di buona integrazione degli stranieri con la popolazione locale, ci sono problemi derivanti dalle particolarità delle singole culture, è stato detto durante l'incontro, a cui hanno partecipato i vertici provinciali delle forze di polizia, un gruppo di sindaci dell'Unione Montana "Alta Valle del Metauro", l'assessore ai Servizi sociali di Urbino e un rappresentante dell'Ufficio scolastico provinciale. Si è concordato di varare progetti di integrazione rivolti non solo ai giovani ma anche alla popolazione adulta straniera, un'attività educativa-culturale per garantire l'acquisizione di principi culturali uniformi. Quanto al disagio giovanile, è stata stabilità la programmazione di attività sociali e culturali volte alla prevenzione di alcolismo e tossicodipendenza, che nelle aree interne della provincia di Pesaro Urbino hanno fatto registrare un sostanziale incremento in questi ultimi anni.
 
Attenzione inquirenti concentrata su Ambera - Si concentra sulla figura di Ambera, la fidanzata macedone 19enne di Igli Meta, l'albanese in carcere con l'accusa di aver squarciato la gola al 17enne di Sant'Angelo in Vado Ismaele Lulli, il lavoro degli inquirenti in queste ore. Sarebbe partito infatti dal cellulare della ragazza, di cui Meta era geloso in modo ossessivo, l'sms che fissava un appuntamento con il 17enne alla stazione degli autobus domenica 19 luglio. Un appuntamento al quale invece si sono presentati Igli e Marjo Mema, l'altro ragazzo arrestato, che con il pretesto di un bagno al fiume hanno portato Ismaele a San Martino in Selva Nera, luogo dell'omicidio. Ambera, che al momento non risulta indagata, nega di avere inviato il messaggio: Igli le aveva chiesto il telefonino per controllare sms, posta elettronica e messaggerie varie e avrebbe approfittato di quell'occasione per attirare Ismaele in una trappola. Molta la pressione intorno alla ragazza, a Lunano, il piccolo centro in cui vive, sui social media e nelle comunità degli immigrati tanto che tutta la famiglia è partita per la Macedonia, ufficialmente per un periodo di vacanza anche se non si sa quanto sarà lungo. I carabinieri hanno organizzato una vigilanza dell'abitazione della famiglia a Lunano, facendola rientrare nei loro itinerari di controllo. Intanto il lavoro degli investigatori va avanti, in particolare nell'analisi delle celle telefoniche e dei social media, mentre si attende l'esito degli accertamenti dei Ris sull'arma del delitto (un coltello a serramanico recuperato nei giorni scorsi) e sui cellulari di tutti i protagonisti della vicenda, posti sotto sequestro.


Trovata l'arma del delitto
- I carabinieri di Pesaro Urbino, guidati dal col. Antonio Sommese, hanno ritrovato il coltello a serramanico con cui è stato ucciso Ismaele Lulli, il 17enne sgozzato per gelosia da Igli Meta, reo confesso. Era a Sestino, un Comune in provincia di Arezzo a cavallo tra le Marche e la Toscana. A mettere i militari in condizione di recuperare l'arma era stato lo stesso Meta. Recuperato anche l'iPhone di Ismaele, sul greto del fiume Auro a Borgopace. Meta e l'altro giovane finito in carcere con lui, Marjo Mema, 19 anni, si erano disfatti delle prove (indumenti insanguinati, scarpe, nastro adesivo e altro) seminandole in un 'anello della morte' di vari chilometri intorno al luogo del delitto, un poggio a San Martino in Serva Nera, comune di Sant'Angelo in Vado

Fermati restano in carcere - Due versioni che collimano, salvo alcuni particolari, uno dei quali particolarmente importante: chi ha inviato ai familiari di Ismaele Lulli, il 17enne sgozzato a Sant'Angelo in Vado, un sms dal cellulare del ragazzo che annunciava l'intenzione di andare "a Milano per cambiare vita"? E' uno dettagli emersi oggi durante le udienze di convalida dei fermi di Igli Meta, il ventenne albanese che ha confessato di essere l'autore materiale del delitto per gelosia, e di Marjo Mema, il diciannovenne suo amico, anche lui albanese, che avrebbe avuto comunque un ruolo minore, precedente e successivo all'omicidio. Gli arresti sono stati convalidati e due restano in carcere.

Fiori bianchi sulla bara bianca di Ismaele Lulli, il 17 sgozzato per motivi di gelosia da un ventenne albanese, che ora è finito in carcere con un altro amico di 19 anni. Migliaia di persone, moltissimi giovani, hanno partecipato oggi pomeriggio ai funerali del ragazzo nella chiesa di Santa Maria Extra Muros a Sant'Angelo in Vado: tanti non hanno trovato posto dentro e sono rimasti sul piazzale. Oltre a parenti e amici, presenti il sindaco di Sant'Angelo in Vado e dei Comnuni vicini e molte autorità.

Dentro la chiesa, off limits per i giornalisti, una donna si è sentita male per il caldo e per l'emozione ed è stata portata via da un'ambulanza. Ma è stato l'unico incidente durante un rito vissuto da tutti con estremo dolore e altrettanto grande compostezza. Ismaele era "un ragazzo dolce e fragile" vittima di "umanità crudele" per il parroco don Davide Tonti, "un ragazzo pieno di vita" nelle testimonianze dei suoi amici che dalla sua tragica morte hanno capito che "bisogna sempre stare in guardia".
 
Dopo i momenti di tensione successivi al fermo dell'autore materiale dell'omicidio Igli Meta e dell'altra ragazzo coinvolto Marjo Mena, la gente in chiesa ha accolto con un silenzio assorto l'invito del parroco a "pregare anche per chi ha commesso questi atti terribili". Alla fine della messa un lunghissimo applauso e le note del "Silenzio", hanno accompagnato l'avvio di un lunghissimo corteo che seguito il feretro lungo le vie deserte di Sant'Angelo in Vado (dove è stato proclamato il lutto cittadino) fino al cimitero. 

Si dichiara estraneo all'omicidio di Ismaele Lulli, Marjo Mena, 19 anni, di origini albanesi ma residente a Sant'Angelo in Vado, fermato insieme a Igli Meta, di 20. Lo ha riferito il suo legale Umberto Levi, che oggi ha avuto un breve incontro con il suo assistito. Secondo l'avvocato, il diciannovenne non sarebbe stato presente al momento dell'omicidio. La sua versione sembra concordare con quella di Igli Meta, che in nottata ha confessato di essere l'autore materiale del delitto. Ma potrebbero emergere nuovi particolari durante l'udienza di convalida, fissata per domani mattina nel carcere di Villa Fastiggi.

"Un momento di buio" che ancora oggi Igli Meta, il ventenne albanese finito in carcere per l'omicidio dello studente diciassettenne Ismaele Lulli, non sa spiegare. "Non so spiegare cosa mi sia successo in quel momento" ha detto la scorsa notte al pm di Urbino Irene Lilliu, durante un interrogatorio durato oltre sei ore, da lui stesso richiesto tramite il suo legale, Salvatore Asole.

Secondo l'avvocato, Igli ha ammesso di essere lui l'autore materiale del delitto (anche un altro giovane, Marjo Mema, di 19 anni, è in carcere), commesso per gelosia a causa della frequentazione, sembra del tutto innocente, della sua fidanzata con Isma e ha cominciato a collaborare con gli investigatori, fornendo indicazione sul luogo in cui ha lasciato l'arma del delitto un coltello, in località San Martino in Selva Nera. Secondo l'avv. Asole, "non c'è stata premeditazione".

A Ismaele fu tesa una trappola: il ragazzo incontrò i suoi carnefici Igli Meta e Marjo Mema alla fermata dell'autobus e accettò la proposta di andare a fare un bagno al fiume. Salì spontaneamente sull'auto di Meta, "senza costrizioni" hanno detto oggi i carabinieri durante una conferenza stampa a Pesaro. L'auto si diresse a San Martino in Selva Nera, luogo dell'omicidio. Ismaele è staot legato con del nastro adesivo da pacchi e colpito alla gola con un coltello sotto ad una croce di ferro, in cima ad un poggio in località San Martino in Selva Nera. E' morto così Ismaele Lulli, nella ricostruzione dei carabinieri che hanno condotto le indagini. Un solo colpo mortale al collo, talmente forte che il 17enne "è stato quasi decapitato" ha detto il col. Antonio Sommese, dei carabinieri di Pesaro. La morte è stata rapida. 

La morte del 17enne avrebbe un movente passionale: la gelosia. Di mezzo ci sarebbe la gelosia del ventenne per la frequentazione della fidanzata diciannovenne con Ismaele. Frequentazione per altro assolutamente innocente, secondo alcuni investigatori.

Hanno dunque cominciato a collaborare, facendo le prime ammissioni, i due giovani albanesi, di 19 e 20 anni fermati poco fa per l'omicidio dello studente di 17 anni Ismaele Lulli, trovato ucciso con la gola tagliata ieri in un boschetto nel territorio di Sant'Angelo in Vado. "E' come si stessero rendendo conto ora dell'enormità del fatto", racconta una fonte investigativa che parla di "un delitto da videogame".

Le famiglie dei due fermati non sono coinvolte in alcun modo e non hanno aiutato i figli. "Sono persone irreprensibili, che lavorano e ben inserite" osserva uno degli investigatori. I due ragazzi invece avrebbero denotato "pochi interessi e una certa tendenza a tirare a campare: uno non ha finito gli studi, l'altro sì ma non lavora".

A Sant'Angelo in Vado il clima è molto teso: quando i due ragazzi sono stati trasferiti dalla caserma dei carabinieri di Sant' Angelo in Vado al carcere di Villa Fastiggi a Pesaro, una folla che si era raccolta ha cercato di colpire a calci e pugni i mezzi delle forze dell'ordine e lanciato invettive. I militari sono riusciti ad evitare conseguenze peggiori dovute al dolore e all'esasperazione: nel piccolo paese tutti conoscevano Ismaele e la sua famiglia.

LA VICENDA - Di Ismaele, studente dell'istituto alberghiero di Piobbico, si erano perse le tracce da domenica pomeriggio, quando aveva inviato un sms ai familiari che diceva: "Cambio vita, vado a Milano, non mi cercate". Ma non si esclude che a scriverlo siano stati i suoi assassini per ritardare le ricerche. Che ad agire siano state più persone, lo fanno pensare i segni di trascinamento del corpo: il ragazzo è stato ucciso accanto a una croce in ferro e poi gettato in un dirupo. Per farlo, dato che Ismaele era magro, anche se alto un metro e ottanta, dovevano essere almeno in due. Quanto al movente, si pensa ad uno sgarro per questioni di ragazze o a debiti non pagati per piccolo spaccio di droga. In ogni caso ad un chiarimento finito in tragedia, se non addirittura a un omicidio premeditato. Il giovane, infatti presenta sul corpo diverse tracce di nastro adesivo per pacchi, come se avessero tentato di legarlo. Oppure è stato legato e poi il caldo di questi giorni ha fatto gonfiare il corpo e i legacci sono saltati. Un delitto feroce: chi lo ha sgozzato lo ha fatto con violenza, tanto che Ismaele è stato quasi decapitato. Sul corpo altri tagli e escoriazioni, ma sarà l'autopsia, fissata per questo pomeriggio nell'ospedale di Torrette ad Ancona, a stabilire se si tratti di ferite da trascinamento o riportate durante la caduta nel dirupo, oppure di coltellate inferte post mortem. I carabinieri escludono altri scenari, tipo messe nere, simulazioni di atti terroristici o un gioco finito male. Affranto il sindaco Giannalberto Luzi, ex presidente di Coldiretti Marche. Ismaele "è una vittima del nostro tempo" come il sedicenne morto per ecstasy a Riccione, una vittima di un modo adulto che non sa "gestire" o dedicare sufficiente attenzione ai ragazzi "dai 13 ai 18 anni, nel momento più delicato".

 

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