Naufragio: esperto, colpire barche, tutelare migranti

Rischio ritorsioni. Serve Onu e accordo con autorità libiche

Blitz nei porti libici usati come basi per le partenze (sono pochi e ben conosciuti) per "rendere inservibili" i barconi impiegati dai trafficanti di uomini per i viaggi verso l'Europa. Ma, contestualmente, interventi a tutela dei migranti che potrebbero essere oggetto di ritorsioni. E poi Bruxelles dovrebbe lanciare un'operazione di ricerca e soccorso nel Mediterraneo per salvare vite umane, visto che il mandato di Frontex con Triton è quello di controllare le frontiere. Questi, secondo l'ammiraglio in congedo ed esperto di diritto marittimo internazionale, Fabio Caffio, i passi per frenare quelli che sempre più spesso sono ormai viaggi della morte.

Caffio sgombra subito il campo da una delle ipotesi circolate in questi giorni, quella del blocco navale, definendola "impraticabile". Significherebbe, spiega, "interrompere la navigazione delle imbarcazioni dirette verso l'Europa, con il fermo coercitivo di chi le guida ed il salv0ataggio delle persone trasportate che non si possono rimandare indietro. Non dimentichiamo - ricorda - che l'Italia in passato è stata condannata dalla Corte europea per i respingimenti effettuati nel 2009".

"La strada, dunque - prosegue l'esperto - è quella di non far partire i barconi, rendendoli inidonei a navigare. Si è fatto così con l'operazione europea antipirateria Atalanta. Serve in proposito, così come avvenne per Atalanta, una risoluzione dell'Onu ed il consenso delle autorità libiche, cosa non agevole, vista la situazione del Paese: c'è un governo riconosciuto che è quello di Tobruk, un altro non riconosciuto (a Tripoli) e milizie che controllano il territorio".

Nel caso comunque si decidesse di colpire le navi usate dagli scafisti nei porti, sottolinea Caffio, "le azioni dovranno essere selettive e proporzionate ed occorrerà coniugarle ad attività di protezione in loco dei migranti ammassati nei porti libici, magari insieme all'Unhcr". Utili anche, aggiunge, "iniziative di informazione che possano raggiungere i profughi in procinto di partire per contrastare chi dice loro che basta pagare per arrivare sulla sponda del Mediterraneo ed il più è fatto". Serve poi, osserva, "la cooperazione dei Paesi nordafricani per fare la lotta agli scafisti sul piano giudiziario e bloccare i flussi finanziari che li sostengono".

Infine, rileva l'esperto, "è urgente un accordo per lanciare un'operazione di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, visti i limiti, non solo di uomini e mezzi, ma anche di mandato di Frontex. Ora l'Italia è sola a sopportare il peso di questa attività. Ora le partenze avvengono principalmente dalla Libia, ma ci sono altre rotte che partono dal Mediterraneo orientale, dalla Turchia, dall'Egitto e dunque occorre mettere insieme gli assetti comunitari per contrastare più efficacemente questi traffici".

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