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  • >>>ANSA/Da choc Monaco a festa Tokyo, filo rosso dei Centracchio

>>>ANSA/Da choc Monaco a festa Tokyo, filo rosso dei Centracchio

Papà Bernardo era riserva judo "piansi per strage del '72"

di Mariella Spaziano (ANSA) - ISERNIA, 28 LUG - Dalle lacrime per la prima medaglia molisana della storia a quelle del tragico ricordo di Monaco '72: la famiglia Centracchio abbraccia 50 anni di Giochi da Maria a Bernardo, il padre della judoka di bronzo di Tokyo.
    Ancora oggi fatica a parlarne, Bernardo, che fu testimone diretto della strage: papà Centracchio era a Monaco come riserva di judo per la disciplina che alla figlia è valsa la medaglia.
    Un commando palestinese lasciò una lunga scia di sangue. "Fu un'esperienza tristissima - racconta il maestro Bernardo Centracchio all'ANSA - alloggiavo nella palazzina di fronte a quella della strage e rientrai subito in Italia". Fa fatica a parlarne perché sente ancora sulla pelle la paura e la disperazione di quei momenti: "Spari, sirene e angoscia perché non capivamo cosa stesse realmente accadendo - ricorda - poi le prime notizie ufficiali e le lacrime che lasciano il segno".
    Dopo quasi 50 anni Bernardo piange ancora per le Olimpiadi, ma sono lacrime di gioia per la vittoria della figlia 26enne della quale è stato il primo maestro: "Sì, sono lacrime diverse, ma non lavano il dolore per quella strage". Padre e figlia uniti anche dalla storia delle Olimpiadi, scritta in modo diverso: Bernardo da testimone di un attentato che ha violato la sacralità della pace dei Giochi e Maria che ha portato la prima medaglia olimpionica individuale in Molise.
    "Abbiamo molti tratti caratteriali in comune: ostinazione, testardaggine, tenacia, fondamentali per un judoka". Lui li ha scoperti e visti crescere in Maria da quando aveva cinque anni: "Mia moglie ed io abbiamo una palestra e lei è cresciuta lì, cominciando dalla ginnastica ritmica. Poi il judo: sette ore di allenamento al giorno e si è imposta sul tatami". Bernardo, invece, ha scoperto il suo talento per l'arte marziale grazie a un medico: "Ero in collegio a Napoli, avevo 15 anni e il nostro medico sportivo mi fece conoscere il judo. Da qui gli allenamenti con il maestro Nicola Tempesta (morto due mesi fa) e la mia carriera fino alle Olimpiadi come riserva".
    Ora non vede l'ora che la figlia rientri per abbracciarla: "E anche per parlare - ha detto - perché a ogni videochiamata non riusciamo a dirci nulla, l'emozione prende il sopravvento". Il telefono non smette di squillare: "Rispondo, ringrazio, ma ancora non ho realizzato! Per questo, tra un po', salirò in cima alle mie Mainarde: Maria sul tetto del mondo, io sul tetto del Molise!". L'olimpionica tornerà a Isernia il 5 agosto prossimo, dove tanti tifosi l'accoglieranno con un carosello di auto, poi raggiungerà i suoi genitori a Rocchetta a Volturno (Isernia), paese di cui il padre è originario, dove l'8 agosto sarà festa grande. (ANSA).
   

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