Da Cantine Olianas nasce Biointegrale

A Gergei oche, pecore, cavalli, anfore e tecniche avanzate

(ANSA) - CAGLIARI, 15 GIU - Nasce in Sardegna Biointegrale: cavalli da tiro per le lavorazioni del terreno tra i filari, gruppi di oche per contenere le erbe e un gregge di pecore impegnate a mangiare le foglie. E in cantina grandi anfore in terracotta per il vino. Questo e altro ancora i punti di forza di questo marchio creato nelle Cantine Olianas di Gergei, in provincia di Cagliari.
    Quasi una filosofia produttiva con tanto di decalogo in 10 punti per realizzare un sistema di produzione vitivinicola ecosostenibile e ecosociale nel più completo rispetto della terra. Un ritorno all'antico, ai vecchi metodi di coltivazione delle vigne e dell'uva che si sposano con le conoscenze più avanzate. Trattori e meccanica ridotti al minimo, sono banditi concimi, fitofarmaci e additivi nell'azienda certificata 'bio' nata nel 2000 nel Sarcidano, su un altopiano a 400 metri sul livello del mare.
    Una filosofia che guarda anche alle fasi lunari e al pensiero spirituale di Steiner, sposata dai due soci Olianas: Stefano Casadei, vignaiolo fiorentino sempre aperto a nuove sfide e Artemio Olianas, sardo emigrato in Toscana e rientrato 15 anni fa per mettere in piedi 17 ettari di vigneti in questo angolo di Sarcidano, con le sue immense pianure e altopiani. L'azienda coltiva vitigni autoctoni e ha dato vita alle prime 3 etichette annata 2014 Biointegrale: Vermentino, Rosato e Cannonau. "Il prossimo anno contiamo di aggiungere il Perdixi, blend di Cannonau, Bovale e Carignano", afferma Olianas.
    La produzione al momento è di 135mila bottiglie.
    "Biointegrale è un marchio registrato. Ci siamo auto regolamentati con un codice etico di produzione - spiega Stefano Casadei - la base è bio e si attinge anche al biodinamico per puntare all'integrazione uomo animale, responsabilità sociale verso il territorio, promuovere la biodiversità e preservare la terra per le generazioni future".
    Il progetto è in itinere anche nelle altre due aziende toscane di Casadei. "Questo metodo ribalta una concezione: la vigna non è solo foglie, grappoli e fiori, ma ciò che non si vede, ovvero le radici che affondano nel terreno-precisa Stefano Di Blasi, agronomo -il cavallo ha un impatto meno aggressivo sul terreno favorendo uno sviluppo più profondo delle radici che garantisce viti e grappoli più sani". Pierpaolo Pagni, direttore tecnico del gruppo Casadei evidenzia: "Abbiamo cercato, per quanto possibile, alternative ai macchinari-spiega- l'oca contiene la crescita dell' erba, la pecora in estate mangiando le foglie sostituisce le macchine di defogliatura e in autunno trova un pascolo naturale nei vigneti. Invece l'anfora in terracotta, favorisce la microssigenazione naturale durante la fermentazione e una migliore pulizia dei vini in affinamento".
    Ad attestare la bontà dei prodotti ci sono le ricerche di Annalisa Romani, docente all' Università di Firenze. "Vini con una mineralità importante, data dalle caratteristiche del materiale, l' argilla delle anfore", precisa. Rossi, bianchi e rosati fruttati, dal sentore floreale prodotti in un angolo di Sardegna ricco di varietà autoctone profumatissime. "Su tutte la ginestra che cresce selvatica tra queste colline - conclude Artemio Olianas - perché tra le fragranze dei nostri vini l'ultima parola é quella detta dal territorio". (ANSA).
   

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