Michele Giua, l'antifascista finito nel "Fascicolo Z"

L'intellettuale sardo sotto controllo anche dopo la liberazione

DI STEFANO AMBU

Chimico antifascista. Arrestato per cospirazione politica nel 1935, fu condannato nel 1936 dal "Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato" a quindici anni di reclusione. Ne scontò otto di carcere duro nei penitenziari di Castelfranco Emilia, Civitavecchia e San Gimignano. Fu liberato nel 1943. Succedeva durante il regime di Mussolini. Ma anche quando l'Italia divenne democratica e repubblicana Michele Giua, sardo di Castelsardo (Sassari), fu tenuto d'occhio dalla Polizia. Lo rivela il "fascicolo Z", una raccolta di documenti custoditi nell'archivio di Stato e ora in mano alla nipote Anna Foa. Il dossier è stato rievocato a Cagliari, in occasione del convegno "Michele Giua, un chimico tra scienza, impegno politico e Costituzione", organizzato proprio nell'aula magna della scuola che porta il nome dell'intellettuale socialista.

"Siamo rimasti sicuramente sorpresi del fascicolo Z - racconta all'ANSA Anna Foa, docente di Storia moderna alla Sapienza di Roma, figlia di Vittorio e Lisetta Giua, autrice di numerosi studi sulla storia delle donne e degli ebrei -. In uno di questi documenti si racconta del viaggio di mio nonno negli Usa, allora era senatore, e del fatto che negli Stati Uniti avesse parlato dell'Italia raccontando che c'erano ancora sacche di povertà con bambini che non sapevano che cosa fosse un bicchiere di latte". Probabilmente - questa l'interpretazione della nipote - era considerato rilevante dalla Polizia il fatto che un italiano parlasse in questi termini della sua patria.

La visita negli States è del 1949. Ma il documento è del 1953. Ci sono altri atti, sempre nel fascicolo Z, che si riferiscono all'attività politica di Giua. "Perfettamente legale - spiega Anna Foa - visto che si riferiscono al periodo della candidatura in Senato". Fascicolo chiuso con una croce nel 1966, anno della morte di Giua. Altro materiale inedito presentato al convegno è quello che diventerà presto un libro a cura di Nicoletta Nicolini, chimica e storica, docente di Chimica alla Sapienza di Roma. Si tratta dello scambio di lettere, circa millecinquecento, tra Giua e i familiari durante gli anni della prigionia. Un racconto abbastanza criptico di quegli anni duri e difficili. "Bisogna tenere conto del fatto che la corrispondenza fosse sottoposta a censura - sottolinea Nicolini - E che quindi ci fosse in partenza anche un'autocensura. Era vietato persino scrivere di quello che succedeva in carcere".

Nel periodo della detenzione l'intellettuale sardo patì tre gravi lutti: la morte del padre Lorenzo, quella del figlio Franco e, nel 1939, quella del figlio ventiquattrenne Renzo, capitano delle Brigate Internazionali, caduto in Estremadura durante la guerra di Spagna. Il volume con una selezione di lettere dovrebbe essere pubblicato all'inizio del prossimo anno online e in versione cartacea.
   

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