Protesta del latte, la tregua vacilla. Pastori in assemblea

Salvini, lavoriamo giorno e notte. Centinaio, misure strutturali per arrivare a 1 euro. Coldiretti, l'acconto di 72 cent è insufficiente

di Fabrizio Fois

I capannelli, all'inizio, avrebbero potuto far pensare a un fronte dei pastori spaccato: ma nel momento in cui si è dovuto votare il documento con le integrazioni alla pre-intesa trovata a Cagliari sabato scorso col ministro Centinaio, le mani si sono alzate all'unisono nella sala del centro servizi di Tramatza, sulla Statale 131. Ed è scrosciato l'applauso per la controproposta che sarà presentata al tavolo di giovedì 21 a Roma: nessun accordo sui 72 centesimi di euro al litro, ma 80 cent subito e una "griglia di retribuzione minima" - legata alle quotazioni dei prodotti lattiero caseari e di tutte le Dop della Camera di commercio (Milano o Cagliari o Clal) - per arrivare ad un euro (forse più) alla fine della stagione. Un obiettivo al quale, per i tecnici che hanno elaborato il documento insieme agli allevatori, si potrebbe giungere anche prima. Dopotutto, è stato spiegato, "il prezzo del Pecorino Romano è già salito di 1 euro-1,50 in questi dieci giorni, quindi i trasformatori hanno la garanzia che non andranno sotto". Ci sono volute oltre due ore di discussione, a tratti accesa, per arrivare al risultato in una sala stracolma che avrebbe potuto contenere solo 400 persone sedute e nella quale, invece, sono riusciti a stiparsi almeno 1.000 pastori arrivati da ogni angolo dell'Isola. Dodici i punti sviscerati.

E subito una precisazione per rispondere agli indecisi: "Non ci stiamo abbassando i pantaloni: abbiamo iniziato la trattativa parlando di un euro al litro e all'euro dobbiamo arrivare a fine campagna". "All'unanimità abbiamo deciso di andare avanti. Questo vuol dire che i pastori non li divide nessuno", esulta Gianuario Falchi, uno dei relatori di oggi e già protagonista dei tavoli con il ministro delle Politiche Agricole. Che oggi era a Bruxelles, dove ha incontrato il Commissario Phil Hogan. "Abbiamo avuto l'ok dell'Europa al nostro piano e questo renderà più disteso l'incontro di giovedì tra le parti", annuncia Gian Marco Centinaio. Gli allevatori puntano a una riforma dell'intero sistema lattiero caseario e a una "distribuzione più equa dei profitti nella filiera". Non solo: arriva infatti nella bozza anche la richiesta perentoria di "dimissioni volontarie ed irrevocabili di tutti i membri dei Cda dei Consorzi di tutela del Pecorino Romano Dop, del Pecorino Sardo Dop e del Fiore Sardo Dop". Passano solo alcune ore dalla divulgazione del testo e con un post su Facebook, Salvatore Palitta, presidente del Consorzio di tutela del Pecorino romano, comunica di lasciare a pochi giorni dalla scadenza naturale del suo mandato.

Nel frattempo, mentre il vicepremier Matteo Salvini dice di voler incontrare la grande distribuzione per dare una mano ai pastori, la Regione Sardegna e le banche mettono sul piatto 18 milioni per il ritiro di 30mila quintali di eccedenze di Pecorino romano e far salire così il prezzo sul mercato. Sempre più vicini all'obiettivo indicato anche dal presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani, pure lui a colloquio con Hogan: "il latte di pecora deve costare 1 euro".

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