Le vite spezzate nella discoteca

Con loro muore una mamma che aveva accompagnato la figlia, salva

Daniele giocava a calcio, mentre Benedetta amava la pallavolo; insieme ad Asia, Mattia ed Emma frequentavano le scuole superiori di Senigallia. "Storie identiche e ora accumunate dal dramma", racconta chi li conosce, con poca voglia di parlare. Come quelle di tanti altri ragazzi che erano nella discoteca di Corinaldo in attesa dell'esibizione di Sfera Ebbasta, alla Lanterna Azzurra.

Tra tanti ragazzi c'era anche Eleonora Girolimini, 39 anni, mamma di una undicenne che aveva accompagnata al concerto lasciando a casa altri tre figli.  "Sono rimasti senza la loro mamma e uno prende ancora il latte" ha detto Paolo, il marito. La donna è figlia di un ristoratore di Senigallia, con il locale sul lungomare. Noto soprattutto negli anni Ottanta, la famiglia è ancora piuttosto conosciuta in città. Con la donna, nella discoteca hanno trovato la morte cinque adolescenti. Che si sono ritrovati lì anche grazie a una sorta di tam-tam sui social e con il passaparola per una sorta di festa degli studenti delle scuole della zona.

Asia Nasoni aveva appena 14 anni e frequentava il liceo. Anche lei di Senigallia, è figlia di un imprenditore della zona. Nel tempo libero amava cimentarsi con la ginnastica. Daniele Pongetti, è un sedicenne figlio di un dipendente comunale di Senigallia. Giocava nell'Aesse calcio e aveva anche fatto una stagione con la squadra del capoluogo marchigiano. Tifava Juventus. "Un ragazzo introverso, timido ma molto disponibile. Una persona buona" lo ricorda Massimiliano Frulla che l'ha allenato fin da piccolo e che lavora con il padre. Benedetta Vitali, aveva 15 anni ed era originaria di Fano. Anche lei liceale amava la pallavolo. Il padre è piuttosto noto nella città della riviera perché gestisce un bar nella zona turistica del centro marchigiano. Un altro quindicenne morto nella tragedia della Lanterna è Mattia Orlandi. Abitava a Frontone, piccolo comune della provincia di Pesaro e Urbino. Anche lui appassionato di calcio, giocava nelle giovanili del Sassoferrato. Il suo cuore sportivo batteva però per la Sampdoria. E' figlio unico e sui social aveva invitato a "seguire" i propri sogni. "Era andato con la navetta, era la seconda volta che ci andava" ha detto sconvolto il padre. Emma Fabini aveva invece 14 anni e viveva a Senigallia. Il padre gestisce una parafarmacia nel centro commerciale Saline dove oggi è comparso il cartello "chiuso per lutto".

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