Teatro: 'L'immoralista' di Gide torna in scena a Napoli

Al Teatro Sancarluccio, con la regia di Luisa Guarro

(ANSA) - NAPOLI, 8 MAG - Dopo la prima, con quattro serate al Teatro Tram di via Port'Alba, torna a Napoli, il 25 e 26 maggio 'L'immoralista', tratto dal romanzo di Andrè Gide, scritto da Luisa Guarro, che ne cura anche la regia, ed Antonio Mocciola.
    Sarà in scena nel teatro San Carluccio, con Giovanni Esposito e Marilia Marciello, disegno luci di Paco Summonte, realizzazione della scenografia di Laura Simonet, direzione allestimento di Marco Perrella ed allestimento a cura degli allievi della Scuola di Scenografia dell'Accademia di Belle Arti di Napoli, Chiara Carnevale e Giulia Suriano André Gide non credeva ne "L'immoralista". Lo scrisse, ma non ci credeva. Impose all'editore di stamparne non più di 300 copie, perché non ne servivano altre. "Aveva ragione. Il libro restò lì, tra l'imbarazzo della critica e il silenzio-dissenso del pubblico. Ben altre glorie avrebbero atteso lo scrittore francese, omosessuale tormentato, penna sbarazzina in anticipo su tutti i tempi. Nessuno aveva osato, finora, portare sulla scena Michel e Marceline, i protagonisti di una vicenda che può raccapricciare, oggi come allora (si era nel 1901), per la totale assenza di consolazione moralistica. Giovani sposi, appartenenti all'alta borghesia della Francia colonialista, la loro - è scritto nella presentazione - è la storia di una coppia infelice, intrappolata in un perpetuo viaggio di nozze. L'infelicità di cui soffrono non è dovuta tanto alla mancanza d'amore, che entrambi sinceramente cercano di imparare, ma ad una più profonda condizione di costrizione. L' educazione morale del tempo è rigida, impone modelli di vita assoluti e angusti, il sistema sociale ipocrita, inquadra a danno dell'autenticità. La repressione dell'autenticità debilita e fa ammalare. Per guarire Michel fa appello alle sue forze vitali e istintive, entra in contatto con le sue intime e inesplorate pulsioni"; "si ribella alla morale corrente e con entusiasmo scopre la vita, i colori e gli umori. Ma i suoi impeti istintivi sono inadeguati, totalmente inconsapevoli e incontrollati, non accordati alla realtà e alle relazioni nel corso di una libera crescita. Marceline, dal canto suo, è assorbita dal progetto di vita cattolico, borghese e ben pensante e combatte la sconsiderata ribellione di Michel: diventa per lui riferimento materno, amorevole e severo; disposta ad accettare le sue "stravaganze", rispetto alle quali evita indagini approfondite, ha come unico obiettivo trattenerlo entro i limiti del suo disegno. Marceline non aiuta Michel ad indirizzare le nuove energie, lascia che egli compia gli errori, che ne soffra e torni continuamente sui suoi passi, disperato e domito, fino a quando quelle energie esplodono e diventano inarginabili".
   

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