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Osel, il digital learning d'autore che piace ai Big

Osel è una società specializzata in digital learning, spin-off di un progetto di ricerca dell'Università di Bari. Fra i clienti può vantare realtà come Brembo, Sky, Vodafone.

Il digital learning di Osel è come un viaggio nelle acque perigliose della conoscenza che si conclude sempre nel porto sicuro della competenza. Colossi come Brembo, Sky, Vodafone, Valentino e PMI lungimiranti hanno intuito che la formazione di qualità si può ottenere solo con progetti mirati. Ed è in questo ambito che la piccola società pugliese ha risposto all'appello, realizzando per loro servizi di e-learning (o digital learning) profilati sulle rispettive esigenze. Alta sartoria tecno-informativa basata sulla raccolta delle informazioni, elaborazione di mappe concettuali e sviluppo di Bignami digitali.

"Siamo nati nel 2009 come spin-off di un progetto di ricerca dell'Università di Bari che ci ha visti impegnati per 12 anni nel digital learning", spiega Agostino Marengo, co-fondatore di Osel e docente di informatica presso l'Università degli Studi di Bari. "Nel 2013 ci siamo costituiti nella forma societaria che abbiamo attualmente. Il nostro DNA di stampo accademico ci ha consentito di adottare un approccio diverso al settore, probabilmente unico".

L’attitudine alla ricerca è ciò che fa la differenza: Osel è sempre impegnata su progetti nuovi, per contenuto e tecnologia. Ed è sempre attenta alle necessità del mercato. In questo momento, ad esempio, è al fianco di tutte quelle aziende che hanno l’obbligo di formare le proprie risorse in tema di misure di sicurezza anti Coronavirus. Il corso online "COS'È IL CORONAVIRUS E COME COMPORTARSI SUL LUOGO DI LAVORO" infatti è stato progettato nel pieno rispetto della normativa vigente, e con una tecnologia ad alto impatto che consente il tracciamento dell’attività e la certificazione delle competenze acquisite.

"Sappiamo quanto il cambiamento sia destabilizzante, per questo cerchiamo sempre di fornire ai nostri clienti strumenti semplici ed efficaci per gestire al meglio tale criticità", ricorda Marengo. Un approccio metodologico che si rispecchia anche nei corsi per lo smart working. La quarantena imposta dalla diffusione del COVID-19 ha costretto le imprese a una transizione digitale in alcuni casi traumatica e inaspettata. Osel ha realizzato in tal senso un prontuario multimediale che attraverso una serie di focus conduce l'utente da un concetto a un altro. Non si tratta di una ripresa video a mezzo busto di un esperto che parla per ore, bensì di un percorso narrativo composto da testi, disegni, schemi, avatar animati e altri artifici per mantenere alta la soglia di attenzione dell'utente e agevolare la comprensione.

I cosiddetti atomi (elementi indivisibili di conoscenza) possono essere fruiti anche in pochi minuti, ma un intero corso è composto dalle loro orbite tematiche. Ad esempio per lo smart working vengono approfonditi la gestione del tempo, le implicazioni legali, il GDPR, la cybersecurity, gli strumenti digitali più efficienti, etc. E un ulteriore vantaggio è che tutto è modulare: il committente può decidere come comporre il suo bouquet formativo.

"Per fare formazione cucita su misura, noi per primi diventiamo esperti dell'argomento e poi realizziamo il corso. Cerchiamo di capire come integrarci con l'azienda: siamo dei consulenti più che venditori", sottolinea Marengo. "Per un produttore di riferimento internazionale del settore ascensori abbiamo sviluppato competenze ad hoc. Lo stesso è successo con un'azienda leader nelle poltrone odontoiatriche. Fa sorridere, ma oggi sappiamo tutto di ascensori e apparecchiature medicali".

Non solo storytelling, ma competenza tecnica

Il digital learning ha certamente come elemento chiave il contenuto (in)formativo, ma senza un contenitore informatico adeguato si può andare fuori rotta. Se l'accesso tramite PC è considerato uno standard minimo, quello mobile a volte può risultare problematico perché per un risultato davvero di eccellenza bisogna pensare alle caratteristiche del dispositivo fin dall'avvio della progettazione del corso.

"Tutti i nostri corsi sono 'adaptive', ovvero si adattano nella visione e nella fruizione alle caratteristiche degli smartphone e dei tablet. In alcuni casi con il 'liquidlearning' ci spingiamo oltre abilitando nuove funzioni e aree che su desktop sarebbero superflue, ma su mobile consideriamo fondamentali. Per fare un esempio: ciò che su un terminale si fa con uno swipe sullo schermo, sul PC avviene con il drag-and-drop", spiega Alessandro Pagano, co-fondatore di Osel e docente di informatica presso l'Università LUMSA. "I nostri corsi sono in formato SCORM, che di fatto è il più impiegato dalle aziende che dispongono di una piattaforma di e-learning interna, ma lavoriamo anche con xAPI e CMI5. Nel caso il committente fosse privo di una soluzione proprietaria per la fruizione dei corsi, abbiamo un servizio ad hoc a cui si accede via Web".

L'intera offerta prevede sempre test intermedi di autovalutazione e test finali tracciabili che permettono l'erogazione di un certificato di frequenza. Soprattutto gli intermedi sono fondamentali per mantenere alto il coinvolgimento (engagement) e verificare il livello di comprensione.

"Il problema è che stare davanti al PC in maniera passiva concorre all'abbassamento del livello di attenzione. Bisogna fornire dei motivi per rimanere attenti", aggiunge Pagano. "Un contenuto microgranulare ben implementato non solo è più accessibile ma in un secondo tempo può essere impiegato per risolvere un dubbio. Si pensi ad esempio a un tecnico di manutenzione che ha bisogno di ricordare un dettaglio chiave di una specifica apparecchiatura: prima di un intervento può accedere esattamente alla voce di suo interesse del corso". In sintesi, come sostengono Marengo e Pagano,"la massima efficacia di un progetto di formazione digitale si ottiene solo quando metodologia e tecnologia diventano facce della stessa medaglia".

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