Il calcio sogna di ripartire, modello Juve sugli stipendi

Atteso un incontro fra Lega Serie A e Assocalciatori, ma Tommasi: 'Stagione forse finita'

A tre settimane da quel Juve-Inter che resterà nella memoria non come un big match scudetto ma come lo spartiacque tra un mondo e un altro, padroni e attori del calcio tricolore si affacciano su un futuro pieno di incognite. La speranza di ripartire in tempi accettabili si fa flebile, in attesa che il governo e il ministro Spadafora proroghino lo stop generalizzato dello sport. Niente da fare per il 3 maggio, ha preannunciato lo stesso ministro, che intende bloccare tutta l'attività, allenamenti compresi, fino al 30 aprile. Una questione dirimente anche in vista dell'atteso incontro tra Lega di Serie A e Aic.

"Sul tavolo avremo un elemento in più rispetto alle scorse settimane perchè dopo le parole di Spadafora la preoccupazione che si chiudano qui i campionati c'è - ha detto all'ANSA il presidente dell'Aic, Damiano Tommasi -. Occorre dunque porsi il problema della chiusura della stagione da un punto di vista sportivo, dei contratti, insomma formale". Nel possibile vuoto totale rischiano di precipitare le società, che da un lato chiedono aiuto all'esecutivo e dall'altro cercano tagliare le spese intervenendo sulla voce più consistente, gli stipendi dei giocatori. Intanto a dare una traccia forte è stata la Juve, che ha agito in contropiede trovando un sostanzioso accordo con i suoi campioni e staff. Un modulo di gioco piaciuto al n.1 della Figc, Gabriele Gravina, che lo ha definito "un esempio per tutto il sistema" e ha ringraziato giocatori e tecnico.

"Unità e solidarietà - ha continuato - sono la prima grande risposta all'emergenza, che rischia di essere ancor più grave se non si tornasse a giocare". L'accordo a Torino trova positiva anche l'Aic: "Sul taglio degli stipendi cerchiamo se possibile una soluzione comune - ha affermato Tommasi -. La Juve è andata avanti ma non ci ha colto di sorpresa, sapevamo tutto e non ci sentiamo delegittimati (tra l'altro Chiellini è nostro consigliere): se loro hanno trovato un accordo va bene così". "Il calcio può uscire dalla crisi se si prendono misure nell'interesse di tutti", dice Cosimo Sibilia, vicepresidente vicario della Figc e presidente dei Dilettanti, la base della piramide calcio. Da Spadafora, per tutto lo sport dilettantistico, è arrivata la promessa di 400 milioni di aiuti, e Sibilia "prende atto con soddisfazione, in attesa dei gesti concreti". Meno tenera col ministro è la Lega di A, per l'intervista in cui ha osservato che "lo sport non è solo il calcio e il calcio non è solo la Serie A".

"Non è il momento di fare polemiche e demagogia - replica il n.1 della Lega, Paolo Dal Pino -. La Serie A da sempre svolge un ruolo di locomotiva del comparto, producendo direttamente ogni anno circa tre miliardi di ricavi e generando un indotto di otto, oltre a un miliardo di contribuzione". Altri attori, come gli arbitri, stanno alla finestra, ma prima di ripartire vogliono avere delle garanzie. "Nella drammaticità del momento continuiamo a lavorare sulla ripartenza, ma il quando non dipende da noi - ha dichiarato il loro presidente, Marcello Nicchi -. Siamo pronti a riaccendere il motore ma certo non possiamo mandare gli arbitri allo sbaraglio a rischiare la vita". Ha più fretta di riprendere la stagione e la sua corsa verso la serie A Pippo Inzaghi, allenatore del Benevento dominatore della serie B. "Quando tutto finirà vogliamo ricominciare a giocare: sarebbe la cosa più giusta - ha dichiarato -. I campionati vanno terminati. Sarebbe la soluzione migliore per evitare equivoci e danni".

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Video ANSA




Modifica consenso Cookie