Quirinale, Pd inizia consultazioni martedì. No di Grillo

E a Renzi: 'Buffoncello vaffa..'. Replica Pd: 'Ce ne faremo ragione'

La giornata clou sarà martedì quando nella sede del Nazareno, il premier e segretario del Pd Matteo Renzi a capo della delegazione Dem incontrerà i rappresentanti di tutti i partiti per avviare ufficialmente le consultazioni che poteranno alla scelta del nuovo Capo dello Stato. All'incontro ci saranno tutte le forze politiche tranne il Movimento Cinque Stelle. A rispondere al Pd è Beppe Grillo che prima di recarsi alla kermesse 'la notte dell'onestà' chiude la porta ad ogni trattativa: "I giochi sono fatti, noi non ci fidiamo più di nessuno". E poi facendo sue le parole di Salvatore Borsellino (fratello del giudice Paolo ucciso in un attentato), il comico genovese continua l'affondo: "Per il presidente della Repubblica si tratta con un criminale ai servizi sociali".  

Ma i toni si fanno ancora più duri arrivando anche agli insulti: "Sei un buffoncello che ricatta tutti, vaffa...", gli grida il leader M5s dal palco di piazza del Popolo. Il no dei grillini ad andare alle consultazioni non sembra sorprendere più di tanto i dirigenti democratici: "Ce ne faremo una ragione", replica con una nota secca il vicesegretario Deborah Serracchiani. Il botta e risposta tra Pd e M5s fa capire come l'avvicinarsi delle votazioni (la prima giovedì) faccia salire la tensione nei partiti. E in attesa di capire quando il premier scoprirà le carte, le trattative per arrivare ad una candidatura il più possibile condivisa sono affidate agli ambasciatori democratici ed azzurri. Il premier ha trascorso la giornata a palazzo Chigi mentre Silvio Berlusconi era ad Arcore, entrambi però in contatto perenne con i rispettivi fedelissimi. 


A tenere le fila delle trattativa sono in particolare Denis Verdini e Luca Lotti. I due, lontano dai palazzi romani, sono al lavoro per scremare il più possibile la lista dei papabili in vista dell'incontro tra Renzi e Berlusconi. La recuperata centralità di Forza Italia con le riforme consente all'ex capo del governo di poter alzare il tiro (con la sponda anche di Area Popolare) ed incalzare il segretario del Pd affinché gli recapiti al più presto la sua scelta.

Ma, al di là di Forza Italia, il lavorio di Renzi e dei suoi uomini si concentra anche nel 'recuperare' il dialogo con la minoranza interna e di fatto serrare i ranghi del Pd per tentare di recuperare il più possibile le spaccature intere ed evitare che si consolidi il fronte Vendola-Civati che lancia il 'candidato Non Nazareno': "Tutti quelli che nel tempo hanno criticato le politiche del governo dovrebbero unirsi", è l'appello che lancia Nicola Fratoianni coordinatore di Sel a cui fa eco il leader Nichi Vedola che invita i pentastellati a non arroccarsi: "Tutti siamo chiamati a dare un contributo e, se avremo pazienza, ciascuno dal suo punto di vista potrà tessere la tela affinché al Quirinale vinca un'idea di democrazia e non un'idea di oligarchia".

L'idea proposta da Vendola e Civati non convince Alfredo D'Attorre: "Non si tratta di fare battaglie minoritarie", spiega il deputato bersaniano che però manda un messaggio chiaro anche a Renzi: "Mi auguro che i gruppi parlamentari non siano messi di fronte a un aut-aut, accompagnato poi da più o meno velate minacce di scioglimento delle Camere". Chi si chiama fuori dai giochi poi è anche Matteo Salvini: "Se i nomi che si leggono sono quelli di Prodi, di Amato e Veltroni possono votarseli loro, ma sicuramente i voti della Lega non li avranno mai".

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