Travaglio sinistra. Emiliano frena poi vince unità

Ancora 48 ore ma verso addio in direzione e costituente sinistra

Si sono dati un limite ultimo, Michele Emiliano, Enrico Rossi e Roberto Speranza. Ancora 48 ore per appurare se Matteo Renzi è disposto a fare "una mossa politica vera" per scongiurare la scissione. Se così non sarà, si tireranno fuori dal percorso congressuale.

E quello sarà il segnale: via all'uscita dai gruppi parlamentari e alla costituente di un nuovo partito della sinistra.

Ormai, osservano i bersaniani, è solo una formalità: in assemblea non è arrivato da Renzi nessun segnale, neanche uno spiraglio di apertura. E pure Emiliano - il più restio a lasciare, il più disposto a fare un passo indietro per un accordo - in serata è pessimista e in una nota congiunta con Speranza e Rossi punta il dito contro Renzi: la scissione la vuole lui. I tre provano a stare uniti.

Nel primo pomeriggio Pier Luigi Bersani va via dall'assemblea Pd, dopo aver rilasciato un'intervista tv: "Non usciamo dalla sala con le bandiere rosse in mano, non sono scelte che si affrontano a cuor leggero", si rammarica. "Il segretario ha alzato un muro, vuol fare un congresso cotto e mangiato in tre mesi dove non sarà possibile discutere. Ma aspettiamo la sua replica", dice. La replica non arriverà mai (Renzi si è dimesso da segretario, perché dovrebbe?, spiegano dal Nazareno). E neanche l'apertura chiesta. Ma il turbamento della minoranza ("Qui si soffre da matti", confessa Emiliano), rende molto teso il pomeriggio: il rischio è che il patto a tre si rompa.

In apertura di assemblea interviene per tutti, con i suoi toni moderati, Guglielmo Epifani: l'ex segretario invoca "rispetto" e ribadisce le richieste di sostegno al governo fino al 2018 e congresso in autunno. Gli oltre 600 delegati in platea rumoreggiano, sostengono con calore la linea di Renzi.

Ed è in questo clima che Rossi è il primo a fare un passo formale: "È stato alzato un muro. Per noi la strada è un'altra. Sono maturi i tempi per formare una nuova area", dichiara. Ma poi il fronte sembra sfaldarsi quando a sorpresa prende la parola Emiliano: i volti della minoranza in platea sono assai tesi, i toni del governatore pugliese dialoganti. "Mi fido di Renzi", dice invocando un ultimo tentativo di mediazione. Tornando a posto dà il cinque al segretario, poi abbraccia Rossi e Speranza. Quest'ultimo fa sapere: ha parlato a nome di tutti. Ma c'è bisogno di un chiarimento a fine assemblea per restare uniti.

Il fronte si ricompatta davvero quando iniziano a piovere le reazioni dei renziani che confermano la linea. "Qui oggi abbiamo ascoltato il sosia di Emiliano", sorride Antonello Giacomelli.

In serata il governatore pubblica su Facebook due foto in cui Renzi e Orfini sembrano guardarlo di traverso. "E' partito lo sberleffo - racconta un deputato di minoranza - e allora anche per un elemento di dignità non ci resta che la scissione. Se ci fosse un fatto politico nuovo, potremmo anche ripensarci, ma la vedo sempre più complicata: Renzi procede come un carrarmato, la scissione la sceglie lui". Se scissione sarà, la minoranza spera di convincere in extremis anche Gianni Cuperlo, che però sembra più propenso a restare nel Pd. Di sicuro non lo lasceranno Cesare Damiano e Andrea Orlando. Verso un nuovo soggetto della sinistra si incamminerebbero da subito Bersani e Massimo D'Alema, oltre a una decina di senatori e una ventina di deputati (ma potrebbero essere di più) già pronti a fare gruppi parlamentari autonomi.

Il percorso immaginato dai bersaniani è una costituente di stampo ulivista in cui coinvolgere anche Giuliano Pisapia e gli ex di Sel, oltre che alla Sinistra italiana di Fratoianni e Vendola. Speranza vedrà oggi Pisapia a Venezia, ma l'ex Sel Scotto già apre: "Adesso serve un nuovo inizio. Una sinistra popolare e di governo".
   

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