• Ballottaggi, Pd regge ma perde roccaforti. Renzi, non ci sono piu' rendite

Ballottaggi, Pd regge ma perde roccaforti. Renzi, non ci sono piu' rendite

E' stata del 49,5% affluenza alle urne nei 139 centri chiamati nuovamente al voto per eleggere il sindaco

L'onda lunga di Renzi fa sentire il suo effetto sui risultati incamerati dal Pd, e dal centrosinistra in generale, in tanti comuni italiani, soprattutto a Nord. Ma è quasi impossibile negare i mugugni che aleggiano a Sant'Andrea delle Fratte per questa tornata di amministrative, che mettono una pietra tombale sul capitolo delle rendite di posizione. Ma saranno in tanti a mettere sul piatto della bilancia lo choc della perdita di città bastione della sinistra, come Livorno (gestita da 68 anni dalla sinistra), dove la batosta peserà inevitabilmente sugli equilibri politici prossimi venturi, e non solo a livello regionale. Stesso ragionamento per Perugia e Potenza, crollate sotto il peso di strategie sbagliate e divisioni interne. Le amministrative del 2014 confermano la buona prova alle europee della Lega Nord, che riesce a strappare Padova al Pd, e del Movimento 5 Stelle, che ha guadagnato anche lo scranno di Civitavecchia (oltre il piccolo comune marchigiano di Montelabbate al primo turno). Ma al di là delle roccaforti, il centrosinistra è riuscito - come tradizionalmente è capace di fare - ad imporsi in tanti municipi: 160 sopra i 15 mila abitanti, guadagnando ancora punti nei capoluoghi, dove è riuscito a strappare al centrodestra Pescara, Prato, Campobasso, Cremona, Bergamo, Verbania, Biella, Vercelli e Caltanissetta. E Pavia, dove operava il giovane Alessandro Cattaneo, molto apprezzato dai suoi concittadini fino a pochi mesi fa, noto alle cronache politiche per il suo ruolo di 'formattatore' del Pdl prima e di Forza Italia poi. Apprezzabile, poi, il grado di 'tenuta' dimostrato a Bari, Terni e Modena. Meno numeroso, ma piuttosto significativo, il 'bottino' del centrodestra, che è riuscito, tra l'altro, a non perdere Teramo e a imporsi a Foggia.

Nella valutazione sull'esito dei ballottaggi non va dimenticato lo scarso dato riguardante l'affluenza, fermatasi al 49,5%, vale a dire oltre 20 punti in meno rispetto a quanto fatto due settimane fa, quando la percentuale di italiani che si erano recati ai seggi era stata del 70,6%. Su questo capitolo, oltre alle solite analisi sulla bella giornata di sole che avrebbe contribuito ad allontanare dai seggi più di un elettore su due, pesano anche le novità intercorse in questa tornata sul fronte delle alleanze. Se, tornando a Livorno, può aver pesato la giovane età di Marco Ruggeri (39 anni, elemento che sembra aver infastidito buona parte del vecchio elettorato proveniente dal Pci, unito però - sostengono in tanti - a repentini cambi di casacca per uniformarsi in toto all'era Renzi) e una situazione sociale afflitta da una disoccupazione attestatasi al 16%, la più alta della Toscana, la battaglia in altri Comuni ha avuto connotati diversi. Ad eccezione, a ben guardare, di Padova, dove il faccia a faccia tra centrosinistra e centrodestra non ha subito contaminazioni di sorta e dove il senatore della Lega Massimo Bitonci (ma ha promesso che si dimetterà quanto prima da Palazzo Madama) ha stretto un'alleanza tra i sei simboli del primo turno, le otto liste di Maurizio Saia più un'altra ('Idea Padova'), portando in tutto a 15 i simboli che lo hanno sostenuto.

Il tutto contro gli 11 di Ivo Rossi, che indubbiamente, sottolineano in tanti, ha anche dovuto affrontare molti malumori nati con la precedente gestione di Zanonato, interrottasi per le note vicende ministeriali. A Perugia sicuramente ha pesato il 19,1% del M5S, che - non annunciando, almeno a livello ufficiale, apparentamenti di sorta - ha permesso una rincorsa insperata al giovane neo sindaco Andrea Romizi (Forza Italia), che al primo turno era riuscito a ottenere uno striminzito 26,3%. Almeno nei confronti del 46,6 del primo cittadino uscente Wladimiro Boccali. Ma poi, a quasi un passo dalla vittoria, il vento è cambiato. Ragionamento diverso per Potenza, dove ormai tutti imputano la vittoria del centrodestra a una politica sbagliata nelle politiche degli apparentamenti e per il protrarsi dei contrasti interni alla sinistra. Che qui è riuscita nel 'miracolo' di perdere le elezioni dopo aver sfiorato la vittoria al primo turno (47,8%).

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