• Giornata della Memoria: Merkel, Shoah è nostra grande vergogna

Giornata della Memoria: Merkel, Shoah è nostra grande vergogna

Cancelliera, responsabilità di comunicare memoria

Sono trascorsi 70 anni dal 27 gennaio 1945 quando l'esercito dell'Armata rossa entrò nel campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia. Il mondo in questi giorni si ferma e ricorda ma la crisi ucraina sta influendo sulla ricorrenza.

IL GIORNO DELLA MEMORIA, SPECIALE ANSA.IT

"Quel che è accaduto ci riempie di grande vergogna. Perché sono stati i tedeschi ad essersi resi colpevoli di tanto dolore: non dobbiamo dimenticare che i molti milioni di vittime sono una nostra colpa". Lo ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel, partecipando con alcuni sopravvissuti a una commemorazione a Berlino per il 70mo anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz. "Abbiamo la responsabilità di comunicare quanto noto su quelle atrocità e di tenere viva la memoria", ha aggiunto. a leader tedesca ha poi aggiunto che "è una vergogna che alcune persone in Germania vengano ancora offese e attaccate solo perché di religione ebraica". Ma la Germania non tollera oggi nemmeno le "parole d'odio contro coloro che sono venuti a cercare protezione da noi", i richiedenti asilo. Il parlamento tedesco domani ricorderà la liberazione di Auschwitz con una cerimonia apposita. Già oggi il presidente del Bundestag, Norbert Lammert, e il presidente della Repubblica federale, Joachim Gauck, hanno incontrato alcuni studenti insieme alla sopravvissuta Marian Turski, una giornalista polacca.

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Vladimir Putin resta in Russia per il giorno della Memoria dell'Olocausto. Lo fa sapere il Cremlino precisando che il presidente russo domani si recherà al Museo ebraico e Centro della tolleranza di Mosca e visiterà una mostra intitolata 'Uomo e catastrofe', "dedicata a una delle pagine più tragiche della storia del secolo scorso". La scelta di rimanere in Russia potrebbe essere stata dettata dalla volontà di evitare imbarazzi e contestazioni in Europa a causa della crisi ucraina.

Non tutto, 70 anni dopo, si può fotografare ad Auschwitz. Ma proprio gli scatti proibiti restano davanti agli occhi per sempre. Le "impronte" dell'orrore sono in grado di trasmettere eventi che numeri e fatti non possono raccontare. E il prossimo 27 gennaio, nel luogo in cui la memoria del genere umano conserva la sua pagina più buia, si celebreranno i 70 anni dalla liberazione, avvenuta grazie all'Armata rossa. Protagonisti saranno i sopravvissuti. Sono oltre 300, molti quasi centenari.

Il campo di concentramento di Auschwitz I, in Polonia, a pochi km da Cracovia, è il primo di tre lager sul posto concepiti dai nazisti per i prigionieri di guerra - il primo "carico" umano arrivò il 14 giugno del 1940 - e poi destinati a realizzare quella "soluzione finale della questione ebraica", decisa nella famigerata conferenza di Wansee. La 'soluzione finale', proprio in questo luogo, significò lo sterminio di 1.100.000 persone: il 90%, ebrei. Fra i 1.300.000 prigionieri che furono rinchiusi nel lager più grande del regime nazionalsocialista, fra il 1939 e il 1945, c'erano anche 140-150 mila polacchi, 33 mila rom, 15 mila sovietici e 25.000 persone di diverse nazionalità.



Ad Auschwitz 1 è possibile vedere ancora il primo forno crematorio, messo in uso in occasione degli esperimenti con lo Zyklon B, il gas in grado di uccidere centinaia di persone in 10-15 minuti. Superato l'ingresso, dove si legge la sinistramente famosa scritta "Arbeit macht frei", e il doppio recinto in filo spinato, un pellegrinaggio silenzioso fra i "blocchi" - famoso quello 11, "della morte" - porta a rivedere le baracche in cui gli ebrei vivevano ammassati, sottoposti a condizioni di vita disumane, in inverni che toccavano i 25 gradi sotto zero regolarmente. E si incontrano, esposti drammaticamente tutti insieme, i resti di vittime autorizzate a portare con sé 25-30 kg di bagaglio. Davanti ai propri occhi ecco centinaia di paia di occhiali, migliaia di scarpe, quelle delle donne, quelle dei bambini, le protesi degli invalidi, le valigie con nomi, date e indirizzi, fino allo scempio dei capelli: tagliati e raccolti in enormi sacchi per poter essere rivenduti e utilizzati nelle fabbriche come imbottiture. Poco lontano, a 3 km, c'è Birkenau, campo concepito nel 1941, per volere di Himmler, inizialmente per i prigionieri russi.



Molto è stato distrutto dai tedeschi in fuga. Tra le rovine dei 4 moderni crematori, che portarono al perfetto funzionamento la macchina della morte messa a punto ad Auschwitz 1, c'è però ancora la baracca dei bambini, "Blocco 6", spesso lasciati senza le madri. E alle pareti, negli spazi bui e angusti di queste celle, dove su ogni "scaffale" dormivano in dieci, sono ancora visibili i disegni malinconici e scoloriti che i prigionieri realizzarono per loro. C'era speranza di salvezza, per i bambini di Auschwitz, solo se convincevano le SS di avere almeno 15 anni e di essere quindi utili per il lavoro.



"Il prossimo 27 gennaio è l'ultima volta in cui sarà possibile festeggiare la liberazione in un anniversario decennale con le testimonianze dei sopravvissuti. Per questo motivo, i protagonisti di questa occasione saranno loro. La loro voce ci guiderà nella memoria – ha spiegato il direttore del Museo di Auschwitz, Piotr Cywinski in una conferenza stampa cui l'ANSA ha partecipato –. Ci saranno anche sopravvissuti più giovani, alcuni bambini usciti vivi dagli esperimenti del dottor Mengele. Ma l'assoluta maggioranza dei testimoni ha quasi 100 anni. Le loro parole ci guideranno attraverso i ricordi di questo giorno". E nel futuro, chiede un cronista, quando non ci saranno più, si potrà pensare a un'impostazione multimediale del museo? Il direttore replica con garbo e decisione: "Il carattere mistico di questo luogo non va perduto: raccontare l'Olocausto ad Auschwitz non è come raccontarlo negli Usa o altrove. Qui ci sono le impronte", vanno tutelate. Per le celebrazioni sono annunciate le delegazioni di 38 Paesi: per l'Italia ci sarà il presidente supplente della Repubblica Pietro Grasso.
   

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