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Calciomercato in mirino GdF, indagato 'superagente'

Pm Milano accusano Ramadani, 'sistema evasione su commissioni'

Un nuovo caso di presunta esterovestizione societaria finisce nel mirino della Procura di Milano. Questa volta però non riguarda i colossi del web, ma il mondo del calcio con il classico schema di una "stabile organizzazione occulta" in Italia creata per aggirare il fisco e trasferire i soldi all'estero. Stamane i militari del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, coordinati dal pm milanese Giovanni Polizzi e dall'aggiunto Maurizio Romanelli, hanno effettuato perquisizioni nei confronti di Pietro Chiodi, agente sportivo titolare dell'omonima società e indagato assieme a Fali Ramadani, il procuratore macedone tra i cinque più potenti al mondo ed il numero uno dell'agenzia irlandese Lian Sports Group. Le Fiamme Gialle inoltre si sono recate nelle sedi di 11 società di serie A e B, non indagate, ossia Juventus, Torino, Milan, Inter, Verona, Spal, Fiorentina, Cagliari, Roma, Napoli e Frosinone, con una richiesta di consegna di documenti per far luce su presunte irregolarità legate alle commissioni per le mediazioni nella compravendita di calciatori, tra cui quella di Miralem Pjanic, la cui cessione dalla Juventus al Barcellona, come già rivelato da una fonte della Covisoc all'ANSA, era finita nel mirino dell'organismo che monitora la situazione economico-finanziaria dei club per la Federcalcio sempre riguardo alle plusvalenze.

Nel mirino degli inquirenti anche il passaggio di Federico Chiesa dal club ora guidato da Rocco Commisso a quello della famiglia Agnelli e poi anche l'operazione che riguarda il portiere neroazzurro Samir Handanovic. I reati ipotizzati nella indagine avviata dopo una segnalazione antiriciclaggio dell'Uif, organismo della Banca d'Italia, e indagini che hanno individuato flussi finanziari transnazionali, sono omessa presentazione della dichiarazione dei redditi dal 2018 al 2019, reato presupposto del riciclaggio e autoriciclaggio contestati fino al 2021. Come si legge nel capo di imputazione Ramadani, tramite una "stabile organizzazione occulta" operativa nel nostro Paese e "attiva nel settore della mediazione sportiva" avrebbe occultato ovvero trasferito i proventi dell'evasione fiscale "su rapporti bancari accesi presso istituti di credito italiani ed esteri a nome di società" di diritto estero a lui riconducibili e con sede a Dublino, Malta, Gran Bretagna e Bulgaria, tra cui Primus Sports Consultancy Limited, Lian Sports Limited, Lanigam Management Ltd e altre. Al momento, secondo inquirenti e investigatori, il superprocuratore avrebbe nascosto all'erario circa 7 milioni di 'fee' sulle operazioni, una cifra provvisoria che potrebbe lievitare anche di parecchio dopo l'analisi di tutti i contratti di cessione di campioni e di atleti di medio e basso livello raccolti con l'operazione di oggi e che dovrebbe andare avanti per qualche giorno.

Si tratta di "pagamenti disposti in favore di Ramadani", della sua galassia e dei procuratori, ritenuti 'teste di legno' con cui ha collaborato e finiti in particolare su due conti correnti aperti in una filiale milanese di una banca internazionale, uno intestato alla Primus Sports Consultancy Limited e l'altro direttamente al procuratore, e su altri conti accesi da lui e dalla Primus Sports in un istituto di credito italiano. L'indagine vuole anche far luce sulla 'rete Ramadani': infatti sono stati acquisiti copia di tutti i documenti sui "rapporti economico-commerciali", dal 2018 in avanti, che lui, le sue società e gli altri agenti con cui è collegato - oltre a Chiodi si contano Victor Kolar, Plamen Peychev, Tomislav Erceg e Alessandro Pellegrini- hanno avuto con gli 11 undici club e le "caselle di posta elettronica" alla ricerca dei messaggi scambiati tra lui e la sua 'cerchia' e i dirigenti e i responsabili delle squadre. Accertamenti da effettuare nella messaggistica con una ricerca per "parole chiave". L'indagine che oggi ha portato al blitz è diversa da quella della Procura di Torino sulla Juventus ed è invece collegata con una avviata in Spagna - ci sono contatti tra i magistrati requirenti dei due Paesi- e che ora è già arrivata a processo.

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