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'Per non essere mai più sole', la lotta alla violenza passa dalla memoria

A Verona un convegno che rievoca il processo per stupro che segnò la storia con una straordinaria mobilitazione. Filippini: 'Un evento costruito allungando lo sguardo dal passato al presente'

Un filo rosso lungo 45 anni. E' quello della memoria, arma fondamentale per continuare la lotta contro la violenza sulle donne. Prende le basi da questo importante concetto il convegno, promosso dall'Università di Verona in collaborazione con la Società italiana delle Storiche, dal titolo 'Per non essere mai più sole' che prevede anche la rievocazione del processo per stupro a Verona che nel 1976 vide la mobilitazione delle donne a sostegno della giovane vittima, con la richiesta che, per la prima volta nella storia italiana, il dibattimento fosse a porte aperte.

Fu un momento centrale nella storia della legislazione sulla violenza sulle donne che, all'epoca, era ancora incentrata sul codice Rocco che inquadrava la violenza carnale non come un delitto contro la persona ma contro la morale. La mobilitazione aveva come obiettivo non solo quello del sostegno alla vittima ma anche quello di evitare che il processo, come purtroppo accade talvolta ancora oggi, si trasformasse per lei in una seconda violenza.

"Questo  sarebbe probabilmente successo  - sottolinea in un articolo sul 'Manifesto' Maria Nadia Filippini promotrice del convegno - se non fossimo stati a un anno dal delitto del Circeo, in una fase di crescita e di grandi manifestazioni del movimento femminista, se la vittima, pur giovanissima, non fosse stata coraggiosa e determinata e se il movimento femminista veronese non avesse deciso di fare su questo e con lei una grande battaglia". Una battaglia combattuta dentro l'aula da Tina Lagostena Bassi e Maria Magnani Noya, come avvocate della parte civile, e fuori dall'aula dalle manifestazioni di gruppi ed associazioni femministe con centinaia di persone scese in piazza.

Per tenere viva la memoria di quei giorni e riannodare il filo di una battaglia purtroppo attualissima come testimoniano i continui episodi di violenza e femminicidio di cui sono piene le pagine di cronaca al convegno saranno presenti testimoni dell'epoca ma anche giovani universitarie. "E' un evento costruito allungando lo sguardo dal passato al presente", sottolinea Filippini, già docente di storia delle donne all'università Ca' Foscari di Venezia e socia fondatrice della società delle storiche. Il programma vede, accanto alla sua relazione, gli interventi della storica Paola Stelliferi (Università Roma3), della ex senatrice Tiziana Valpiana e degli avvocati Vincenzo Todesco e Cinzia Mazzi, coordinati da Simona Feci dell’Università di Palermo.

A sottolineare la continuità dell’impegno delle donne veronesi nella lotta contro la violenza sessuale e ad illustrare le maggiori iniziative e i più importanti servizi presenti in città, saranno l’Assessora alle Pari Opportunità Francesca Briani (responsabile del servizio comunale antiviolenza P.E.T. R.A- Pratiche Esperienze Teorie Relazioni Antiviolenza), Marisa Mazzi, di Isolina e…, Associazione per la prevenzione del femminicidio, Giulia Siviero di “Non una di meno”. Concluderà i lavori la senatrice Valeria Valente, Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio.

L’appuntamento sarà accompagnato dalla lettura di documenti, recitati da Sara Bigardi e Laura Pece, e da canzoni femministe con Grazia De Marchi e Deborah Kooperman alla chitarra.

"Quarantacinque anni dopo - sottolinea Filippini - son convinta che la conoscenza della storia delle battaglie delle donne sia fondamentale, sia uno dei modi attraverso i quali lottiamo, altrimenti si torna indietro: non si può credere che sia tutto acquisito o arrivato dal cielo. La lotta contro la violenza deve fondarsi sull’educazione dei giovani, non solo sulla denuncia o l’aiuto alle donne violentate e maltrattate (per quanto importante questo sia). Bisogna cercare di modificare gli stereotipi di genere e la cultura maschilista che vi sta a monte. Per questo è necessaria una grande “mobilitazione educativa”, che coinvolga tutti gli enti di formazione, tutti gli ordini di scuola. Occorre partire dei ragazzi e dalle ragazze per cambiare una cultura ancora profondamente radicata e purtroppo diffusa anche nei mass media".

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