Harry rompe il silenzio: "Amo il Regno ma non avevamo altra scelta"

Il principe: "Ecco la mia verità"

Lifestyle People
Chiudi Prince Harry (ANSA) Prince Harry

"Il Regno Unito è la mia casa e un luogo che amo. Questo non cambierà mai, ma io e Meghan non avevamo altra scelta": il principe Harry rompe il silenzio dopo giorni di fibrillazioni e l'annuncio della loro rinuncia al titolo di altezze reali. Lo ha fatto a Londra durante un evento di beneficenza per l'associazione Sentebale, fondata dallo stesso Harry e dal principe Seeiso del Lesotho nel 2006 in onore di Diana allo scopo di perpetuare il suo aiuto ai malati di Aids e Hiv. Lo riferisce Skynews. 

"Prima di iniziare - ha esordito il duca di Sussex parlando per la prima volta dopo che ieri Buckingham Palace ha accolto la decisione di rinunciare al titolo dettando le condizioni del loro nuovo status - devo dire che posso solo immaginare quello che potreste aver sentito o forse letto nelle ultime settimane. Per questo voglio che ascoltiate da me la verità, per quanto posso condividere. Non come un principe, un duca, ma come Harry, la stessa persona che molti di voi hanno visto crescere negli ultimi 35 anni, ma con una prospettiva più chiara". "Sono cresciuto sentendo il sostegno di molti di voi - ha detto rivolgendosi ai sostenitori dell'ente benefico - e vi ho guardato mentre accoglievate Meghan a braccia aperte vedendomi  trovare l'amore e la felicità che avevo sperato per tutta la vita. Alla fine, il secondo figlio di Diana si era fatto impalmare, evviva!. So anche che mi conoscete abbastanza bene da confidare nel fatto che la donna che ho scelto come moglie abbia i miei stessi valori. E' così, ed è la stessa donna di cui mi sono innamorato".

"Entrambi facciamo tutto il possibile per onorare la bandiera e svolgere i nostri ruoli per questo Paese con orgoglio. Dopo sposati, Meghan e io eravamo eccitati, fiduciosi ed eravamo qui per servire - ha proseguito - . Per tutte queste ragioni mi dà molta tristezza che siamo arrivati a questo punto. La decisione che ho preso per me e mia moglie di fare un passo indietro non è una decisione presa alla leggera. Ci sono stati molti mesi di discussioni, molti anni di battaglie. So che non avevo sempre ragione, ma al punto in cui eravamo, non c'era davvero altra opzione".

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA Leggi l'articolo completo




Blue Monday, tristezza non ti temo. Ecco perchè

Coltivare gratitudine e felicità, questi ed altri rimedi

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi Una donna con aria malinconica foto iStock. (ANSA) Una donna con aria malinconica foto iStock.

Blue Monday, il terzo lunedì di gennaio, quest'anno il 20 gennaio: è il giorno più malinconico e triste dell’anno. Le sue origini risalgono ai primi anni 2000, per opera di Cliff Arnall, uno psicologo dell'Università di Cardiff, che lo ha teorizzato mischiando psicologia e matematica. Il Blue Monday è stato calcolato prendendo in considerazione una serie di variabili, tra cui: il meteo, i sensi di colpa, ma soprattutto la difficoltà di riprendere la routine a pieno regime avendo alle spalle le vacanze di Natale e vedendo quelle estive come lontanissime. Da qualche anno se ne parla moltissimo: c'è chi consiglia come antidoto di  fare il back up fotografico ai ricordi, chi lo combatte con i cibi del buonumore, chi va al lavoro con il cane.
Al di là della giornata è questo un periodo di malinconia, si parla infatti di Winter Blues perchè siamo nel pieno dell'inverno, all'inizio di un nuovo anno e già con l'ansia di come andrà. Gli psichiatri parlano di disturbo affettivo stagionale (SAD) che riguarda quelle persone che hanno un serio cambiamento d'umore al cambiare delle stagioni, in particolare quella invernale. E allora facciamo i conti con questo stato d'animo che sbanda sul negativo e affrontiamolo. “La tristezza per ciascuno di noi ha un’accezione diversa. Le emozioni negative possono, infatti, scaturire da situazioni differenti, ma in ognuna di esse - se ben guidati - è possibile trovare un lato positivo per trasformarle in opportunità”, spiega Francesca Zampone, Life Coach e Fondatrice dell’Accademia della Felicità, che con Wiko riflette sul tema.

Ecco alcuni spunti per combattere il mood Blue Monday / Winter Blues

1) La solitudine può essere una risorsa. Stare da soli vuol dire mettersi in ascolto di sé, delle proprie emozioni, del proprio mondo interiore. È un modo per poter riconoscere i propri bisogni e non cadere in una serie di dipendenze, soprattutto emotive: dal partner, dagli amici, da una figura di riferimento. Proprio per questo imparare a stare da soli è un passo importante verso la costruzione di un’autostima solida. “Riempite” i momenti di solitudine con quello che vi piace, ad esempio coltivando nuove passioni e dandovi “appuntamenti regolari” con voi stessi. È una chance preziosa per trascorrere un po’ di tempo in compagnia della persona più importante della vostra vita: voi stessi.
2) Riformulate i vostri buoni propositi. Se gli obiettivi fissati a inizio anno iniziano già a tentennare, provate a riformularli. Provate a dire non quello che volete fare (andare in palestra, dimagrire, imparare l’inglese ecc.) ma come vi volete sentire (in forma, competenti sul lavoro ecc.). Partendo dalle sensazioni che si vogliono provare, sarà più facile trovare il “modo giusto” per ottenerle. Gli obiettivi che riusciamo a raggiungere sono solo quelli che ci interessano veramente, non quelli ritenuti “socialmente accettabili”.
3) Coltivare “la gratitudine” per vedere sempre il bicchiere mezzo pieno. Quando siamo tristi tendiamo a concentrarci sulle nostre mancanze e non siamo obiettivi. Un esercizio semplice, ma molto efficace per apprezzare i lati positivi della vita è quello di provare a scrivere ogni sera da 3 a 5 motivi, piccoli o grandi, per cui vi sentite grati. Con questa nuova abitudine, a furia di scriverle vi renderete conto che nella vita ci sono già tante cose belle. 
4) La felicità è adesso! Scegliete di essere felici ora: i problemi e gli inconvenienti sono all’ordine del giorno perché essenzialmente la vita perfetta non esiste. Se continuate a ripetervi “sarò felice quando…” la felicità non arriverà mai. La felicità è una scelta e dovete scegliere se la volete perseguire a prescindere da tutte le variabili che vi circondano.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA Leggi l'articolo completo

Terra delle diseguaglianze: Paperoni sono più ricchi di 4,6 mld di persone

Rapporto Oxfam alla vigilia di Davos. Italia Paese bloccato, 1% ricchi possiede quanto 70% più poveri

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi Otto uomini più ricchi del mondo : Microsoft founder Bill Gates, Spanish Inditex fashion founder  Amancio Ortega, Warren Buffett, Carlos Slim (Telmex); Amazon CEO Jeff  Bezos, Mark Zuckerberg (Facebook) Larry Ellison (Oracle), Michael  Bloomberg. (ANSA) Otto uomini più ricchi del mondo : Microsoft founder Bill Gates, Spanish Inditex fashion founder Amancio Ortega, Warren Buffett, Carlos Slim (Telmex); Amazon CEO Jeff Bezos, Mark Zuckerberg (Facebook) Larry Ellison (Oracle), Michael Bloomberg.

Una "terra delle diseguaglianze", in cui un'élite di 2.153 Paperoni mondiali è più ricca di 4,6 miliardi di persone, e in cui "la quota di ricchezza della metà più povera dell'umanità, circa 3,8 miliardi di persone, non sfiora nemmeno l'1%".

E' l'allarme sulla diseguaglianza globale che Oxfam lancia nel suo rapporto 'Time to Care' alla vigilia del World Economic Forum a Davos. Una situazione che tocca anche l'Italia, dove, a metà 2019, la quota di ricchezza in possesso dell'1% più ricco superava la quota del 70% più povero. Un "Paese bloccato", come lo disegna l'organizzazione non governativa, dove l'ascensore sociale è fermo: "ci vorrebbero - scrive Oxfam - cinque generazioni per i discendenti del 10% più povero per arrivare a percepire il reddito medio nazionale". E' così che "le diseguaglianze si perpetuano" da una generazione all'altra.

E' in questo scenario che Oxfam rinnova il suo appello: "solo politiche veramente mirate a combattere le disuguaglianze potranno correggere il divario enorme che c'è fra ricchi e poveri. Tuttavia, solo pochissimi governi sembrano avere l'intenzione di affrontare il tema", dice Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia.

Disuguaglianze che continuano a crescere, se della ricchezza globale creata in un anno il 58% è andato all'1% più ricco. Se i 2.153 miliardari della lista Forbes 2019 hanno in mano l'equivalente di ciò che ha il 60% della popolazione mondiale. Globalmente, il fenomeno è esacerbato dal gender gap: gli uomini, nel 2018, possedevano "il 50% di ricchezza in più rispetto a quella posseduta dalle donne", spesso ancora relegate all'accudimento di figli o familiari. In Italia, ancora nel 2018 la quota delle donne che non avevano mai lavorato, per prendersi cura dei figli, era pari all'11,1% (3,7% la media europea). E pesa l'abbandono scolastico, dove Oxfam lancia un ulteriore allarme: "nel confronto europeo, nel 2018, l'Italia si trovava in quart'ultima posizione" ponendosi accanto a Spagna, Malta e Romania per l'incidenza degli abbandoni scolastici che condizionano le opportunità di benessere.
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA Leggi l'articolo completo

Oxfam, ricchezza uomini è 50% in più di quella delle donne

In Italia madri senza lavoro all'11,1% contro il 3,7% Ue

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi null (ANSA) null

Un mondo in cui il global gender wealth gap resta molto ampio, con gli uomini che, nel 2018, possedevano "il 50% di ricchezza in più rispetto a quella posseduta dalle donne". Sulle cui possibilità reddituali pesa notevolmente la necessità, per il 42% delle donne su scala globale, di occuparsi, gratuitamente, di figli e altri familiari: "il valore monetario annuale del lavoro di cura non retribuito svolto dalle donne nel mondo è stimato intorno a 10.800 miliardi di dollari, tre volte il valore del mercato globale dei beni e servizi tecnologici".

E' la fotografia sullo stato della diseguaglianza che Oxfam lancia alla vigilia del World Economic Forum a Davos. E l'allarme riguarda da vicino l'Italia, dove ancora nel 2018 la quota delle donne che non avevano mai lavorato, per prendersi cura dei figli, era pari all'11,1% (3,7% la media europea), con un tasso di occupazione delle madri fra i 25 e i 54 anni d'età al 57%, contro il 72,1% delle donne nella stessa fascia d'età senza figli. 
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA Leggi l'articolo completo

Harry e Meghan non più altezze reali. Punto per punto l'accordo con la Regina

Trovato accordo, i duchi di Sussex non riceveranno più fondi pubblici

Lifestyle People
Chiudi Harry e Meghan rinunciano ai titoli di altezze reali (ANSA) Harry e Meghan rinunciano ai titoli di altezze reali

Il prezzo della libertà, punto per punto, nell'accordo raggiunto fra i duchi di Sussex e Buckingham Palace. Harry e Meghan non saranno più 'membri attivi' della famiglia reale e per questo dovranno rinunciare all'utilizzo del titolo di altezze reali, nonchè a ricevere fondi pubblici. E si impegnano anche a restituire quei 2,4 milioni di sterline di denaro dei contribuenti utilizzati per ristrutturare Frogmore Cottage, che resterà comunque la loro residenza nel Regno Unito.
    Una questione di giorni e non settimane, si era detto, per trovare la quadra dopo che Harry e Meghan avevano manifestato il desiderio di fare un passo indietro rispetto ai loro impegni nell'ambito della famiglia reale. E così è stato: a pochi giorni dal 'summit di Sandringham' in cui la regina Elisabetta II aveva acconsentito a rispettare la volontà del nipote, la sovrana scrive un'altra pagina di storia del suo lungo regno e detta le regole del 'passo indietro' senza precedenti voluto dal più piccolo dei figli di Carlo e Diana.
Dopo "molti mesi di conversazioni e discussioni più recenti" la regina si è detta "lieta di aver trovato insieme una via costruttiva e di sostegno per mio nipote e la sua famiglia" recita un comunicato diffuso da Buckingham Palace che di fatto illustra la nuova vita dei duchi di Sussex, così come emerge adesso dopo il certosino lavoro affidato ad esperti e consiglieri di corte.
Quindi per ordine: la coppia "non utlizzerà più il titolo di altezze reali in quanto non sono più membri attivi della famiglia reale", si legge, ma resteranno i Duchi di Sussex. "Non riceveranno più fondi pubblici per impegni reali" e "non rappresenteranno più formalmente la regina".
    Sono i punti principali del 'nuovo corso' in vigore a partire dalla prossima primavera. Ma nel comunicato c'è anche - e di nuovo - quel tocco personale che Elisabetta II sembra aver voluto riservare a questa vicenda e, forse, a un nipote per cui ha da sempre avuto un debole. "Harry, Meghan e Archie saranno sempre amati membri della mia famiglia - si legge - Riconosco le difficoltà cui hanno dovuto far fronte a causa della pressione negli ultimi due anni e sostengo il loro desiderio per una vita più indipendente".
Poi un pensiero anche per Meghan: "Voglio ringraziarli per tutto il loro lavoro zelante nel Paese, nel Commmonwealth e oltre. Sono particolarmente orgogliosa di come Meghan sia diventata così velocemente parte della famiglia".
    Quindi l'augurio per il futuro: "E' nelle speranze di tutta la mia famiglia che l'accordo di oggi consenta loro di costruire una felice e pacifica nuova vita".
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA Leggi l'articolo completo

Lo shopping 2020 sarà ultra personalizzato

Dopo Alexa anche il sushi è digitalizzato. Ma c'è anche trend "off" per uscire dal digitale

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi Sushi Singularity, ideato dai designer. Report Euromonitor (ANSA) Sushi Singularity, ideato dai designer. Report Euromonitor

Dopo le casse smart che rispondono ad ogni nostra domanda e imparano a conoscerci, anche sushi e sashimi saranno cucinati con i nostri ingredienti preferiti, senza sostanze a cui siamo intolleranti o allergici e perfino tarati sulla nostra dieta. Accade a Toxyo dove si attende l’apertura del primo e più futuristico ristorante che ci sia sulla terra, il Sushi Singularity, progetto di Open Meals company specializzata in produzione di ‘cibo digitalizzato’ . In nome di un servizio altamente personalizzato, una piattaforma digitale analizzerà i campioni biologici dei clienti (che li invieranno prima del pasto) per valutare le loro esigenze nutrizionali. Questi dati biometrici saranno usati per informare anche quali sostanze nutritive sono comprese nelle singole porzioni di sushi che verrà servito loro. Le pietanze saranno stampate con stampante 3D in grado di dosare i singoli ingredienti scelti e sfornare bocconcini eleganti, anche quadrati, esteticamente perfetti.
Il mondo digitale lancia beni e servizi una volta inimmaginabili e ci permette anche di difenderci dalla stessa tecnologia, se la riteniamo eccessiva, ad esempio indossando un paio di occhiali in grado di bloccare ogni tentativo di riconoscimento facciale digitale. Siamo ad una nuova evoluzione dello shopping che, grazie alla tecnologia, agli algoritmi e allo scambio di dati personali, si farà ancora più personalizzato. Inclusa la possibilità di uscire dallo scambio e ritornare i modalità ‘off’, cioè anonimi e, perfino, decidere di vendere in prima persona i propri dati. Segnala il fenomeno Euromonitor International nel nuovo report globale ‘Top 10 Global Consumer Trends’.
“Grazie all'intelligenza artificiale, Alexa sarà una voce più frequente nel prossimo anno, assistenti virtuali, dispositivi intelligenti, chatbot e applicazioni basate sull'intelligenza artificiale stanno penetrando nelle attività aziendali, nella logistica della catena di approvvigionamento e nella vita dei consumatori. Le aziende si stanno muovendo oltre le capacità umane, creando opportunità di crescita sostenibile con la tecnologia per semplificare la vita, - spiegano gli analisti Euromonitor. – Stiamo iniziando ad accettare che determinati compiti possano essere eseguiti con l’aiuto di robot e che lo shopping sia accompagnato da assistenti virtuali che ci facilitino le scelte, piuttosto che da fare soli. Sebbene la completa fiducia e l'accesso universale a questi sistemi richiederanno più tempo, stiamo abbracciando l'idea di usare la tecnologia per il nostro benessere, convenienza, comfort e controllo personale, che saranno i grandi temi del 2020”.
La condivisione di pezzetti della nostra vita con algoritmi e sistemi proattivi ad alto contenuto tecnologico farà del 2020 l’anno dello shopping ideale in molti più settori rispetto a quanto non sia stato fatto fino ad oggi. Con la possibilità che, nel caso in cui non si gradiscano algoritmi e sistemi digitali troppo ficcanaso, si possa ritornate anonimi. Non a tutti piace ‘condividere’ pezzetti di vita con robot e algoritmi, - si legge nell’indagine, - La generazione Z ci bada poco ma a dai 30 ai 59 anni il disagio sale al 43 per cento. Dopo i 60 anni si secca oltre il 50% dei consumatori”.
La tecnologia applicata allo shopping terrà sempre più conto di questi disagi e, in nome di una condivisione consapevole e di un maggiore controllo personale, nascono progetti e start-up che creano nuovi sistemi di protezione dai nuovi sistemi di tracciabilità. Nuova l’ideazione di occhiali da sole che garantiscono l’invisibilità digitale, in gradi di proteggere il viso dalla tecnologia per il riconoscimento facciale. Li hanno progettati i ricercatori americani di Reflectacles e sono dotati di lenti che bloccano gli infrarossi per fermare le misurazioni delle fotocamere . Il progetto ha ricevuto il finanziamento di circa 34.000 dollari sulla piattaforma kickstarter e dovrebbero essere pronti entro aprile.
E’ invece nato in Danimarca una sorta di cappellino tecnologico (Alias) da mettere sulle casse smart che sono disseminate nei nostri appartamenti. Il berretto, calzato sugli speakers, blocca l’ascolto e, qualora percepisca l’attivazione degli altoparlanti a nostra insaputa, lancia l’allarme. Il sistema si disattiva con precise parole d’ordine dei proprietari. Spiega Michelle Evans, senior industry manager – digital consumer di Euromonitor: “Lo shopping sta cambiando ancora, in nome di una migliore alleanza fra consumatori e imprese nella condivisione dei dati. Le legislazioni in materia, in particolare il GDPR dell'UE, indicano che l’ago della bilancia penderà sempre di più a favore dei consumatori. Potendo stabilire chi ha accesso ai propri dati, i futuri consumatori avranno più potere di quanto non lo abbiano avuto fino ad oggi nelle transazioni commerciali. Di conseguenza, influenzeranno fortemente il futuro del commercio in tutti i settori industriali”. Probabilmente, si legge nel report, potremo annullare del tutto le esperienze digitali che non desideriamo e ritornare in modalità ‘off’. Precisa Evans: “Si potrà arrivare anche ad uno scambio commerciale in cui gli aggregatori di dati e le aziende potrebbero pagare i consumatori per accedere alle parti delle loro banche dati e ai profili personali”.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA Leggi l'articolo completo

Addio di Gaultier alle sfilate, l'ultima il 22 gennaio

Per stilista non è addio a moda, lavorerò con nuovo concept

Lifestyle Moda
Chiudi Jean-Paul Gaultier to retire (ANSA) Jean-Paul Gaultier to retire

 Un addio alle sfilate considerato da molti prematuro, quello annunciato da Jean Paul Gaultier, considerato l'ex enfant terrible della moda francese, visti i suoi 67 anni, pochi per sottrarsi ai riflettori delle passerelle, troppi per essere considerato ancora un "ragazzaccio". Tuttavia l'iconico designer ha annunciato sui social che quella del 22 gennaio a Parigi, in programma al Théâtre du Châtelet, sarà la sua ultima sfilata di alta moda, dopo 50 anni di carriera, specificando che avrebbe intrapreso un "nuovo progetto" con la sua griffe.
L'annuncio arriva nel mezzo delle settimane della moda, alla vigilia delle sfilate di haute couture francesi. Per questo bisogna ricordare che lo stilista che aveva fatto il suo debutto nel 1970 con Pierre Cardin, è stato una figura chiave nel mondo della moda internazionale, per aver ribaltato i codici dell'abbigliamento sia maschile sia femminile, con ironia e leggerezza, a partire dagli anni Ottanta. Autore di creazioni iconiche come il bustier con coppe coniche indossato da Madonna nei suoi tour degli anni Ottanta, sin dalle sue prime collezioni Gaultier ha avuto il coraggio di mescolare generi, epoche, temi popolari e poesia. Figlio di un commercialista, cresciuto ad Arcueil (Val-de-Marne), vicino a Parigi, lo stilista cominciò a cucire con una anziana sarta giovanissimo. Nel 1970, si propose e venne assunto nella maison di Pierre Cardin. Nel 1976 fondò il suo marchio e arrivò al successo. Dal 2003 al 2010 è stato anche direttore creativo di Hermès. Ma è stato il suo stile dissacrante ad averlo reso una leggenda. E' stato il primo stilista nel 1984 a mettere le gonne all'uomo sostenendo: "Un uomo non dimostra la sua mascolinità con i suoi vestiti, la sua virilità è nella sua testa". Gaultier ha promosso un'idea di bellezza diversa in passerella quando ancora non se ne parlava, ha dedicato una collezione all'abbigliamento degli Inuit e a quello degli ebrei ortodossi.
Nel 2014 aveva chiuso la sua linea di prêt-à-porter, spiegando di volersi concentrare solo sull'alta moda, la stessa con cui aveva conquistato il cuore di molte celebrities, da Madonna (dagli anni Ottanta) alla più recente Kylie Minogue, fino alla regina del burlesque Dita Von Teese, che per lui ha sfilato di frequente. Considerevole anche il lavoro di Gaultier come costumista cinematografico per i costumi de Il quinto elemento, di Luc Besson, Kika, di Pedro Almodovar. Infine, nel 2018 ha presentato il Fashion Freak Show, spettacolo incentrato sulla sua vita che ha debuttato alle Folies Bergère.
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA Leggi l'articolo completo

Zuppa inglese, la torta dei sogni di Fellini

Dolce tradizionale emiliano. Così la sorella Maddalena viziava il maestro

Lifestyle Food
Chiudi Zuppa inglese foto iStock. (ANSA) Zuppa inglese foto iStock.

E'una ricetta classica della tradizione, in voga soprattutto negli anni '50 e '60: è un dolce tipico dell'Emilia Romagna anche se conosciuto ovunque ed è un simbolo di opulenza e golosità. E' la zuppa inglese, il dolce preferito di Federico Fellini, la sua "Torta dei sogni". Non a caso per lunedì 20 gennaio, il giorno in cui il maestro del cinema avrebbe compiuto 100 anni, tra i tanti ricordi, omaggi, festeggiamenti, repliche di capolavori, circo in strada nella sua città - leggi Fellini 100, a Rimini è festa il compleanno lungo un anno - viene offerto in piazza proprio quel dolce, un omaggio godurioso che senza dubbio avrebbe gradito. Lo realizza il pasticcere riminese Roberto Rinaldini e si chiama Zuppa Inglese Fellini 100. Come è questa zuppa inglese? "Rispetto a quella classica, che prevede pan di spagna, crema e cioccolato, tanto sciroppo Alchermes (lo stesso che in Emilia si Usa per 'le pesche') questa è una rivistazione che si ispira alla zuppa inglese che gli preparava la sorella Maddalena: non c'era il cioccolato e sopra era guarnita con una meringa", ha detto Rinaldini a RiminiToday. "Nel mio dolce ci sarà una crema alla vaniglia, e non pasticcera, per renderla più leggera, un pan di spagna preparato con il savoiardo inzuppato nello sciroppo Alchermes aromatizzato agli agrumi. Aggiungerò la pasta sablé così da avere una specie di crostatina, ideale per essere mangiata in piedi o passeggiando. Sopra decorerò con una meringa brulè". E la struttura? "Alta quasi due metri, molto scenografica. Verranno ricordati alcuni suoi film e ci sarà Federico Fellini in 3D. Sulla struttura spazio per 100 monoporzioni del dolce, per i primi cento ospiti, e le altre verranno servite in una coppettina a chi verrà in piazza". Ecco gli ingredienti: circa 150 litri di latte, 150 chili di zucchero e 250 di uova, 500 litri di panna e 150 baccelli di vaniglia bourbon, 40 litri di alchermes, 80 arance non trattate, 200 chili di mascarpone, 30 chili di burro, 30 chili di farina".

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA Leggi l'articolo completo

Cortellesi e Mastandrea, noi genitori tragicomici

Esce Figli, commedia nello spirito di Mattia Torre

Lifestyle Tempo Libero
Chiudi  (ANSA)

 L'orrore delle feste mascherate, dei pediatri guru, delle suocere poco disponibili, delle chat scolastiche, dei pianti dei neonati, del sonno perso, della divisione dei compiti nelle coppie, insomma l'inferno dei 'Figli' da crescere nello spirito di Mattia Torre, l'autore di Boris. Sua infatti questa commedia brillante, in sala dal 23 gennaio in 400 copie distribuite da Vision con protagonisti Paola Cortellesi e Valerio Mastandrea, ma poi firmata da Giuseppe Bonito dopo la sua scomparsa il 19 luglio 2019.
    In 'Figli' la storia surreal-comica di Nicola (Mastandrea) e Sara (Cortellesi), una coppia felice con una figlia di sei anni che entra in un incubo con l'arrivo di Pietro, il secondo figlio. Tutto cambia, non si dorme più, emergono vecchi rancori, i suoceri non collaborano, le babysitter, quelle giuste, non si trovano e anche gli amici possono fare poco in preda spesso alle loro stesse situazioni. Nel film, tratto dal celebre monologo 'I figli ti invecchiano', scritto per Valerio Mastandrea proprio da Mattia Torre, recitano anche tanti altri amici di Mattia Torre: Stefano Fresi, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Andrea Sartoretti, Massimo de Lorenzo, Gianfelice Imparato, Carlo De Ruggeri. Per Paola Cortellesi il film non è solo una storia di figli: "Certo c'è il difficile equilibrio di coppia da mantenere in una lunga relazione, ma Figli è soprattutto un'opera sull'amore. Mi sono ritrovata in tante cose che succedono - aggiunge l'attrice - perché Mattia Torre non racconta solo cose surreali, ma cose vere in maniera surreale". E che il film non sia certo solo un modo per parlare di figli è l'opinione anche di Mastandrea: "Non parla di figli e basta - dice l'attore -, ma piuttosto di come resistere agli urti della vita". Personaggio cult del film, quello interpretato da Stefano Fresi, un amico giornalista di Nicola che vive perennemente frustato dai suoi due figli che si accaniscono sulle sue spalle con i loro tubi di plastica. 
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA Leggi l'articolo completo

Galliano by Maison Margiela lancia la borsa unisex

Si chiama Snatched, omaggio a generazione genderless

Lifestyle Moda
Chiudi  (ANSA)

Il suo nome è Snatched, è la borsa genderless disegnata dal direttore creativo di Maison Margiela, John Galliano, che ha sfilato in passerella a Parigi, in omaggio al gergo di una nuova generazione espressione dei valori di indipendenza, diversità e inclusività.
    Snatched in inglese è un'espressione slang sinonimo di "look impeccabile". Riferito poi alla clutch con angoli asimmetrici, ripiegati come un origami, una chiusura a ribalta e una fascia attraverso cui passare la mano, il nome allude anche al significato più letterale del termine, ovvero "afferrare prontamente un oggetto".
    Snatched è disponibile in due versioni multi funzionali: un formato più grande da portare come pochette o tracolla, e un formato più piccolo da portare come pochette, tracolla o marsupio grazie all'aggiunta di una cintura. 
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA Leggi l'articolo completo

Angelo Cruciani, un italiano nel nuovo talent fashion di Netflix

Al via il 29 gennaio 'Next in fashion' con Alexa Chung

Lifestyle Moda
Chiudi  (ANSA)

Lo stilista Angelo Cruciani è stato scelto per partecipare al talent show di Netflix 'Next in Fashion', condotto da Tan France e Alexa Chung, che debutterà a livello mondiale il 29 gennaio, già tradotto in 14 lingue. La première sarà la prossima settimana a New York, in occasione della fashion week. Il programma, in 10 puntate e con 18 concorrenti, mette in palio 250mila dollari e una collezione su Net-a-Porter. Attivista per i diritti Lgbt, creatore dei flash mob del Gay pride milanese e stilista che con la sua linea Yezael veste star come Ghali e i Maneskin, il 42enne Angelo non nasconde la soddisfazione per la partecipazione al programma. "Non mi aspettavo di essere scelto, hanno fatto prima una selezione tramite i direttori di giornali moda, poi - racconta - un casting durato 6 mesi, ci hanno portato in 28 a Los Angeles, e siamo rimasti in 18, ognuno famoso nel suo Paese ma non altrettanto a livello internazionale. Io non mi aspettavo di entrare perché sono una briciola rispetto agli altri concorrenti e ad altri colleghi italiani che sfilano in calendario e hanno un percorso ben avviato". Per quanto lo riguarda, a Milano "la Camera nazionale della moda non mi vuole in calendario perché sono troppo anticonformista, mi hanno detto - racconta ancora Angelo - che la mia presenza è da pianificare con calma. Ho sfilato a Shanghai, Città del Messico, ma per Milano il mio stile è troppo chiassoso". Se la sua moda nel programma Netflix è stata definita grunge, glamour, rock e fashion, per lui l'importante è "mandare un messaggio, dare un mio punto di vista sul pensiero positivo e credo che questo sia stato un punto forte per la selezione. Per Netflix è importante il mio attivismo sociale e ideologico anche con Amnesty, che patrocina sempre le mie mostre. La mia - sottolinea - è una moda impegnata e non una decorazione, per me devi essere consapevole che quello che appari sei: ogni monaco sceglie suo abito". L'esperienza ad Hollywood, dove il programma è stato registrato nella primavera del 2018, "è stata una delle piccole magie della vita che ti fanno dire 'allora si può sognare', sono andato in maniera semplice, esserci è già stata una vittoria". Nelle 10 puntate da 90 minuti l'una, anche ospiti come Adriana Lima, Beth Ditto e Tommy Hilfiger. "Per natura non sono competitivo, l'esperienza mi ha insegnato che devo esserlo un po' di più, ma spero che il pubblico - auspica Angelo - apprezzi il mio non essere agguerrito". Cruciani, cresciuto nell'entroterra marchigiano, ha vissuto e studiato tra Roma, Milano e Hong Kong e nel 2014 ha lanciato il suo brand Yezael che "prima era un esperimento creativo, ora inizia ad avere una struttura aziendale. Speriamo che il programma mi aiuti a chiudere una trattativa avviata da tempo, ho bisogno - conclude - di diventare maturo anche come azienda"

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA Leggi l'articolo completo

Altaroma al via con cento marchi in ascesa

Fashion week dal 23 al 26 gennaio torna a ex caserma Guido Reni

Lifestyle Moda
Chiudi  (ANSA)

 Ritorno alla ex Caserma Guido Reni, per la nuova edizione della Roma Fashion Week organizzata da Altaroma che vedrà in pedana tra sfilate ed esposizioni un centinaio di marchi in ascesa dal 23 al 26 gennaio. Su questa linea, giunge alla V edizione Showcase, stavolta comprensivo di 56 designer, 14 brand al giorno a rotazione, che presenteranno le loro collezioni in un'esposizione. Da questa edizione Showcase si avvarrà della nuova partnership con Lazio Innova (Regione Lazio) che destinerà ai designer del Lazio servizi di supporto alla crescita. Per Who Is On Next? sfileranno le nuove collezioni di Federico Cina, Jing Yu, Hibourama, Iuri, Maiorano, Nahiot Hernandez e Twins Florence, con i protagonisti dell'edizione di luglio. Il contest ha decretato finora il successo di 150 designer, come Marco De Vincenzo, Stella Jean, Msgm di Massimo Giorgetti, Arthur Arbesser, Benedetta Bruzziches, Max Kibardin, Nicholas Kirkwood, Sergio Zambon. Si consolida la presenza di designer del territorio capitolino con Caterina Moro, Italo Marseglia, Morfosis, Roi Du Lac, Antonio Martino, e Gall che mostreranno le loro collezioni. Debutta Ginevra Odescalchi con un'esposizione al Museo Andersen e torna a sfilare Sylvio Giardina al Guido Reni con la collezione Dark Celebration. Per Rome Is My Runway, format che promuove brand emergenti che hanno partecipato a Showcase, in pedana Asciari, Chiara Perrot, Gentile Catone, Sartoria 74. Per gli atelier sfileranno le collezioni di Sabrina Persechino, Giada Curti (Ht St Regis) mentre Nino Lettieri mostrerà un tableaux vivant a Palazzo Ferrajoli. Il 24 gennaio toccherà alla IV edizione di International Couture Fashion Show, organizzata dall'Istituto Culturale Italo Libanese che sfilerà i marchi Abiddikkia, Barocqo Jewelry, Marcela de Cala, Missaki Couture, Natasha Pavluchenko. Per le scuole debutta l'accademia milanese Naba. Lo Ied Italia presenterà Amphibia, rassegna di fashion film sul tema della sostenibilità realizzati dagli studenti. Saranno presentati inoltrel l'Accademia di Belle Arti di Frosinone, Accademia Di Belle Arti Di Roma, Accademia Costume & Moda, Accademia Koefia, Accademia Moda Maiani. (ANSA).
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA Leggi l'articolo completo

Fellini, quando divenne (quasi) vegetariano per amore di curiosità

Sotto casa a Via Margutta il ristorante storico che lui frequentava

Lifestyle People
Chiudi  (ANSA)

 "Sotto casa di Federico", realizzata dal ristorante il Margutta Veggy Food & Art, proprio a due passi dalla casa romana del Maestro e da lui a lungo frequentato è il titolo di una cena teatrale in omaggio a Fellini, che lunedì 20 gennaio avrebbe compiuto 100 anni. "Fellini non era assolutamente vegetariano - sorride oggi la proprietaria Tina Vannini - Ma al tempo qui vedeva entrare personaggi curiosi: indiani, modelle, stranieri. Così, dovendo a un certo punto mettersi forzatamente a dieta, passò ed entrò". Ne nacque una lunga amicizia e quelle sale divennero per lui un secondo salotto, con un buon Sangiovese camuffato nella teiera e "produttori di tutto il mondo che venivano a mangiare qui con lui pur di parlargli".

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA Leggi l'articolo completo

Tendenze, orgoglio ‘local’, il territorio vince sulla globalizzazione

In calo multinazionali e centri commerciali, la rivincita di artigiani e negozi di quartiere con beni e servizi autentici

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi Euromonitor Lanre Da Silva, stilista couturier della Nigeria con tessuti 'Adire'  autentici, foto tratta da twitter LDAworld (ANSA) Euromonitor Lanre Da Silva, stilista couturier della Nigeria con tessuti 'Adire' autentici, foto tratta da twitter LDAworld

Si ritorna alle radici, almeno quando si sceglie come spendere i propri soldi. Non si compra più a scatola chiusa: non solo vogliamo sapere di più sulla filiera che è alle spalle di un paio di scarpe, di uno snack e una bevanda, di un abito o di un prodotto di bellezza o, ancora, di una vacanza. Ci interessano le radici e la cultura insiti in un prodotto o servizio fatto sul territorio a noi vicino. Non necessariamente che sia fatto nel proprio paese come il made in Italy, sia chiaro, ma nei luoghi di origine quindi che sia autentico. Il crescente bisogno contagia trasversalmente i paesi e le generazioni, in testa la Gen Z ed i Millenials che guardano al valore etico dello shopping. La globalizzazione è costretta alla ritirata?
Le piccole produzioni al posto delle mega fabbriche, le piccole fattorie invece degli allevamenti intensivi, le sarte al posto dei distretti da alto rendimento, i birrifici e le caffetterie di quartiere invece delle company global. L’artigianalità rosicchia fette crescenti di business alle multinazionali. Assisteremo anche alla rivincita dei piccoli commercianti portatori di autenticità e legame col quartiere sui centri commerciali? Lo credono gli analisti di Euromonitor International nel report sui trend dei prossimi anni dal nome inconfondibile 'Proudly local, going global’ in cui si prevede che l’orgoglio locale e il ritorno alle proprie radici diverrà sempre più distinto e rilevante.
Per avere successo bisogna raccontare il valore dei beni e dei servizi sul territorio dicono gli analisti che snocciolano casi emblematici. Non sarà un caso perciò che in Italia ha successo, ad esempio, la Piccola farmacia letteraria, minuscola libreria indipendente di Firenze come i mini birrifici sparsi per la penisola. A Parigi le librerie di nicchia con le recensioni fatte dai librai attaccate sui libri con semplici spilli. A Roma, presso il mercato del quartiere popolare di Testaccio, il chiosco dei panini con l’allesso è affollato a tutte le ore dagli studenti che disertano i fast food. A Milano (e a Londra) le diverse sedi del Caffè Napoli con autentici espressi napoletani schiumosi rubano clienti al global Starbucks. Per non parlare dei coltivatori locali di frutta e verdura che distribuiscono direttamente col 'porta a porta' e delle fattorie delle periferie di molte città della penisola che hanno saputo reinventarsi puntando alle radici ed al rispetto per l'ambiente.
Quale il successo di 'piccoli' imprenditori, artigiani, produttori locali e perfino negozi di quartiere? Essere sensibili all'autenticità, avere una eccellente confidenza con le vendite online ed i social (e un servizio di consegna a casa che riduce i tempi di consegna inquinando molto meno) , assicurano gli analisti. Chi ci riesce inizia a fare gola ai colossi e ai grandi marchi di diversi settori merceologici. Accade così che le multinazionali, dopo i continui attacchi da parte dei consumatori alle produzioni globalizzate che hanno mostrato molte falle soprattutto per lo sfruttamento della manodopera e delle risorse nei paesi più poveri, si appassionano di localizzazione e comprano piccoli birrifici, produttori di cosmetici radicati sul territorio (il fenomeno indie beauty è l'esempio più calzante) o mini fattorie che si sono distinti con brand 'proudly local'.
Si legge nel report che lo shopping locale piace perché supporta la comunità e soddisfa di più gli acquirenti perché dà loro prodotti più ‘vicini’. Oltre il 27% degli intervistati nel Lifestyle Survey 2019 risponde che prova nuovamente a fare shopping nei negozi di quartiere per ritornare alle radici della comunità e l’attaccamento alle radici sale al 32% nel Medio Oriente e in Africa e al 28% nel Nord America. In questi paesi cresce il senso di lealtà verso le comunità e i grandi mool (mega centri commerciali) statunitensi assistono ad un calo di preferenze. “Le persone vogliono connettersi al loro quartiere e supportare i commercianti locali ed indipendenti” ha spiegato Justinas Liuima, analista Euromonitor International.
“I prodotti alimentari e le bevande sono tra le industrie leader di questo fenomeno con l’85% della produzione venduta localmente, - precisa Liumia. – La tendenza local si estende alle strutture e ai processi di produzione. Le mini fattorie che si trovano molto più vicine al consumatore stanno sostituendo le mega fattorie multinazionali, in linea con la maggiore sensibilità della popolazione alle priorità ambientali e alla ritirata della globalizzazione”.
Lo studio elenca fra i fenomeni ‘orgogliosamente’ locali che hanno successo nel mondo come le company africane note per i loro tessuti tradizionali d’autore, come un tipo di seta e cotone ‘Kente’ e i tessuti nigeriani Adir della provincia di Ogun tinti di indaco e riccamente decorati dotati di un sigillo di autenticità ‘Adire Ogun’ che dà al tessuto una forte identità ufficiale e culturale (con tanto di brevetto). A Lagos la stilista Lanre da Silva, couturier della Nigeria, impiega tessuti metallici, pizzi e fantasie Adire. Anche Allbirds, company digitale fondata dall’ex calciatore neozelandese Tim Brown e dall’ingegnere Joey Zwillinger e poi inglobata in una start-up tecnologica californiana , vende in tutto il mondo scarpe sportive, comode e semplici fatte con materiali naturali e local come lana merino (anche italiana), fibre di eucalipto e canna da zucchero.
Anche il turismo sta cambiando e ai classici hotel e guide classiche si affiancano le vacanze vicine ai sentimenti delle popolazioni e alle loro abitudini. L’hashtag #SpendyoursummerinGeorgia calza a pennello con il cambiamento. Nel 2019, ricordano gli analisti Euromonitor, il governo russo annunciò l'intenzione di annullare i voli diretti verso la vicina Georgia e di evacuare i turisti russi a seguito di scontri accaduti avanti al Parlamento della Georgia dove si stava decidendo la scissione di due regioni georgiane. Una campagna, avviata sui social da cinque amiche #spendyoursummerinGeorgia e iniziata come un semplice messaggio inviato ai loro amici stranieri, divenne virale attirando oltre 250.000 turisti in meno di un mese. I visitatori pubblicarono sui social i loro ricordi di queste vacanze raccontando che i locali avevano offerto loro corse gratuite, tour guidate e perfino ospitalità nelle loro case. A questa campagna nata spontaneamente sui social network è seguita anche #spendyourautumninGeorgia.
“I consumatori vogliono connettersi con le tradizioni e la cultura locali. Accada in modo spiccato nei paesi emergenti che stanno divenendo più ricchi e con una classe media emergente forte come l’Africa sub-sahariana e l’Asia orientale. Rifiutano la globalizzazione, non vogliono gli stessi prodotti o marchi di tutti gli altri. C’è il desiderio crescente di connettersi con le radici del mondo, spesso a partire dalla moda, dalla musica e dalla cucina. Questa riconnessione con le proprie origini autentiche è fondamentale. Una occasione da non trascurare da parte dei piccoli produttori, commercianti e anche dalle multinazionali”, si legge nel report.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA Leggi l'articolo completo

Gli slip compiono 85 anni, una storia legata al pudore

Primo modello con apertura a Y esposto a Chicago

Lifestyle Moda
Chiudi  (ANSA)

Agli inizi, come si apprende dalla Bibbia, fu una foglia di fico a coprire i genitali di Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso Terrestre. Primo gesto di pudore conseguente al peccato originale. Poi arrivarono perizomi, braghe e mutande, che gli artisti del Rinascimento cercarono di abolire dai loro dipinti. Ma 85 anni fa, con l'avvento degli slip, in vendita per la prima volta il 19 gennaio da Coopers a Chicago, avvenne la vera rivoluzione. Era il 1935. L'Europa continuava a dimenarsi in ampi mutandoni, quando un modello con apertura a Y viene esposto in una vetrina di Chicago: in pochi giorni vennero venduti 600 pezzi, in tre mesi 30.000. Con la Prima Guerra Mondiale, la penuria di tessuti aveva fatto accorciare le mutante al ginocchio, mentre bottoni e lacci venivano per la prima volta sostituiti da un elastico in vita nel 1918. Il termine inglese slip era apparso nel 1913, ma già nel 1906 era stata pubblicizzata in un catalogo di moda come indumento adatto agli sportivi, una mutanda maschile in maglia, corta e aderente. Nel Regno Unito gli slip furono venduti per la prima volta nel 1938 e presto si arrivò a vendere 3000 paia di slip a settimana. Ma divennero davvero popolari nel 1948, quando ogni membro della delegazione olimpica britannica ricevette un paio di slip gratis. Una più ampia diffusione degli slip in Europa si ebbe invece a partire dal 1967, anno in cui il governo francese autorizzò il passaggio di spot televisivi riguardanti capi di abbigliamento intimo.
    Simil slip femminili erano già conosciuti nel XVI secolo, ma erano considerati poco eleganti sino al XIX secolo, indossati dalle signore poco freddolose. Solo negli anni Venti comparve un tipo di mutandina simile a quelle attuali. Con l'avvento del primo conflitto mondiale la maggior parte delle donne indossava slip, per avere più possibilità di movimento e per assicurarsi protezione con l'accorciarsi delle gonne. Il primo vero slip femminile comparve al Torneo di Wimbledon del 1949, indossato sotto la gonnellina corta da tennis dalla tennista americana Gussie Moran, che vinse il torneo. Da allora lo slip ha conosciuto varianti solo nei tessuti utilizzati: dal cotone si è passati alla microfibra, alla lycra, al poliammide, senza dimenticare i classici seta e nylon. Stilisticamente l'evoluzione degli slip è il tanga, modello nato per i costumi da bagno consistente in un triangolo di tessuto a coprire la parte anteriore da cui parte una striscia sottile di tessuto che entra nelle natiche. Venne avvistato per la prima volta nel 1972 su una spiaggia di Rio de Janeiro addosso ad una bella ragazza. Da non confondere con il perizoma, che è leggermente più coprente e molto più antico, se anche Toutankhamon ne indossava uno. Altra alternativa allo slip femminile è la pudica culotte, che copre fianchi e natiche. O la più moderna 'brasiliana', una via di mezzo tra tanga e slip.
    Gli uomini invece hanno trovato l'alternativa agli slip con i boxer, che apparvero in verità prima, attorno al 1925, quando Jacob Golomb, fondatore della Everlast, lanciò dei pantaloncini sorretti da un elastico per rimpiazzare quelli sorretti da una cinghia di cuoio utilizzati all'epoca dai pugili. Questi pantaloncini, conosciuti come boxer trunks, divennero subito famosi ma vennero in seguito superati in popolarità proprio dagli slip. Intorno al 1947 vi fu di nuovo una certa diffusione ma gli slip riacquistarono subito terreno. Nel 1975, una pubblicità per boxer creò una leggenda metropolitana. Nel catalogo autunno/inverno Sears furono mostrate le immagini in bianco e nero di due modelli che indossavano, rispettivamente, uno slip e un paio di boxer. Una vera esplosione di popolarità dei boxer si ebbe negli anni Ottanta quando il cantante Nick Kamen apparve in uno spot pubblicitario della Levi's Strauss indossandone un paio. Per quanto riguarda gli slip grande scalpore destarono nel 2010 quelli di Kenzo disegnati dall'allora direttore creativo della maison Antonio Marras: in collaborazione con Durex, Marras portò in passerella a Parigi il suo messaggio sull'utilità dell'uso del preservativo per proteggersi dall'Aids, affidato a uno slip appunto, dotato di taschino porta-profilattico. 
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA Leggi l'articolo completo

Sexy e passionale, l'accento italiano piace nel mondo

Ipsos, metà degli italiani vorrebbe liberarsi dell'inflessione

Lifestyle Tempo Libero
Chiudi Una donna italiana al telefono . foto iStock. (ANSA) Una donna italiana al telefono . foto iStock.

Sexy, pieno di passione e professionale: così è visto l’accento italiano all’estero ma quasi la metà degli italiani vorrebbero liberarsi del proprio accento quando parlano una lingua straniera (il 45%, contro il 35% della media), a un 35% non importa e solo il 15% vorrebbe mantenerlo. E la sensazione si acuisce ulteriormente se si parla di carriera. Questo è quanto emerge da un sondaggio globale commissionato da Babbel all’agenzia di ricerca Ipsos. Sebbene gli italiani pensino che un accento straniero sia in generale qualcosa di cui andare fieri (lo pensa il 78%), evidentemente non ci credono quando si parla del proprio. Addirittura la carriera ne può essere influenzata negativamente: lo ritiene il 55% degli intervistati. “Da un punto di vista linguistico, il report è molto interessante. Mostra chiaramente come le persone abbiano sentimenti contrastanti nei confronti del proprio accento”, commenta Alex Baratta, docente di linguistica e comunicazione all’Università di Manchester, in Inghilterra. E aggiunge: “Da un lato infatti sono orgogliosi del proprio accento perché racconta chi sono da molte prospettive diverse, agendo come una specie di “carta d’identità”. Allo stesso tempo, però, hanno paura di essere giudicati negativamente per vari elementi, come etnia o classe. A partire dalla famiglia fino al posto di lavoro, sembra che ci sia un grande desiderio di vivere in una società senza pregiudizi ma anche la consapevolezza che c’è ancora tanta strada da fare.”

I risultati del sondaggio parlano chiaramente: l’accento italiano piace. Contrariamente a quanto pensino gli italiani, gli aggettivi usati per descrivere l’accento del Bel Paese sono “appassionato”, “sexy” e amichevole. I tedeschi sono tra i Paesi che considerano l’accento italiano sinonimo di passione (43%), seguiti dagli inglesi britannici (42%) e dagli americani (40%). Anche se si parla di stile, l’accento italiano fa sempre la sua bella figura: un inglese su tre e un francese su quattro associa l’italiano al buon gusto (il 140% in più della media nazionale rispetto agli altri accenti). Se si considera il panorama internazionale, sono molti gli aggettivi che caratterizzano l'accento italiano: intrigante (dal 18% al 23%, un terzo in più delle medie con cui sono stati “votati” gli altri Paesi), sofisticato (dal 14 al 18%, una volta e mezzo la media dei voti dati agli altri), professionale (con due volte la media internazionale negli Stati Uniti).

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA Leggi l'articolo completo

Chef Bourdain, postumo a ottobre il suo ultimo libro

Lo chef suicida nel 2018 condivide consigli di viaggi e cibi

Lifestyle Food
Chiudi  (ANSA)

L'ultimo libro di Anthony Bourdain, a cui lo star-chef stava lavorando quando quasi due anni fa si è tolto la vita, vedrà finalmente la luce. "World Travel: An Irreverent Guide", una guida illustrata di riflessioni di Bourdain sulle sue mete preferite in tutto il globo, è stato completato da Laurie Woolever, l'assistente storica di Bourdain, mentre il vignettista Tony Millionaire ha curato le illustrazioni di ciascun capitolo.
    L'appuntamento in libreria fissato dalla casa editrice HarperCollins è per il 13 ottobre. "World Travel", oltre ai consigli di Bourdain "su cosa mangiare, dove stare... e in alcuni casi, cosa evitare", raccoglierà testi di membri della sua famiglia e di amici: tra questi il fratello Chris, mentre l'impresario musicale Steve Albini ha curato una guida ai migliori locali di Chicago dove mangiare a buon mercato.
    L'annuncio del libro è arrivato a pochi giorni dalla morte della madre di Bourdain. Gladys Bourdain, 85 anni, era stata a lungo correttrice di bozze al New York Times e in questo ruolo aveva aiutato la carriera del figlio convincendo un redattore, il futuro direttore del New Yorker David Remnick, a pubblicare il primo articolo di Tony.
    La Woolever, che ha lavorato con Bourdain per oltre un decennio e nel 2017 ha scritto con lui "Appetites", aveva raccontato un anno fa alla Cnn il terremoto emotivo provato nel riprendere in mano il libro del maestro: "E' stato terribile tornare a quel manoscritto mentre cercavo di superare il lutto per la perdita della sua gentile, irriverente, sorprendente e brillante esistenza".
    Annunciando l'uscita postuma di World Travel, la Woolever ha commentato che "il libro permetterà ai fan di Tony di continuare a viaggiare sulle sue orme. Dopo essersi formato al Culinary Institute of America, Bourdain divenne famoso nel 2000 con "Kitchen Confidential: Adventures in the Culinary Underbelly", un exposé dietro le quinte del mondo della ristorazione.
    Successivamente era diventato conduttore di programmi televisivi che lo hanno portato a raccontare le tradizioni alimentari di luoghi e popoli diversi: dalle tribù del Borneo alla fibrillazione cosmopolita di Buenos Aires o Shanghai, le foreste della Tanzania e la solitudine del deserto dell'Oman.
    Bourdain, che all'epoca del suicidio era legato ad Asia Argento, si è ucciso nel giugno 2018 mentre girava in Francia un episodio del suo popolare programma per la Cnn "Parts Unknown".
    Lo chef aveva 61 anni e sulle cause del suo gesto nessuno è ancora riuscito a fare completa luce. 
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA Leggi l'articolo completo

Lividi su volti donne potenti, virali i poster choc

Palombo, io il Banksy sociale, ma in Italia non c'è coscienza

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi  (ANSA)

Le protagoniste della politica mondiale ritratte come vittime di violenza, da Angela Merkel a Brigitte Macron, tappezzano i muri di Milano dal 25 novembre, giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne ma ora le opere manifesto dell'artista aleXsandro Palombo hanno preso una nuova eco. Sui poster affissi all'ingresso dell'università degli Studi, sulla facciata del Teatro Lirico e su quella del Litta, lo slogan "Solo perché sono una donna" è accompagnata da frasi come Sono vittima di violenza domestica - Vengo pagata poco - Sono stata violentata. "Le opere sono state realizzate per il 25 novembre, se avessi usato i miei rapporti con i media per renderle note avrei scatenato qualcosa che non volevo, volevo invece vedere - spiega Palombo all'ANSA - come avrebbe reagito la città a quest'opera. Se l'avessi fatta a Londra o Parigi sarebbe stato facile, ma volevo vedere quanto tempo ci metteva qui ad arrivare alla popolarità, ed è accaduto attraverso gli stranieri di passaggio, che l'hanno resa virale". Per lui "era interessante vedere le reazioni delle persone, spesso c'è chi le reputa troppo forti, io - sottolinea - metto solo a nudo la realtà che nessuno vuole vedere, perché viviamo nel mondo social dove è costantemente alterata: ti posti a petto nudo su Instagram e sei bellissimo, poi magari hai appena pestato la tua compagna, basta vedere cosa è successo al Grande Fratello. Io con il mio lavoro ti porto la realtà e ti dico: questo è il mondo dove viviamo".
Alexsandro, 46enne pugliese con un passato come stilista, da un decennio fa arte a favore dell'inclusione e della parità di genere. "Sono stato il pioniere, nessuno - dice - all'epoca parlava di questi temi, che non vanno trattati con leggerezza, con il marketing, io cerco di creare un percorso sociale, Banksy lo fa con la politica, io con le tematiche sociali e oggi le mie opere sono iconiche e conosciute in tutto il mondo". Eppure in Italia, le sue opere sono state notate dopo quasi due mesi: "non mi interessa essere profeta in patria, l'arte sociale è sdoganata a livello mondiale, mentre noi - riflette - siamo fermi al Rinascimento e per questo fuori dal mercato". Ma non è solo questo, per Palombo, il motivo di questa attenzione a scoppio ritardato: "sulle tematiche sociali in Italia c'è pochissima coscienza sociale". Dopo aver esposto in mezzo mondo, Palombo ha deciso di fare qualcosa a Milano: "abito qui da anni e ho voluto fare un regalo alla città, senza il coinvolgimento di nessuno, in piena libertà. Ora però chiedo al sindaco Sala di prendere le opere esposte di fronte al Teatro Litta e di salvarle prima che i galleristi milanesi se ne approprino, sarebbe un gesto importante per la città e per l'arte". Le donne della politica non sono le prime ritratte come vittime di violenza: sono del 2015 Madonna con il volto tumefatto e Angelina Jolie con un occhio pesto. "Al tempo - racconta Alexsandro - la Jolie era ancora sposata con Brad Pitt, che si arrabbiò moltissimo e mi chiese di ritirare le opere, io risposi di no e, nonostante lui volesse farmi causa, lei capì il valore artistico della serie e lasciarono perdere". Le celebrità erano state scelte "per rompere il muro del virtuale in cui tutti si costruiscono un'identità parallela a quella reale. Il messaggio era che la vita non è una favola se rompi il silenzio". Con le donne della politica "faccio un passo avanti, il messaggio è: "attenzione: i primi a usare la violenza sono gli uomini di potere", come dimostrano gli attacchi alla Ocaso o a Brigitte Macron". E a chi lo accusa di essere troppo forte, Palombo risponde così: "io ho solo fermato il tempo in cui viviamo, se gli storici guarderanno queste opere tra 100 anni, ci troveranno ciò che ci circonda ogni giorno".

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA Leggi l'articolo completo

Whitney Houston entra in Rock and Roll Hall of Fame

Anche Depeche Mode, The Doobie Brothers, The Notorious B.I.G.

Lifestyle People
Chiudi  (ANSA)

Whitney Houston entra nella Rock and Roll Hall of Fame. Lo ha deciso una giuria internazionale composta da oltre mille artisti. Con lei anche i Depeche Mode, The Doobie Brothers, Nine Inch Nails, The Notorious B.I.G. e T-Rex. La cerimonia di ammissione si terrà a Cleveland in Ohio il prossimo due maggio e sarà trasmessa dal vivo da Hbo.
    Tra gli artisti che sono stati nominati, ma che non entreranno nella Hall of Fame, Benatar, Judas Priest, Kraftwerk, Dave Matthews Band, MC5, Motorhead, Rufus and Chaka Khan, Todd Rundgren, Soundgarden e Thin Lizzy.
    "Siamo incredibilmente onorati - hanno detto i Depeche Mode in un comunicato - di essere stati ammessi nella Rock and Roll Hall of Fame e di essere al fianco di altri incredibili performers nella Rock Hall e di quelli che uniranno quest'anno.
    Un immenso grazie va a chi ci ha sostenuti negli anni, sono stati loro a renderlo possibile".
    Per entrare nella Rock and Roll Hall of Fame bisogno aver pubblicato un album almeno 25 anni prima dell'anno in cui si viene nominati. Il Rock and Roll Hall of Fame and Museum è un museo che si trova a Cleveland ed è dedicato alla memoria di alcuni tra i più importanti e influenti artisti, produttori, ingegneri del suono e personalità che hanno influenzato l'industria musicale. 

- Leggi anche la migliore amica di Whitney Houston rivela il loro amore

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA Leggi l'articolo completo

Alla scoperta della montagna, una tre giorni solo per donne

Tra scialpinismo e freeride, dal 6 all'8 marzo in Trentino

Lifestyle Tempo Libero
Chiudi  (ANSA)

Cascate di ghiaccio e boschi di larici, cucina tipica, prodotti locali e a km 0. Un maso con vista sull'anfiteatro naturale della Valle di Valorz, in Trentino. È questa la cornice in cui si svolgerà il primo meeting nazionale di scialpinismo e sicurezza in montagna tutto al femminile, in programma dal 6 all'8 marzo.
    Il gruppo di partecipanti, alle quali è richiesta una conoscenza base, praticheranno scialpinismo e freeride, non prima di aver ascoltato - all'ora dell'aperitivo - una esperta guida alpina che spiegherà loro come pianificare al meglio le uscite e consiglierà l'equipaggiamento necessario.
    Dalla Val di Sole si affronteranno due escursioni altamente panoramiche di grande soddisfazione in due gruppi montuosi vicini ma differenti: Ortles-Cevedale e Adamello Presanella.
    Il primo giorno si affronterà l'uscita al Monte Sole in compagnia delle Guide Alpine del Trentino: su un tracciato non troppo difficile tecnicamente, sarà possibile migliorare le varie tecniche di salita e discesa nello scenario della Val di Rabbi, nel Parco Nazionale dello Stelvio. Lungo il percorso, durante il quale è prevista una sosta nel piccolo centro benessere Malga Monte Sole Alta, sono previsti diversi momenti formativi con un istruttore del Soccorso Alpino Trentino su sicurezza in montagna e prove pratiche di ricerca soccorso in valanga.
    L'8 marzo è prevista la discesa del ghiacciaio del Pisgana in Adamello, una delle più belle discese delle Alpi, inserita in un ambiente solitario e selvaggio, con oltre 2.000 metri di dislivello in discesa, preceduti da una salita di circa 500 metri da fare con le pelli di foca.
    La tre giorni di 'Skialp & Safety Camp - Donne di Montagna' è un'occasione non solo per conoscere meglio la montagna, ma anche per dedicare del tempo a coltivare le proprie passioni e la socialità fra donne.
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA Leggi l'articolo completo

Hugo, capsule unisex ispirata a David Bowie

Copertine albume e slogan del Duca Bianco su T-shirt e accessori

Lifestyle Moda
Chiudi  (ANSA)

 Hugo (gruppo Hugo Boss) lancia la capsule uomo e donna Hugo loves Bowie, che rende omaggio e s'ispira al mitico David Bowie e al suo stile inimitabile. La collezione combina T-Shirt e accessori che raffigurano le copertine degli album del Duca Bianco e gli slogan che hanno fatto la storia della musica. "David Bowie era uno spirito ribelle che viveva la vita a modo suo" afferma lo stilista Bart de Backer. "Questa capsule è un'opportunità per celebrare l'influenza che ha avuto e i valori che condividiamo".
    La Berlin Trilogy, ossia i tre album ispirati alla capitale tedesca, composta dagli album Low, Heroes e Lodger, è citata in tutta la capsule. La felpa, creata per omaggiare l'album del 1977 Heroes, presenta le fotografie di Bowie scattate per la copertina dell'album da Masayoshi Sukita. Lo slogan Tomorrow belongs to those who can hear it coming, utilizzato per promuovere l'album, è stampato su accessori e T-Shirt. 
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA Leggi l'articolo completo

L'uomo Valentino romantico ha un fiore sul cappotto

Collaborazione con Onitsuka Tiger per rilettura sneaker icona

Lifestyle Moda
Chiudi  (ANSA)

 La nuova collezione maschile di Valentino che ha sfilato a Parigi decreta il trionfo del cappotto e il ritorno a uno stile decisamente romantico per un uomo delicato, che osa mettere il soprabito scuro, con una peonia gigante dipinta e cucita in 3D su un lato, oppure la camicia candida con una enorme rosa colorata. Sono le immagini floreali di Inez e Vinoodh cucite sui capi, e le parole sentimentali di Melanie Matranga (need) ingrandite su tutte le superfici fino a diventare segni e astrazioni. Ma il direttore creativo della maison, Pierpalo Piccioli avverte che "il significato del romanticismo oggi è mutato. Lo è in particolare per gli uomini, che si sono evoluti da modelli imposti per quel che riguarda il loro apparire e il loro sentire. Nuovi contesti creano nuovi significati. Nuovi significati definiscono nuovi atteggiamenti. In questo flusso, il sartoriale sembra essere di nuovo un valore centrale. È lo spirito che è cambiato". Per troppo tempo, l'abito formale è stato considerato un'uniforme grigia, qualcosa in cui nascondersi, un modo di vestire senza personalità. Per Piccioli sono importanti la precisione della costruzione, l'attenzione ai dettagli e, in definitiva, il senso di intimità della sartoria. Per questo in pedana sfilano giacche, cappotti, completi, ma anche capi sportivi in una lettura sartoriale, si mescolano in modi che non obbediscono a norme e regolamenti. Emerge un'idea di sartorialità sensibile e romantica, mentre si materializza una silhouette strutturata, snella e fluida, poggiata su scarpe con suole a carrarmato e completata da cappelli. La palette va dal bianco all'avorio, bordeaux, piombo, blu, nero. La sartorialità, in definitiva, offre un vocabolario, non un modo di conformarsi. Si tratta di avere le parole adatte per esprimersi, con sensibilità e spontaneità. La maison Valentino ha collaborato con il marchio giapponese di sportswear Onitsuka Tiger, per una rivisitazione dell'iconico modello di sneaker Mexico 66 SD reinterpretata da Piccioli in quattro diverse tonalità colori.
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA Leggi l'articolo completo

Beauty routine, meglio pochi prodotti o riempire il viso di creme?

Dopo i giudizi delle influencer, messi a confronto gli skincare casalinghi con metodi oggettivi. Ecco cosa funziona davvero

Lifestyle Beauty & Fitness
Chiudi Beauty Routine foto iStock. (ANSA) Beauty Routine foto iStock.

Dubbi atavici allo specchio: quante creme mettere per mantenere la pelle giovane il più possibile? Pochi sieri in nome del nuovo credo ‘clean’ che elimina il superfluo per puntare ai rimedi indispensabili senza affaticare la pelle o seguire una beauty routine complessa e completa (con almeno una decina di prodotti diversi applicati durante il giorno)? Cosa funziona meglio? I social sono il regno dei consigli su cosa scegliere e l’ hashtag #skincare in questo momento ha circa 48 milioni e mezzo di post su Instagram. Sulle bacheche di Pinterest le beauty routine si sprecano, dalla coreana (in media di 10 step) alla giapponese (qualche step in meno), dalla routine in stile Marie Kondo (che rivaluta l’acqua di rose) alla clean routine (pochi prodotti basic, senza prodotti e ingredienti chimici di troppo in pieno stile di vita green), da quelle raccomandate da influencer/marchi di cosmetici/dermatologi/estetiste/chirurghi estetici fino alle innumerevoli skincare check list del 2020 che affollano tutti i social. I confronti fatti dalle influencer del momento sono i più seguiti ma, oltre che fidarsi dei suggerimenti del clan delle Kardashian, del truccatore di fiducia di Chiara Ferragni (con circa 18 milioni di seguaci) e della neo-star di instagram Giulia De Lellis con la passione per trucchi e belletti, c’è un modo più oggettivo per regolarsi? Difficile, almeno fino ad oggi. Qualcosa però sta cambiando. Per la prima volta, a quanto dichiarano gli autori del nuovo esperimento pubblicato sulle pagine di Cosmetic & Toiletries Science Applied di questo mese, sono state messe a confronto le due metodiche fra le più gettonate e raccomandate dagli esperti e dalle company specializzate in skincare ovvero la routine semplice e minimalista in chiave ‘clean style’ (detergente più crema da giorno al mattino, detergente alla sera per lasciare libera la pelle e niente filtri chimici) e la beauty routine più avanzata, di ispirazione orientale ed olistica e senza dubbio più ricca (dieci prodotti, così suddivisi: al mattino detergente, tonico, siero occhi, siero viso e crema da giorno con filtro solare; alla sera detergente, tonico, siero occhi, siero viso e crema da notte nutriente). Alle beauty routine quotidiane inclusa nel nuovo confronto mancano i trattamenti speciali e saltuari come maschere e peeling e chissà che un domani non saranno confrontati anche questi ultimi. Se la prova clinica dedicata alla beauty routine di tutti i giorni è basata su metodi complessi e molto tecnici (coinvolti gruppi di 22 e 47 donne fino a 51 anni di età, confronti fatti con strumenti dermatologici a due giorni dall'inizio del test e dopo 12 settimane di trattamenti, prodotti applicati su metà del viso per fare paragoni migliori etc), andiamo subito alle conclusioni: scrivono gli autori del confronto che 'la routine avanzata e composta da 10 prodotti migliora in modo molto più evidente la pelle del viso rispetto alla routine semplice'. Nel dettaglio: dopo due giorni di test l’idratazione della pelle è aumentata del 12,37 % in più con la beauty routine completa di 10 prodotti, mentre con l’altra i risultati sono stati minimi. Dopo tre mesi di applicazioni la luminosità è migliorata di 11 volte col trattamento completo e di 2 volte con quello semplice. Le rughe si sono assottigliate di oltre il 10% con lo skincare complesso mentre con quello basic i risultati sono stati poco apprezzabili. L’indagine ha anche registrato le sensazioni ed i commenti delle donne che si sono sottoposte a questi test che, curiosamente, hanno votato a favore di entrambe le metodiche, apprezzando anche quella basic i cui risultati percepiti superano di gran lunga quelli registrati con macchinari e occhio clinico. Perché la cosmesi agisce non solo oggettivamente, anche nella nostra mente per un effetto placebo che non va sottovalutato (e che le industrie infatti non trascurano). Infine, quale è la ricetta alla base dei prodotti delle beauty routine osservate? Idratanti (come glicerina, betaine, ialuronato di sodio, butilenglicole, propanediolo); antiossidanti (estratti vegetali, di frutta e fermenti lattici), anti rughe (estratti di colture vegetali e da cortecce), emollienti (esteri e siliconi), esfolianti (i rinomati acido glicolico, lattico e salicilico). Infine illuminanti (come la mica), anti-macchia (dalla caffeina agli estratti di piante) e una giusta dose di filtri solari protettivi per il giorno.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA Leggi l'articolo completo

Pitti Bimbo, eleganza "mignon" ha gusto retrò

Giacche ispirate al mondo dello sci, ma focus su sostenibilità

Lifestyle Moda
Chiudi  (ANSA)

 Torna il formale, anche nell'abbigliamento per i più piccini. Da una parte le passerelle della moda maschile hanno appena mostrato i codici di stile del nuovo formale, e così anche la moda junior, in mostra da oggi al 18 gennaio alla Fortezza da Basso, propone la nuova eleganza quotidiana in versione mignon. Vestire bene è l'input del prossimo autunno inverno, un fil rouge che si presenta in molteplici declinazioni. Per i maschietti c'è quella vintage che richiama gli anni Trenta e i look da simpatica canaglia (coppola oversize e shorts con calzettone al ginocchio) o da piccoli lord con abiti in velluto liscio, bordati di merletto e pantaloni alla zuava. Il gusto retrò trionfa anche per lei con abitini e scamiciati in tessuto tartan, con tanto sangallo e tanto crochet. Non manca la variante più urban, ma pur sempre sofisticatissima, che prevede abiti formali, tagliati con dettagli sportivi e sneakers. Invece per i maschietti il nuovo must have prevede tute da meccanico rivisitate in chiave chic. La maglieria si presenta in filati preziosi, personalizzata da ricami fatti a mano e jacquard floreali. Super eleganti anche gli accessori: borse da scuola vintage, bretelle, papillon, borsette, bebè di vernice, colletti e cappellini. C'è poi la parte dedicata alla vita all'aria aperta. Funzionale e confortevole, creato per esplorare il mondo, l'outerwear formato kids riparte dalla ricerca di materiali tecnici e innovativi, mutuati dall'abbigliamento per lo sci: termoregolatori, antipioggia e antivento. Piumini, parka, trench, giacche sono studiati per vivere in città o immergersi nella natura con il massimo comfort, senza rinunciare a essere stilosi e con dettagli che stimolano la fantasia dei più avventurosi, come il cappuccio ergonomico a protezione totale con lenti incorporate. L'attenzione all'ambiente ridefinisce comunque la filosofia dei brand che, imboccata la strada dell'ecosostenibilità, non finiscono mai di stupire per la costante ricerca di nuove fibre. Così accanto ai cotoni organici e alla lana riciclata, compaiono tessuti in faggio, bambù, eucalipto, materiali cruelty free e in pet riciclato. I colori riprendono la molteplicità cromatica della natura, mentre le stampe diventano più realistiche, raccontano di animali in via di estinzione o richiamano la natura più indomita: orsi polari, civette delle nevi, scoiattoli, volpi, puzzole e germani. In effetti l'amore per la natura si impara da piccoli
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA Leggi l'articolo completo

Calzature sportive, in aumento consumi ed export

A Micam (16-19 febbraio) confermata l'area Players district

Lifestyle Moda
Chiudi  (ANSA)

Il mercato delle calzature mostra tendenze che vedono il segmento delle scarpe sportive in crescita, sia per quanto riguarda l'export del Made in Italy, sia per il mercato interno. E Micam, la rassegna internazionale delle calzature, in programma dal 16 al 19 febbraio nei padiglioni della Fiera di Milano a Rho, ripresenta, dopo il successo ottenuto al debutto, Players Discrict, una speciale area pensata per offrire uno spazio inedito al mondo della calzatura sportiva e Outdoor.
Nei primi nove mesi del 2019, secondo gli ultimi dati di Confindustria Moda, le famiglie italiane hanno speso il 3,4% in più per le calzature sportive rispetto allo stesso periodo del 2018, per un totale di circa 750 milioni di euro di valore e 15,4 milioni di paia vendute (+3%). Si tratta di una conferma dopo gli incrementi superiori al 5% registrati nel 2018.
Anche i dati Istat delle esportazioni italiane di scarpe sportive risultano caratterizzati da dinamiche positive: l'Italia ha infatti esportato, nei primi 9 mesi del 2019, 11,8 milioni di paia per 645,4 milioni di euro (con incrementi tendenziali rispettivamente del 9,5% e del 6,7%). Insieme a quello delle sneakers, insomma, il comparto delle sportive è l'unico ad evidenziare un aumento delle vendite sul mercato interno, da lungo tempo in forte stagnazione.
Durante il Micam dello scorso settembre, prima edizione di Players District, le calzature sportive erano state tra le più trattate in fiera, rappresentando l'8,5% degli interessi dei visitatori. rispetto alle tipologie, il 16% dell'interesse in questo comparto si è concentrato su "Calzature da trekking e outdoor" (37% uomo e 37% donna).
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA Leggi l'articolo completo

La carismatica Cate Blanchett presiederà la giuria di Venezia

La 77/a Mostra del Cinema dal 2 al 12 settembre

Lifestyle People
Chiudi  (ANSA)

Diversità e uguaglianza di genere cercasi: se gli Oscar, viste le nomination, non lasciano quest'anno speranza - troppo bianchi e troppo maschili - e sembrano riportare indietro rispetto al cambio di rotta innescato la scorsa stagione da #metoo, campagne gender equity e inclusive, ci pensano i festival, i più importanti del mondo, a dare prospettive di progresso. Il festival di Cannes ha annunciato un regista 'contro', punto di riferimento degli afro-americani e della Hollywood più democratica come Spike Lee, tenace oppositore di Donald Trump e oggi la Mostra del cinema di Venezia non resta a guardare. Sarà Cate Blanchett, l'attrice australiana, un mito di carisma e bravura, bellezza algida ed eterea, con una incredibile classe che la fa adorare anche nel mondo della moda, due volte premio Oscar (The Aviator e Blue Jasmine) e cinque altre volte candidata, a guidare la giuria che assegnerà il Leone d'oro della 77/a edizione (2-12 settembre). La Blanchett, sulla linea di una strada già delineata, succede alla argentina Lucrecia Martel e ad Annette Bening, mentre la stessa Blanchett nel 2018 ha presieduto la giuria di Cannes. Predecessore di Spike Lee un anno fa a Cannes il messicano Alejandro Inarritu. Tutti nomi, quelli 2020 e i precedenti recenti, che sembrano andare in una unica direzione di apertura, inclusione, nuove sensibilità (ha tenuto banco lo scorso anno il caso Martel Polanski, tanto per memoria). Sotto queste presidenze sono stati premiati i film dell'anno, molti dei quali sono in nomination: pensiamo al Leone d'oro Joker, 11 candidature e alla Palma d'oro Parasite, sei , senza dimenticare altri candidati C'era una volta a Hollywood (Cannes), Marriage Story (Venezia) e poi The Irishman e Ford V Ferrari (visti, tra l'altro, a Venezia).
Ma allora come mai l'Oscar è quest'anno definito poco inclusivo? Rispetto alle donne i dati parlano chiaro e sono francamente drammatici: solo 5 sono state candidate come miglior regia nella storia degli Oscar, ossia dal 1929 al 2020. Nell'ordine: la nostra Lina Wertmuller, la prima in assoluto, 1977, Jane Campion nel 1994, Sofia Coppola nel 2004, Kathryn Bigelow nel 2010 (prima ed unica ad aver vinto) e Greta Gerwig nel 2018. Al netto di questo secondo gli analisti è il sistema di voto degli Oscar che necessita di una riforma radicale e non solo di un allargamento di piattaforma, diversificando la base elettorale, cosa già avvenuta e non evidentemente sufficiente. L'anno scorso, il 50% dei nuovi membri erano donne e il 29% erano persone di colore. Oggi, il 16% dei quasi 9.000 membri totali sono persone di colore, rispetto a solo l'8% nel 2015. Da una parte i festival sembrano recepire il cambiamento e le nuove sensibilità, dall'altra l'Academy degli Oscar sembra ancora poco reattiva. Il tema è d'attualità e la scelta di Cate Blanchett si presta a questa lettura. Non a caso, il direttore della Mostra del cinema di Venezia, Alberto Barbera, nell'annunciare la scelta dell'attrice ha dichiarato: "Cate Blanchett non è soltanto un'icona del cinema contemporaneo, corteggiata dai più grandi registi dell'ultimo ventennio e adorata dagli spettatori di ogni tipo. Il suo impegno in ambito artistico, umanitario e a sostegno dell'ambiente, oltre che in difesa dell'emancipazione femminile in un'industria del cinema che deve ancora confrontarsi pienamente con i pregiudizi maschilisti, ne fanno una figura di riferimento per l'intera società. Il suo immenso talento d'attrice, unitamente a un'intelligenza unica e alla sincera passione per il cinema, sono le doti ideali per un presidente di giuria. Sarà un enorme piacere ritrovarla in questa nuova veste a Venezia, dopo averla applaudita come magnifica interprete dei film Elizabeth di Shekhar Kapur e I'm not there di Todd Haynes, che le valse la Coppa Volpi come miglior attrice nel 2007". Blanchett ha ringraziato: "Ogni anno attendo la selezione di Venezia e ogni anno essa risulta sorprendente e notevole. Venezia è uno dei festival di cinema più suggestivi al mondo, una celebrazione di quel mezzo provocatorio e stimolante che è il cinema in tutte le sue forme. E' un privilegio e un piacere essere quest'anno presidente di giuria". L'attrice di Che fine ha fatto Bernadette? sta girando la serie tv Mrs America e sarà al festival di Berlino con un altra serie tv, Stateless, mentre è in pre produzione Lucy and Desy, la vita e la carriera della pioniera della tv, Lucille Ball scritta da Aaron Sorkin.
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA Leggi l'articolo completo

Gli abiti e i gioielli che hanno creato lo 'Stile Milano'

In mostra a Palazzo Morando cambiamenti ed evoluzioni dagli anni '50

Lifestyle Moda
Chiudi  (ANSA)

 Ogni città ha il suo stile e Milano, con la sua sobrietà, fatta di capi impeccabili e dettagli preziosi, frutto di alta artigianalità, è la capitale della moda: la mostra 'Stile Milano', aperta a palazzo Morando, dal 21 gennaio al 29 marzo, racconta come lo è diventata, grazie ad artigiani, spesso donne, che hanno permesso la nascita dei grandi brand.
Le 'Storie di eleganza' della mostra ideata da Mara Cappelletti, curata dalla stessa Cappelletti e Cristina Ongania con la collaborazione di Anna Cecilia Russo, uniscono il mondo dell'abito e del gioiello made in Milano sottolineando lo stretto legame che esiste tra il vestito e l'ornamento dagli anni Cinquanta a oggi. Dal dopoguerra in poi le sartorie, da Biki a Jole Veneziani, e i gioiellieri milanesi, da Buccellati a Cusi, da Faraone a Calderoni, hanno creato per le loro clienti abiti e gioielli personalizzati che esprimono un lusso non gridato ma ricercato e 'su misura'. E nel 1952 le Case di Moda di Jole Veneziani, Vanna, Noberasko, Germana Marucelli, partecipando alla storica sfilata della sala bianca di Palazzo Pitti a Firenze, contribuiscono alla nascita dell'Alta Moda Italiana.
Contemporaneamente nascono e prosperano altri atelier milanesi come Fercioni, Giuseppina Tizzoni, Ferrario, Selia, Pirovano, Biki e Gigliola Curiel. Questa - per le curatrici - è l'origine di ciò che eleggerà Milano capitale della moda.
La creatività non è solo nella realizzazione di oggetti, ma anche nel modo di indossarli, nella comunicazione, nel giornalismo, come mostra la ricerca svolta dalle curatrici in diversi archivi privati e pubblici, come quello del Gruppo Rcs e della Rai, dove sono state raccolte memorie, documenti e testimonianze delle sartorie e dei gioiellieri, la cui storia si interseca con quella delle famiglie milanesi. "La collaborazione con il Centro di Produzione Rai di Milano - spiega Cappelletti - ha permesso una ricostruzione e un'interpretazione dello stile, rendendo accessibile al pubblico un percorso che riporta nel presente quello che era la realtà dei diversi periodi del passato riguardante la città e i suoi personaggi. La ricerca ha permesso anche di rileggere, attraverso alcune delle penne più ironiche, intelligenti e fantasiose del giornalismo italiano, tra cui Camilla Cederna, Lina Sotis e Marisa Rusconi, i modi e le mode dell'uso e dell'acquisto del gioiello sullo sfondo degli avvenimenti sociali ed economici che hanno, in maniera diretta o indiretta, contribuito ai cambiamenti dello stile dal dopoguerra al giorno d'oggi".
Ed ecco nell'allestimento, ideato da Maurizio Favetta e Antonio Pio Giovanditto, sfilare il boom degli anni '50, i rivoluzionari anni '60, gli anni di piombo, la spensieratezza degli anni '80, il pop degli anni '90 e il nuovo millennio.
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA Leggi l'articolo completo