Bodyshaming, arrivano le acne influencer

Sfidano gli haters con le 'imperfezioni', ditta italiana le coinvolge in campagna sociale

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Acne influencer: giovani ragazze che si mostrano sui profili social con la pelle imperfetta sfidando l'odiosa pratica del body shaming, una forma di cyber bullismo nei confronti di chi "non è perfetto" secondo i canoni omologati di bellezza, brufoli inclusi.
Sono Hailey Wait, coraggiosa diciassettenne del Colorado che, stanca di dover sempre nascondere il suo volto, ha deciso di lanciare un appello attraverso il suo profilo Piggs su Instagram, e pubblicare le foto del suo viso, acne compresa.

 
 
 
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Accanto a lei Kali Kushner, 23enne originaria di Cincinnati, Ohio, la quale ha raccontato la sua battaglia contro l’acne dal profilo instagram MyFaceStory. E poi la londinese Em Ford, beauty blogger di My Pale Skin che dopo aver offerto consigli su come nascondere l'acne ha poi avuto il coraggio di postare per mesi sui suoi canali social foto senza trucco, raccogliendo insulti da numerosi haters. Non solo straniere ma anche italiane: Carlotta Giacuzzo, conosciuta come CherylPandemonium, Nicole Husel (Kiss and Makeup 01), Gloria Fair e Miriam Dilikikka.

 
 
 
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L'acne è un processo infiammatorio del follicolo pilifero e della ghiandola sebacea annessa al follicolo che colpisce viso, spalle, schiena e torace, manifestazione tra le più comuni nei ragazzi tra i 14 e i 18 anni. In Italia, secondo i dati dell'Associazione Dermatologia e Cosmetologia (www.aideco.org), interessa fra l’80% e il 90% della popolazione giovanile, con una maggiore incidenza nelle ragazze, specialmente quelle di età compresa fra i 13 ed i 15 anni, rispetto ai soggetti di sesso maschile, i quali risultano maggiormente colpiti fra i 15 ed i 17 anni.
Ciò che più affligge di questo problema non è solo l'aspetto estetico, piuttosto le conseguenze psicologiche che possono arrivare negli adolescenti a depressione, angoscia, sottostima, tristezza, irascibilità, ansia, demotivazione, difficoltà nelle relazioni con l'altro sesso, fino all'autoesclusione sociale tutte ricadute psicosociali non necessariamente correlate alla gravità clinica del disturbo. L’acne sarebbe una delle cause della maggiore esposizione degli adolescenti alla depressione secondo uno studio dell’Università di Calgary (Canada), pubblicato sul ‘British Journal of Dermatology’, secondo il quale un anno dopo la diagnosi medica dell’acne, il rischio di depressione aumenta del 63% rispetto al gruppo di controllo (persone senza acne). Inoltre, il 18,5% degli individui con l’acne ha dovuto fare i conti con alcuni disturbi dell’umore.
Recentemente è stato presentato da La Roche Posay l'Effaclar SpotScan in cui l'analisi della pelle, sempre con l'ausilio del digitale, è dedicata, ed è la prima volta in assoluto, a chi ha tendenze acneiche per consigli cosmetici. Una cura definitiva esiste ed è italiana attraverso il laser medicale Accure che sarà lanciato nel 2020 da Renaissance, realtà del Gruppo El.En. Il progetto sperimentale del dottor Richard Rox Anderson, nato più di 20 anni fa,  è diventato realtà e ha scelto le giovani acne influencer per una campagna sociale internazionale contro il body shaming. “Non siamo alla ricerca di testimonial - precisa Paolo Salvadeo, direttore generale del gruppo - ma di storie vere che siano di esempio per milioni di adolescenti che vivono con disagio e imbarazzo questa problematica. Grazie alla forza di queste giovani donne vogliamo diffondere il messaggio che una cura esiste, dando la giusta informazione e quindi combattendo un fenomeno ormai dilagante anche grazie al supporto di esperti psicologi”.

 

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Mascolinità, 80% uomini ha difficoltà a esprimersi

Studio internazionale, 65% non si riconosce in esempi società

Lifestyle Società & Diritti
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"What Does it Mean to be a Man Today?": è la domanda da cui ha preso le mosse una ricerca internazionale condotta da Zegna per delineare il concetto di moderna mascolinità, per la quale l'80% degli uomini nel mondo ha difficoltà nell'esprimersi apertamente all'interno del contesto sociale, il 71% crede che nell'ultimo decennio ci sia stato un cambiamento delle aspettative collegate al concetto di mascolinità e il 65% non si riconosce negli esempi di mascolinità presentati dalla società attuale. Questi sono solo alcuni dei dati raccolti mediante lo studio effettuato da Kantar su 3.000 uomini e 750 donne tra i 20 e i 50 anni, in cinque delle principali aree metropolitane - Londra, New York, Los Angeles, Shanghai e Pechino.
    Lo studio fa luce sugli stereotipi con cui gli uomini si confrontano e rivela che le aspettative sono in continua evoluzione. Il 70% degli uomini intervistati è consapevole di dover interpretare un ruolo tradizionalmente maschile, sia a lavoro che con gli amici e in casa. In Cina l'89% degli intervistati di sesso maschile ha affermato di dover enfatizzare la propria mascolinità sul posto di lavoro; sono d'accordo il 60% degli uomini intervistati nel Regno Unito e il 68% negli USA. La ricerca ha anche rivelato che oltre il 71% degli uomini ritiene che ci debba essere un dialogo più profondo su questi temi e che il 60% degli uomini condivide il valore delle qualità tradizionalmente accostate al concetto di femminilità, quali ad esempio la sensibilità, mentre la maggioranza ammette di avere ancora difficoltà ad esprimere questo tipo di emozioni con gli amici e in ambito sociale.

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Barneys in bancarotta chiude, fine di un'era a Manhattan

Brand in licenza a Saks; saldi fino a esaurimento merce

Lifestyle Lusso
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Fine di un'era a New York. Al posto delle tradizionali vetrine di Natale e degli addobbi, sono comparse da Barneys insegne a caratteri cubitali: "Il negozio chiude, tutto se ne deve andare". Nell'ultimo tassello della crisi dello shopping tradizionale, i grandi magazzini simbolo del vivere da ricchi a Manhattan chiuderanno dopo essere stati venduti a pezzi: il nome al gruppo Authentic Brands Group che detiene i diritti su Marilyn Monroe, Elvis Presley e Muhammed Ali piu' una sessantina di brand; scarpe, borse e pret-a-porter di lusso alla finanziaria B. Riley che li sta liquidando fino ad esaurimento della merce.
    Per decenni Barneys e' stato una parte essenziale dello shopping a Manhattan. Protagonisti di 'Will and Grace' e 'Sex and the City', gli otto piani della flagship su Madison Avenue hanno fatto conoscere agli americani griffe come Armani, Alaia, Comme des Garcons, Louboutin e Zegna. Oggi, negli stessi locali disegnati dall'architetto Peter Marino all'inizio degli anni Novanta, si respira l'aria del fallimento: divani danneggiati, bagni rotti, commesse incerte su cosa ha in serbo il futuro. Gli sconti sono per ora sull'ordine del cinque, dieci per cento: questo spiega perchè in tutto il negozio i manichini siano più numerosi dei clienti.
    Vittima anche del caro affitti a Manhattan, Barneys aveva gettato la spugna in agosto facendo ricorso alla bancarotta assistita. L'accordo da 271 milioni di dollari, ha dato a Abg ha il controllo di un brand protagonista dal retail di Manhattan dal 1923 e la possibilità di portarlo in esclusiva a Saks Fifth Avenue. Dopo la liquidazione tutte le filiali di Barneys saranno vendute, tranne l'ammiraglia su Madison che resterà aperta nel 2020 comepop up store.
    Quando Barneys ha aperto la procedura della bancarotta tra i creditori non assicurati c'erano nomi iconici della moda come Yves Saint Laurent, Balenciaga, Celine, Gucci, Prada, Chloé e Azzedine Alaïa. "Goodbuys, then goodbye!": questo lo slogan dell'evento di addio, da cui le offerte del gruppo LVHM Moët Hennessy Louis Vuitton sono escluse per non svalutare il brand.
    Gli sconti dovrebbero aumentare nel corso dei saldi, che proseguiranno fino a febbraio, "sulla base di una formula matematica che tiene conto della storia delle vendite per uno specifico oggetto e un senso della sua desiderabilita'", ha spiegato Scott Carpenter che cura i saldi per conto di B. Riley: "Non stiamo parlando diToys "R" Uso Payless Shoe", altre due catene finite di recente in bancarotta: "Qui abbiamo capi di designer molto esclusivi, di alta gamma". (ANSA).
   

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Bellezza e Intelligenza Artificiale, a grandi passi verso l'inclusività

A casa e in negozio tante app. Balooch: "la personalizzazione diventa valore per l'autostima"

Lifestyle Beauty & Fitness
Chiudi Beauty tech day (ANSA) Beauty tech day

Dimenticate i tester (mai stati troppo igienici, per la verità) per provare rossetti e fondotinta, creme e ombretti sulla mano o peggio ancora sul viso, dimenticate di dialogare con il parrucchiere misurando con le dita centimetro più centimetro meno quanto tagliare (a meno che non vogliate una consulenza psicologica, ma quella è una altra storia), smettete di uscire dal salone pensando che la schiaritura che volevate era più bionda che ramata...
Il digitale nel beauty sta mettendo il turbo e tutto questo è già acqua passata, il che non vuol dire che non resterà ma che sarà sempre più un retaggio del passato. La tecnologia applicata su questo campo sta facendo passi da gigante e non più a livello sperimentale ma già in piena disponibilità e i negozi del futuro, profumerie, rivenditori di make up e cosmetica e parrucchieri saranno sempre più digitali, il che significa essenzialmente due cose nuove, entrambe culturalmente importanti. Personalizzazione e inclusione, due fattori che vanno nella direzione opposta all'omologazione della bellezza, dunque avanti così.
"L'inclusività è un trend - dice ad ANSA LIFESTYLE Guive Balooch, lo scienziato californiano di origine iraniana, capo dell'incubatore tecnologico dell'Oreal (inventore tra l'altro di Makeup Genius e del My Skin Track Uv di La Roche Posay) che a Milano è stato la star del Beauty Tech Day - che possiamo rintracciare in tante cose ora per fortuna, dalla moda al fitness. Ma nell'ambito della bellezza ha un'ulteriore valenza: stare meglio con se stessi, nella propria pelle e con i propri capelli significa raggiungere l'ideale per cui la bellezza è nella diversità. Se con l'aiuto dell'intelligenza artificiale scopro qual è la tinta di capelli con cui sto meglio essendo me stesso e non somigliando a qualcun altro è un risultato enorme, se scopro il fondotinta giusto che diventa il vestito ideale per il mio viso anche la mia autostima migliorerà. Sono due esempi tra i tanti per far capire come con l'Ai e tutti i passi che stiamo facendo nel digital applicato al beauty nel momento in cui personalizziamo, facciamo tailor made della bellezza, automaticamente diamo sviluppo ad una società più inclusiva, che non marginalizza il diverso e il meno bello".
La realtà aumentata applicata alla bellezza è già tangibile con varie app, alcune per tutti, altre in versione pro da scoprire direttamente nei negozi e nei saloni. Per ottenere un risultato 3d sui capelli c'è Style my hair, lanciato da L'Oreal Professionel, dove si può provare in anteprima, con lo smartphone come fosse uno specchio, tutti i tagli e i colori possibili immaginabili, ciocca per ciocca e dunque ti puoi studiare se ti piaci con sfumature rosa, con una base scura, con un taglio scalato, sapendo che sei tu nella foto e non una modella. puoi salvare l'immagine e studiarla, mentre al parrucchiere arriveranno i dati in termini di colorazioni usate e come applicarle e con le integrazioni pro anche fare diagnosi haircolor. Sempre in ambito capelli, nei saloni kerastase, ci saranno strumenti digitali innovativi come una microcamera in grado di ingrandire fino a 300 volte rispetto all'occhio nudo per esaminare la cute e la fibra capillare dando la consulenza personalizzata rispetto ai trattamenti più adatti senza lasciare nulla la caso perchè il test è specifico sui tuoi capelli. E sempre sul proprio viso e sulla propria chioma è la novità Try-on virtuale, un nuovo strumento in realtà aumentata per provare sempre su stessi ogni prodotto make up per valorizzare il viso e tonalità di colore per i capelli. Lancome ha sviluppato inoltre lo Youth Finder che analizza la tua pelle valutando grado di idratazione, rughe, discromie, sensibilità determinando poi, sempre tailor made, la giusta routine dello skin care mentre con lo Shade Finder basato sull'intelligenza artificiale che arriva a distinguere 22 mila variazioni di tono diverse viene creato un fondotinta più che unico e personalizzato (Le Teint Particulier per ora uno solo in Italia, a La Rinascente Tritone a Roma). Da Vichy c'è Skin Consultant Ai, un algoritmo di valutazione della pelle per analizzare lo stato di invecchiamento - perdita di tono, intensità macchie scure, perdita di luminosità, visibilità rughe marcate, rughe sotto gli occhi, visibilità dei pori, linee sottili: da un selfie origina la consulenza skincare personalizzata, evidenziando carenze e priorità. La Roche Posay con Effaclar SpotScan in cui l'analisi della pelle, sempre con l'ausilio del digitale, è dedicata, ed è la prima volta in assoluto, a chi ha tendenze acneiche, una condizione che affligge l'80% degli adolescenti e il 40% degli adulti in tutto il mondo con un correlato di bassa autostima.

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Il Natale rivoluzionario nella famiglia con due mamme

Cavallo (Storie della buonanotte per bambine ribelli) racconta Elfi al quinto piani

Lifestyle Teen
Chiudi Elfi al quinto piano, illustrazioni di Verena Wugeditsch (ANSA) Elfi al quinto piano, illustrazioni di Verena Wugeditsch

Francesca Cavallo, la coautrice con Elena Favilli di quel fenomeno da quattro milioni di copie che è stato Storie della Buonanotte per bambine ribelli, affronta il suo primo libro per ragazzi da sola e sceglie l'impianto classico della favola di Natale per raccontare il mondo dal suo innovativo punto di vista: Elfi al quinto piano (Feltrinelli). E' una storia di Natale rivoluzionaria, perché "mette al centro di una struttura narrativa classicissima come quella della fiaba di Natale - dice in un'intervista all'ANSA - una famiglia birazziale e omosessuale. Molti considereranno questa una provocazione, ma non lo è. È solo un modo di esporre i bambini a personaggi ancora troppo rari nei media, per educarli al rispetto della diversità. Credo che questo di per sé sia un messaggio semplice ma fortemente rivoluzionario, specialmente nel periodo storico che il nostro Paese sta attraversando".
I temi sociali ed etici ed il ruolo della donna pensa che siano quelli da cui dipende il futuro? "Credo che il modello di società in cui viviamo, il patriarcato, sia entrato fortemente in crisi e che richieda un grosso ripensamento. I temi intorno ai quali il bisogno di cambiamento è più impellente sono l’uguaglianza di genere e il rispetto dell’ambiente. Sono temi strettamente interconnessi, perché entrambi sono legati a un’idea di società che non si basa allo sfruttamento selvaggio e violento di persone, animali e cose intorno a noi".
E sono sempre i bambini che fanno il futuro o i genitori che ne segnano la crescita? "Credo che entrambe le cose siano vere. Ovviamente i genitori e gli adulti in generale hanno un’influenza enorme nella formazione delle nuove generazioni. Allo stesso tempo, ogni generazione ha un tema proprio, nuovo, una battaglia o un insieme di battaglie che porta avanti, a volte comprensibili per gli adulti, a volte no. È affascinante vedere il futuro del mondo affacciarsi nello sguardo dei bambini. È una delle ragioni per cui amo il mio lavoro".
C'è secondo lei qualcosa di cui ai bambini non si può parlare e qualcos'altro di cui sarebbe in qualche modo obbligatorio farlo? "Credo che ai bambini si possa parlare di tutto, facendo attenzione a non essere gratuitamente provocatori e rispettando la loro capacità di comprensione di un tema. A età diverse si può parlare ai bambini in modi diversi dello stesso tema. La cosa importante è fare in modo che i bambini non sentano che ci sono degli argomenti tabù dei quali non si può o non si deve parlare e questo riguarda sia questioni familiari private, che temi più generali. Il peso dei tabù e dei segreti è infinitamente maggiore di quello che immaginiamo e genera dei rimossi che hanno conseguenze pericolose sia nella vita privata degli individui che nella vita di un Paese".
Nel libro c'è una forte critica sociale all'isolamento dovuto alla paura dell'estraneo, qui risolve tutto Babbo Natale ma nella realtà quale pensa possa essere la soluzione? "In realtà, nel libro Babbo Natale non risolve nulla, sono i bambini della città a prendere in mano la situazione, ad aiutare Babbo Natale e a dare una lezione agli adulti della città. Nella realtà, credo che si debba costantemente costruire ponti verso gli altri e creare occasioni di confronto con persone diverse da noi. Per isolarsi, spesso, non serve alcuno sforzo. Per incontrare gli altri, invece, soprattutto quelli diversi da sé, bisogna mettere da parte la paura che possa accaderci qualcosa di inaspettato e rendersi un minimo vulnerabili. Credo che se più persone si sforzassero di andare oltre la propria paura dell’ignoto, il mondo sarebbe un posto molto più ospitale".
Lei crede a Babbo Natale? "Certo che credo a Babbo Natale! Credo che sia fondamentale non farsi vincere dal cinismo, e che molto spesso crescendo ci sia il rischio di diventare cinici perché si ha l’impressione che solo cosi si possa soffrire di meno. Babbo Natale è un personaggio potente, che ci ricorda che credere nella magia nonostante le difficoltà può aiutarci a tenere il cuore aperto e a vivere la nostra vita con slancio".
La letteratura per ragazzi negli ultimi anni ha prodotto storie che hanno saputo incidere nell'immaginario collettivo più di quanto abbia fatto la letteratura per adulti. Perché a suo avviso? "È un fenomeno molto interessante e credo che abbia a che fare con una crescente necessità da parte dei bambini di sentirsi coinvolti e di partecipare ai discorsi del proprio tempo. Credo che alcuni scrittori abbiano risposto a questo bisogno confrontandosi con temi e storie che fino a poco tempo fa non sarebbero stati considerati “adatti” alla letteratura per l’infanzia, che è rimasta per moltissimo tempo una letteratura principalmente d’intrattenimento con un impianto valoriale conservatore. Usciti da questo schema si è scoperto un mercato che non si credeva esistesse".

 

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Arriva il primo denim stretch biodegradabile

A lanciarlo in Italia è Candiani Denim

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Candiani Denim, azienda lombarda di Robecchetto con Induco (Mi), lancia il denim stretch 'biodegradabile'. L'innovativa tecnologia sviluppata e brevettata che realizza la nuova fibra naturale che sostituisce il poliestere nel tessuto elasticizzato si chiama Coreva. In pratica si sostituisce la fibra elastica sintetica con una fibra vegetale, ricavata dalla gomma naturale. In questo modo la tela denim per la prima volta prodotta senza l'utilizzo di plastiche e micro plastiche, i cosiddetti gli elastomeri sintetici ottenuti comunemente dal petrolio, senza comprometterne l'elasticità, le qualità fisiche e la durata. Il primo brand che ha potuto utilizzare questa nuova tela stretch è l'olandese Denham, partner fidelizzato e storico della tessitura italiana, con una collezione totalmente prodotta attraverso la tecnologia Coreva.
    "In un mondo dove le risorse stanno diminuendo - spiega Alberto Candiani, global manager e titolare dell'azienda - e c'è un eccesso ingestibile di capi di abbigliamento da smaltire, è un dovere di tutti guardare ad un consumo e ad una produzione sostenibili, con una massima attenzione a risorse rinnovabili, materiali biodegradabili e compostabili. Il mondo del denim dev'essere in prima linea in questa rivoluzione, non perché ci sia una domanda, semplicemente perché è corretto farlo". 
   

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Helen Mirren testimonial beauty: "non sono perfetta ma spero di ispirare altre donne"

74 anni, scelta dall'Oreal Paris "ho sempre avuto un bell'aspetto e desidero mantenerlo"

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"Non sono perfetta e mai lo sono stata, ma ho sempre avuto un bell' aspetto e desidero mantenerlo. Ho sempre amato il brand L'Oréal Paris e sono veramente felice di diventarne ambasciatrice e di entrare a far parte di un gruppo di talenti di questo calibro. Spero di poter ispirare altre donne nella ricerca della fiducia in sé, valorizzando al massimo il loro aspetto naturale". Parola di Helen Mirren, 74 anni, attrice vincitrice del premio Oscar nel 2007 con The Queen, acclamata per la sua interpretazione in moltissimi film e in numerose produzioni teatrali della Royal Shakespeare Company (è in tv con Caterina La Grande), che dopo aver sfilato con movenze glamour da vera professionista nel defilé de L'Oreal a Parigi, e dopo essere stata promossa ambasciatrice UK per skincare, make up e haircare, diventa testimonial del colosso francese della bellezza a livello globale.
    Helen Mirren, che nel suo paese, la Gran Bretagna, è considerata icona e simbolo nazionale, si aggiunge quindi alle altrettanto mature colleghe Jane Fonda, Julianne Moore e Andie MacDowell, che rappresentano il fascino delle donne non più giovanissime. "Helen Mirren - precisa una nota dell'azienda - dimostra che la bellezza e il raggiungimento di un traguardo non nascono solo da dentro, ma sono anche frutto del giusto approccio: l'allure può crescere con il passare degli anni".
 
   

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Brad Pitt testimonial per Brioni, il brand italiano festeggia 75 anni

Seguirà una campagna a gennaio 2020

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Per festeggiare i suoi primi 75 anni, Brioni, maison della moda maschile di lusso nata a Penne (Abruzzo) annuncia che Brad Pitt è il nuovo ambasciatore del marchio. "Icona del cinema e di stile - spiega dell'azienda in una nota - interprete di ruoli cinematografici tra i più memorabili di tutti i tempi, Pitt incarna e rinforza il legame di Brioni con Hollywood. Brad Pitt è considerato uno degli attori più versatili, influenti ed ammirati del cinema contemporaneo ed è stato recentemente protagonista in 'C'era una volta a... Hollywood' di Quentin Tarantino e in 'Ad Astra' di James Grey. Pitt, vincitore di un premio Oscar come produttore cinematografico, è un grande appassionato di arte e architettura". Pitt ha scelto di indossare Brioni in occasione di numerosi eventi, tra cui il 72° Festival di Cannes e la 76a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, sigillando uno stretto legame con il brand.
    La collaborazione tra Brioni e Brad Pitt segnerà l'inizio delle celebrazioni del 75/o anniversario del brand con una campagna pubblicitaria che verrà lanciata a gennaio 2020.
   

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"Lavori da uomo e da donna", anche i bimbi hanno gli stereotipi

Ricerca su 70 scuole a Roma, lo dicono 53% degli insegnanti

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Chiudi Progetto scuole 'Oggi per domani' (ANSA) Progetto scuole 'Oggi per domani'

La donna non può fare il calciatore o lo sportivo, mentre un uomo non deve fare il cuoco, il maestro o il ballerino. Guai ad un maschio che si veste di rosa o di rosso, colori giudicati da femmina, ma meglio blu e verde. Il ruolo della mamma è di cucinare e curare i propri figli quando stanno male, mentre quello del papà è di lavorare e portarli fuori casa per farli divertire.
Anche nei più piccoli c'è la concezione che esistano lavori esclusivamente "da uomo" e "da donna", che il padre lavora e la madre si occupa della casa: è quanto emerge dalla ricerca condotta da Comunicazione 2000, nell'ambito del progetto 'Oggi per Domani', realizzato con il contributo del Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, su un campione di 300 classi di 70 scuole dell'infanzia e primarie del Comune di Roma che hanno aderito all'iniziativa di sensibilizzazione contro la violenza di genere e raggiunto oltre 8.000 bambini. Dallo studio risulta che il 53% degli insegnanti delle scuole romane sostiene che tra i bambini della fascia d'età 3-10 anni sono presenti stereotipi legati al genere, che talvolta si traducono in veri propri pregiudizi.
I bambini ritengono che anche nei giochi ci debba essere una distinzione: quelli all'aperto e dove si corre sono per i maschi, mentre le femmine ci sono le bambole, o quelli dove ci si finge a fare le mamme o le parrucchiere. Nonostante ciò, per fortuna solo per 2 bambini su 100 la donna rappresenta "il sesso debole". L'altro dato che viene evidenziato dalla ricerca è che il 70% degli istituti scolastici considerati organizza lezioni e programmi ad hoc per sensibilizzare gli alunni contro la violenza, ma sono rivolti soprattutto al tema del bullismo e cyberbullismo, mentre meno del 40% delle iniziative affronta la violenza di genere. Anche se il 100% degli insegnanti intervistati dichiara di parlare e spiegare costantemente ai bambini concetti quali il rispetto dell'altro e le pari opportunità, solo il 36% degli istituti scolastici ha a disposizione uno psicologo. Emerge, dunque, - fanno notare i responsabili del progetto - un contesto in cui da un lato si riscontra nei bambini la presenza di stereotipi legati al sesso e, dall'altro, la mancanza di interventi mirati a contrastare la formazione di queste architetture culturali che nella loro peggiore espressione si traducono in episodi di violenza di genere. Non a caso, l'unanimità degli insegnanti (100%) coinvolti ha dichiarato interessante e di grande attualità l'iniziativa, e il 93% delle scuole aderenti all'iniziativa vorrebbe che il progetto si ripetesse il prossimo anno. Punto centrale del progetto è un video animato con protagonista il maestro Guido Storto che fa riflettere i più piccoli, stimolandoli a concetti positivi quali il rispetto dell'altro, la parità di genere, l'uguaglianza e l'apertura alle diversità.

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Industria del gioiello, i 100 nomi da conoscere

I professionisti del lusso nel numero speciale di VO+

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Chiudi Caroline Scheufele, co-presidente di Chopard. A Cannes con l'attore austriaco Christoph Waltz (ANSA) Caroline Scheufele, co-presidente di Chopard. A Cannes con l'attore austriaco Christoph Waltz

100 professionisti del settore della gioielleria e del lusso scelti per l'expertise, la conoscenza, la competenza, la visione e l'intuito messi al servizio della industry: li ha mappati per la prima volta in assoluto Italian Exhibition Group, organizzatore dei saloni internazionali Vicenzaoro  in un numero speciale di VO+ Novembre, la rivista specializzata. The Plus 100. The Names to Follow Around the Jewelry World è una raccolta di 100 nomi da tenere d'occhio rilevati da un pool di giornalisti specializzati nel segmento luxury worldwide: si tratta di persone appartenenti a piccole e grandi realtà da Roma a Milano, da Londra a Ginevra. "The Plus 100. The Names to Follow Around the Jewelry World", non si pone come un ranking, ma segnala chi nella jewelry industry crea valore in tanti modi differenti, coltivando sempre la cultura dell'eccellenza. Dodici le categorie presentate in questo primo speciale Awareness, Start Up, Retail Experience, Heritage Keeper, Innovator, Social, Charisma, Online Shopping, Specialist, Investment Funds, Culture, Unconventional Places.
"Questo numero da collezione segna una tappa importante per il nostro magazine, la numero 151. Un viaggio lungo più di trentacinque anni che abbiamo voluto celebrare con lo speciale THE PLUS 100 per dare sempre più rilevanza al valore umano», dice Federica Frosini Direttore Responsabile di VO+ « Lo speciale riunisce i protagonisti di un mondo prezioso che, al di là della territorialità e delle diversità intrinseche a ciascun ambito nel quale operano, sanno combinare competenza a cultura, formazione a innovazione, inclusività a personalizzazione, individuando il linguaggio con il quale attrarre una nuova generazione di clienti". VO+ novembre in doppia lingua Italiano e Inglese, si trova in edicola nelle principa li città italiane e d europee, negli Stati Uniti e in Medio Oriente e sarà disponibile anche agli operatori internazionali della prossima edizione di Vicenzaoro January (17-22 gennaio).

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Moda, i 10 top trends del 2019

Sostenibilità e inclusività 'movimenti tendenza' dell'intero settore

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Chiudi Extra Romantic @ Lyst (ANSA) Extra Romantic @ Lyst

Sostenibilità e inclusività sono stati più che tendenze moda dei veri e propri movimenti che hanno guidato orientamenti e acquisti dei consumatori nell'anno anche per quanto riguarda il fashion, ma non solo. Nel report Lyst Year in Fashion 2019, realizzato analizzando le query, le pagine visualizzate e le vendite di 6 milioni di articoli di moda di oltre 12.000 store online, senza dimenticare le menzioni sui social e la risonanza mediatica a livello mondiale generate dai trend e e dai brand più acclamati del 2019 ecco le tendenze moda più importanti del 2019.

SOSTENIBILITÀ Le ricerche per gli argomenti inerenti alla sostenibilità sono aumentate del 75% su base annua, con una media di 27.000 ricerche al mese . Sono cresciute anche quelle di materiali sostenibili : 102%+ per l’econyl, 52%+ per il cotone organico, 130%+ per il repreve e del 42% per il tencel. Le categorie di prodotto più desiderate sono state i jeans e le sneaker sostenibili. Durante quest’anno, numerosi brand hanno lanciato diverse iniziative legate alla sostenibilità, dalla maggior attenzione ai materiali utilizzati nelle loro collezioni ai progetti di donazione e investimenti nel re-commerce.

INCLUSIONE Il 2019 ha visto numerosi richiami verbali contro la mancanza di inclusione e rappresentanza della diversità all’interno delle aziende. Gli amanti dello shopping hanno cercato una moda che rispecchiasse i bisogni e i gusti di diverse comunità, con le ricerche di articoli fashion versatili e semplici in crescita dell’80% e del 90% rispettivamente. C’ è stato anche un incremento del 52% nelle ricerche di termini riferiti a una moda “neutrale” e “unisex”. I consumatori “consapevoli” sono andati alla ricerca di stilisti e rivenditori che fossero in linea con i loro valori e, di riflesso, alcuni dei brand più potenti al mondo hanno lanciato delle campagne a favore della diversità e progetti per promuovere l’inclusione, alcuni assumendo anche figure manageriali specifiche per questo settore.

TENDENZE MODA TOP 2019

EXTRA ROMANTICA Il 2019 è stato l’anno del romanticismo e di una moda sopra le righe. La ricerca di borse adornate di perle, accessori per capelli con pietre dure, gonne di tulle e vestiti babydoll è aumentata in modo significativo nella stagione primaverile. Giocare con le proporzioni è stata la tendenza globale: le “mini borse” hanno visto un aumento del 50% nelle visualizzazioni durante l’estate, mentre brand come Ganni, Cecilie Bahnsen, Rotate e Jacquemus hanno trasformato le maniche a sbuffo in uno dei must-have di quest’anno.
L’ESTATE DELLA CULT GIRL Moda già radicata nell’America rurale, il pudico prairie dress è stata una delle tendenze più acclamate dell’estate, con il picco delle ricerche nel mese di luglio. Il marchio newyorkese LoveShackFancy è stato una rivelazione in questa nuova categoria di vestiti per l’estate; le visualizzazioni delle pagine di questo brand sono aumentate del 65% tra gennaio e marzo.
LA RINASCITA DEGLI ANNI ‘90 Dai crop top ai tacchi squadrati fino agli slip dress, quest’anno Lyst ha assistito alla rinascita di diverse tendenze degli anni ‘90. La borsa Baguette di Fendi ha visto un aumento delle ricerche del 164% su base annua e le celebrità hanno riesumato pezzi d’archivio di stilisti del calibro di Jean Paul Gaultier, Thierry Mugler e Versace.
‘STREETWEAR’ EVERYWHERE Le ricerche di pantaloncini aderenti è in continua crescita, raggiungendo un aumento del 137% su base annua, mentre la richiesta di body e calzamaglie è cresciuta complessivamente dell’83%. Kim Kardashian e Kanye West hanno lanciato una controversa linea di shapewear. La collezione primavera-estate 2020 di Tom Ford ispirata allo sportswear ha aggiunto un tocco glamour a questa categoria di abbigliamento.
SURVIVALISTA In un anno turbolento dal punto di vista politico, gli utenti hanno cercato articoli di moda survivalista. I pantaloni cargo e i gilet da lavoro hanno visto un aumento delle ricerche in autunno e la richiesta di marsupi è cresciuta del 33% negli ultimi sei mesi. Anche le vendite degli stomping boots sono aumentate del 73% nel mese di settembre.
SHAPEWEAR REVOLUTION Le ricerche di pantaloncini aderenti è in continua crescita, raggiungendo un +137% su base annua, mentre la richiesta di body e calzamaglie è cresciuta dell’83%. Kim Kardashian e Kanye West hanno lanciato una controversa linea di shapewear. La collezione primaveraestate 2020 di Tom Ford ispirata allo sportswear ha aggiunto un tocco glamour a questa categoria di abbigliamento. PSICHEDELICA Dal tie-dye al verde fluo, i motivi psichedelici e i colori fosforescenti sono stati molto popolari quest’estate. Dalle maglie di Proenza Schouler alle polo tie-dye di Ralph Lauren, i consumatori hanno accolto il trend psichedelico a braccia aperte. Le ricerche di articoli verde fluo sono aumentate del 69% durante il periodo estivo.
TREND SARTORIALE Le ricerche di completi con pantaloncino sono cresciute del 19% a marzo, mentre le ragazze scandinave della Fashion Week di Copenhagen hanno scatenato un aumento del 55% nelle visualizzazioni di blazer oversize. Gli aggettivi più utilizzati nella ricerca dei completi sono stati “vivaci” e “accesi”.

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Le 10 celebrità che dettano la moda, da Meghan Markle a Timothee Chalamet

Le loro scelte personali di stile hanno segnato aumento di ricerche e vendite sui social

Lifestyle Moda
Chiudi Meghan Markle tour of South Africa (ANSA) Meghan Markle tour of South Africa

Da Meghan Markle a Billy Porter, ecco le 10 celebrità le cui scelte personali di stile hanno segnato i maggiori aumenti nel numero di ricerche, vendite, notizie e menzioni sui social negli ultimi 12 mesi, secondo il report Lyst Year in Fashion 2019 che ha tracciato anche tendenze di shopping in base a query, pagine visualizzate e vendite di 6 milioni di articoli di moda di oltre 12.000 store online, senza dimenticare le menzioni sui social e la risonanza mediatica a livello mondiale generate dai trend e e dai brand più acclamati del 2019.

TOP 10 FASHION CELEB

1. MEGHAN MARKLE, Duchessa del Sussex Meghan Markle è stata la celebrity più influente nel mondo della moda per il 2019 e i suoi outfit hanno registrato in media un aumento del 216% delle ricerche di articoli simili a quelli da lei indossati. Dopo la sua apparizione con cinque chemisier diversi durante il royal tour in Sudafrica, l’interesse verso questa tipologia di abito è cresciuto del 45% nell’arco di un mese. L’abito Club Monaco ha registrato il sold out in meno di 24 ore in seguito a un aumento delle sue ricerche del 570% mentre la gonna J Crew ha scatenato un incremento delle ricerche del brand del 102%.

2. TIMOTHÉE CHALAMET La pettorina firmata Louis Vuitton e indossata da Timothée Chalamet è stato il look rivelazione dei Golden Globe. La felpa con cappuccio di paillettes, indossata alla première della pellicola “The King” nel Regno Unito, ha scatenato un aumento delle ricerche di felpe da uomo con cappuccio del 192%, mentre le ricerche di Haider Ackermann sono aumentate dell’806% la settimana in cui ha indossato un completo dello stesso brand.

3. ZENDAYA Rappresentante della Generazione Z, gli outfit di Zendaya sul suo Instagram hanno scatenato milioni di ricerche. Quando si è presentata sul red carpet del Met Gala con un abito illuminato in stile Cenerentola firmato Tommy Hilfiger – con tanto di borsa a forma di zucca e scarpette di cristallo – il suo look ha scatenato un aumento delle ricerche del brand del 54%. L’abito Vera Wang da lei indossato agli Emmy Awards nel mese di settembre ha favorito un incremento delle ricerche della maison del 33%.

4. BILLIE EILISH La cantautrice diciassettenne Billie Eilish ha oltre 40 milioni di follower su Instagram. Dopo aver indossato numerosi outfit color verde fluo durante l’estate, le ricerche di articoli in questo colore sono aumentate del 69%. Contemporaneamente, le ricerche di BBCICECREAM sono schizzate del 211% in meno di una settimana in seguito a un tag del brand sulla pagina Instagram della cantante.

5. CARDI B Cardi B ha fatto schizzare le ricerche alle stelle quando è apparsa con un abito vintage firmato Mugler in occasione dei Grammy Awards: le ricerche dello stilista sono aumentate del 169% in quattro ore. Uno dei volti di maggior impatto della Fashion Week di Parigi di settembre, i suoi outfit Chanel, Thom Browne e Richard Quinn sono stati tra quelli più chiacchierati online durante quella settimana.

6. LISA, BLACKPINK Quest’anno, la cantante delle Blackpink Lisa è diventata una delle icone del K-Pop più seguite su Instagram, con quasi 27 milioni di follower. Dopo aver condiviso una serie di foto nell’estate in cui compare con una borsa Celine Triomphe, le ricerche di questo accessorio sono aumentate del 66%.

7. KYLIE JENNER Celebrità più influente nella moda per il 2018, Kylie continua a spingere le ricerche globali delle masse verso i suoi outfit. Dopo aver indossato un vestitino milkmaid a fiori in agosto, l’interesse verso questo modello è cresciuto del 66%. Comparendo con un audace abito color oro in occasione del matrimonio di Justin Bieber e Hailey Baldwin, ha decisamente infranto le regole del galateo per gli invitati, influenzando le ricerche online più della sposa.

8. LIZZO Oltre alla crescita di popolarità della musica di Lizzo, è aumentato anche l’interesse verso i suoi body firmati - le ricerche sono cresciute del 28% su base annua. Ha indossato diversi outfit di successo durante gli MTV VMA, tra cui un abito da ballo lilla con scollatura in stile anni ‘80. A partire dal mese di settembre, “Lizzo fashion” è diventata la parola chiave rivelazione nelle ricerche online.

9. HARRY STYLES Dopo aver sfoggiato un orecchino al Met Gala, le ricerche di orecchini da uomo è cresciuta del 28% da maggio. Famoso per i suoi outfit, a marzo c’è stato un aumento delle ricerche di abiti blu del 78% dopo la sua comparsa con un ensemble eccentrico a New York.

10. BILLY PORTER Billy Porter è stato protagonista di uno dei momenti sul red carpet più chiacchierati dell’anno. Dopo aver indossato uno smoking con gonna firmato Christian Siriano in occasione degli Oscar, le ricerche dello stilista sono aumentate del 101% in 24 ore.

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19 trend moda 2019, dai minidress alle maniche a sbuffo

Anni 80 e 80, echi texani e stampe tie dye

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Chiudi Trend moda 2019 @ Stylight (ANSA) Trend moda 2019 @ Stylight

Il 2019 è stato un anno con molti stili e design stravaganti che si sono certamente ispirati al passato. Alcune tendenze e rivisitazioni hanno avuto delle manifestazioni più ovvie, come quelle che hanno preso spunto dagli ’80 e ’90, altre invece hanno sorpreso di più grazie alle loro dimensioni, o nel fitting. Certo è che alcuni di questi trend, con il finire di quest’anno rimarranno nel 2019, altri invece continueranno a farci compagnia ancora per un po’. Ecco gli highlights dell'annuale report di Stylight

MINI MAXI TRENDS:

#1 Maxi coats L’anno scorso la moda maxi ha indubbiamente avuto come suo portavoce i piumini; le cui grandi fan sono state Kendall Jenner e Hailey Bieber. Nel 2019 invece, questo trend ha deciso di spostarsi su un altro capospalla: il cappotto. Con una crescita del 138% di click, il look un po’ clochard o alla “ho messo il cappotto di cashmere di papà” è tra i più quotati di questo autunno/inverno.

#2 Shield sunglasses Sì, lo sappiamo che i mini occhiali alla matrix erano indubbiamente sui nasi di mezzo mondo, ma il modello mascherina in versione maxi non è di certo stato da meno. Con un aumento di click del 386%, ha decisamente dimostrato di essere trendy, e se l’ha anche indossati Anna Dello Russo a Parigi, il trend non è solamente confermato, ma con molta probabilità è anche previsto per il 2020.

#3 Mini Bags La mini bag per eccellenza di quest’anno è senz’altro stata la Mini Ciquito di Jacquemus, ma anche iconici brand come Chanel, Fendi e Dior hanno reinterpretato alcuni dei loro storici modelli in versione mini. D’altronde come resistere ad una deliziosa mini Peekaboo.

#4 Mini Dresses È stato l’antitesi del maxi flower dress, corto e senza maniche, il mini dress alla Kyle Jenner: uno dei look dominanti di Instagram. Da Chiara Ferragni a Caro Daur, nessuna influencer ha saputo resistere alla possibilità di mettere in mostra le proprie gambe.

TREND DAGLI ANNI 90

#5 Bucket Hats Cappello alla pescatora e salopette, cosa c’è di più 90’s di così? Quest’anno il bucket hat lo abbiamo visto tornare in voga, indossato da svariate celebrities o influencers come Gilda Ambrosio e Kaia Gerber; e Prada, da brava regina del nylon, ne ha creato una versione tutta Tie-Dye.

#6 Lace-up Boots Dopo essere stati ufficialmente nominati come una delle principali tendenze dell’Autunno 2019, i lace up boots sono davvero ovunque. Non parliamo solo dell’iconico Dr. Martens, che da un paio di anni ci presenta il suo stivale in innumerevoli versioni diverse, ma anche di quelli un po’ alla Sarah Jessica Parker in “Hocus Pocus” in stile vittoriano, proprio come quelli di By Far o Rejina Pyo

#7 Hair Clips Tra i vari fashion trend dell’anno abbiamo visto una categoria di accessori che solitamente non è la prima alla quale si pensa quando si parla di moda: gli accessori per capelli. Infatti uno dei più grandi trend del 2019 sono stati i fermagli per capelli che hanno visto una crescita del 253% rispetto al 2018. Da vero trend brand Gucci non ha ovviamente perso tempo, e ne ha presentato una versione un po’ vintage e logata in Swarovsky. Ma le vere regine della categoria sono state le mollette di perle

#8 Hair bands Queen B is back! Il cerchietto per capelli alla Blair Waldorf quest’anno ha visto il suo grande ritorno. Prada ne ha presentato una versione rosa e satinata, ma molti brand hanno impreziosito i loro cerchietti con inserti dorati, perline ed usato materiali che vanno dal velluto alla seta.

#9 Check Blazer Il blazer a scacchi mantiene il suo status di tendenza anche quest'anno. Dimentichiamo i colori vivaci del blazer di Alicia Silverston nel film cult degli anni '90 "Ragazze a Beverly Hills", per concentrarci su grigio, verde e marrone.

TREND DAGLI ANNI '80

#10 Ruffles (Balze) Portavoce delle balze, o per chi preferisce alla francese dei volant, è sempre stato il brand Philosophy by Lorenzo Serafini, che però quest’anno si è trovato in grande compagnia. Infatti, per questo 2019, ben il 20% degli abiti su Stylight sono ruffled dresses. Questo dettaglio un po’ vittoriano non lo troviamo solo sugli abiti, ma anche sulle camicie ed i maglioni. A darne prova ci sono le attuali collezioni dei colossi del fast fashion Mango, Zara ed H&M

#11 Puffy Sleeves (Maniche a sbuffo) Proprio come le maxi spalline, le maniche a sbuffo sono uno di quei trend anni ‘80 che non eravamo sicure di voler rivedere, eppure la rivisitazione della puffy sleeve di quest’anno ha piacevolmente sorpreso. Giovani brand come Rotate, The Attico e Ganni ne hanno fatto il loro segno distintivo

#12 Scrunchies Che si parli di cerchietti, fermagli o elastici, per quest’anno una cosa è certa: gli accessori per capelli retrò non sono mai stati così di moda. Quindi non c’è da stupirsi se uno degli accessori più trendy del 2019 è lo scrunchie, quel gigantesco elastico, spesso in colori neon o metallici che negli anni ‘80 decorava le code laterali di milioni di ragazze.

COWGIRL TREND 2019

#13 Cowboy Boots Come dimenticarsi degli amati camperos? Inutile dire che il country look è stato un vero must di quest’anno. Brand come Isabel Marant e Ganni hanno reso questo modello uno degli stivali più fashion, ed anche marchi di lusso come Fendi non hanno saputo resistere al trend presentandone una versione super logata e meno evidente.

#14 La camicia da boscaiolo La classica camicia da boscaiolo non è di certo una novità. In parte arrivata nei nostri armadi grazie all’americano Abercrombie&Fitch che ha saputo rendere negli anni queste camicie un vero e proprio capo trendy. Lo scacco in generale nel 2019 non si è solo limitato alle camicie ed ai cappotti, ma grazie alla collezione F/W di Dior e alle vetrine di Zara e Mango quest’anno lo abbiamo visto veramente ovunque.

#15 Texas Belts Il coachella/cowgirl look non è tale senza i suoi accessori, e se il cappello è quello più ovvio la cintura in stile texano non è da meno: Nessuna ragazza quest’anno è stata immune alla cinta in doppia fibbia argentata. Giovani brand come KateCate già nel 2018 avevano lanciato le loro tracolle e cinture in stile country, alle quali nemmeno Gigi Hadid ha saputo resistere.

STAMPATI

#16 Tie-Dye Questa stampa psichedelica è decisamente stata tra le più popolari di quest’estate. L’abbiamo vista sulle camicie ed i cappelli di Prada e sulle felpe e le t-shirt di Ralph Lauren. Gigi Hadid ha fieramente indossato interi look in questa stampa, ed i nostri utenti hanno aumentato le ricerche di prodotti Tie-Dye su Stylight del 196% rispetto al 2018.

#17 Snake Print Tra i vari animal print del momento la stampa più dominante del 2019 è stata quella pitonata. Che sia nei suoi toni naturali, arancioni, blu, verdi o addirittura neon, la snake print sembra aver conquistato il mondo, perchè tra giacche, pantaloni, gonne, abiti e stivali nessuno ha saputo rinunciare a donare un tocco esotico al proprio look

#18Leopard Print La stampa leopardata si può quasi definire come un evergreen, con anni alterni in cui si vede di più e altri un po’ meno, ed il 2019 è decisamente stato uno dei suoi anni di spicco,

#19 Pois La fantasia a pois quest’estate ha spopolato almeno tanto quanto (se non di più) di quella Tie-Dye. Uno dei suoi più famosi rappresentanti è stato l’abito di Zara, che si è anche guadagnato un Instagram account tutto suo con un seguito di ben 26,2 mila followers.

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Marchi top 2019, ecco i più popolari, emergenti e green

Da Arjè a Rotate, da Veja a Reformation ecco su chi puntare

Lifestyle Moda
Chiudi Top sustainable brands 2019 : Odd Molly (@Stylight) (ANSA) Top sustainable brands 2019 : Odd Molly (@Stylight)

Che Bottega Veneta fosse il luxury brand dell’anno lo sapevi già, ma qual è il vero brand rivelazione del 2019? Off-White, Balenciaga o Yeezy? Quale sneaker si è portata a casa l'oro quest’anno? Stylight che segue ed analizza ogni giorno i trend ed il comportamento d’acquisto dei suoi 12 milioni di utenti mensili grazie al suo Fashion Recap 2019 svela i grandi trend del 2019, ma anche quali sono i trend che andranno avanti nel 2020. Ecco gli highlights del report di Stylight  sui nomi dei brand.

In testa alla lista dei “Most popular Brands” abbiamo l’iper femminile Elisabetta Franchi, seguita dallo storico brand di calzature Hogan e dal Veneto Golden Goose. Al quarto posto troviamo con il loro Dsquared2 i fratelli Canadesi Dean&Dan. Al quinto posto l’onnipresente luxury street style brand Off-White. Da notare che il marchio si posiziona al primo posto della classifica in tutti gli altri paesi.

Quanto agli emergenti, ecco i 5 che almeno sull'e-commerce non solo italiano si sono distinti: The Emerging Brands 2019

Sensi Studio Con i click che hanno superato il 1000% di crescita rispetto al 2018, Sensi Studio è in cima alle classifiche di Stylight. Il brand è stato fondato nel 2010 dalla stilista Stephany Sensi, che si è fatta largo grazie ai suoi panama e alle sue borse tutte fatte a mano da artigiani Ecuadoriani. Il prodotto più richiesto di quest’anno è la sua borsa di paglia.

Arjé Il brand è stato lanciato nel Febbraio 2017 dalla coppia di marito e moglie Bessie e Oliver Corral. Arjé deve parte del suo successo grazie all’utilizzo del concetto innovativo del “See Now, Buy Now”: i prodotti delle collezioni possono essere ordinati già due settimane dopo la loro presentazione. Il prodotto più popolare è la camicia in seta Gaia.

Rotate Questo brand scandinavo ha registrato un’aumento di click del 122% nel 2019 rispetto al 2018. Ultra femminile e alla moda, il marchio creato dalla danese Birger Christensen ha raggiunto il successo di quest’anno grazie ai suoi abiti super trendy, come il popolare abito lungo con le maniche un po’ a palloncino in stampa pitonata. 

Cecilie Bahnsen In quarta posizione ritroviamo un brand dallo stile un po’ bambolina, con abiti dalle silhouette romantiche e dagli ampi volumi. Cecilie Bahnsen, finalista del LVMH Award e originaria di Copenaghen, ha fondato il suo omonimo marchio nel 2015. Il prodotto più popolare del brand è un semplice ma originale abito in popeline di cotone nero

Wandler Direttamente da Amsterdam, il piccolo brand lanciato dalla designer olandese Elza Wandler nasce solo nel 2017. Non sorprende il successo virale della sua borsa Hortensia su Instagram, ma il suo vero musthave è la borsa Corsa. 

Quest’anno uno dei trend che ha riguardato la moda e non solo, è quello dell’“Ecosostenibilità”. Ecco i marchi da tenere d'occhio per il loro impegno green: Top sustainable brands 2019

Odd Molly Il marchio Svedese Odd Molly, creato nel 2002, propone collezioni colorate e facili da indossare, tutte principalmente realizzate con materiali ecosostenibili. Il brand cerca di tenere a mente il principio di ecosostenibilità durante ogni fase del ciclo produttivo, che inizia con la scelta dei materiali, ed arriva fino alla spedizione del prodotto finito. Nel 2019, i click sono aumentati del 537% rendendolo il numero uno dei green brands di Stylight. Il suo prodotto più popolare è un abito midi rosso con stampa floreale.

Veja Quando si parla di marchi green non si poteva di certo non parlare dell’ormai super popolare brand di sneakers Francese Veja. Fin dalla sua creazione nel 2004 il marchio si è fortemente impegnato ad avere un approccio ecosostenibile ed ha fatto della “trasparenza” uno dei suoi principali core value. Il risultato: un successo internazionale con oltre 3 milioni di paia di scarpe vendute. Con un aumento di click del 214% il prodotto più cliccato è la Net Sustain V-10 di colore bianco. Reformation Decisamente

Madewell Tra le fan di questo brand ci sono alcune delle più grandi fashioniste del momento come Caroline de Maigret e Alexa Chung: L’americano Madewell è noto per le sue creazioni in denim, ed ha creato un’etichetta esclusiva chiamata “Do Well” per evidenziare quali sono i prodotti ecosostenibili del suo catalogo, il suo must-have è la giacca di jeans leggermente oversized.

Reformation Decisamente uno dei brand più trendy degli ultimi anni, il Californiano Reformation utilizza materiali ecosostenibili per tutte le sue collezioni e il prodotto di maggior successo del 2019 è un abito midi con stampa floreale.

Ninety Percent Arrivato direttamente da Londra nel 2018, il brand Ninety Percent offre una collezione fatta di fibre ecosostenibili come il cotone organico, il poliestere riciclato e filamenti alternativi alla viscosa convenzionale. Oltre a supportare l’ambiente con una produzione eco friendly, il brand ha annunciato che donerà il 90% dei suoi profitti in beneficenza. Il prodotto più popolare è un maxi abito bianco di jersey organico. 

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The Crown mania, da Claire Foy a Olivia Colman e 10 location della serie

Cambia la regina per la terza serie, ecco tutti i set

Lifestyle Tempo Libero
Chiudi The Crown terza stagione @ Netflix (ANSA) The Crown terza stagione @ Netflix

The Crown una delle serie tv più amate degli ultimi anni torna in tv per la terza stagione (Netflix dal 17 novembre). La vita di Elisabetta II, l’attuale sovrana del Regno Unito, dal 1947 ad oggi, sta appassionando milioni di telespettatori: per le prime due stagioni ad interpretarla è stata Claire Foy, attrice britannica perfetta per questo ruolo. Non la vedremo, però, nella terza stagione. Peter Morgan, il creatore della serie, ha infatti imposto tra le clausole del contratto con Netflix che tutti gli attori sarebbero cambiati ogni due stagioni, per evitare di invecchiare i personaggi col trucco rendendoli poco realistici. Elisabetta II sarà interpretata dall'altrettanto eccezionale attrice inglese Olivia Colman, che, caso vuole, ha vinto un Oscar per il ruolo di un’altra regina, Anna, nel film La Favorita di Yogos Lanthimos: dunque sembra avere tutte le carte in regola per conquistare i fan di The Crown. Accanto a lei nel ruolo del principe consorte Filippo non ci sarà più Matt Smith ma Tobias Menzies (Il Trono di Spade). Fa il suo ingresso nella nuova stagione anche Helena Bonham Carter, che vestirà i panni della bellissima e infelice principessa Margaret. Nella terza stagione di The Crown la nuova guardia si insedia a Downing Street, mentre la Regina Elisabetta II e la sua famiglia affrontano le sfide di un Regno Unito in costante cambiamento. Dalla Guerra Fredda fino alla corsa allo spazio, sullo sfondo l’esuberanza degli anni Sessanta e la lunga ripresa degli anni Settanta, la Famiglia Reale si deve adattare ad un mondo nuovo, più libero ma al tempo stesso molto più turbolento.

I SET:

The Crown è stato girato nei pressi di Londra, e precisamente negli Elstree Studios, famosi per Star Wars, la trilogia di Indiana Jones, Superman e Il discorso del re. Le location utilizzate per gli esterni sono quasi tutte nel Regno Unito, alcune in Francia e una in California.
Suggerito dalla piattaforma Pitchup.com, ecco un itinerario per scoprire le 10 location più belle della terza stagione di The Crown e vivere da protagonisti le atmosfere della serie tv.  

Londra, Inghilterra

Gran parte della terza stagione è ambientata dentro o intorno alla residenza ufficiale dei monarchi inglesi, Buckingham Palace. Con le sue 775 stanze e 240 camere da letto, Buckingham Palace è il quartier generale dei re britannici dal 1837, anche se Netflix ha usato per molte delle scene, Lancaster House, un altro palazzo decisamente affascinante. 

Cambridge, Inghilterra

Dal 1967 al 1970 Charles ha frequentato il Trinity College, parte dell’università di Cambridge fondata nel 1546, che vanta tra i suoi allievi ben 34 Premi Nobel e altre figure di spicco, tra le quali 6 primi ministri inglesi, Isaac Newton e Rajiv Gandhi. Il principe Carlo (Josh O’Connor) appare mentre si prepara a interpretare Riccardo II con la compagnia teatrale universitaria, un ruolo che però non ha mai recitato nella vita reale. Il miglior posto dove soggiornare è la Gayton Farm a qualche chilometro da Cambridge, e precisamente a Horningsea, nella tranquilla campagna inglese, a pochi passi dal fiume Cam dove si può pescare. 

Sandringham, Inghilterra

Questa residenza privata di campagna è stata apprezzata da quattro generazioni di monarchi inglesi, a partire dal 1862. A Sandringham si trova il Royal Stud, e la passione della Regina per i cavalli è più che evidente in tutta la terza stagione. Per immergervi totalmente nel personaggio vi consigliamo di soggiornare al Pine Cones Caravan and Camping, una struttura elegante e raffinata che offre ospitalità in confortevoli pod da 4 persone. A pochi chilometri dalla costa del Norfolk, propone anche un parco avventura e un maneggio dove potrete provare l’ebbrezza dell’equitazione seguendo le orme di Elisabetta II.

Balmoral, Scozia

A differenza dei palazzi reali che appartengono alla Corona, Balmoral Castle in Scozia è una delle due residenze private della famiglia reale inglese. Dal 1847 rappresenta un ritiro per i monarchi e la Regina è rappresentata qui mentre trascorre momenti della sua vita privata lontana dai suoi doveri di regnante. Potete pernottare all’Ecocamp Glenshee, una struttura accogliente, sostenibile e dog-friendly a sud del Parco Nazionale di Cairngorms.

Aberystwyth, Galles

Poco prima di diventare Principe del Galles, nel 1969 Carlo frequentò un corso di lingua e storia gallese alla Aberystwyth University. Carlo viene ritratto mentre affronta l’animosità dei nazionalisti gallesi, ma conquista la simpatia del suo tutor. Il Brynrodyn Caravan and Leisure Park offre viste strepitose sul mare e sulle montagne che lo circondano ed è vicinissimo alla spiaggia di Borth.

Windsor, Inghilterra

Al Guards Polo Club di Windsor Carlo incontra nel 1970 Camilla Shand (che diventerà Parker Bowles), la donna destinata a diventare l’amore della sua vita. La terza stagione di The Crown esplora l’impatto che questo incontro storico ebbe su Carlo e sugli altri membri della famiglia reale.

Caernarfon, Galles

Quest’anno cade il cinquantesimo anniversario dell’investitura di Carlo a Principe del Galles, un titolo che risale al 1301, che avvenne al Caernarforn Castle. Filmato nella location originale, è quanto di più vicino a un’incoronazione vedremo nella terza stagione. Durante la cerimonia le risposte e i discorsi di Carlo furono pronunciati sia in inglese che in gallese. 

Versailles, Francia

Per festeggiare l’ingresso della Gran Bretagna nella Comunità Economica Europea nel 1972, la Regina presenziò a una cena di Stato organizzata dal presidente francese Georges Pompidou nel meraviglioso Palazzo di Versailles. In The Crown la Regina e la principessa Margaret vengono rappresentate mentre si godono il viaggio e cercano di parlare al meglio in francese. In questa occasione la Regina fece anche la sua ultima visita al Duca di Windsor, che aveva abdicato lasciando il trono a Elisabetta. 

Normandia, Francia

Nel 1967 la Regina fece un raro viaggio privato in Normandia per verificare gli ultimi sviluppi nell’allevamento dei cavalli da corsa. Visitò diverse scuderie compresi Haras du Pin – la scuderia nazionale francese conosciuta anche come la Versailles equestre - Haras du Mesnil, Haras de Verrerie e Haras la Tuilerie. Netflix mostra anche la visita della regina Elisabetta nel 1974 alle scuderie di Kentucky. Per combinazione soggiornò vicino a Versailles, presso la Kentucky at Lane’s End Farm. 

Los Angeles, USA

La principessa Margaret visitò Los Angeles nel 1965 con il marito Lord Snowdon, incontrando star di Hollywood come Elizabeth Taylor, Paul Newman, Judy Garland, Gregory Peck, Fred Astaire, Frank Sinatra e Mia Farrow. Netflix descrive il suo comportamento audace, che più tardi portò i diplomatici inglesi a impedirle di fare visite ufficiali in America, secondo documenti resi pubblici recentemente.

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International Tattoo Expo, a Trieste 200 tatuatori dal mondo

Boom ingressi. Professionista, 'i nostri lavori? Opere d'arte'

Lifestyle Beauty & Fitness
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Alcuni sono giunti a Trieste dal Messico per realizzare tattoo "a mano", seguendo una particolare tecnica Maya, senza l'utilizzo delle più moderne tecnologie.  Altri - spiegano gli organizzatori - sono arrivati da diverse zone di Italia, ma anche da Australia, Spagna o Inghilterra, per dare mostra delle loro abilità. Sono circa 200 i tatuatori professionisti da tutto il mondo che, con il loro stand e gli attrezzi del mestiere, stanno partecipando alla 12/ma edizione dell'International Tattoo Expo di Trieste, manifestazione dedicata ai tatuaggi e ai piercing, in corso al Salone degli Incanti fino a domani.
    Un richiamo per gli appassionati, che stanno arrivando anche da Slovenia, Croazia e Austria per una decorazione d'artista.
    L'Expo di Trieste è tra le principali fiere di settore del nord est e ieri - secondo i dati diffusi dall'organizzazione - ha registrato 500 ingressi solo nella prima ora di apertura.
    E così le prime decorazioni hanno cominciato a prendere forma: tra i visitatori, c'è chi ha già preso appuntamento per un tatoo e chiede che gli venga disegnato sul polpaccio "il capitano" Francesco Totti. A pochi metri di distanza, in un altro stand, un altro tifoso di diversa fede calcistica ha portato con sé un'immagine di Diego Armando Maradona da far riprodurre fedelmente sul polpaccio.
    Hanno prenotato il loro appuntamento attraverso il sito web dedicato alla kermesse e ora, persone di tutte le età, aspettano il proprio turno per imprimere sulla pelle disegni neri o coloratissimi. Si tratta di immagini realistiche, copiate da foto, o di linee e forme frutto dell'estro dell'artista.
    "Fin da piccola - spiega Andrea, 29 anni di Pordenone - sognavo di diventare una tatuatrice". Dopo la scuola d'arte, a 22 anni ha iniziato a lavorare in uno studio, perché "solo così si impara il mestiere, seguendo un professionista". Le regole per svolgere la professione al meglio, puntualizza, sono "l'igiene e il saper ascoltare il cliente e i suoi desideri, per guidarlo nelle scelte più giuste". Uno dei tatuaggi più difficili mai realizzati? "Un quadro di Van Gogh che ho riprodotto su un braccio. Difficile il disegno e l'abbinamento dei colori". Ma in fin dei conti, conclude, "il tatuaggio nient'altro è che un'opera d'arte". 

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Il volto è il nostro patrimonio umano, amalo #nofilters

Dalla chirurgia e dai ritocchini alla 'perfezione social' l'omologazione dell'eterno presente

Lifestyle Società & Diritti
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Prima la chirurgia estetica e i ritocchini con l'opportunità di appianare le rughe, tirare su i cedimenti del mento, rimpolpare gli zigomi, le labbra, riempire piccoli e grandi solchi, ora le possibilità del digitale applicato ai social con i filtri sulle foto, le correzioni per farci più belli. E di questo nostro viso, patrimonio umano, cosa resta? Se l'immagine è di volti belli, perfetti, 'plasticosi', che correggono chirurgicamente, esteticamente, artificialmente i contorni reali, autentici dove risiederà più la nostra perfezione/imperfezione? Dove il tempo passerà a lasciare traccia sul viso lasciandoci meno belli ma forse più ricchi?
Siamo immersi in una cultura della perfezione in un mondo di diversità: i canoni di bellezza contemporanei, fortemente segnati dal conformismo, spingono verso l’omologazione dei tratti. Nel presente delle relazioni digitali per immagini, deviare da questi canoni comporta l’esclusione dai trend sociali, la solitudine, l’angoscia esistenziale.
Il volto è in profonda trasformazione. Fotoritocco massiccio sui social network e in pubblicità, influencer digitali quasi indistinguibili da quelli reali, androidi dai tratti sempre più dettagliatamente antropomorfi e potenziati da un’intelligenza artificiale sempre più raffinata: questi fenomeni hanno portato nella vita privata e sociale di tutti un incontro quotidiano e costante con facce artificiali. Facce molto diverse tra loro, ma accomunate da un obiettivo irraggiungibile: fermare lo scorrere del tempo. Cosa comportano le trasformazioni in atto per le relazioni interpersonali e per la società in generale? Quale ricaduta ha sulle nostre vite? La scomparsa del ‘vecchio’ volto sarà senza conseguenze per la collettività? In una trasformazione di tale portata entra in gioco anche l’antico sogno di creare dei nostri simili, capaci di emularci e forse di continuarci, dando vita ad esseri dotati di intelligenza e un giorno capaci di coscienza ed emozioni; la rimozione del ‘vecchio’, sia come concetto sia come manifestazione concreta, all’interno delle nostre società e le conseguenti manipolazioni per far apparire un artificiale ed eterno presente.
La videografica, la robotica, la chirurgia, il fotoritocco dilagano: cosa significano queste presenze artificiali per le relazioni interpersonali e per l’auto-percezione di sé? Quale ricaduta ha sulle nostre vite la manipolazione del volto, non parte qualsiasi del corpo ma il ‘luogo’ stesso che ci rende unici, che fa di noi delle persone? Cosa comporta l’esperienza perturbante dell’ "Uncanny Valley" che, come provato dagli studi di robotica in Giappone, produce inquietudine in chi si trova di fronte a volti molto simili agli umani, ma che umani non sono (androidi e creazioni della videografica)? La scomparsa del volto ‘vecchio’ è davvero senza conseguenze per la collettività? "In questione non c’è ovviamente la libera scelta individuale dei comportamenti e delle modificazioni, ma il fatto che esperienze così complesse avvengano senza una consapevolezza diffusa e un discorso sociale condiviso. Non si tratta pertanto di emettere giudizi ma di avviare una riflessione urgente perché il volto umano è il luogo dove il senso di esistere si manifesta. Prenderne coscienza è quanto mai necessario", spiega Lorella Zanardo, scrittrice, attivista, già autrice del documentario chock Il Corpo delle donne (cui si deve una certa sveglia culturale in Italia alcuni anni fa).

Ora la Zanardo, con Cesare Cantù e in collaborazione con la Fondazione Il Lazzaretto, è impegnata nel progetto Volto Manifesto, lanciato in anteprima il 7 novembre al Festival della Peste! a Milano e ora con eventi in tutta Italia. "Attraverso l’idea del volto come patrimonio per l’umanità, il progetto - anticipa - si pone come obiettivo di stimolare una riflessione aperta sulla trasformazione del volto nell’era digitale, invitando ad un dialogo collettivo e condiviso sul tema dell’unicità del volto, delle trasformazioni reali e digitali in atto, del ruolo unico ed irripetibile che il volto riassume all’interno delle relazioni umane e per l’etica di una società". 

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Italia 29ma per benessere cittadini, fa meglio degli Usa

Studio Boston Consulting, sale rispetto a 2018 ma in calo su 2008

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi Iniziativa volontari Retake in palazzi Aler Milano (ANSA) Iniziativa volontari Retake in palazzi Aler Milano

Italia 29ma al mondo per il benessere dei cittadini. E' quanto emerge dalla classifica 2019 in base all'indicatore Sustanaible Economic Development Assessment (Seda), lanciato da The Boston Consulting Group nel 2012 e che misura il benessere dei cittadini in 143 paesi.  Rispetto allo scorso anno l'Italia migliora salendo di una posizione, ma rispetto al 2008 ne ha perse quattro.
    Il coefficiente Seda dell'Italia (ovvero la sua capacità di trasformare ricchezza in benessere) è pari a 0,91, meglio dello 0,90 degli Stati Uniti. "In linea generale, il posizionamento dell'Italia non si discosta dai risultati degli ultimi cinque anni. Regge il confronto con la media Ue del quartile più alto per stabilità economica, mentre cresce il punteggio per l'ambiente" afferma Boston Consulting, sottolineando che il "grande problema dell'Italia è l'occupazione". Il Seda analizza per ogni paese 40 indicatori, per i quali assegna un punteggio ogni anno. Un punteggio che viene rapportato con il reddito nazionale lordo pro capite: questo è il coefficiente Seda di conversione della ricchezza in benessere.
 
   

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Black Friday 2019 a ridosso del Natale sarà shopping da record

Report Gfk, trend positivo ovunque, previsto boom acquisti top di gamma

Lifestyle Tempo Libero
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Lo scorso anno le vendite nella settimana del Black Friday hanno superato i ricavi del Natale in Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Spagna, Polonia e Brasile. Come andrà il Black Friday 2019? Secondo le indagini GfK, i consumatori sono sempre più propensi ad acquistare prodotti top di gamma in offerta, piuttosto che scegliere i modelli più economici.

Quest'anno il Black Friday cade il penultimo giorno del mese, il 29 novembre, a sole 3 settimane dal Natale e in prossimità del giorno di paga per molte persone. Per tutti questi motivi, GfK prevede che il Black Friday 2019 supererà tutti i precedenti record di vendita. Lo scorso anno la crescita delle vendite è stata importante soprattutto nel settore Tech & Durables: l’Italia ha registrato un +42% rispetto al 2017. Molto positivo il trend anche in Germania e Francia, cresciute rispettivamente del +15% e del +13%, mentre la Spagna ha visto una crescita più contenuta (+7%).
Ma cosa pensano i consumatori italiani del Black Friday e cosa si aspettano da questo evento promozionale? Secondo quanto emerge dallo studio GfK Black Friday - che indaga aspettative, desideri e comportamenti reali di acquisto degli italiani - il 73% degli italiani conosce bene il Black Friday e il 43% dichiara di avere un forte desiderio di fare acquisti durante questa occasione.
Lo scorso anno, inoltre, il 45% degli italiani ha acquistato i regali di Natale durante il Black Friday, percentuale che sale all’83% tra chi ha effettuato gli acquisti online.

I consumatori sono sempre più esperti, ma cercano semplicità
Ci sono poi alcuni trend di fondo che riguardano i consumatori di tutto il mondo e che potranno influenzare l’andamento del Black Friday 2019. Rispetto al passato, oggi i consumatori sono più esperti e passano molto più tempo a fare ricerche prima di fare acquisti. Secondo lo studio GfK FutureBuy, quasi la metà (45%) dei consumatori europei confronta i prezzi più spesso rispetto al passato. Questo succede ancora di più prima del Black Friday, quando i consumatori sono incoraggiati a confrontare i prezzi per cercare l’offerta migliore. Un'altra caratteristica comune ai consumatori di tutto il mondo è la ricerca della semplicità. Un numero crescente di persone pensa di “avere troppa scelta” quando effettua degli acquisti: ne sono convinti il 42% dei consumatori in Europa e il 67% in APAC. Ridurre il numero degli articoli in promozione può quindi aiutare il percorso di acquisto dei consumatori durante il Black Friday.

Black Friday: i consumatori cercato prodotti Premium a prezzi convenienti
Nei Paesi dove le vendite del Black Friday hanno già raggiunto o superato il Natale - come Gran Bretagna, Germania, Francia, Francia, Italia, Spagna, Polonia, Russia e Brasile - molti Produttori e Retailer stanno puntando sulla promozione del segmento Premium in questo particolare periodo dell’anno. I consumatori sono quindi incoraggiati ad acquistare prodotti top di gamma in offerta ,piuttosto che modelli più economici. 
La ricerca di prodotti Premium non è solo un fenomeno indotto dalle promozioni, ma riflette alcuni cambiamenti nelle attitudini e nei desideri dei consumatori: infatti, una persona su due pensa che sia “importante concedersi qualcosa” di tanto in tanto. Anche la qualità è una caratteristica sempre più apprezzata: il 49% dei consumatori preferisce "possedere meno articoli, ma di qualità superiore" mentre il 45% "acquista solo da brand di fiducia" (GfK Consumer Life 2019). 

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Very Ralph, ritratto di Ralph Lauren, emblema del fashion Usa

60 anni di carriera del primo stilista che ha reso eleganti gli abiti di tutti i giorni

Lifestyle Moda
Chiudi Ralph Lauren in una foto d'epoca @Very Ralph Hbo (ANSA) Ralph Lauren in una foto d'epoca @Very Ralph Hbo

Ralph Lauren è l'emblema del fashion americano in tutto il mondo. Ora alla vigilia di 60 anni di attività, riflette sul suo viaggio da quando era un giovane ragazzo del Bronx che non sapeva cosa fosse uno stilista, fino a diventare l'amato stilista. Very Ralph è il documentario che lo racconta: sabato 16 novembre è in prima visione su Sky Arte il documentario Hbo sullo stilista, presentato al Met di New York a fine ottobre e in anteprima italiana alla Festa del Cinema di Roma. Nel film Lauren condivide alcuni aspetti inediti della sua vita e del suo lavoro e ricorda durante diverse interviste, la sua infanzia, i suoi cinquant’anni di matrimonio, gli albori della sua società di moda, le sue reazioni alle critiche, le sue creative campagne pubblicitarie e la sua visione pioneristica della moda. Ralph Lauren è stato infatti il primo stilista a creare una linea completa dedicata alla vita di tutti i giorni e a portarla nelle case; uno dei primi a sapersi contraddistinguere nel mondo della moda e in quello della pubblicità e infine il primo stilista ad aver creato delle catene di abbigliamento all’avanguardia capaci di trasformare l’esperienza stessa dello shopping.

Prodotto e diretto da Susan Lacy, vincitrice di Emmy e produttrice di titoli come Jane Fonda in Five Acts e Spielberg, Very Ralph cerca di raccontare l’uomo che si cela dietro l’icona della moda e uno dei più grandi brand di successo nella storia della fashion industry. Con un’innata abilità di convertire i suoi sogni in realtà, Ralph Lauren ha trasformato le sue aspirazioni in un impero mondiale e multimilionario, diventando la prova vivente dell’ottimismo americano e dell’American Dream. Per più di cinquant’anni egli ha celebrato l’iconografia dell’America ridefinendone lo stile, traducendo la sua visione e la sua ispirazione in uno dei brand più conosciuti al mondo. Nel film c'è una full immersion nell’archivio del marchio, con interviste alla sua famiglia, ai colleghi di vecchia data e agli esponenti più influenti del fashion biz come Anna Wintour, Karl Lagerfeld, André Leon Talley, Hillary Clinton, Jason Wu, Naomi Campbell, Martha Stewart, Calvin Klein, Diane von Furstenberg, Tyson Beckford, Tina Brown, Jessica Chastain, Vanessa Friedman e Paul Goldberger.

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Ron: "Dalla e quel disco capolavoro di 40 anni fa"

Artista ricorda l'amico Lucio e la lavorazione di uno dei dischi cult

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Chiudi Lucio Dalla (C) Francesco De Gregori ( D) con Ron (S), durante il primo tour nel 1979. Ron stato uno  dei primi giovani talenti scoperto da Lucio Dalla. ANSA ARCHIVIO (ANSA) Lucio Dalla (C) Francesco De Gregori ( D) con Ron (S), durante il primo tour nel 1979. Ron stato uno dei primi giovani talenti scoperto da Lucio Dalla. ANSA ARCHIVIO

 "Ognuno di noi ha un angolo riservato per scrivere, per lui andava bene ovunque, bastava che fosse per terra" così Ron ricorda l'amico Lucio Dalla, protagonista con l'omonimo album della prima puntata della nuova stagione della produzione originale Sky Arte '33 Giri - Italian Masters', al via dal 20 novembre ogni mercoledì alle 21.15 (canale 120 e 400 di Sky), dedicata ai migliori dischi della musica italiana.
    A celebrare il disco uscito nel 1979, Ron e Maurizio Biancani che al mixer dell'Angelo Studio di Garlasco ripercorrono i momenti della creazione dell'album con toccanti inserti della voce di Dalla e un'emozionante reinterpretazione di Anna e Marco eseguita alla chitarra dallo stesso Ron. Nella puntata anche le interviste ai musicisti che hanno collaborato con Dalla, Ricky Portera e Giovanni Pezzoli, realizzate proprio a Lo Studiolo di Bologna (il luogo di Lucio Dalla), e un'esibizione esclusiva di Tango di Luca Carboni e Bruno Mariani.
    "Eravamo felici mentre facevamo questo disco - racconta oggi Ron - capivamo che Lucio era lì lì per scoppiare e ce ne accorgevamo ogni giorno, anche se lui non aveva ancora finito le sue canzoni e ogni tanto si buttava per terra e scriveva, ma c'era un'aria bella, gloriosa, si capiva che stava nascendo un capolavoro". Nel lavoro di Sky Arte tanti dettagli tecnici: "ci siamo accorti che un sacco di gente che non sa nulla di come si fa un disco è interessatissima e questo - dice Ron ci rende felici", ma anche tanti aneddoti: "arrivavano le zoccolate di Lucio - ricorda l'amico - quando uno sbagliava".
    Riascoltare l'album di 40 anni fa è anche andare indietro nel tempo: "abbiamo cominciato a lavorare da subito con Lucio quando mi fece sentire 'Occhi da ragazza', che dovevo cantare io a Sanremo ma fu bocciata, poi la cantò Morandi e fu un successo. Ci conoscemmo lì e con Lucio ho collaborato in maniera strepitosa: scriveva i testi delle mie canzoni finché non mi disse 'adesso cominci a farteli te' e io a momenti svenni. E' stata una bella zoccolata che però - conclude Ron - è servita".

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Monica Bellucci debutta a teatro: "Per me è un vero salto nel vuoto"

A Parigi al Petit Marigny dal 27 novembre legge testi inediti di Maria Callas

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Nuovo debutto per Monica Bellucci. L'attrice italiana star del cinema internazionale per la prima volta sale sul palcoscenico a teatro. Sulla scena dello Studio Marigny, nel cuore di Parigi, la Bellucci leggerà testi inediti di Maria Callas, raccolti da Tom Wolf, il regista autore di 'Maria by Callas' tra i piu' grandi specialisti dell'artista genio della lirica. "Per me è un vero salto nel vuoto", dice la Bellucci ai microfoni di RTL, la prima radio privata di Francia, aggiungendo di aver accettato subito l'offerta. "Ho detto 'si' mio malgrado, un 'si' che mi si uscito spontaneamente come se non avessi tempo per riflettere piu' di tanto. Ho trovato il progetto seducente e soprattutto questa donna mi affascina. Ciò che mi coinvolge della Callas è una certa duplicità tra la diva e la donna capace di amare con la purezza di un bambino". Attraverso gli scritti recentemente pubblicati in Francia nella raccolta 'Lettres et Memoires', Monica Bellucci ripercorrerà il percorso della cantante statunitense di origini greche, dalla sua modesta infanzia a New York, fino agli anni della guerra, ad Atene, passando per i debutti e il trionfo. Una vita talvolta macchiata dagli scandali e dalle prove personali. L'attrice si dice anche colpita dalla modernità della Divina, come quando divorziò prima del tempo, o dai suoi amori travolgenti, come quello con Giovan Battista Meneghini, di 20 anni piu' giovane di lui o Aristotele Onassis. Nelle missive la Callas racconta anche l'infanzia difficile, le complesse relazioni con la madre, la continua ricerca di perfezione ed eccellenza. Vuole diventare la piu' grande 'Norma' di tutti i tempi, e ci riuscirà. Ma parla anche della sua solitudine di Diva osannata dal pubblico e dalla critica, i pettegolezzi della stampa, la stanchezza dovuta all'età e ai successi. La Bellucci non ha dubbi. Mettersi nei panni di una personalità di questo calibro, per giunta a teatro, sarà un "salto nel vuoto". Ma "credo che questo mestiere lo fai anche per provare dei brividi. Ed è sicuro che per me, il teatro, sarà un vero brivido". Il che non impedisce all'attrice che al cinema ha recitato per i piu' grandi registi- da Giuseppe Tornatore fino a Francis Ford Coppola o Emir Kusturica - di concludere sui toni della fiducia e dell'ottimismo. "Quando hai paura - conclude - significa che sei sulla strada giusta". Lo spettacolo è in programma dal 27 novembre al 6 dicembre allo Studio Marigny, a due passi dagli Champs-Elysées, la celebre avenue parigina che collega Place de la Concorde all'Arco di Trionfo.

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Renzo Arbore: "io e le mie 100 radio"

Maestro - designer racconta rapporto del cuore con "oggetti che a me paiono giocattoli"

Lifestyle Design & Giardino
Chiudi Renzo Arbore collezionista di radio (ANSA) Renzo Arbore collezionista di radio

La radio rinasce dal design che da sempre l’ha valorizzata e dal nuovo segnale digitale-DAB che, ci si aspetta, rinnoverà il mercato. Mezzo di comunicazione per eccellenza fin dagli albori degli anni ’20, è sopravvissuta (anche rosicchiandone l’audience) alla carta stampata, alla tv ed ora ad internet ed ai social con i quali si sta integrando alla perfezione. L’oggetto radiofonico stimola inoltre la fantasia degli architetti tanto che alcuni modelli d’epoca sono diventati oggetto da collezionismo per una folta schiera di appassionati in crescita in tutto il mondo. Sulla spinta del nuovo sistema di segnale digitale DAB (digital audio Broadcasting) che in Italia sostituirà del tutto le onde FM in modo obbligatorio a partire dal prossimo gennaio, gli apparecchi radiofonici sono in grande spolvero e nuovi modelli si sommano ai classici con design innovativi e tecnologia all'avanguardia. In attesa delle radio del futuro che, prevedono i designer, proietteranno ologrammi nell’aria mostrando finalmente anche le immagini che ad oggi non ci sono. L'amore per le radio vintage e la spinta innovativa che gli apparecchi stanno subendo in questi anni li racconta ad Ansa Lifestyle il maestro Renzo Arbore che con un gruppo di designer, produttori e distributori radio hanno ricordato il primo collegamento via radio fra Roma, Napoli e Milano avvenuto il 14 novembre 1929.

La radio oggetto di design si coniuga in moltissime forme. Si va da apparecchi mini, da comodino, da cucina, salone e sala da bagno ai nuovi ibridi che uniscono la connessione internet al segnale DAB, ai CD e ai DVD e allo schermo per i video. “E’ tempo di ‘altra radio’ grazie al design che guarda al futuro e sforna oggetti ideali da regalare, collezionare e ascoltare tutti i giorni, a casa, appena svegli, nella sala da bagno, in ufficio e durante i viaggi in auto, - ha affermato Renzo Arbore, appassionato collezionista di radio (ne possiede un centinaio e non ha perso una uscita dei sessanta modellini in miniatura di radio, perfettamente funzionanti, venduti nelle edicole della penisola nei primi anni 2000).
Amato innovatore e conduttore di trasmissioni radiofoniche originali e di grande successo fin dagli anni ‘60, Arbore ora firma anche una collezione di nuove radio a tecnologia DAB, La Miami Swing by Renzo Arbore. Alla presentazione a Roma del nuovo modello della linea, Jonathan dalla linea che richiama il volo di un gabbiano e che porta la firma degli architetti-scenografi Alida Cappellini e Giovanni Licheri, l'artista ha raccontato ad Ansa Lifestyle il suo rapporto con il mondo della radio e della radiofonia. “Dalla radio meravigliosa che mio padre aveva sulla scrivania, una Phonola di Castiglioni , a quella vicino al comodino alla radio-grammofono Marelli fino alla radio che ho costruito da giovane io stesso, una radio a galena che funzionava senza batterie ma impiegando delle cuffie lasciate a noi ragazzi dagli americani e che captava i segnali radio nell’aria attraverso la pietra galena, da sempre sono stato affascinato da questi oggetti che paiono giocattoli”.

"La radio negli anni sessanta era un mezzo di comunicazione per un pubblico adulto ma i giovani iniziarono ad avvicinarsi e a gustarla con la partenza della trasmissione Bandiera Gialla, ideata da me con l'amico Gianni Boncompagni. A questa seguirono altre trasmissioni come Per voi giovani e Alto Gradimento che ruppero gli schemi della tradizione radiofonica. Quando iniziammo io e Gianni in radio non si parlava, potevano farlo solo gli speakers e noi fummo i primi a fare i conduttori. Avemmo il coraggio di fare ascoltare per primi i Beatles agli italiani mentre c’erano delle resistenze della produzione. Avemmo coraggio, senza l'appoggio di molti. Luciano Rispoli accettò la nostra proposta di fare Bandiera Gialla a patto che fosse una trasmissione settoriale, di nicchia. Invece divenne la radio ascoltata in massa dai giovani e fece grande concorrenza alla televisione. Oggi atti di coraggio del genere non ne vedo. Invece è l'ora di ideare, ad esempio, nuovi progetti come una radio jazz che non esiste. La radio più coraggiosa è rimasta Radio 3. Un grande atto di coraggio sarebbe anche quello di reinventare i disc jockey d’autore, quelli veri che scelgono la musica. Invece oggi si preparano le play list che snaturano l'ascolto. Forse l’unico vero dj oggi è Gegè Telesforo. C’è molto da lavorare in radio dove la musica leggera italiana è anche sottovalutata. Andrebbe creata una grande antologia ma spero che la faranno i posteri. Io per ora ho dei progetti soprattutto televisivi e d'orchestra”.

Il futuro della radio come oggetto invece lo prevede l’architetto Giovanni Licheri: “La radio ha enormi potenzialità ancora non sfruttate. Ci sono dei progetti di modelli in grado di proiettare ologrammi nell’aria della stanza mostrando finalmente anche le immagini”.

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Armani day, "un'immersione nel mio mondo tra arte e design"

Il bello delle 'prime volte' con l'alta gioielleria e la sfilata pre-fall

Lifestyle Moda
Chiudi Italy Fashion Giorgio Armani (ANSA) Italy Fashion Giorgio Armani

Con uno spazio come il teatro di via Bergognone, perché andare a cercare un altro posto dove presentare la pre-fall? Se lo è chiesto Giorgio Armani, che ne ha approfittato per mettere in fila al Silos i suoi accessori più belli e per presentare, all'Armani Hotel, la sua prima linea di alta gioielleria. Per unire tutti gli appuntamenti, ha pensato a un cocktail, una cena e un dopocena con Giorgia al Privé, per i suoi 350 invitati tra cui il sindaco Beppe Sala, Andrea Casiraghi e Beatrice Borromeo, Eva Herzigova.
    "Trovo entusiasmante il mio lavoro perché mi consente di vivere continuamente delle 'prime volte'" dice Armani, spiegando che l'Armani day è anche un'occasione "di vivere, in un'immersione totale, il mio mondo tra arte e design". Per lui, forse, è anche stato un modo per fare il punto su oltre 40 anni di carriera e di dar luce a quei settori che sono stati un po' più nell'ombra, come gli accessori, quegli 800 'Accenti di stile' cui dedica un'esposizione, che ha curato personalmente, aperta dal 15 novembre al 2 febbraio, dove ammirare le ballerine che fu tra i primi ad abbinare agli abiti da sera, le 'plissé bag', le spille a forma di insetto e le collane tessili nelle quali sete e tulle ricoprono le pietre.
    Passeggiando negli spazi al piano terra del Silos, è con amore che Armani guarda ogni singola borsa, spiegando che ognuna "custodisce una storia, un ricordo". E agli ospiti venuti da mezzo mondo dice senza perifrasi: "conoscete i miei vestiti, ma non questo: ho fatto tante cose, poi sviluppate da altri". E comunque: "sono felicissimo che mi copino, finché mi copiano - scherza - sarò sempre io". E se "sui giornali vedete tantissimi tailleur Armani, da me - dice pensando alla sfilata - dovete aspettarvi continui aggiornamenti". Così la pre-fall nasce all'insegna del trasformismo, che è il titolo della collezione che sfila in una sala tutta scura, dominata da una firma-scultura luminosa. "Siete abituati a vedere Armani con piccole varianti, qui - sottolinea - c'è la libertà concessa alle donne di essere di volta in volta diverse". Fermo restando il fil rouge dello stile Armani, questa voglia di libertà si esprime nell'abbinare il tailleur maschile a un gioiello importante o a un cappello dall'aria retrò, nel mettere il vestito nero con le scarpe maschili, nel mescolare tocchi di oriente a stilemi più europei,nel portare il blouson sul petto nudo, nell'osare delle frangette di jais come veletta o collier.
    Il tutto su una tavolozza di neri, beige e rossi che accompagnano la donna dalla mattina alla sera, quando si può osare di più, magari una tuta intera in paillettes, un pantalone in jais, un abito lungo tutto ricamato, un caftano nero con collo decorato, una tunica che riflette la luce. Se oggi Milano dal punto di vista creativo riflette "una gran confusione, con il recupero di Armani o la follia del va bene tutto, senza una linea di condotta cui potersi rifare con serenità", il pensiero del creativo corre ai suoi esordi, a una Milano diversa, quella degli anni '70, dove però la moda "era un po' ridicola perché la vita non arrivava a essere vestita Paco Rabanne o Courrèges. Io - ricorda - ho cercato di inserirmi tra quelle due realtà, tra l'eccesso e la noia". Ci è riuscito talmente bene che oggi il suo nome identifica uno stile e che c'è persino un colore, il 'greige', che viene chiamato il greige Armani. Da oggi, poi, c'è anche un oro Armani: un nuova lega brevettata per la linea di alta gioielleria che debutterà a breve nei negozi. Presentata a clienti e stampa in una suite dell'Armani Hotel, la gioielleria è suddivisa in tre linee: la Borgonuovo, incentrata sul logo; la 'Sì', con onice e diamanti neri, che ruota intorno al fiore-decoro del flacone dell'omonimo profumo, e la 'Firmamento', con la luna e le stelle in diamanti. (ANSA).
   

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L'inverno elegante di Fido, impermeabili imbottiti e smanicati

Nuova collezione Moncler Poldo Dog Couture

Lifestyle Pets
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Moncler & Poldo Dog Couture tornano a collaborare a una nuova collezione di abbigliamento e accessori per cani caratterizzata da tessuti fantasia e da un comfort studiato. I cappotti della nuova stagione per gli amici a quattro zampe sono al tempo stesso classici e di tendenza. Il progetto, in collaborazione con il brand milanese Poldo Dog Couture, detta gli standard dell'eleganza di Fido. I grandi classici, direttamente dagli archivi Moncler, come gli smanicati e gli impermeabili, sono reinterpretati e adattati alle esigenze del miglior amico dell'uomo. I piumini, naturalmente in nylon laqué, sono disponibili in sei diverse taglie e in una selezione di vivaci tonalità tra cui il giallo, il rosa e il blu. I nostri amici potranno passeggiare anche sotto la pioggia grazie ad un impermeabile in pvc semi-trasparente. E per la prima volta in assoluto, il gilet stampato riproduce un effetto tricot che ricorda i tipici maglioni invernali. La collezione è completata da un guinzaglio e un collare coordinati nei colori della bandiera francese. 
   

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Giorgio Armani lancia la prima collezione di Alta Gioielleria

Purezza e sensualità nelle nuove creazioni

Lifestyle Lusso
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Giorgio Armani lancia la sua prima collezione di Alta Gioielleria Giorgio Armani, che completa la linea di prêt-à-porter. Lo stilista aggiunge così una nuova tessera al composito disegno di lifestyle improntato al lusso dell’artigianalità, all’eleganza assoluta della linea e della materia.
Il gusto del monile che adorna è presente nel lavoro dello stilista fin dagli esordi, a metà degli anni Settanta, quando inizia a creare oggetti sofisticati, a volte eccentrici, con pietre dure e paste di vetro, spesso accompagnati da montature di passamaneria di seta o in metalli ultraleggeri.
Sono gioielli che, come gli abiti, coniugano la modernità essenziale a un gusto morbido dai tratti vagamente esotici.
Espressione di uno stile inconfondibile, nel quale la purezza accentua la sensualità, i gioielli Giorgio Armani esplorano alcuni elementi distintivi della Maison, offrendo un’interpretazione del lusso autentica e personale. Declinata in tre temi principali, la collezione reinventa i segni caratteristici del mondo Giorgio Armani.
Borgonuovo racchiude raffinate e pregiate variazioni sul tema del logo, mantenendo intatta la sua identità autentica e lineare. Acceso talvolta da pavé di luminosi diamanti o da pietre semipreziose nelle delicate sfumature pastello, appare ingentilito da frange sottili in oro bianco. Il design diventa pura decorazione.
La serie Sì, ispirandosi al simbolo olfattivo femminile del marchio, ne trae il carattere nitido e deciso che trasferisce nel gioco di opposizioni cromatiche. Orecchini, anelli, bracciali e collier dalla semplicità architettonica rielaborano la forma del petalo, moltiplicato in raffinati fiori di onice nera, impreziositi da brillanti e diamanti neri che illuminano ogni movimento.
Infine, Firmamento, attraverso i diffusi bagliori di pavé e diamanti taglio brillante, rievoca il lucore degli astri nel cielo notturno, tema ricorrente nell’immaginario e nelle collezioni moda Giorgio Armani. Stelle e falci di luna, dal tratto stilizzato, diventano anelli, bracciali, orecchini e collane in oro bianco, arricchiti talvolta di inserti e frange.

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Italia, non è un paese per mamme lavoratrici

Paola Setti racconta ipocrisia e cultura maschile dominante

Lifestyle Società & Diritti
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Per una donna, lavorare e fare figli in Italia può essere un calvario. Lo stato, le aziende, la cultura dominante, nonostante leggi, programmi, discorsi e sforzi recenti , sono ancora tarate su un modello culturale maschile e patriarcale. Se le donne vogliono lavorare, devono essere come gli uomini. Cioè, pensare solo al lavoro e non ai figli. Meglio se non ne fanno del tutto. E' un'Italia ipocrita e arretrata quella che viene raccontata in "Non è un paese per mamme", il libro della giornalista Paola Setti per All Around.
    Genovese trapiantata a Milano, dopo che ha fatto due figli ha chiesto un po' di elasticità al direttore del suo giornale, per conciliare lavoro e bimbi piccoli, non trovandola, alla fine si è licenziata, scoprendo successivamente di non essere certo un caso unico. Così, Paola ha cominciato a raccogliere dati e testimonianze sulla condizione delle madri lavoratrici in Italia. E il risultato della sua inchiesta sul campo è demoralizzante.
    "La legislazione ci sarebbe pure - scrive la giornalista -.
    Quella che manca è la pratica. Cioè, in ultima analisi, la cultura". E giù con testimonianze di madri che hanno dovuto lasciare il lavoro dopo aver partorito: mobbizzate dai datori e dai colleghi che non le aiutano (se va bene) o le prendono di mira (se va male) ("tu vorrai mille permessi, uscire prima, entrare dopo"), subito licenziate se hanno posti precari, senza l'aiuto di nidi aziendali (inesistenti) e pubblici (rarissimi), senza telelavoro (che aiuterebbe), con mariti spesso poco propensi (per cultura atavica) a dividere la cura dei figli.
    Quelle che resistono, fanno sforzi eroici e sovrumani, aiutate solo dai genitori (chi ce li ha vicini), a loro volta schiavizzati dai nipoti e dalle figlie. Ma molte lasciano. Nel 2018 le donne che hanno dato le dimissioni sono state 30.672, la maggior parte per l'impossibilità di conciliare lavoro e figli.
    Quelle che restano in azienda, spesso rinunciano alla prole. Il 57% dei dirigenti donne non hanno figli, contro il 25% dei dirigenti maschi.
    In Italia, scrive Setti, lo stato dà solo il 2% del Pil alle famiglie, contro il 4% della Francia ad esempio. "Ma allo stato fa comodo avere le donne a casa, perché creare asili e case per anziani costa, mentre il lavoro di cura casalingo è gratuito. Le donne hanno ottenuto la parità, ma una parità a misura d'uomo - è il commento finale dell'autrice -. Devono essere come gli uomini, uniformarsi a un modello maschile. Invece servirebbe un mondo del lavoro orientato su un modello genitoriale". (ANSA).
   

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Vini, 10 tendenze da sapere (e che non ti aspetti)

Dal portare la propria bottiglia al ristorante al vino in lattina

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Chiudi Orange Wine (Decanter.com) (ANSA) Orange Wine (Decanter.com)

La cultura del vino, che ci appartiene come italiani, è in continua espansione ed evoluzione, aumentano i consumi e anche il modo di bere il vino cambia. Secondo una ricerca britannica pubblicata dal Telegraph si arriverà a portare direttamente da casa la propria bottiglia di vino al ristorante  (Bring Your Own Bottle), mentre su Forbes si legge che i vini vegani saranno un business presto dai numeri importanti e questa sarà una delle principali tendenze mondiali insieme al boom del mercato dei vini organici (già in atto)  che secondo un'indagine di Reuters crescerà del 14% entro il 2022.  Tra le tendenze più curiose figurano anche quelle dei vini all’infuso di cannabis per via delle numerose proprietà benefiche. La “wine mania” dilaga anche sui social dove sono oltre 51 milioni i post dedicati alla bevanda e oltre 7 milioni i post con l’hashtag #winelover. Spazio anche al ritorno in auge dei vini rosati e al debutto dei vini arancioni. Gli abbinamenti food più richiesti? Carni rosse, grissini, salumi, pesce alla griglia e verdure in pinzimonio. È quanto emerge da uno studio condotto da Espresso Communication per Vitavigor, storico marchio dei grissini di Milano, coinvolgendo un panel di 40 esperti tra sommelier e wine blogger. 

Quali sono le tendenze?

Secondo gli esperti tra le tendenze del futuro nel mondo vinicolo vanno segnalate quella della BYOB (Bring Your Own Bottle) e dei vini dal basso contenuto alcolico: “Il BYOB è un sistema molto diffuso in tanti mercati internazionali. Il consumatore porta la sua bottiglia al ristorante che gli mette a disposizione il servizio professionale, i giusti calici ed anche dei piatti abbinati – afferma Roberto Anesi, eletto Miglior Sommelier d’Italia nel 2017 e Professionista dell’Anno 2019 – Generalmente si pagano dei "cork fee" per la stappatura che in certi casi possono arrivare addirittura oltre i €150. Per motivi salutistici e per le leggi sull’alcool, invece, il consumatore pone molta più attenzione rispetto al passato al quantitativo di alcol presente nei vini, di conseguenza sempre più produttori si stanno adeguando al trend dei LOW ABV wines”.

Anche nel mondo di Hollywood sono numerose le celebrities ad essersi fatte coinvolgere dalla “wine mania”: dal musicista premio Oscar John Legend (eletto da People l'uomo più sexy dell'anno), che ha realizzato una linea di vini personalizzata dal nome LVE (Legend Vineyard Exclusive) a Drew Barrymore, che ha stretto una partnership con la Carmel Road Winery in California per lanciare il suo Pinot grigio, fino ad arrivare a Brad Pitt e Angelina Jolie, che all'epoca del loro matrimonio hanno fondato Miraval, un lussuoso vigneto in Provenza dal valore di 60 milioni di dollari, a Francis Ford Coppola, che ha deciso di mettere i suoi pregiati vini della Diamond Collection in lattina. Tendenza segnalata da una ricerca americana pubblicata su Business Insider secondo cui il 28% dei millennial preferirebbe bere del vino in lattina e seduti comodamente sul divano di casa per questioni economiche e di praticità. Ma non è tutto, perché secondo una ricerca della CNBC quello del canned wine rappresenta un business da 45 milioni di dollari.

A segnalare il trend dei vini vegani è invece Eleonora Galimberti, esperta wine consultant per buyers, appassionati e collezionisti da tutto il mondo: “Tra le tendenze nel campo del vino sta prendendo sempre più campo la filosofia vegana, che tanto fa discutere già il mondo del food. Da non confondere con la pratica biologica, il vino ‘vegan’ è prodotto senza interazioni di derivazione animale, sia in vigneto che in cantina, certificato e controllato da SGS. Il mercato alimentare testimonia che il segmento vegano è sempre più in espansione, sia in termini di esistenza che di grandi brand. L’abbinamento gastronomico per eccellenza a un vino vegan rimane senza dubbio il grissino classico, prodotto che richiama freschezza, leggerezza, mineralità, equilibrio di aromi e sapori, ma soprattutto persistenza”.

Infine secondo Chiara Bassi, sommelier e wine blogger di Perlage Suite, il 2019 è l’anno del ritorno in auge dei vini rosati: “Se da un lato rimangono nettamente meno consumati dei più tradizionali vini bianchi e rossi, questo trend si sta ritagliando una fetta sempre più importante nel settore ho.re.ca. e per questo non va trascurato. In estate, quando è più difficile scegliere i vini rossi, è impossibile resistere alla loro freschezza, mentre nel resto dell’anno convincono per la loro grande bevibilità e la facilità con cui accompagnano antipasti e primi piatti, ma anche secondi di pesce, pasticceria secca o dessert al cioccolato. L’abbinamento perfetto? Consiglio di avvolgere su un grissino salato in superficie una fetta di pancetta cotta leggermente affumicata e gustarla con un vino rosato salentino da uve primitivo”.

Ecco la top 10 delle tendenze nei vini:

1. Vini vegani: bevande prodotte senza interazioni di derivazione animale, certificate e controllate da SGS.
2. Vini rosati: bevande mediterranee per eccellenza, prodotte da uva rosse e vinificate con un contatto di qualche ora delle bucce con il mosto.
3. Vini low ABV: vini con un grado alcolico compreso tra i 6 e gli 8,5, fortemente preferiti dai giovanissimi.
4. Vini organici: ottenuti da uva coltivate senza l’uso di prodotti chimici sintetici o artificiali, e conformi ai principi dell’agricoltura biologica.
5. Bring Your Own Bottle: è in crescita la tendenza di portare da casa la propria bottiglia di vino al ristorante, avvalendosi del servizio di un sommelier esperto.
6. Vini alla cannabis: prodotti con cannabis organica e uva fermentate in maniera biodinamica, sono richiesti per le proprietà benefiche.
7. Vini in lattina: il mercato del canned wine è sempre più in voga per via della sua praticità d’uso e portabilità.
8. Riesling: prodotto in Germania, si tratta di uno dei vini bianchi più raffinati al mondo, considerato il più ricercato dagli appassionati per via del suo aroma unico.
9. Vini arancioni: bevande prodotte attraverso la fermentazione di uve bianche con le loro parti solide, ovvero pelle e graspi.
10. Cabernet Franc: è il vino fruttato francese per eccellenza, contraddistinto per un mix di aromi che vanno dalla frutta alle spezie, oltre a mantenere la sua freschezza e mineralità.

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Mark Constantine (Lush): "vi racconto perchè la cosmetica etica cambierà il mondo"

Il carismatico fondatore del brand etico si racconta al primo concept store dedicato ai profumi

Lifestyle Beauty & Fitness
Chiudi The Perfume Library, Lush. Firenze . Nella foto Mark Constantine, il co fondatore del brand (ANSA) The Perfume Library, Lush. Firenze . Nella foto Mark Constantine, il co fondatore del brand

Ha appena aperto uno store unico al mondo, The perfume library, un concept che unisce profumeria artistica e libri da tutto il mondo sui profumi e l'ha voluto in centro a Firenze, città culla del Rinascimento anche per cosmetica e fragranze. Poco tempo prima a Parigi aveva aperto il primo e unico store al mondo di cosmetici freschi, fatti a mano, davanti agli occhi dei consumatori, mentre a Tokyo aveva realizzato un negozio solo di bombe da bagno, i sali minerali colorati e profumati adorati dagli instagrammers e a Milano uno store solo di prodotti naked, ossia senza incarti. Ha 66 anni e guarda il suo passato con soddisfazione. E' Mark Constantine il co fondatore, nonchè 'mente', del brand etico inglese di cosmetica Lush, un marchio totalmente orientato a temi oggi diventati di attualità: cruelty free, packaging no plastic e zero waste (hanno inventato saponi, bagnoschiuma e shampoo 'nudi'), contro lo sfruttamento del lavoro e dunque attento alla provenienza delle materie prime ma anche 'attivista' con prodotti come crema e profumo i cui ricavati vanno totalmente a finanziare associazioni che favoriscono integrazione sociale.
"Noi crediamo a tutto questo, da sempre, è la nostra storia, il nostro dna", racconta in un'intervista ad Ansa Lifestyle Constantine, "il fatto che oggi siano temi di cui si parla ci fa molto piacere. A me piace che quello che noi facciamo e abbiamo sempre fatto per la verità induca al cambiamento reale dello stile di vita delle persone in un modo naturale, non imposto. Non mi piace se comprano una cosa perchè va oggi comprata così ma perchè devi essere consapevole che ogni tuo gesto aiuterà a cambiare il mondo e perlomeno te stesso. Non deve essere una legge ma qualcosa che deve diventare un tuo modo di essere, cambiare le tue abitudini quotidiane". Mark sottolinea che "siamo sotto l'1% del fatturato della cosmetica mondiale", dunque "nulla rispetto ai grandi colossi" ma che per le modalità attiviste di questo brand, capace di coinvolgere anche i ragazzini grazie a prodotti gioiosi e coloratissimi, "si fa cultura, cultura del cambiamento": insomma gli amici di Greta Thunberg da queste parti si sentono a casa.
La storia di Mark Constantine ha dell’incredibile e spiega perché è un personaggio fuori dal comune (e infatti la sua biografia è in un libro 'Dear John' pubblicato in Gran Bretagna). E' nato nel sud dell'Inghilterra, dove ancora oggi vive e dove è il 'cuore' di Lush, a Poole, dove sono laboratori e team creativi. Abbandonato dal padre da piccolo, a 16 anni era un "homeless - come lui stesso ci ribadisce - non andando d'accordo con la madre e il nuovo compagno. Viveva in una tenda, per strada, ai margini del paese, è stato vittima di molestie sessuali e se non fosse stato per il suo amico d’infanzia, Jeff Osment e della sua accogliente famiglia sarebbe stato un ragazzo perduto di quelli che si trovano nei film di Ken Loach. Neanche a 20 anni, a Londra, Mark diventato tricologo, fa l'incontro della sua vita (a parte la compagna di scuola Margaret detta Mo, cofondatrice del brand, ancora sua moglie): Annita Roddick, la visionaria creatrice del marchio con cui tutti siamo cresciuti, il capostipite del green e cruelty free The Body Shop. Condividendone la visione ambientalista, attivista e animalista crea per l’azienda gli shampoo. "E' stata la mia formazione, devo tutto a quel periodo ribelle e creativo. Tra le tante cose ci univano i dolori dell'infanzia, io senza padre, lei cresciuta da un uomo che credeva suo padre e invece non lo era". Nel ’91 il rapporto si incrina per questioni di copyright ma quando Annita nel 2006, con quasi 2000 negozi e un fatturato da 28/mo posto di top brand nel mondo, vende tutto al 'nemico' ossia all'Oreal (dove ancora non erano banditi i test sugli animali) per Mark è un ulteriore shock: chiude ogni rapporto. Comincia l'avventura da solista, sempre da Poole, di Cosmetics to go: un catalogo di prodotti freschi, fatti a mano, senza violenze sugli animali da vendere per corrispndenza. neanche due anni dopo la bancarotta per troppo successo: non riesce a star dietro agli ordini. Ma uno con questa storia non si rassegna: decide di aprire un negozio a Poole con quelle caratteristiche: è il primo Lush, correva l'anno 1994. Un anno dopo apre nel cuore di Londra, da lì l'espansione continua. La sua vita avventurosa comprende anche l’incontro a sorpresa (organizzato dal solito amico del cuore Jeff) con il padre mai conosciuto: per i 60 anni durante il viaggio regalato dall’amico in Sud Africa (per la cronaca il padre morirà di lì a poco) e il nuovo contatto con la figlia di Annita Roddick dopo anni e anni di silenzio (“mi ha fatto gli auguri per The Perfume Library, ora ci parliamo di nuovo”, ci dice). Il capitalista Mark Constantine (“capitalista buono”, precisa) ha organizzato il futuro della società in modo che i dipendenti abbiano la prelazione su un’eventuale vendita, si muove solo in treno e continua a coltivare la sua passione di ragazzo: il bird watch, sempre con i soliti quattro amici.
Il brand etico, vegetariano, ‘nudo’ , attivista sui test animali, che dell’hand made e della freschezza ha fatto un business model (“produciamo con le persone e non con le macchine”, dice Costantine) sembra più un laboratorio di idee innovative che un’azienda cosmetica tradizionale, e pensare che tutto è cominciato con una colorata bomba da bagno.

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Capitan Harlock compie 40 anni, il maestro Matsumoto a Torino

Quattro giorni di celebrazioni, c'è anche annullo filatelico

Lifestyle Teen
Chiudi CAPITAN HARLOCK (ANSA) CAPITAN HARLOCK

Capitan Harlock, il celebre pirata spaziale nato dall'immaginazione del maestro Leiji Matsumoto, compie 40 anni. Per l'occasione il suo padre artistico è arrivato il 14 novembre Torino, che gli ha dedicato quattro giorni di eventi, tra cui c'è anche l'annullo filatelico di Poste Italiane con speciale folder commemorativo. L'iniziativa 'Mare di stelle', promossa dall'Associazione Culturale Leiji Matsumoto con Comune e Città Metropolitana prevede, fra gli appuntamenti, una serata speciale al Cinema Massimo con la proiezione di 'Galaxy Express 999 The Movie' alla presenza del sensei, che il 16 novembre è  al Mufant per l'inaugurazione della statua di Harlock e della mostra 'Anno 1979 Capitan Harlock sbarca in Italia'. Eventi anche al Mao, al Museo del Cinema e alla Scuola Holden con una inedita performance live drawing di Matsumoto che per la prima volta realizzerà in Italia un bokusaiga, tipico disegno giapponese.
    "Siamo onorati - dice l'assessora Francesca Leon - di avere qui il maestro. I suoi personaggi incarnano alcuni tra i migliori sentimenti degli esseri umani e ci portano a riflettere su temi importanti come il rispetto della terra". 

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