Lady Gaga e Bradley Cooper gossip: "ora vivono insieme"

Sul magazine InTouch, nuove voci, "per ora nessun matrimonio". Ma dubbi sui rumors

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 Nuove indiscrezioni sulla presunta coppia Lady Gaga-Bradley Cooper. Secondo il magazine InTouch, i due vivrebbero insieme nella casa di Cooper a New York: l'attore avrebbe liberato rapidamente i cassetti e l'armadio occupati dall'ex compagna, la modella Irina Shayk.

- Bradley Cooper e Irina Shayk, fine di un amore
    Lady Gaga, sempre secondo il magazine, si sarebbe trasferita proprio in casa con Cooper poco dopo l'addio con Shayk.
    "Non hanno perso tempo. Lady Gaga ha trasferito anche i suoi mobili" scrive InTouch, secondo il quale la coppia vive nel West Village e per il momento non sarebbe intenzionata a sposarsi.
    "Non vogliono troppa attenzione. Non hanno bisogno di rendere la loro relazione ufficiale" dicono fonti al magazine.
    I rumors su una possibile relazione fra la cantante star e il divo di Hollywood si susseguono da quando i due hanno girato insieme a A Star is Born. Indiscrezioni smentite in varie occasioni ma che continuano a rincorrersi. Solo nelle scorse settimana sempre InTouch riportava che Lady Gaga aspettava un figlio da Cooper. Secondo altri magazine di gossip, fra i quali Gossip Cup, i rumors di InTouch però non sono veri: Lady Gaga non solo non sarebbe incinta, ma non sarebbe neanche andata a vivere con Cooper.
   

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Cani, niente è gratis, insegnare a guadagnarsi il cibo per evitare l'obesità

I consigli di Dr.Dog: "interagire di più con lui, con più movimento e passeggiate"

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Chiudi bulldog in sovrappeso (ANSA) bulldog in sovrappeso

“Non dare cibo, nè premietti senza una ragione. Colmare la mancanza di tempo per il cane tramite il cibo è sbagliato. Semmai interagire di più con lui, con più movimento e passeggiate. Non dare cibo al di fuori dei pasti e mai alimenti destinati agli esseri umani come pizza, pane o pasta”. E ancora: “Insegnare al cane a guadagnarsi il cibo, secondo il metodo americano ‘Nothing in life is free’ che educa gli animali a dover fare qualcosa ogni volta che devono mangiare. Quindi, niente bocconcini gratuiti, semmai, invitare Fido a sedersi e poi dargli la pappa, secondo il meccanismo mentale 'bravo, pappa' ”. Sono i consigli del comportamentalista Vieri C. Timosci, meglio noto come Dr.Dog (www.dr-dog.eu), nell'ambito della campagna Hill’s di prodotti alimentari mirata a risolvere il problema del sovrappeso e dell'obesità nei cani (scopri dai video-tutorial se il tuo cane è in sovrappeso https://bit.ly/2Z1j4B8).
“Un cane in forte sovrappeso – continua Dr.Dog, etologo, educatore cinofilo e specialista nel comportamento dei cani. - ha serie difficoltà fisiche e psichiche. Non ha voglia di muoversi e tende e diventare sempre più sedentario. Le sue condizioni fisiche gli impediscono di interagire con altri cani in un modo naturale e lo spingono a isolarsi, lo rendono addirittura pauroso degli ambienti esterni. Il cibo è la risorsa primaria da usare per rinforzare un comportamento. Ma dispensarlo senza una ragione specifica compromette l’efficacia educativa: il cane impara che se chiede, riceve. Ogni comportamento remunerato verrà mostrato più spesso. Il cane chiede e riceve! Tutto ciò che riceverà al di fuori dei pasti e senza motivazione lo farà aumentare di peso, accorciando la sua aspettativa di vita”.

L’esperto, per evitare il sovrappeso del cane, invita al giusto equilibrio tra nutrizione ed esercizio fisico. “Riattiviamo il loro metabolismo – conclude - in commercio ci sono prodotti che modificano il profilo metabolico del cane: sfruttando la tecnologia nutrigenomica e usando una miscela sinergica di ingredienti potenti, favoriscono le naturali capacità dell’animale di bruciare grassi in eccesso”. Tra le patologie e malattie nei cani in sovrappeso od obesi, spiccano: difficoltà di movimento e interazione con altri cani, artrite, diabete, problemi respiratori, pressione alta, cancro, dermatiti, deficit immunitario, alto rischio di anestesia, malattie ormonali.

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Millennials, la vita di coppia è ancora un obiettivo, ma i figli non sono più indispensabili

Ricerca Eurispes su stereotipi, nuovi valori e libertà

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi Una giovane coppia in montagna foto iStock. (ANSA) Una giovane coppia in montagna foto iStock.

Eurispes, attraverso la ricerca “Soprattutto Io. Coppie millennials tra stereotipi, nuovi valori e libertà”, nata da un’idea dello staff de Il Filocolo, tenta di comprendere quanto gli stereotipi del passato siano tuttora presenti nell’educazione dei 18/30enni di oggi. La vita di coppia è ancora una delle aspirazioni importanti della vita? I giovani italiani, donne e uomini, sono disposti a rinunciare alla carriera per curare figli? Qual è e come è cambiato l’atteggiamento rispetto a temi “tabù” come il legame tra persone tra le quali esiste una notevole differenza di età o di condizione sociale ed economica? Il tradimento all’interno della coppia si può perdonare? Come la pensano i ragazzi rispetto a questioni etiche e sociali come l’aborto, le unioni civili, la possibilità di adottare da parte di persone singole o omosessuali?Ecco una sintesi e di seguito il report integrale per approfondire.

Coppie millennials tra stereotipi, nuovi valori e libertà in 10 punti:

1) La vita di coppia: è un obiettivo per 8 giovani su 10. 

2) E' appagante anche senza figli per quasi 7 giovani su 10 (67,6%)

3) Oltre 7 donne su 10 (74%) non ritengono giusto rinunciare alla carriera per i figli e la maggior parte dei ragazzi, il 65,8%, è d’accordo con loro

4) L’amore non ha prezzo. Oppure sì? Lo status economico è importante per quasi un terzo. Maschi più “venali” delle donne

5) Se una donna ha avuto più di 20 partner è accettabile per il 52,7% del campione

6) Giovani d’altri tempi: la metà ritiene che sia l’uomo a dover corteggiare

7) Coppie anagraficamente “squilibrate”: la metà dei ragazzi italiani crede nella stabilità di una relazione sentimentale tra due partner che hanno una notevole differenza di età, sia nel caso in cui sia l’uomo ad essere più grande, sia nel caso in cui sia più grande la donna.

8) Amicizia tra uomo e donna? Impossibile o molto rara per quasi la metà dei giovani

9) A volte ritornano... Tradimenti e tabù: più della metà ha avuto rapporti sessuali con ex partner

10) Sul divorzio tutti d'accordo: è una conquista. Temi etici e valori. Divorzio, aborto, unioni civili, adozione da parte degli omosessuali: sono conquiste sociali più per le donne che per gli uomini.

Il report completo

Anche senza... La vita di coppia: è un obiettivo per 8 giovani su 10. Ma solo 3 su 10 considerano i figli indispensabili per avere una vita appagante. Riuscire a costruire nella vita una relazione duratura è un obiettivo importante per quasi 8 giovani su 10 (78,3%). Solo per il 12% si tratta di un obiettivo che ha “poca” importanza e per il 9,7% non rientra proprio nei propri progetti di vita.
Le ragazze attribuiscono più importanza a questo aspetto: per il 48,8% è “molto” importante, a fronte del 30,3% dei ragazzi. Tra gli intervistati di sesso maschile risulta più elevata la percentuale di chi risponde che è “poco” importante e sono più del doppio rispetto alle giovani donne quelli che non lo ritengono tra i loro obiettivi (il 13,9% contro il 6,4%).
Il vissuto familiare dei millennials influisce sulle scelte di vita e sulla relazione di coppia. Infatti, per chi è cresciuto con entrambi i genitori, sposati o conviventi, avere una relazione duratura rientra “molto” tra i propri desideri nella maggior parte dei casi (45,9%). I ragazzi cresciuti con genitori separati o divorziati rispondono prevalentemente “abbastanza” (41,5%) e, nonostante “molto” sia la seconda risposta scelta (30,3%), si assiste in questo caso ad un notevole incremento delle preferenze per “poco” (17,9%). Per chi è cresciuto con un solo genitore una relazione duratura resta un obiettivo “abbastanza” (36,7%) o “molto” importante (32,7%), ma non è trascurabile l’indicazione di oltre il 30% per la somma delle risposte “poco” e “per niente”.
Vita di coppia appagante anche senza figli per quasi 7 giovani su 10 (67,6%). La presenza dei figli in una coppia non sembra essere particolarmente importante per i giovani che, posti di fronte alla domanda “Secondo te la vita di coppia può essere pienamente appagante anche senza figli?”, rispondono nel 45,6% dei casi che può essere “abbastanza” appagante e nel 22% che può essere “molto” appagante. Sono, invece, meno di un terzo, il 32,4%, i ragazzi che considerano la presenza dei figli indispensabile per una vita di coppia soddisfacente.

Oltre 7 donne su 10 (74%) non ritengono giusto rinunciare alla carriera per i figli
Più della metà dei ragazzi ritiene che sia opportuno che entrambi i partner lavorino (53,3%); quasi 3 su 10 (28,7%) affermano che, se la condizione economica lo consente, uno qualsiasi dei due partner può anche non lavorare, non facendo nessuna distinzione di genere; mentre solo il 18% pensa che, se la situazione economica lo consente, debba essere la donna a rinunciare al lavoro.
Sono le ragazze le più convinte che in una coppia sia opportuno, in ogni caso, che entrambi i partner lavorino (58,8% contro il 46,1% dei ragazzi); e, al contrario, sono meno d’accordo degli uomini sul fatto che debba essere la donna a rinunciare al lavoro, nel caso la condizione economica lo permetta (14,4% contro il 22,6%).
A conferma di questa tendenza, secondo la rilevazione dell’Eurispes, la maggior parte dei ragazzi, il 65,8%, è “per niente” (33,8%) o “poco” (32%) d’accordo che una donna rinunci alla propria carriera per occuparsi dei figli. Il 34,2%, invece, ritiene che sia opportuno rinunciare (26,2% “abbastanza” d’accordo, 8% “molto” d’accordo).
Anche a ruoli invertiti, ovvero, rispetto all’opportunità che sia l’uomo a dover rinunciare alla carriera per prendersi cura dei figli, la risposta più fornita rimane “per niente” d’accordo con il 39,9% (+6,1% rispetto al caso delle donne); segue “poco” d’accordo con il 32,1%; “abbastanza” con il 21,8%, e “molto d’accordo” con il 6,2% (nel caso delle donne si arrivava all’8%).
Tuttavia, si riscontra una differenza significativa nelle risposte del campione maschile rispetto a quelle date nella precedente domanda. Secondo il 44,2% dei maschi, infatti, non è “per niente” opportuno che un uomo rinunci alla propria carriera per curare i figli (nel caso delle donne era il 27,1% con una differenza di 17 punti percentuali). Tra le ragazze, questa percentuale si ferma al 36,5%.

L’amore non ha prezzo. Oppure sì? Lo status economico è importante per quasi un terzo. Maschi più “venali” delle donne
Nella scelta del partner, la componente economica influisce “abbastanza” per un quarto degli intervistati (24,6%) e “molto” per il 7%. Ma per la netta maggioranza (68,4%) gli aspetti economici hanno “per niente” valore (39,7%) e “poco” valore (28,7%). Per i ragazzi la componente economica è influente in misura maggiore rispetto a quanto avviene per le donne, con una differenza di 6,5 punti percentuali (35,2% contro il 28,7%%). Tra i più giovani l’aspetto economico ha un peso maggiore sulla scelta del partner: è così per il 33,6% di quanti hanno un’età compresa tra i 18 e i 24 anni a fronte del 29,7% dei 25-30enni.
Frequentare un partner che possiede uno status socio-economico diverso dal proprio non è soddisfacente per il 14,8% dei giovani; 1 su 5 pensa che sia soddisfacente solo se il partner è di status maggiore, il 2,7%, invece, pensa lo sia se il partner è di status minore. Ma per la grande maggioranza (62,4%), non si tratta di un aspetto rilevante.
Le ragazze sono più convinte dei ragazzi che la differenza di status socio-economico non sia un aspetto rilevante nel determinare il grado di soddisfazione di un rapporto (65,5% delle femmine contro il 58,4% dei maschi).

Se una donna ha avuto più di 20 partner è accettabile per il 52,7% del campione; la percentuale sale di 10 punti se ad aver avuto più di 20 partner è l’uomo
È accettabile che una donna abbia avuto più di venti partner? Il campione si divide piuttosto equamente tra un 52,8% che lo ritiene accettabile e un altro 47,2% che la pensa in modo opposto.
Le opinioni al riguardo sono molto differenti fra uomini e donne: mentre una ragazza su tre sostiene che sia “molto” accettabile (33,3%) e sono la minoranza coloro che lo ritengono “per niente” accettabile” (15%); fra i ragazzi la situazione si ribalta: la minoranza lo considera “molto” accettabile (17,1%), il 29,7% “abbastanza” e il 28,7% “per niente”.
I giovani del Nord-Ovest sono i più “aperti” di vedute, ritenendo “molto” accettabile che una donna abbia avuto più di venti partner in misura mediamente superiore alle altre aree geografiche d’Italia (39,1%).
L’orientamento religioso ha un’influenza significativa sull’opinione rispetto a questa domanda. Il fatto che una donna abbia avuto un numero alto di partner risulta meno accettabile per i cattolici praticanti (“poco” nel 43,1% dei casi, “per niente” quasi nel 30%), mentre è “molto” accettabile solo per l’8,8% di loro.
Le opinioni dei giovani intervistati variano nel caso in cui sia l’uomo ad aver avuto più di venti partner: il 32,3% lo ritiene “abbastanza” accettabile; il 29,9% “molto”; il 22% “poco” accettabile e il 16% “per niente”. Se per le donne i giudizi negativi rappresentavano il 47,3% del totale, per gli uomini la percentuale si ferma al 37,8%.

Giovani d’altri tempi: la metà ritiene che sia l’uomo a dover corteggiare
È l’uomo a dover fare il primo passo nel corso del corteggiamento? I giovani si dividono a metà. Il 50,8% è “molto” (16,3%) o “abbastanza” (34,5%) d’accordo con questa posizione; al contrario, il 49,2% la pensa in modo diverso.
Sono i giovanissimi (18-24 anni), più dei 25-30enni a ritenere che debba essere l’uomo a dichiararsi: il 36,5% è “abbastanza” d’accordo (contro il 32,7%), il 17,6% è molto d’accordo (contro il 15,2%).

Coppie anagraficamente “squilibrate”: per 1 su 5 può avere successo solo se è l’uomo ad essere più grande
La metà dei ragazzi italiani crede nella stabilità di una relazione sentimentale tra due partner che hanno una notevole differenza di età, sia nel caso in cui sia l’uomo ad essere più grande, sia nel caso in cui sia più grande la donna (49,3%). Tuttavia, oltre un quarto (26,9%), ritiene, invece, che non si tratterebbe di una relazione soddisfacente e duratura. Secondo uno su cinque (20,1%) la relazione può avere successo solo se è più grande l’uomo; mentre solo il 3,7% pensa che la coppia possa essere stabilmente felice se ad essere più grande è la donna.
Per le ragazze, rispetto ai ragazzi, la differenza di età riveste un ruolo meno importante nella buona riuscita di una relazione sentimentale: più della metà (52,5%) afferma che possa durare indifferentemente da chi sia più grande, contro il 45,2% degli uomini che la pensa allo stesso modo.

Amicizia tra uomo e donna? Impossibile o molto rara per quasi la metà dei giovani
Secondo la metà dei millennials può esistere l’amicizia tra uomo e donna senza che il sentimento si trasformi in qualcosa di diverso che implichi un coinvolgimento sentimentale o sessuale (50,6%). Ma uno su dieci (9,7%) lo ritiene “impossibile” e quasi 4 su 10 credono che sia “molto raro” (39,7%).
A dispetto di queste risposte, però, dalla rilevazione dell’Eurispes emerge che, alla domanda diretta “Hai un rapporto di vera amicizia con una persona dell’altro sesso?”, 7 su 10 rispondono affermativamente (71%).

A volte ritornano... Tradimenti e tabù: più della metà ha avuto rapporti sessuali con ex partner
Quando il partner tradisce, quasi 3 giovani su 10 (32,3%) sicuramente interromperebbero la relazione; il 37,3% lo farebbe “probabilmente”. Circa uno su 10, invece, afferma che probabilmente non chiuderebbe la storia e solo il 3,2% “sicuramente” proseguirebbe la relazione. Ben il 17,3% non sa fornire una risposta in merito.
Capita spesso che la fine di una relazione non sia definitiva, ma che porti con sé degli strascichi e che i due ex partner continuino a vedersi o ad avere rapporti sessuali anche dopo essersi lasciati. In effetti, chiedendo agli intervistati se, dopo la fine di una relazione, fosse capitato loro di avere rapporti sessuali con il/la ex partner, il 44,4% dei giovani risponde che non è mai capitato; ma al 20,4% è accaduto una volta; al 28,3% qualche volta e al 6,9% spesso; per un totale del 55,6% di ragazzi che hanno avuto almeno una volta rapporti sessuali con il proprio ex partner.
Temi etici e valori. Divorzio, aborto, unioni civili, adozione da parte degli omosessuali: sono conquiste sociali più per le donne che per gli uomini
Ai giovani è stato chiesto se alcune leggi o proposte di legge in tema di diritti civili che hanno diviso l’opinione pubblica possano essere considerate delle conquiste sociali.
Il divorzio è visto come una conquista sociale dal 93,9% degli intervistati (in particolare dal 95,8% delle ragazze e dal 91,6% dei ragazzi); la legalizzazione dell’aborto e l’approvazione di un decreto anti femminicidio dal’86% (rispettivamente 88,5% delle ragazze e 92,6% dei ragazzi; e 92,3% delle donne e 77,4% degli uomini). Il congedo parentale per entrambi i genitori raggiunge l’83,7% dei consensi (87,8% delle donne contro il 78,4% degli uomini); il riconoscimento delle unioni civili rappresenta una conquista per quasi 8 su 10 (78,2%, in particolare per l’82,5% delle donne e il 72,6% degli uomini). A chiudere la classifica: la proposta contro il Revenge Porn, considerato un obiettivo raggiunto dal 72% del campione (77,8% donne, 64,5% uomini); la possibilità di adozione per una persona singola raggiunge il 66,1% di favorevoli (69% donne, 62,3% uomini), mentre la possibilità di adottare per le coppie omosessuali sfiora il 64% (69% donne, 57,1% uomini). In generale, tutte le leggi o le proposte indicate, rappresentano una conquista sociale più per le donne che per gli uomini.
Scorporando i dati sulla base dell’area politica di appartenenza, il tema delle adozioni è quello che più di tutti divide le opinioni dei giovani italiani: l’adozione da parte di una singola persona è vista come una conquista sociale dall’80% degli elettori di centro e dal 74,4% di quelli di sinistra, ma supera a stento la metà dei consensi tra i ragazzi di centro-destra e del M5S (circa 52,5% per entrambi) e non raggiunge la metà fra quelli di destra (46,9%). Le differenze risultano ancora più marcate quando si parla di adozioni da parte degli omosessuali; quest’ultima è considerata una conquista sociale da più del 75% degli intervistati di sinistra e di centro-sinistra, dal 60% del campione di centro e dal 54% di quello del Movimento 5 Stelle; mentre fra i ragazzi di centro-destra e di destra le risposte negative superano nettamente quelle positive, con i “sì” che si fermano rispettivamente al 37,5% ed al 30,6%.

In quasi 3 casi su 10 i genitori tentano di influenzare le scelte sentimentali dei figli
La maggior parte dei giovani italiani non avverte la pressione dei genitori in campo sentimentale (il 46,5% non la avverte affatto, il 24,2% “poco”). Ma, circa un giovane su cinque (19,9%) ritiene che i genitori cercano o hanno cercato di influenzare “abbastanza” le proprie scelte sentimentali ed il 9,4% pensa che lo facciano “molto”. In particolare, sono i giovani provenienti dal Nord-Est a soffrire di più i tentativi dei genitori di influire sulle loro scelte sentimentali: in questo caso è il 36,1% del campione ad indicare la risposta “abbastanza” ed il 16,5% “molto”.

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Andavamo alla Capannina, 90 anni del locale cult della Versilia

Il 15 agosto 1929 inaugurazione sulla spiaggia di Forte dei Marmi. Ora un programma per celebrarlo

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Chiudi La Capannina a Forte dei marmi (ANSA) La Capannina a Forte dei marmi

Era il 15 agosto del 1929 quando Achille Franceschi inaugurò un locale in un vecchio capanno sulla spiaggia di Forte dei Marmi diventato negli anni simbolo della riviera versiliese: il volume 'La Capannina di Franceschi - da Achille Franceschi a Gherardo Guidi. 90 anni di un mito' (Gruppo Editoriale, pagg.144, 25 euro) nasce proprio per celebrare i 90 anni del locale più longevo d'Europa, protagonista anche di un film cult di Carlo Vanzina, 'Sapore di Mare', con quel Jerry Calà poi diventato uno dei nomi più legati allo stesso locale e al Forte. Con oltre 130 fotografie e documenti, il volume ripercorre i momenti più rappresentativi di questi primi nove decenni di attività che hanno fatto la storia dell'intrattenimento e del divertimento in Italia. Il compleanno della Capannina sarà celebrato anche con un programma di eventi e tanti ospiti.
   

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Vegani e flexitariani salveranno il mondo?

Sostenibilità e consapevolezza stanno cambiando stili di vita e orientamenti brand

Lifestyle Food
Chiudi Giovani vegetariani in cucina foto iStock. (ANSA) Giovani vegetariani in cucina foto iStock.

Dalle proteste ecologiste ispirate a Greta Thunberg fino ai piccoli gesti quotidiani, aumentano i segnali di attenzione verso la salute dell’ecosistema e si afferma la consapevolezza che le sorti del pianeta dipendono molto da noi e non da un ipotetico “altro”. I consumi alimentari, e tutto quello che ruota attorno a essi, sono uno dei fattori che più impattano sull’ambiente. Dal seme alla tavola: la filiera è lunga, articolata e ci riguarda tutti. Per questo è importante valutare gli stili di vita anche in base alla loro ecosostenibilità. L’allevamento intensivo è una delle principali fonti di inquinamento terrestre e determina importanti alterazioni del clima del nostro pianeta: basta 0,01m2 di terreno per produrre un grammo di proteine ricavate, per esempio, da piselli o fagioli, ma ne serve 1m2 per ottenere la stessa quantità da ovini e bovini.
I Vegani e i Vegetariani, con la loro filosofia essenziale, contribuiscono alla tutela delle risorse naturali, e non sono i soli. I Flexitariani, un movimento in rapida crescita, applicano un credo meno rigido, ispirato a una dieta che abbina alle proteine vegetali anche quelle animali ma in percentuale molto ridotta. Salveranno il mondo? Ecco un analisi di FutureBrand sul tema.

In Italia, dati Eurispes, il numero totale di Vegetariani e Vegani è cresciuto del 7,3% rispetto al 2018. Secondo il rapporto “Healthy Food Delivery” di Just Eat, negli ultimi sei mesi le richieste di piatti sani a domicilio è cresciuta di oltre il 150% in Italia. La domanda cresce e i brand più veloci a interpretare i cambiamenti dei consumi stanno già sperimentando prodotti e soluzioni per conquistare Vegani, Vegetariani e Flexitariani. Per esempio, Veggie Pret, il brand di healthy fast-food della catena inglese Pret A Manger, si sta estendendo nella City londinese, prendendo il posto dei ristoranti EAT, appena entrati a far parte del gruppo per acquisizione. Wicked Kitchen, la linea di Tesco di piatti pronti vegani creati dallo chef Derek Sarno, ha vinto il PETA Food Award 2018, raggiungendo 4 milioni di pranzi venduti nel mese successivo al lancio.
A cambiare, però, non sono solo i consumi alimentari, Vegani, Vegetariani e Flexitariani impongono cambiamenti anche ad altri settori come, per esempio, la moda. Orange Fiber, una start up tutta italiana, produce tessuto ricavato dalla fibra delle arance di scarto. Ferragamo ha già realizzato una capsule collection con la nuova fibra. In Thailandia alcuni supermercati hanno sostituito la plastica usata per confezionare i prodotti nel reparto ortofrutta con le foglie di banano. L’elenco di iniziative ecosostenibili è lungo e dimostra come tutti i settori siano chiamati in causa.
Tornando al settore alimentare: basta la drastica diminuzione dei consumi di carne per salvare il pianeta? Per nulla. Mangiare sano non è sufficiente, anzi, può addirittura essere controproducente per l’ambiente. Usando il calcolatore sviluppato da BBC, si scopre quanto costa in termini di inquinamento addentare, per esempio, una normale mela (https://www.bbc.com/news/science-environment-46459714). Compilando i campi richiesti, l’algoritmo rivela in pochi secondi qual è l’impatto sull’ambiente di un’abitudine alimentare considerata sana. I risultati sono inquietanti: provare per credere. Servono quindi acquisti più consapevoli. In questo senso, alcune risposte concrete arrivano dalla grande distribuzione, Casino, la catena francese della GDO, lo scorso novembre ha installato una serra in uno dei suoi punti vendita dove vengono coltivate e direttamente vendute le erbe aromatiche. Si prende il numero e un addetto raccoglie e consegna il bouquet di odori desiderato. Sempre in Francia, ha fatto scuola l’esperimento di Intermarché con la linea “Moche”: frutta e verdura buona ma esteticamente brutta, salvata dalla pattumiera per diventare una leva di marketing vincente e sensibilizzare sullo spreco di cibo. 

È cruciale che i brand e le insegne della distribuzione si impegnino a realizzare azioni più concrete e meno di facciata. L’attenzione è ancora interamente rivolta a equazioni tipo superfood = benefici per la salute, ma si omette di dire che, per esempio, le preziose bacche di Gojji per arrivare sulla nostra tavola hanno viaggiato dalla Cina e sono state imballate con materiale accoppiato non riciclabile. Vantaggi per l’ambiente? Nessuno, anzi.
Il consumatore va aiutato a conoscere le logiche che stanno dietro alle sue scelte, perché possa guardare oltre la dieta vegana o flexitariana e agire consapevolmente. Ai brand viene chiesto di assumere una posizione netta e di sforzarsi ad attuare politiche più serie e concrete. Siamo di fronte a questioni tangibili, che vanno risolte cambiando abitudini e facendole cambiare. Whole Food, per esempio, ha supportato il programma GAP (Global Animal Partnership, che stabilisce i 5 parametri del benessere animale e fornisce una certificazione a chi si impegna a rispettarli.
Secondo un’indagine dell’Osservatorio Giovani (Istituto Giuseppe Toniolo) l’80% degli intervistati si dichiara pronto a cambiare le proprie abitudini per contenere l’impatto dei cambiamenti climatici ed è disponibile a ridurre al minimo gli sprechi alimentari. I giovani sono pronti a fare la loro parte, ma hanno bisogno di strumenti. Qualsiasi gesto pro-ecosistema, se ben comunicato, può produrre effetti positivi anche sul business oltre che su Madre Natura. Il futuro è un impegno a cui non ci si può sottrarre.

La curiosità della mela rimane? Una mela al giorno, non solo non toglie il medico di torno, ma equivale in termini di produzione di gas serra in un anno a 51 km percorsi in auto; al riscaldamento per due giorni di un appartamento e, per averla polposa e croccante, servono ben 5.245 litri di acqua.

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Costumi mare, nel 2020 folk e sportivi

Nuove tendenze alla fiera con 250 marchi che puntano sull'estate

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Contaminazioni sportive, folk o botaniche, con aggiunta di stampe geometriche. Queste le grandi tendenze nel mondo del beachwear per l'estate 2020. Come ogni anno Maredamare, la fiera per il mercato italiano del beachwear dal 20 al 22 luglio nella Fortezza da Basso di Firenze, svela in anteprima assoluta i quattro temi che definiranno le tendenze da spiaggia per l'estate 2020. Tra gli oltre 250 marchi del settore presenti in fiera sono 4 i grandi temi che animeranno la prossima stagione calda, frutto di una approfondita e scrupolosa indagine messa a punto analizzando le idee dei più importanti trends forecaster del mondo e quelle degli uffici stile dei più noti brand del comparto. Resta forte la tendenza sportiva, la vitalità in tutte le sue forme.
    Arrivano così costumi da bagno ispirati ai look performanti da gara, adattati però per essere a proprio agio in spiaggia. Forti le ispirazioni folk e rock, per un suggestivo viaggio alla scoperta di terre bruciate dal sole e bagnate dal mare.
   

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Moda a noleggio, Twinset apripista in Italia con capsule abiti

Ceo, è futuro acquisti soprattutto per le nuove generazioni

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Chiudi Twinset Pleasedontbuy, la capsule collection di abiti a noleggio (ANSA) Twinset Pleasedontbuy, la capsule collection di abiti a noleggio

Il nome della capsule è ispirato da un vecchio motivo della fine anni '70 'Please Don't Go', ma il miraggio da conquistare sono i giovani della generazione Zeta, quelli abituati allo streaming on demand, allo sharing, al rental. Twinset, l'azienda di Carpi, nel modenese, ha deciso di tentare il business del noleggio nel mondo del fashion.
Da settembre sarà disponibile 'Pleasedontbuy' una collezione progettata, creata e prodotta interamente Made in Italy, e destinata esclusivamente al noleggio.

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Abiti di tulle e volant, seta e cachemire, impreziositi da dettagli lussuosi, da cerimonia, matrimoni, eventi particolari che, se acquistati, costerebbero dai 900 ai 3000 euro, potranno essere 'affittati' ad un prezzo variabile dato 40 ai 90 euro, per alcuni giorni. "Mi piaceva anche il concetto di educare un po' i giovani, che non possono permetterselo, alla qualità - ha detto Alessandro Varisco, ceo di Twinset - Lo so che ci sono già dei servizi di noleggio abiti, ma sono multibrand che comprano a stock, dopo che il prodotto è già stato nel boutique o negli outlet. La squadra di stilisti creerà invece la collezione solo a questo scopo, saremo il primo brand a fare questo, controllando tutto, dall'acquisto del tessuto al noleggio".
Inizialmente saranno 21 modelli, con 3 o 4 colori diversi, dalla taglia 38 alla 48, aggiornati in modo da andare incontro alle esigenze della moda e della cliente. Da settembre avranno il loro spazio 'Pleasedontbuy' due punti vendita a Roma, due a Milano, uno a Firenze, Verona, Bari, e nel corner dell'Orio Center vicino Bergamo. Da gennaio il progetto si allargherà su altre città, sul web ("il futuro dello shopping") e all'estero.
"E' anche un servizio eco friendly - ha aggiunto il ceo - senza consumismo ma riutilizzabile". La generazione che Twinset intende attirare è quella delle giovani sotto i 25 anni, che al momento rappresenta solo il 5% della clientela della griffe ("voglio stimolare l'azienda a parlare un linguaggio più contemporaneo"). Ma ci saranno modelli anche per donne più adulte. Il fashion rent targato Twinset prevede anche il servizio di assicurazione, sartoria e di lavaggio.
"Il mio sogno, se questa cosa prende piede, è di andare da tutti i grandi nomi e convincerli a fare una capsule così - ha concluso Varisco - noi metteremo a disposizione la nostra filiera".

   

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La Madonna veste couture a Festa Noantri

Abito realizzato da Luigi Borbone rosso granata, ricamatissimo

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E' forse il primo caso di una statua della Vergine Maria vestita con un abito di alta moda, perlomeno in tempi moderni: sabato 20 luglio, la Madonna della Fiumarola, patrona della Festa dè Noantri, sfilerà per le vie di Trastevere a Roma, vestita con un capo di haute couture realizzato dallo stilista Luigi Borbone.
    Come da tradizione che si ripete da circa 500 anni, la statua della Madonna sarà mostrata per le vie del Rione Trastevere nel giorno di apertura della festa, e come una modella, indosserà un prezioso vestito lungo in shantung rosso granata, impreziosito da un ricamo dal sapore artigianale in cristalli e perle Swarovski. "Ho scelto questo colore - spiega Luigi Borbone - perché richiama il melograno, frutto simbolo di fratellanza e condivisione. Questa, come da tradizione è la Madonna di tutti, anche degli ultimi. Il ricamo riprende il simbolo mariano e un sole dorato attorno al quale gravitano altri soli a sottolineare fertilità e abbondanza". Il capo è velato da un manto in tulle di seta avorio ricamato soutache. La silhouette del vestito s'ispira ai volumi delle Madonne barocche spagnole ed è caratterizzato da una linea trapezoidale con larghe maniche a sbuffo. La speciale creazione della maison Luigi Borbone è il risultato di 3.000 ore di lavoro delle sarte dell'atelier, che hanno tutte voluto contribuire alla realizzazione dell'abito, e della collaborazione del Ricamificio romano M.A. & Chiffons.
   

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A Ibiza con le divinità pagane dell'estate 2019, da David Guetta a Calvin Harris

Si balla giorno e notte con show kolossal e boat party

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Chiudi Big David Guetta - Ushuaia (ANSA) Big David Guetta - Ushuaia

A Ibiza ci si diverte e si balla tutto il giorno: in barca nelle prime ore del pomeriggio, in barca inseguendo uno dei tramonti più famosi del mondo, in spiaggia a bordo piscina fino a mezzanotte e poi al club a fare l'alba. Parlare delle 'notti di Ibiza' è ormai anacronistico perchè la fabbrica europea del divertimento ha messo il turbo anche durante il giorno, organizzando party anche in orari in cui si andava a prendere il sole in spiaggia. (di Alessandra Magliaro #ansalifestyle)

Si parte alle 13 con The Ibz Boat (89 euro l'ingresso): 4 ore in barca con open bar, pizza, tutti i drink superalcolici inclusi, dj a bordo, paella, set per photoshoot da instagrammare all'istante, jet ski e water banana, si scende alle 17 pronti per salire di nuovo a bordo alle 18 per il boat party sunset incluso del Cirque de la nuit o del Float Your Boat di San Antonio: open bar e dj compresi. E poi i beach show (con annesso resort trendy) come quelli giganteschi dell'Ushuaia, il club open air aperto nel 2011 a Playa d'en Bossa, con al centro una piscina, capienza 4000 persone e area super vip o all'O Beach a San Antonio con acrobati, sfilate di moda, champagne sprays e lanci di confetti o il tematico Children of the 80's all'Hard Rock Hotel. Infine da mezzanotte all'alba nei club come gli storici Pacha e Amnesia, che hanno lanciato l'isola delle Baleari come meta assoluta della dance e della tecno e i nuovi e già lanciatissimi Hi, Heart, Eden per citare i principali. Uno slalom tra decine di proposte, produzioni kolossal costosissime che hanno mandato in disuso il termine 'discoteca' perchè sono molto di più di un dj e della gente che balla: sono piuttosto show spettacolari con performance circensi e ogni genere di provocazione per divertire. E si va per rilassarsi (sballarsi pure), sfoggiare outfit esagerati, farsi notare e postare sui social.

A Ibiza i re dell'isola sono i dj, divinità pagane ai cui altari migliaia di persone s'inchinano devoti per tutta l'estate. Ha fatto scalpore quest'anno l'abbandono dopo 20 anni di resident dj al Pacha, l'iconico nightclub con due ciliege rosse per simbolo e la musica elettronica dance per colonna sonora (è il più antico superclub di Ibiza, esiste dal 1973), di David Guetta: il disc jockey e produttore discografico parigino, è passato all'Hi - nel 2018 premiato come the best club in the world -  per portare il kolossal F*** me I'm famous David Guetta (il venerdì sera, 60 euro l'ingresso): uno show con tanti ospiti a cominciare dal mitico Bob Sinclair (due date, inclusa la chiusura ad ottobre) che resta resident dj all'Heart. Il superdj Guetta è così potente da avere una doppia residenza: all'Hi e all'Ushuaia, dove il lunedì sera propone Big David Guetta e persino un alter ego, Jack Back che suona nella Club Room tornando in qualche modo alle sue radici: prima di diventare una star internazionale, Guetta iniziò a suonare in tutti i club underground e nei rave a Parigi. Questa estate chiude il cerchio e ospita tra gli altri l'attore e superdj Idris Elba.

Doppia residenza anche per lo scozzese Calvin Harris, anche lui nell'olimpo della tecno: il venerdì all'Ushuaia e il giovedì al Pacha.

Nella line up dell'Ushuaia c'è per il terzo anno anche l'olandese Martin Garrix (50 euro il giovedì), altra superstar dell'elettronica: dj, musicista, produttore tra i più osannati dalle folle, mentre la domenica prova a farsi largo la musica latina (che a Ibiza non è di casa) con lo show Mucho Ibiza (annunciato tra gli ospiti il nostro Sfera Ebbasta), mentre tra i top eventi dell'estate c'è la reunion di Swedisch House Mafia: il 26 luglio il più carismatico open-air club del trio Axwell, Sebastian Ingrosso e Steve Angello torna a Ibiza dopo l'ultima performance del 2012. Al Pacha, tra le tante serate, una ha il posto d'onore, omaggio alla storia hippy di Ibiza : è Flower Power che si tiene ogni mercoledì (lo stile del party è diventato anche abbigliamento con la collab di Jimmy Lion), mentre il giovedì è la serata Musicon con l'italiano Marco Carola, ambasciatore globale della tecno, fondatore di molte etichette discografiche.

All'Amnesia, altro storico e iconico tempio della tecnomusic (ha aperto le porte nel 1976) e dei foam party due gli show must to do: il ventennale Cocoon del tedesco Sven Vath, tra i supertop dj del mondo, considerato il pioniere della tecno e ElRow (il sabato) in cui la migliore electronic dance music si unisce a performance spettacolari circensi e allestimenti coloratissimi da carnevale di Rio. Bob Sinclair, leggendario francese tra le figure storiche della scena internazionale di musica elettronica, propone il suo Electrico Romantico nel lussuoso Heart a Marina Botafoch, club elegante, famosoa per portare la clientela più d'élite, fondato dagli chef stellati Adrià e dal fondatore del Cirque du Soleil, Guy Laliberté. All'(s) torna per il secondo anno lo show Idol, un viaggio euforico ed energetico tra techno, electro, acid, house, progressive e melodic music. 

- Leggi anche il reportage Alla scoperta di Ibiza hippy 50 anni dopo 

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Gatti in vacanza: valigie pronte per il 50% dei felini

Strutture catfriendly rare e difficoltà di ambientamento, per questo spesso si resta a casa

Lifestyle Pets
Chiudi Selfie, gelato, materassino e occhiali da sole per il gatto vacanziero foto iStock. (ANSA) Selfie, gelato, materassino e occhiali da sole per il gatto vacanziero foto iStock.

Inseparabili anche in vacanza: il 50% dei proprietari porterà il proprio gatto con sé in villeggiatura e il 79,5% di chi non lo porterà lo farebbe volentieri, almeno ogni tanto. E’ quanto emerge dal sondaggio sulle “Gatto-vacanze 2019” svolto da Feliway attraverso la sua community Facebook, che conta oltre 795.000 proprietari e amanti dei gatti. Ma dove andranno in vacanza i gatti italiani insieme ai loro proprietari? La scelta prevalente nella community è il soggiorno balneare (53,8%), seguito dalle destinazioni di montagna (per il 24,4%), senza tralasciare la campagna o collina (13%) e il lago (8,4%). Che sia in villeggiatura o in città il leitmotiv dell’estate felina sembra essere il detto “Casa Dolce Casa”: la maggior parte dei gatti vacanzieri alloggerà infatti in una casa delle vacanze o in residence (86%), mentre per chi resta a casa sarà l’abitazione abituale il luogo di permanenza (86%), dove Micio verrà accudito da persone di fiducia del proprietario. Solo l’11% passerà le vacanze senza il proprietario ospite da amici o parenti e il 2,5% in una pensione per gatti.

Spesso, però, le vacanze con Micio sono fonte di difficoltà non solo durante il trasporto ma anche nell’ambientamento una volta giunti nel luogo di soggiorno: se il 30% dei gatti sembra amare i viaggi e si adatta agevolmente al nuovo ambiente, quasi il 70% manifesta un disagio transitorio o duraturo nell’abituarsi alla nuova realtà. Un disagio a cui i proprietari pongono rimedio portando i giochi e gli oggetti preferiti del proprio micio (28,7%), facendolo giocare spesso (21,3%), facendogli tante coccole (18%) e ricorrendo all’aiuto dei feromoni (19%), sostanze non farmacologiche che inviano ai gatti un messaggio naturale di benessere. “I feromoni felini, disponibili sotto forma di diffusore per ambiente o spray per il trasportino, sono un prezioso alleato che può aiutare tutti coloro che sperimentano questo disagio, regalando a tutta la famiglia vacanze davvero più serene” commenta Francesca Frigerio, Responsabile Marketing Linee OTC di Ceva Salute Animale. Proprio la difficoltà nell’ambientarsi in una nuova casa o hotel rappresenta il maggiore ostacolo nel portare Micio in vacanza: il 62% di chi non lo poterà lo fa proprio perché il gatto non sopporta cambiare ambiente e crede che stia meglio nella sua casa abituale, accudito da persone che conosce. Tuttavia, se le strutture ricettive fossero ritenute maggiormente catfriendly il 57% dei proprietari lo porterebbe senza alcun dubbio o, almeno, più probabilmente.

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Pierre Cardin, a New York retrospettiva sullo stilista del futuro

Brooklyn Museum ripesca da archivio del couturier italo-francese. 97 anni, 70 di carriera

Lifestyle Moda
Chiudi A NEW YORK RETROSPETTIVA SU PIERRE CARDIN (ANSA) A NEW YORK RETROSPETTIVA SU PIERRE CARDIN

E' il gigante della moda Pierre Cardin, a 97 anni il più anziano dei couturier, al quale il Brooklyn Museum ha dedicato una mostra che aprirà al pubblico il 20 luglio, proprio nel giorno in cui ricorre il 50/o anniversario dello sbarco sulla Luna. Nel presente ma con un piede sempre nel futuro. 'Pierre Cardin: Future Fashion', in mostra fino al 5 gennaio del 2020 è la prima retrospettiva in 40 anni dedicata allo stilista il cui vero nome è Pietro Costante Cardin, originario di un paesino nel trevigiano e portato dalla famiglia in Francia a soli due anni a causa delle ristrettezze in seguito alla Prima Guerra Mondiale. Dopo la prima retrospettiva in assoluto in Usa al Metropolitan Museum oltre 40 anni fa, 'Pierre Cardin: Future Fashion', ripercorre 70 anni della sua carriera attraverso 170 pezzi provenienti per la maggior parte dal suo archivio ed esplorando le tappe che vanno dagli anni '50 al presente.

"Pierre Cardin - ha detto all'ANSA il curatore Matthew Yokobosky - ha dimostrato di essere non solo un maestro di sartoria e di design ma ha avuto anche l'intuito per gli affari. E' davvero un uomo rinascimentale del 20/o secolo il cui lavoro ha anticipato la moda e il design dando contemporaneamente alla società una nuova visione di ciò che il futuro sarebbe essere". Non a caso Cardin già a metà degli anni '60 iniziò la conversione di ciò che la moda sarebbe stata nel futuro, a cominciare dall'unisex con gli abiti che prescindono il genere sessuale. Per l'uomo introdusse le giacche da completo senza collo ed i pantaloni a sigaretta. Fu anche il primo couturier a lanciare il pret-à-porter con una collezione nel 1958 ai grandi magazzini Printemps a Parigi.

Tra i modelli esposti al museo di Brooklyn gli abiti cinetici degli anni '70 "che si muovono in modo davvero mai visto prima nella moda - continua Yokobosky - e gli abiti illuminati, un concetto testato per la prima volta nel 1968 realizzati ricamando luci e indossati per la prima volta da Maryse Gaspard, musa di Cardin". Da buon futurista, Cardin non poteva non essere affascinato dalla Missione Apollo 11, che portò l'uomo sulla luna, così nel 1969 visitò la Nasa e nella mostra della retrospettiva c'è anche una foto in cui indossa una tuta spaziale.


   

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Jeff Bezos, mr Amazon è l'uomo più ricco del mondo

Nel club dei paperoni, Arnault sorpassa Gates. In Italia al top è la famiglia Ferrero

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Jeff Bezos si conferma l'uomo più ricco del mondo nonostante il costoso divorzio. Ma nel super esclusivo club degli ultramiliardari avviene una storica 'rivoluzione': Bill Gates perde il secondo posto e retrocede al gradino più basso del podio per la prima volta in sette anni. A superarlo è il re del lusso Bernard Arnault, da poco entrato nel club dei paperoni che valgono più di 100 miliardi di dollari. Un club che conta solo tre membri: Bezos, Arnault e Gates.
    A sancire lo storico sorpasso è l'indice dei miliardari di Bloomberg, nel quale la famiglia Ferrero è la prima italiana in classifica al 34mo posto con una fortuna di 25,5 miliardi di dollari. Una ricchezza quella della famiglia Nutella superiore ai 23,5 miliardi di Elon Musk, il visionario alla guida di Tesla e SpaceX, che si piazza in 39ma posizione. Al 43mo posto Leonardo del Vecchio con 21,7 miliardi.
    Bezos è il leader incontrastato dei paperoni mondiali con 125 miliardi di dollari grazie ad Amazon e alla rivoluzione nello shopping che è riuscita a innescare. Il numero uno di Amazon riesce a mantenere la vetta della classifica nonostante un divorzio costoso che ha reso l'ex moglie, MacKenzie Bezos, la quarta donna più ricca al mondo. Arnault con 107,6 miliardi conquista la medaglia d'argento: la sua fortuna è pari al 3% del pil francese. La scalata di Arnault fra i miliardari mondiali è legata al suo gruppo del lusso LVMH, di cui fanno parte alcuni dei marchi più prestigiosi al mondo dalla moda ai vini passando per la gioielleria. Arnault e la sua famiglia sono fra i grandi nomi francesi che si sono impegnati a facilitare la ricostruzione della cattedrale di Notre Dame con un assegno da 650 milioni di dollari. Amante dell'arte Arnault ha un'ampia collezione contemporanea che include pezzi di Jean-Michel Basquiat, Damien Hirst, Maurizio Cattelan, Andy Warhol e Pablo Picasso. L'ascesa del re del lusso relega Gates, il fondatore di Microsoft, in terza posizione. Gates sarebbe ancora l'uomo più ricco del mondo se non avesse donato 35 miliardi di dollari in beneficienza alla Bill & Melinda Gates Foundation. Nella top ten dei paperoni mondiali figura in quarta posizione Warren Buffett, seguito da Mark Zuckerberg e Amancio Ortega, il patron di Zara. Larry Page di Google è settimo mentre il tycoon delle telecomunicazioni Carlos Slim è nono.
   

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Lo sbarco sulla Luna, 9 giochi da tavolo ispirati alla corsa allo spazio

Consentono di “trasformarsi” in astronauti e vivere il sogno. Da 1969 a S.P.A.C.E.

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Chiudi Giochi da tavolo ispirati alla corsa allo spazio - fonte Play di Play organizzata da ModenaFiere, in programma, dal 3 al 5 aprile del 2020 (ANSA) Giochi da tavolo ispirati alla corsa allo spazio - fonte Play di Play organizzata da ModenaFiere, in programma, dal 3 al 5 aprile del 2020

Lo sbarco sulla Luna, il 20 luglio 1969, tra le molte cose ha stimolato la fantasia anche degli ideatori dei giochi da tavolo. Un legame, quest’ultimo, forse non così noto che ha portato alla nascita di diversi giochi – da Apollo XIII a 1969, da S.P.A.C.E. a Kepler-3042 – che permettono di portare nel proprio salotto emozioni spaziali. “Si tratta di uno dei tantissimi effetti collaterali, inaspettati e curiosi, che l’allunaggio nel mare della tranquillità del LEM ha determinato e che ci fa particolarmente piacere ricordare in questi giorni in cui si rievoca questo fatto straordinario” evidenziano gli organizzatori di Play, il più grande festival del gioco italiano che proprio alla corsa allo spazio ha dedicato un ampio spazio nell’ultima edizione tenutasi ad aprile di quest’anno. I giochi che consentono di “trasformarsi” in astronauti e vivere il sogno dello spazio sono diversi: da 1969 che rievoca il tema della corsa allo spazio delle varie nazioni con strategie, programmi e reclutamento di scienziati per essere i primi sulla Luna ad Apollo XIII che permette di ricostruire la missione spaziale più famosa. C’è inoltre S.P.A.C.E. che – realizzato in collaborazione con l’Agenzia spaziale italiana – consente di costruire sonde per esplorare i pianeti del sistema solare, oppure Kepler-3042 che prefigura una nuova corsa allo spazio tra mille anni. Non va poi dimenticato l’altro affascinante obiettivo, il pianeta rosso, Marte, protagonista di Terraforming Mars, First Martians, Pocket Mars, Missione Pianeta Rosso. “In attesa della XII° edizione di Play organizzata da ModenaFiere, in programma, dal 3 al 5 aprile del 2020, un modo decisamente originale per rievocare lo sbarco sulla luna può essere quindi quello di farsi una partita con uno dei giochi citati: il rischio di perdersi nello spazio è nullo, a fronte della certezza di passare qualche ora di divertimento, in famiglia o con gli amici” conclude Andrea Ligabue tra i maggiori esperti di gioco a livello nazionale e da sempre direttore artistico di Play-Festival del Gioco.

GIOCHI A TEMA: CORSA ALLO SPAZIO

Apollo XIII
Giocatori: 2-5
Età: 13+
Durata: 45-75 m

Anno: 2015
Autore: Andrea Crespi
Editore: Pendragon Game Studio
Un gioco cooperativo che permette di ricostruire la missione spaziale più famosa, con molta tensione e grande attenzione agli eventi storici. I giocatori dovranno collaborare per affrontare i vari disastri che minacciano la missione. Nei momenti più critici avranno solo un minuto di tempo reale per prendere decisioni da cui dipenderà la vita degli astronauti.

S.P.A.C.E.
Giocatori: 2-5
Età: 8+
Durata: 30 m
Anno: 2016
Autore: Marco Garavaglia
Editore: Libreria Geografica, Post Scriptum
Ogni turno i giocatori possono costruire sonde da inviare nello spazio per esplorare i pianeti del Sistema Solare, oppure contribuire alla stazione spaziale ISS. Le carte riportano scoperte scientifiche reali da rivelare giocando. Un gioco di carte dal chiaro intento didattico, scritto con la collaborazione dell’Agenzia Spaziale Italiana, ma che non rinuncia a divertire i giocatori.

1969
Giocatori: 2-5
Età: 10+
Durata: 90 m
Anno: 2012
Autore: Aureliano Buonfino, Andrea Crespi, Lorenzo Silva, Lorenzo Tucci Sorrentino
Editore: Cranio Creations
Ciascun giocatore controlla il programma spaziale di una diversa nazione, in una corsa contro il tempo per essere i primi a mettere piede sulla Luna. I giocatori potranno assumere scienziati per far progredire le proprie ricerche, ma anche spie per rallentare quelle altrui, e dovranno decidere quanti rischi correre. Una insolita combinazione di gestionale e gioco di fortuna basato sui dadi.

Terraforming Mars
Giocatori: 1-5
Età: 12+
Durata: 120 m
Anno: 2016
Autore: Jacob Fryxelius
Editore: FryxGames, Stronghold Games
Editore italiano: Ghenos Games
I giocatori guidano una delle corporazioni intente a colonizzare e terraformare il pianeta rosso: un processo che richiederà grandi progetti e diverse generazioni. Occorre innalzare la temperatura, creare oceani e aumentare il livello di ossigeno per popolare il pianeta con città e foreste. Il gioco dedica particolare attenzione agli aspetti scientifici, dalla mappa fino alle caratteristiche dei progetti.

First Martians
Giocatori: 1-4
Età: 10+
Durata: 60 m
Anno: 2017
Autore: Ignacy Trzewizcek
Editore: Portal Games
Editore italiano: Pendragon Game Studio

Un gioco collaborativo impegnativo ed avvincente, che mette i giocatori di fronte al compito di creare una stazione permanente su Marte, primissimo passo di una possibile colonizzazione del pianeta rosso. Il gioco presenta diverse missioni, tutte con un altro livello di rigiocabilità, e si appoggia ad una app che permette di gestire con facilità gli oltre 500 eventi e di rendere ogni sfida davvero unica.

Pocket Mars
Giocatori: 1-4
Età: 10+
Durata: 15-30 m
Anno: 2017
Autore: Michał Jagodziński
Editore:Board&Dice
Editore italiano: MS Edizioni
Un gioco di carte, veloce ma non banale, che racconta le fasi avanzate della colonizzazione di Marte. I giocatori avranno a disposizione uno shuttle per traghettare i nuovi coloni dalla terra al pianeta Rosso, sfruttando al meglio i propri moduli (carte) e le opportunità offerte dalle 5 installazioni sul pianeta.

Missione Pianeta Rosso
Giocatori: 2-6
Età: 14+
Durata: 45-90 m
Anno: 2015
Autore: Bruno Cathala, Bruno Faidutti
Editore: Asmodee
Editore italiano: Giochi Uniti
Un gioco che tratta la conquista di Marte in maniera scanzonata e un po’ caotica. In una ambientazione SteamPunk i giocatori dovranno gestire al meglio i razzi per Marte, affidandosi anche alla fortuna per ottenere i posti migliori e puntare alle aree più interessanti. Un sistema di “ruoli” ispirato al famosissimo Citadels garantisce una partita ricca di colpi di scena e pugnalate alle spalle.

Kepler-3042

Giocatori: 1-4
Età: 14+
Durata: 60-90 m

Anno: 2016
Autore: Simone Cerruti Sola
Editore italiano:Placentia Games
Anno 3042: le nazioni della Terra hanno la tecnologia per raggiungere lontani pianeti da terraformare e danno il via a una nuova corsa per lo spazio. Un gioco gestionale con un interessante sistema di azioni e risorse: i giocatori dovranno gestire con attenzione le loro riserve di energia, materia e antimateria.

Battlestar Galactica: The Board Game
Giocatori: 3-6
Età: 10+
Durata: 120-300 m
Anno: 2008
Autore: Corey Conieczka
Editore: Fantasy Flight Games
Una corsa allo spazio… al contrario. In questo gioco collaborativo basato sull’omonima e popolare serie TV, i superstiti dell’umanità cercano di fuggire dai terribili Cylon per raggiungere il perduto e ormai leggendario pianeta Terra. Ma attenzione: qualunque giocatore potrebbe essere segretamente un Cylon infiltrato, in lotta contro i giocatori umani.

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Dalla moda alla musica, stregati dalla Luna

I tessuti tecno, il bianco, il sound, la conquista dello spazio ispira da 50 anni

Lifestyle Tempo Libero
Chiudi Pierre Cardin unico uomo al mondo ad  indossare la tuta con cui il comandante della missione Apollo 11 era vestito il 20 luglio 1969, nel  momento in cui tocc per la prima volta nella storia il suolo lunare. (ANSA) Pierre Cardin unico uomo al mondo ad indossare la tuta con cui il comandante della missione Apollo 11 era vestito il 20 luglio 1969, nel momento in cui tocc per la prima volta nella storia il suolo lunare.

Stregati dalla Luna: il bianco e l'argento, i tagli rigidi e trapezoidali, i tessuti laminati e tecnologici, i capelli cotonati gonfi e rotondi quasi a ricordare un casco, il make up opalescente chiaro sul viso e sul corpo, i tavoli con l'alluminio essenziali e squadrati e gli sportelli ad oblò. Sono solo alcuni esempi di come la luna abbia stregato tutti, influenzato tra l'altro moda, design, beauty, ispirato suoni e immagini. E non solo negli anni intorno al 1969 ma ben oltre, fino ai nostri giorni in quei corsi e ricorsi in cui il fashion rielabora il passato e lo rilancia aggiornandolo nel presente. Collezioni spaziali, futuriste, estreme si diceva allora, oggi invece quei canoni ci sembrano acquisiti proprio perchè la moda, più di altri, è un linguaggio anticipatore dei tempi. Echi lunari c'erano prima di quel 20 luglio di 50 anni fa nelle collezioni provocatorie di Cardin e Courreges e poi negli anni successivi fino ad oggi, alle sfilate ultime di Emporio Armani e di Mooncler Genius per fare un esempio.
La conquista dello spazio ha una potenza simbolica forte, suggerisce viaggi verso l'infinito dove sull'infinito finalmente si mette piede, esalta le capacità dell'uomo di spingersi oltre i propri limiti fin dove era fino ad allora solo immaginabile. Quell'infinito oltre da sè su cui si era esercitato il pensiero filosofico antico da Aristotele in poi trova 50 anni fa, al netto delle ragioni politico strategiche della sfida Usa - Urss in piena Guerra Fredda, un punto di esaltazione massima e irripetibile.
Walking on the moon cantavano Sting e i Police cullandoci con il reggae, mentre nel 1972 Elton John con Rocket Man mette in pop la quotidianità di un astronauta lontano da casa, un concetto, quello della solitudine cantato anche da David Bowie nell'immensa Space Oddity in cui guidava la sua astronave lontano dal mondo.​ E poi i Pink Floyd che composero addirittura una canzone, Moonhead, che suonarono e composero appositamente per il successo dell'Apollo 11 ed eseguirono durante la diretta dello sbarco per una trasmissione della BBC dedicata al grande evento.​ La moda in particolare sembra trovare nel cosmo una fonte di ispirazione e l'allunaggio di 50 anni fa ha anche un impatto forte sui tessuti, spingendo il settore verso la ricerca di materiali altamente performanti e adatti a situazioni estreme. C'è poi il caso celebre dei Moon Boot: Giancarlo Zanatta, imprenditore e produttore di scarponi di Montebelluna, creò un dopo sci ambidestro, leggero, impermeabile, ispirandosi agli scarponi indossati dagli astronauti: un successo italiano ancora oggi unico. La storia della moda legata allo sbarco comincia prima dell'allunaggio, respira l'aria delle conquiste spaziali e anticipa con i tagli squadrati, gli abiti corti, gli orli rigidi. Quelli che si vedono nel film di Roger Vadim, Barbarella, con una Jane Fonda in tute super sexy ma anche nella collezione Space age di Courreges, datata 1964: le sue modelle sfilarono in mini abiti e body aderenti tutti plastica e vinile. I giornali dell'epoca le ribattezzarono 'Moon Girls' e quegli stivali bianchi lucidi, le parrucche color argento, quei tubini, il trucco pallido cominciarono ad essere di gran moda. Nel '66 un altro francese, Pierre Cardin anticipa i tempi ispirandosi allo spazio con abiti con colli ad anello come le tute degli astronauti e cappelli-casco, mentre Emilio Pucci disegna le stelle per le tute degli astronauti per l'Apollo 15. Simbolo di tutto questo è proprio la Nasa: il logo governativo dell'agenzia spaziale americana è concesso a molti stilisti. Al momento è tra i brand più amati dello streetwear: felpe e sneaker vestono i giovani che pensano che l'uomo sulla Luna sia un videogioco e non un'impresa eccezionale.

- Leggi lo speciale sulla Moda Lunare

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Il tessile è il settore dove l'economia circolare ha più successo

Ecodom per Atlante italiano mappa 210 esperienze reali. Centro Italia al top, regione più virtuosa è la Lombardia

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi Officine Frida Arts&Crafts, Matera: Riciclo Creativo abbigliamento e accessori da materiali di  scarto (ANSA) Officine Frida Arts&Crafts, Matera: Riciclo Creativo abbigliamento e accessori da materiali di scarto

Sono sempre più numerose le aziende del settore tessile che hanno scelto di adottare un modello economico sostenibile: delle 210 esperienze reali di Economia Circolare mappate da Ecodom, il principale consorzio di gestione dei RAEE, e dal CDCA, Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali, il 15,2% recupera tessuti e capi usati, rigenera fibre tessili, organizza scambio di vestiti e trasforma materiali di scarto come cartone, bucce di arance e pneumatici in abiti e accessori.

 Secondo quanto emerge dal primo Atlante Italiano dell’Economia Circolare, a seguire sul podio si posizionano il settore alimentare (11%) con realtà che redistribuiscono il cibo in eccedenza nelle mense, costruiscono una rete di economia solidale che comprende comunità di supporto all’agricoltura, riusano i fondi di caffè per coltivare funghi. Seguono al terzo posto, con il 10,4%, le attività di raccolta e gestione dei rifiuti: dalla diversificazione degli scarti domestici, alla produzione di sacchetti ecosostenibili prodotti con carta riciclata, dalla realizzazione di eco-isole automatizzate per la differenziata, al riciclaggio di plastica, rifiuti, legno, vetro.

Quasi un terzo (30,4%) sono realtà no-profit, mentre l’1,4% è rappresentato da enti di ricerca.

La maggior parte delle aziende presenti (37%) realizza prodotti circolari, ovvero progettati per renderne più facile lo smontaggio e riciclo, il 32% appartiene alla categoria servizi, il 15,2% ha scelto un modello produttivo circolare in grado di riciclare i propri scarti per creare nuovi prodotti.

 Il Centro Italia guida la classifica, ma la Lombardia è sul podio. Ultima la Valle d’Aosta.

A livello geografico il Centro Italia guida la classifica italiana dell’Economia Circolare con il 37,6% delle realtà mappate, seguito dal Nord con il 35,7% e dal 26,6% del Sud e Isole. La più virtuosa delle Regioni è la Lombardia con il 19,5% delle attività, seguita dal Lazio con il 15,7%, dalla Toscana con l’11,4% e dalla Campania con il 9%. Fanalino di coda Umbria e Molise con solo due aziende inserite nell’Atlante. In Valle d’Aosta non è invece stata censita alcuna esperienza.

 

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Gucci rilegge 40 anni della sua moda, dagli anni '50

Glen Luchford firma campagna sulla materialità concreta del fare vestiti

Lifestyle Moda
Chiudi Campagna Gucci concept e direzione creativa Alessandro Michele foto di Glen Luchford (ANSA) Campagna Gucci concept e direzione creativa Alessandro Michele foto di Glen Luchford

Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci, ama raccontare storie e descrivere personaggi con la moda. La sua affabulazione nasce in primo luogo al tavolo da disegno e poi negli atelier, durante fitting, prove, "sdifettamenti". Il racconto della sua moda e del suo pret à porter si staglia nella nuova campagna scattata dal fotografo Glen Luchford attraverso quattro decadi: gli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta e Ottanta. Una rilettura della maison della doppia G attraverso 40 anni di moda.
    Da questa riflessione sul mito della moda e dal desiderio di mettere nuovamente al centro del discorso la materialità concreta del far vestiti nasce la nuova campagna pubblicitaria autunno-inverno 2019-2020 concepita da Alessandro Michele per Gucci. Una campagna che torna al periodo della moda protagonista, quando gli strilli di copertina erano dedicati ad un orlo, al colore di stagione, al tessuto cui proprio non si poteva rinunciare.
   

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Monopoly dedicato alla pugliese Monopoli

Rieditato con strade locali e 'imprevisti' di focaccia barese

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Edizione speciale del Monopoly dedicata alla città pugliese di Monopoli. Il gioco, edito da Hasbro e distribuito da Palmitessa Giocattoli, riproduce in versione monopolitana - con i nomi delle strade della cittadina turistica sulla costa sud del Barese - il classico tabellone creato nel 1935 e che, in 75 anni di storia, è diventato un fenomeno planetario. Da semplice gioco in scatola ad applicazione per iPhone tra le più scaricate, dalla versione per Pc a quella a mazzo di carte. Prodotto in 40 lingue, diffuso in 106 Paesi e con 275 milioni di scatole vendute, è diventato il gioco di simulazione imprenditoriale più famoso al mondo.
    Oggi, per l'edizione Monopoli, il giocatore si aggira tra 'Il faro', 'arco del Castello' e 'Piazza Vittorio Emanuele', 'Largo Plebiscito' e 'Cala Porto bianco', imbattendosi in probabilità e imprevisti che costringono ad offrire focaccia barese o pagare un abbonamento in spiaggia con ombrelloni e sdraio.
    Il primo lancio dei dadi sul tabellone in edizione speciale ha visto protagonisti oggi, nel castello Carlo V di Monopoli, il sindaco Angelo Annese, il vice sindaco della città metropolitana di Bari Michele Abbaticchio e il direttore generale di Puglia Promozione Matteo Minchillo, che hanno tenuto a battesimo l'iniziativa e giocato simbolicamente la prima partita. Nei prossimi mesi partirà anche una campagna social che accompagnerà il lancio del gioco con l'hashtag #lacittàdelgioco, in cui alcuni cittadini presteranno il proprio volto per presentare il gioco a turisti, estimatori e collezionisti.
   

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Netflix, via scena suicidio da 'Tredici'

Su consiglio dei medici e prima del lancio della terza stagione

Lifestyle Teen
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Netflix toglierà e cambierà la controversa scena del suicidio in 'Tredici' (13 Reasons Why). La decisione arriva due anni dopo il debutto della serie tv, la cui storia ruota attorno al suicidio dell'adolescente depressa Hannah Baker e ai tredici motivi che l'hanno spinta a togliersi la vita. La scena finale, di circa tre minuti, non sarà più quindi disponibile sulla piattaforma di streaming online.
    "Su consiglio di esperti medici - ha detto Netflix - abbiamo deciso, assieme al creatore Brian Yorkey e ai produttori, di cambiare la scena in cui Hannah si toglie la vita dalla prima stagione". Nella nuova scena non si vedono più Hannah avvicinare un rasoio ai polsi e le immediate conseguenze.
    La serie è stata accolta positivamente dalla critica, tuttavia a causa della rappresentazione esplicita del suicidio numerosi psicologi hanno sollevato il problema dei rischi di emulazione da parte dei giovani. La terza stagione inizierà alla fine dell'estate.
   

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Margot Robbie volto nuovo profumo Chanel

Profumo creato da Olivier Polge in collaborazione con maison

Lifestyle Beauty & Fitness
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Margot Robbie è il nuovo volto di Gabrielle Chanel Essence, ultimo nato tra i profumi della maison francese. Oltre al talento e alla bellezza radiosa, dalla Chanel fanno sapere che nella scelta è dell'attrice e produttrice australiana, che recita nel film di Quentin Tarantino, C'era una volta... A Hollywood, ha avuto molto peso la sua personalità.
    Creata da Olivier Polge in collaborazione con il Laboratoire Parfums Chanel, questa nuova interpretazione olfattiva di Chanel rivela una scia più voluttuosa e avvolgente. Composta intorno ai quattro fiori bianchi cari a Coco (gelsomino, ylang-ylang, fiori d'arancio e tuberosa), Essence regala un ruolo fondamentale alla tuberosa di Grasse.
   

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Austin Butler sarà Elvis Presley per Baz Luhrmann

Ciak nel 2020, Tom Hanks sarà il manager della star

Lifestyle People
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Austin Butler sarà Elvis Aaron Presley nel film che Baz Luhrmann girerà sulla vita della leggenda del rock and roll. Lo ha annunciato Toby Emmerich, presidente di Warner Bros. Pictures Group.
    Nel film - che rilancia l'onda lunga dei biopic musicali dopo il successo di Bohemian Rhapsody dedicato a Freddie Mercury e ai Queen e Rocketman su Elton John - il regista candidato all'Oscar Luhrmann ("Il grande Gatsby", "Moulin Rouge!") esplorerà la vita e la musica di Presley attraverso la lente del suo enigmatico manager, Colonnello Tom Parker, interpretato dal due volte premio Oscar Tom Hanks ("Forrest Gump", "Philadelphia"). La storia approfondirà la loro complessa relazione di oltre vent'anni, dall'ascesa alla fama di Presley fino alla sua celebrità senza precedenti, sullo sfondo di un panorama culturale in evoluzione e della perdita di innocenza in America.
    Le riprese principali inizieranno all'inizio del 2020 nel Queensland, in Australia. Il film sarà distribuito in tutto il mondo da Warner Bros. "Non potevo realizzare questo film senza il giusto cast, e abbiamo cercato a lungo un attore con la capacità di evocare il singolare movimento naturale e le qualità vocali di questa impareggiabile star, ma anche la vulnerabilità interiore dell'artista. Durante tutto il processo di casting, ho avuto l'onore di incontrare una vasta gamma di talenti. Avevo sentito parlare di Austin Butler, del suo ruolo di spicco al fianco di Denzel Washington in The Iceman Cometh a Broadway, e in seguito a vari test sullo schermo e laboratori di musica e performance, sapevo inequivocabilmente di aver trovato un artista che potesse incarnare lo spirito di una delle figure musicali più iconiche al mondo", ha detto Luhrmann annunciando di aver finalmente trovato il suo protagonista.

Butler ha debuttato a Broadway nel 2018 con Washington in "The Iceman Cometh" di Eugene O'Neill, per la regia di George C. Wolfe, e ha ricevuto ottime critiche per il suo ritratto del "ragazzo perduto" Don Parritt. A breve apparirà al fianco di Leonardo DiCaprio, Brad Pitt e Margot Robbie in "C'era una volta a Hollywood" di Quentin Tarantino. Butler, che ha anche molti crediti televisivi, è attuamente nei cinema insieme a Bill Murray e Adam Driver in "I morti non muoiono" di Jim Jarmusch.

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Pret-a-reporter, come Kate Middleton riutilizzare abiti è cool

Basta shopping compulsivo, la capsule wardrobe è chic. Si può essere alla moda con 12 - 37 abiti

Lifestyle Moda
Chiudi Kate Middleton al matrimonio di Harry e Megan con lo stesso abito usato per il battesimo della figlia Charlotte (ANSA) Kate Middleton al matrimonio di Harry e Megan con lo stesso abito usato per il battesimo della figlia Charlotte

Se per la protagonista di Sex & The City, Carrie Bradshaw, un armadio gigantesco era addirittura meglio di un diamante, per le ragazze di oggi non è affatto così: la guerra al concetto di “monouso” e ai guardaroba straripanti è iniziata. È giunto il momento di dire addio all’abitudine di comprare capi e lasciarli anni appesi a una gruccia con tanto di cartellino, oppure indossarli una sola volta per una grande occasione. Spazio, quindi, al riutilizzo e a una nuova tendenza che ha già contagiato reali e celebrities, il Prêt-à-Reporter. Tra le regine di questo trend spiccano Anna Wintour e Kate Middleton che in più di 70 occasioni ha scelto abiti già indossati in precedenza.

- E dagli Usa arriva anche il fenomeno Fashion Renting, il noleggio degli abiti

Il concetto è molto semplice e segue la filosofia del “less is more”: comprare meno, ma prestare più attenzione a manifattura e qualità per arrestare la produzione di rifiuti. Ogni ora in America si gettano circa 20 kg di vestiti, una quantità sufficiente per riempire tre piscine olimpioniche secondo il libro “Overdressed: the shockingly high cost of cheap fashion”. Uno spreco alimentato soprattutto dal fast fashion che produce capi spesso dismessi in meno di un anno, d’accordo con uno studio della Ellen MacArthur Foundation. Sposando lo Slow Fashion, che predilige l’acquisto di capi necessari, di qualità e prodotti in modo sostenibile, questa tendenza promuove la scelta di un numero limitato di abiti che, proprio per la qualità dei materiali, possono essere riutilizzati con stile e adattati ad ogni occasione variando gli accessori.
È quanto emerge da uno studio condotto da Espresso Communication per Bigi Cravatte Milano su un panel di esperti e su oltre 30 testate internazionali dedicate a tendenze e attualità nei campi della moda, del lifestyle e della sostenibilità per scoprire come si sta evolvendo il guardaroba degli italiani.

Ma quali sono le regole per avere un guardaroba in pieno stile Prêt-à-Reporter? Come riportato dal Washington Post, bisogna fare acquisti ponderati, provare sempre ogni capo e scegliere soltanto quegli indumenti che fanno sentire a proprio agio. Attenzioni che permetteranno di avere un capsule wardrobe, un armadio composto da pochi abiti, essenziali e versatili, che possono essere indossati in qualsiasi occasione con l’aggiunta di qualche complemento, secondo la definizione data negli anni ’70 dalla sua fondatrice, la londinese Susie Faux. Sul numero dei capi che un capsule wardrobe deve possedere gli esperti si dividono: secondo Faux dovrebbero essere 12, mentre c’è chi afferma che la cifra perfetta sia 37. L’importante resta, però, ridurre, darsi un proprio limite e cercare di non superarlo. Tra i vantaggi di questa filosofia, non solo un drastico taglio alle spese, ma anche un netto risparmio di tempo e la fine del dilemma mattutino sulla scelta dell’outfit come suggerisce l’Indipendent. Il tutto senza alcuna rinuncia in termini di stile ed eleganza e riducendo lo spazio occupato dai vestiti tanto a casa quanto in valigia. Prima di procedere all’acquisto è necessario anche, come sottolinea il New York Times, comprendere quale sia lo stile appropriato al proprio luogo di lavoro poiché vestirsi adeguatamente ha un forte impatto sulla psicologia dell’individuo e gli permette di sentirsi a proprio agio, integrarsi e raggiungere gli obiettivi stabiliti.

Il Prêt-à-Reporter dimostra anche l’attenzione dei consumatori nei confronti della sostenibilità, un’attitudine piuttosto recente come spiega Luisa Leonini, professoressa di Sociologia dei Consumi presso l’Università degli Studi di Milano: “L’attenzione dei consumatori nei confronti della sostenibilità inizia nel 2000 quando nasce il fenomeno della moda etica a favore del made in Italy e dell’intero processo produttivo del bene. Dal 2016 in poi è cresciuta anche l’attenzione al riuso nel settore dell’alta moda e allo sviluppo dell’economia circolare, con una ricaduta diretta sulle scelte legate a una maggiore qualità e una minore quantità dei capi prodotti”.

Pensare che riutilizzare più volte lo stesso abito sia una caduta di stile è quindi un vero errore: lo dimostrano celebrities note per il loro buon gusto e la loro raffinatezza. È il caso della duchessa di Cambridge Kate Middleton, eletta regina del “riciclo” proprio per la sua decisione di re-indossare in più di 70 occasioni abiti già sfoggiati in precedenza. Famoso è il riutilizzo dell’abito color crema scelto per il battesimo di Charlotte e sfoggiato nuovamente alle nozze di Harry semplicemente variando gli accessori o l’aggiunta delle spalline alla mise già esibita nel 2017 e riproposta con un piccolo ritocco sartoriale al Gala della National Portrait Gallery nel 2019.

Tra i paladini del Prêt-à-Reporter si annoverano anche la regina Letizia di Spagna, Cate Blanchett, Brad Pitt e persino un’icona come Anna Wintour. A far cadere il tabù del riuso il giorno delle nozze è stata invece l’attrice Keira Knightley, come riporta il magazine L’Express, che per il sì ha scelto un mini abito in tulle già indossato per partecipare a un party nel 2008. Una tendenza sempre più diffusa tra le spose che scelgono di percorrere la navata indossando vestiti stupendi, rassicuranti e rigorosamente nelle tonalità di bianco, panna e avorio ma che non nascono come abiti da sposa. Per quanto riguarda lo sposo, invece, la scelta migliore è un abito di sartoria a tre pezzi, composto da giacca monopetto, gilet e pantaloni. Fondamentale è poi la scelta della cravatta, accessorio più versatile rispetto al papillon, la cui qualità, forma e tonalità possono elevare il look e fornire allo sposo un accessorio su cui fare affidamento anche dopo il grande giorno. “Rispetto a qualche anno fa, i consumatori sono oggi più consapevoli e attenti all’impatto ambientale. – spiega Stefano Bigi, amministratore unico di Bigi Cravatte Milano – In azienda perseguiamo la qualità producendo dal 1938 cravatte durevoli, riutilizzabili e sostenibili; per farlo abbiamo mantenuto invariato il processo di produzione artigianale che ci contraddistingue sin dalla nascita e tutti i prodotti sono interamente realizzati a mano dalle nostre sarte, molte delle quali lavorano a domicilio. Oltre a prediligere la qualità, nella scelta della cravatta occorre orientarsi verso fantasie intramontabili come righe, punti spillo e tinta unita, veri e propri evergreen che possono essere utilizzati per anni semplicemente giocando con accostamenti diversi”. Ed è proprio la cravatta secondo Maura Franchi, docente di Sociologia dei Consumi e della Comunicazione all’Università degli Studi di Parma, a incarnare a pieno i principi del Prêt-à-Reporter: “Ci sono tre dimensioni interessanti all’interno di questo trend. La prima è la personalizzazione: in un tempo in cui tutto appare accessibile, con una rapidissima omologazione anche dell’abbigliamento di lusso rivisitato in chiave più democratica, capi iconici come la cravatta rispondono ancora al bisogno di personalizzazione e di identità. La seconda dimensione è l’estetizzazione: la cravatta è un oggetto unico che ha una dimensione vintage di recupero del passato e pone l’attenzione su specifici dettagli. Infine ha una dimensione simbolica forte ed esprime affidabilità, fiducia e autorevolezza”.

Un futuro sempre più green attende dunque la moda a patto che si rispettino alcune condizioni. Come sottolinea Dario Padovan, professore di Sociologia dei Consumi e Sostenibilità presso l'Università degli Studi di Torino: “I piccoli guadagni in fatto di sostenibilità realizzati grazie alla produzione di beni sostenibili vengono compensati dall'aumento di un'enorme massa di beni non sostenibili e a basso costo: non vi è una sostituzione, quanto piuttosto un'aggiunta della possibilità di scelta all'interno della medesima offerta. Vi sono due strategie per fare davvero la differenza in questo senso: una pianificazione calata dall'alto, che risulterebbe però poco condivisa, o l’innesco di un processo accelerato in virtù del quale le imprese stringono un patto per combattere il cambiamento climatico e decidono tutte insieme di muoversi all'unisono verso la sostenibilità”. Secondo Manuela Rubertelli, professoressa della School of Design del Politecnico di Milano, invece: “Un approccio dal basso volto a elevare il livello di cultura e a fornire maggiori informazioni alla popolazione è lo strumento per rendere i clienti più critici sulle tipologie di consumi e più consapevoli sul contenuto dei messaggi pubblicitari a loro rivolti”.

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Si licenzia per aprire un chiosco sul ponte tibetano più alto d'Europa

La sfida in Lombardia a Tartano di un'ex cassiera di supermarket

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi Ponte nel Cielo, la passerella tibetana più alta d'Europa. SI trova a Campo, contrada di Tartano (Sondrio) (ANSA) Ponte nel Cielo, la passerella tibetana più alta d'Europa. SI trova a Campo, contrada di Tartano (Sondrio)

Inaugurato a Campo, contrada di Tartano (Sondrio), il chiosco del "Ponte nel Cielo", la passerella tibetana più alta d'Europa che, dall'apertura lo scorso settembre 2018, conta già oltre 70mila passaggi di turisti.
    "In tanti mi avevano chiesto di realizzare un piccolo chiosco per rispondere alle esigenze di chi si incammina sui sentieri del parco delle Orobie. Ho accettato la sfida e, anche se taluni mi hanno definito una 'pazza', mi sono licenziata dal posto fisso di cassiera e addetta alle vendite dei prodotti freschi in un supermercato di Talamona per contribuire al rilancio del paese che tanto amo e che, negli anni passati, ha subito le conseguenze dello spopolamento della montagna", racconta Manuela Ciaponi, 37 anni, responsabile della gestione del chiosco "La Bugiola", un'antica baita in pietra e legno con tetto in piode che ha contribuito a costruire.
    "Da quando c'è il Ponte a Campo, con partenza a 1050 metri, il nostro piccolo paese è rinato" dice Renato Bertolini, alla guida del Consorzio Pustaresc nato nel 2000 per dare un piccolo acquedotto rurale alle baite dell'alpeggio Frasnino ora collegate con l'altro versante della montagna dalla passerella che rende più agevole la vita degli alpeggiatori. "I ristoranti e gli alberghi hanno fatto assunzioni, perché gli ospiti sono numerosi, le aziende agricole del territorio e i pastori vendono i loro formaggi, salumi e miele ai numerosi visitatori che provano l'ebbrezza di attraversare il Ponte nel Cielo - osserva Bertolini -. Altri giovani hanno trovato lavoro nella biglietteria (il ticket solo per gli adulti è di 5 euro, gratis i bambini, obbligatoria la prenotazione online per le domeniche e i giorni festivi per regolare gli afflussi ed evitare invasioni), le piccole aziende edili sono state impegnate nella realizzazione di interventi come la sistemazione di un sentiero che ha reso più agevole l'accesso all'ingresso della passerella, di un parcheggio e di servizi igienici a misura di disabili".
 
   

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Era digitale, 5 cambiamenti ai quali il nostro cervello ha dovuto adattarsi

Bombardamento di informazioni e avanza lo stress, l'offline è il nuovo lusso

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi stress digitale foto iStock. (ANSA) stress digitale foto iStock.

Informazioni senza fine a disposizione continua, pronti a googolare ogni termine, iper connessione, panico da no-wifi, decine e decine di mail al giorno e al tempo stesso la voglia di disconnettersi almeno in vacanza. Il vero lusso ormai secondo alcuni è stare senza smartphone, riprendere ritmi slow, praticare il digital detox.

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- Cellulare in spiaggia, quanto molesta

Non ci sono dubbi che l'era digitale che stiamo vivendo stia comportando anche una rivoluzione neurologica, con conseguenze positive e negative. In un recente rapporto, gli esperti di Cornerstone OnDemand hanno identificato 5 cambiamenti ai quali il nostro cervello ha dovuto adattarsi, descrivendo come questi influiscono sui nostri processi di apprendimento nella vita adulta e professionale:

Il cervello è diventato impaziente. Abituato all’immediatezza dei social network e di Internet, il cervello crea la necessità di avere e sapere tutto subito. L’aspettativa di imparare molto in poco tempo è diventata un trend del tutto generale ma ciò che si apprende rapidamente viene dimenticato con la stessa velocità. L’apprendimento sul lungo termine è la vera sfida del futuro, anche per la formazione.

Meno ritentivo. Per i nativi digitali memorizzare un numero di telefono appare molto vintage. Non hanno più bisogno di ricordare dati, per quello c’è Internet. Potremmo dire che è diventata una sorta di “memoria esterna” alla quale ci rivolgiamo per ogni genere di informazioni. In altre parole, non abbiamo perso la capacità di memorizzare/ricordare ma questa capacità è caduta in disuso. Il modo di imparare e trattenere le informazioni è cambiato e, di conseguenza, devono cambiare anche i metodi di formazione. E’ ad esempio più efficace offrire alle persone una formazione digitale, facilmente accessibile e in formati allettanti, come ad esempio il gioco. In questo modo ciò che si è imparato sarà ricordato più a lungo.

Imparare a reimparare. Se c’è un cambiamento che temiamo sul posto di lavoro è l’automazione. Ci sarà un robot a fare il nostro lavoro? No, purché sappiamo cosa imparare e come impararlo per prepararci al futuro. Il modo più sicuro è scommettere sulle soft skill e sulle competenze sociali, competenze che ci differenziano dalle macchine e che non diventeranno obsolete, come invece può avvenire con le conoscenze tecniche.

Più flessibilità. Intendiamo la flessibilità come la capacità di adattarsi a nuovi bisogni di apprendimento e formazione. Il segreto sta nell’avere un cervello allenato a essere flessibile, aperto e agile. Così sarà più facile adattarsi al cambiamento e interiorizzare più rapidamente le nuove discipline e i prodotti che nasceranno. Attualmente, ad esempio, il focus delle strategie di business è sull’intelligenza artificiale, dal che si può dedurre che i lavori del futuro saranno in qualche modo correlati a questa disciplina.

Sovraccarico. Il sovraccarico di informazioni sul nostro cervello riduce la nostra capacità di concentrarci. Ciò normalmente si traduce in stress da lavoro. La digitalizzazione rende più facile l’accesso alle informazioni e ci permette di lavorare ovunque e con qualsiasi dispositivo: un fatto positivo purché sappiamo capire quando è il momento di disconnettersi. Preoccuparsi del benessere emotivo dei dipendenti, garantendo il rispetto di valori comuni e un ambiente di lavoro positivo, è una sfida per le aziende e anche una necessità.

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Furla, mohair e lana d'angora al bando

L'anno scorso il gruppo aveva detto addio alle pellicce animali

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Dopo aver detto addio alle pellicce animali Furla dice stop anche a mohair e lana d'angora.
    Con la Collezione Cruise 2020, annuncia il polo del lusso bolognese, verranno banditi dalle linee mohair e lana d'angora "orientando la scelta verso altre tipologie di lana provenienti da filiere più consolidate e 'safe'".
    Dopo l'annuncio, lo scorso anno, del suo impegno a non utilizzare pelliccia animale nelle collezioni a partire dalla stagione Cruise 2019 (in store da novembre 2018), Furla in collaborazione con Lav aderisce anche al programma "Fur Free Retailer", promosso da Fur Free Alliance, network delle principali organizzazioni di tutela degli animali attive in Europa, Cina e Giappone, Nord America e Sud Africa.
    "Quando si parla di sostenibilità - afferma Alberto Camerlengo, ceo del Gruppo Furla - non si intende porre l'accento solo su una problematica legata all'ambiente, ma anche sul futuro del nostro pianeta, di ciascuno di noi e dei nostri figli. Furla risponde alla crescente ricerca di prodotti etici da parte di un consumatore sempre più consapevole e attento a queste tematiche".
   

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Estate all'estero, 6 consigli utili dal budget al cibo

Assicurazione di viaggio, prenotazioni in loco, valuta locale

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Chiudi Una coppia di turisti foto iStock. (ANSA) Una coppia di turisti foto iStock.

Vacanze estive all'estero? Ecco una lista di consigli utili, in particolar modo in mete extraeuropee, per aiutare a risparmiare una volta giunti a destinazione, elaborata dagli esperti di viaggi di Revolut.

1. Non cambiare il denaro prima di partire, né all’aeroporto

Si tratta di un errore comune tra chi viaggia. Cambiare il denaro in una banca prima di partire o presso un ufficio apposito, in aeroporto o una volta giunti a destinazione, comporta il pagamento di commissioni, oltre a un tasso di cambio svantaggioso. La migliore soluzione é quindi pagare quanto piú possibile con la carta - e possibilmente usandone una che permette di non pagare commissioni - anche se in alcuni luoghi é comune utilizzare il contante. In questo caso é preferibile prelevare presso uno sportello quanto piú denaro possibile, in modo da pagare le commissioni sul prelievo solo una volta. Prelevando in diverse occasioni sará necessario pagare le commissioni a ogni prelievo. In questo caso, é sicuramente una buona soluzione avere con sè una carta che non prevede commissioni per i prelievi all’estero.

2. Scegli di pagare e prelevare denaro nella valuta locale

É sempre meglio pagare nella valuta locale anziché in Euro e lo stesso vale per i prelievi presso gli sportelli bancomat. In questo modo si eviteranno le commissioni applicate dalle banche estere e sará possibile risparmiare denaro.

3. Attenersi al budget

L’ultimo viaggio é costato molto più di quanto ti saresti immaginato? Ci siamo passati tutti... !
E anche se sarebbe fantastico avere un budget illimitato, spesso non é cosí. Tenere traccia delle spese é un ottimo modo per sapere quanto ancora rimane da spendere e come correre ai ripari in tempi utili. Inoltre, é utile munirsi di una soluzione per inviare/ricevere denaro e dividere le spese con i compagni di viaggio - come le funzioni offerte da Revolut - in modo da poter pagare per il gruppo e ricevere il denaro indietro in pochi secondi.

4. L’assicurazione di viaggio

La sicurezza é importante ed é sempre consigliabile avere un’assicurazione di viaggio per stare tranquilli. Le assicurazioni proposte da compagnie aeree e tour operator spesso offrono coperture e massimali limitati e a prezzi poco vantaggiosi. Ci sono tante opzioni da valutare, come l'assicurazione medica internazionale Pay-per-Day che utilizza la geolocalizzazione per addebitare il premio solo nei giorni in cui l’utente si trova effettivamente all'estero, a partire da 1 Euro al giorno.

5. Mangiare in modo saggio, ma bene!

I pasti rappresentano una spesa significativa quando si viaggia. Fare attenzione a questo aspetto può quindi essere molto efficace sia in termini di spesa sia di qualitá.
La colazione, ad esempio, é solitamente più costosa in hotel, soprattutto per quelle persone per cui un caffé e un croissant sono abbastanza. Per spendere di meno é possibile fare colazione in un bar vicino all’hotel o, se si vuole risparmiare ulteriormente e allo stesso tempo godersi per colazione esattamente ciò che ci piace, si può valutare di acquistare biscotti, succhi di frutta e altri prodotti nel supermercato più vicino.
Per il pranzo e la cena, invece, la migliore strategia é chiedere consigli agli abitanti del posto e cercare online eventuali recensioni. É anche bene ricordare che i ristoranti situati nelle vie e nelle zone più turistiche sono spesso i più costosi. Infine, mai aspettare troppo tempo per mangiare, perché quando si é affamati si rischia di andare nel posto più vicino (e forse costoso!).

6. Non pianificare troppo prima di partire

A meno che non si tratti di un’escursione che rischia di registrare il tutto esaurito giá nelle settimane precedenti, per risparmiare é consigliabile prenotare le gite giornaliere direttamente sul posto e non da casa. Una volta arrivati a destinazione, e con le idee chiare su cosa si vuole fare e vedere, é una buona tattica riservarsi un po’ di tempo per esplorare il luogo e chiedere preventivi ai tour operator locali in modo da trovare la miglior offerta per rapporto qualitá/prezzo. Alcuni di loro potrebbero offrire sconti molto interessanti, soprattutto nel caso di quotazioni per due o tre giornate consecutive.

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Ramazzotti, stop pettegolezzi su Marica

Video su Instagram a una settimana da annuncio separazione

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Eros Ramazzotti interviene, con un video sul suo profilo Instagram, sulla separazione con la moglie Marica Pellegrinelli dopo 10 anni di unione."Ho letto molte cose non belle sul conto di Marica questa settimana e volevo dirvi che non è assolutamente come pensate. E' una situazione che si trascina da un po' di tempo e adesso abbiamo deciso di dividerci". E lo fa dopo una settimana nella quale, a seguito dell'annuncio della scelta di separarsi, sono emerse indiscrezioni su una nuova relazione della sua ex compagna.
    "Quello che ho letto non è la realtà - sottolinea il cantante nel video -. Marica è una bravissima mamma, è una donna fantastica e non è un'arrampicatrice come qualcuno ha sottolineato. La cosa migliore è ascoltare la mia musica, chi vuole, e il resto lasciarlo ai pettegolezzi di basso livello".
   

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Tiziano Ferro si è sposato con il compagno Victor

La cerimonia al tramonto nella casa di Sabaudia

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Chiudi Dal sito di Vanity Fair (ANSA) Dal sito di Vanity Fair

 Tiziano Ferro si è sposato. Si è unito civilmente con Victor Allen, 54 anni, di Los Angeles, suo compagno da 3 anni. La cerimonia è avvenuta sabato al tramonto nella casa del cantante, 39 anni, a Sabaudia.

 "Il matrimonio è una cosa sconvolgente", ha detto Ferro a Vanity Fair, rinunciando alla solita ritrosia nel parlare di eventi personali. "Per Victor faccio un'eccezione - ha spiegato l'artista - perché con il matrimonio lui entra a far parte della mia famiglia e questa è una verità che non si può tacere". La coppia si era già segretamente sposata lo scorso 25 giugno a Los Angeles.

Nel 2016, raccontando la sua nuova vita a Los Angeles, aveva annunciato di voler diventare papà e di frequentare un corso per aspiranti genitori. Nel 2010 il coming out dichiarando pubblicamente di essere omosessuale.

Victor Allen ha 54 anni e l'idea di sposarsi nasce da un’iniziativa a sorpresa del marketing manager americano. «Il giorno del mio compleanno», racconta Ferro a Vanity Fair, «mi chiede se gli faccio quello che lui chiama il “novio coffee”, una bevanda di mia invenzione – novio vuol dire fidanzato in spagnolo – a base di caffè alla nocciola, dolcificante e panna alla cannella. Una cosa imbevibile che piace solo a lui. Io penso: che palle, è il mio compleanno e devo farti il caffè? Comunque lo faccio. Lui intanto mi dice: “Ho preso due tazze, le ho fatte incidere”... Io sempre più scazzato ne prendo una su cui c’è scritto “amore” in italiano. Lui: “Guarda anche l’altra”. La prendo in mano e comincio a leggere, è in italiano, c’è scritto: vuoi sposar... Mi giro prima di finire, Victor è in ginocchio, con un pacchettino di Tiffany in mano. Ho perso totalmente il controllo di me stesso. Ricordo solo le mie spalle che sobbalzano: ho pianto per venti minuti senza riuscire a dire una parola. Comunque andrà la nostra storia, Victor sarà l’unica persona al mondo ad avermi regalato quella sfumatura di gioia assoluta che non provavo più dalla mia infanzia».

Ferro e Allen, spiega il cantautore nell’intervista, stanno insieme da tre anni, da quando si incrociarono a Los Angeles in un corridoio della Warner Bros., dove Tiziano doveva girare il video di un brano, e dove Victor lavorava. Anche allora ci fu di mezzo un caffè: l’italiano cercava uno Starbucks, l’americano ‒ che non aveva idea fosse un musicista di successo ‒ lo invitò il giorno per un macchiato, e da cosa nacque cosa. Fino al doppio matrimonio: un centinaio di amici americani a Los Angeles («Chi l’avrebbe detto che il primo matrimonio gay a cui avrei partecipato sarebbe stato il mio»), una quarantina di intimi italiani a Sabaudia, fedi con date diverse (quella della celebrazione italiana per Allen, americana per Ferro), colori invertiti («Io abito blu e lui grigio a Los Angeles, il contrario a Sabaudia») e la scelta di condividere la felicità «perché con il matrimonio lui entra a far parte della mia famiglia e questa è una verità che non si può tacere... una verità che, come ai tempi del mio coming out, spero possa essere utile a qualcuno». Per uno della sua generazione, cresciuto in un’Italia dove «non era per niente cool essere gay», è un lieto fine che mai avrebbe immaginato. Se non vivesse all’estero da tanti anni, ci sarebbe arrivato? «È una domanda che mi faccio spesso», dice a Vanity Fair, «e quasi sempre mi rispondo: forse no». Del matrimonio ha sempre detto che non rientrava nei suoi interessi. «Ma ho capito che se l’essere umano, da quando è su questa terra, celebra le unioni, un motivo c’è. L’amore ha senso nella misura in cui lo puoi condividere con gli altri, diversamente perde colore. E l’ingresso di una persona nella tua famiglia non è una cosa da poco: merita rispetto. Dobbiamo ricordarcelo quando parliamo dei diritti di tutti. E poi dobbiamo essere intelligenti e ricordarci che viviamo in un mondo che è anche fatto di burocrazie: mettere nero su bianco un rapporto in certi casi può fare la differenza». Compreso quando si parla di figli: un sogno che Tiziano non ha mai nascosto. «Victor era spaventato all’idea», racconta a Vanity Fair. «Poi però mi ha detto: “Per te, e con te per la prima volta nella mia vita, sarei pronto a diventare genitore”

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Cocktail, 10 drink estivi d'autore creati per noi e come rifarli

Tra le proposte Jerry Thomas Speakeasy, uno tra i 100 best bars in the world

Lifestyle Food
Chiudi drink WILD WILD BREAKFAST EXCNTRICS COCKTAIL COLLECTION dell'Hotel Majestic Palace di Sorrento (ANSA) drink WILD WILD BREAKFAST EXCNTRICS COCKTAIL COLLECTION dell'Hotel Majestic Palace di Sorrento

Cocktail estivi, ecco 10 proposte originali di drink d'autore e le ricette per riproporli da provetti barman ed esperti di mixology.

DRINK: WILD WILD BREAKFAST - EXCÉNTRICS COCKTAIL COLLECTION

BARMAN: Hotel Majestic Palace di Sorrento

INGREDIENTI:
4 cl bourbon Maker's Mark
1,5 cl Martini Rosso
1,5 cl Triple Sec
3 drops Droplets by Javier de las Muelas Abinthe Van Gogh
2 fette di arancia
2 tea spoon di marmellata di arance amare del Don Geppi restaurant Spuma agli agrumi

Garnish: 1/2 fetta di pompelmo rosa disidratata e un ciuffetto di menta

PREPARAZIONE:
Per gustare un bourbon di qualità come Maker's Mark in una fusione potente, ma armoniosa, di agrumi e spuma di agrumi. Preparare la spuma di agrumi in un sifone. Pestare leggermente le fette di arancia nello shaker e aggiungere il resto degli ingredienti. Shakerare energicamente con abbondante ghiaccio e versare in un bicchiere colmo di ghiaccio.

DRINK: SURFIN' BIRD
BARMAN: Nicholas Pinna, barmanager Hotel Locarno di Roma

INGREDIENTI:
6 cl di whisky blend invecchiato in botte per 6 mesi con i whisky Connemara, Craigellachie e Knob Creek
1,5 gr zucchero muscovado
3 ramoscelli di menta fresca solo parti apicali
Soda q.b.
Ghiaccio tritato

Bicchiere: Julep cup
Garnish: menta e frutti rossi

PREPARAZIONE:
Direttamente nel julep cup alla menta e allo zucchero di canna, si aggiunge un po' di soda per mescolare e sciogliere lo zucchero, quindi si riempe il bicchiere di ghiaccio tritato e, direttamente dalla botte, si versano 6 cl del blend di whisky. Mescolare tutto e decorare. Il Surfin’ bird come la canzone della colonna sonora del kubrickiano Full Metal Jacket è il compagno perfetto per addentrarvi nelle calde notti del giardino dell'Hotel Locarno. Il Mint Julep lo rende leggero quanto basta, il ghiaccio tritato gli dà il giusto tono di freschezza, ma è il blend di whisky, a conferirgli quell’inimitabile, unico carattere. E non potrebbe essere altrimenti: il whiskey utilizzato come base è un blend miscelato e lasciato invecchiare in botte.

DRINK: SUNSET KISS

BARMAN: Simone Mina del Ch 18 87, il Cocktail bar dello storico ristorante Checchino dal 1887 di Roma (bar segnalato dall'app Guida ai Migliori Cocktail bar d'Italia di BlueBlazer)

INGREDIENTI:
4 cl Cognac Hine V.S.O.P.
2 cl Amaro Formidabile
2 cl succo di lime
1,5 cl succo di ananas
1,5 cl succo di mirtilli Bio
1,5 cl sciroppo di mango
0,5 cl Assenzio Versinthe Liquoristerie de Provence

Bicchiere: doppio Old Fashioned
Garnish: shell di lime e fiori

PREPARAZIONE:
Con la tecnica rolling, versare tutti gli ingredienti nella metà più piccola di uno shaker a due pezzi, quindi versare il tutto nella metà più grande, debitamente riempita di ghiaccio e con l’aiuto di un colino far scivolare il liquido tra i due contenitori per circa 4/5 volte. Una volta diluito e raffreddato versare in un bicchiere doppio Old Fashioned colmo di ghiaccio

NOME COCKTAIL: ST. JAMES STREET
BARMAN: Giuseppe Marzovilla del ParlaPiano Buvette di Mola di Bari (BA)

INGREDIENTI
50 ml No.3 London Dry Gin
30 ml succo di pompelmo
15 ml sciroppo di cardamomo
3 dash fiori di arancio
Top 4 cl Sanbitter bianco

PREPARAZIONE:
Versare tutti gli ingredienti in uno shaker colmo di ghiaccio. Shakerare energicamente. Versare il liquido attraverso un colino in un bicchiere alto contenente ghiaccio. Completare con top di Sanbitter bianco.

NOME COCKTAIL: SLEEPING WITCH

BARMAN: Gennaro Schiano dell'Hilton Sorrento Palace di Sorrento (NA)

INGREDIENTI
30ml Liquore Strega
20ml peach tree
20ml sciroppo alla vaniglia
80ml infuso di camomilla

PREPARAZIONE:
Versare tutti gli ingredienti in uno shaker colmo di ghiaccio. Shakerare energicamente. Versare il liquido attraverso un colino in un bicchiere alto contenente ghiaccio. Completare con l’infuso di camomilla. 

NOME COCKTAIL: MASCIU DI SCOGLIU
BARMAN: Leandro Serra del The Duke de La Maddalena (OT)

INGREDIENTI
40 ml Jim Beam rye
20 ml liquore al fico d'india Giardini d’Amore
1 passion fruit fresco
1 cl lime
50 ml spremuta d’arancia

PREPARAZIONE:
Versare tutti gli ingredienti in uno shaker colmo di ghiaccio. Shakerare energicamente. Versare il liquido attraverso un colino in un grande bicchiere ricolmo di ghiaccio tritato. Il drink si basa sul Jim Beam Rye, un bourbon che vuol dire Famiglia, grazie al lancio della campagna #TheFamily, una challenge della durata di un anno 

NOME COCKTAIL: Ghigliottina
BARMAN: Giacomo Giannotti del Paradiso di Barcellona

INGREDIENTI
40 ml Maker's Mark bourbon
30 ml Pedro Ximenez
15 ml Pisco El Gobernador cucinato sotto vuoto con foglie di Kaffir Lime
25 ml succo di limone
10 ml sciroppo di vaniglia
10 ml sciroppo di uva
25 ml Sancha Green tea
25 ml hibiscus tea
50 ml pure di cocomero
6 dash Peychouds bitter
60 ml latte intero
Absenta spray nel bicchiere

PREPARAZIONE:
Versare tutti gli ingredienti in un mixing glass colmo di ghiaccio. Miscelare vigorosamente. Versare il liquido attraverso un colino in due bicchieri Old Fashioned senza ghiaccio.

NOME COCKTAIL: ESSENCE
BARMAN: Michele Salerno del Kajiki di Messina

INGREDIENTI:
40 ml rum Don Papa
20 ml whisky Nikka Single Barrel
20 ml nettare passion fruit
20 ml liquore al limone Giardini d’amore
Gocce di bitter al caramello salato
Gocce di albume
Essenza d’arancia

PREPARAZIONE:
Versare tutti gli ingredienti in uno shaker colmo di ghiaccio. Shakerare energicamente. Versare il liquido attraverso un colino in un bicchiere basso contenente ghiaccio. Ingrediente-base del drink è Don Papa, il rum prodotto nell'isola filippina di Negros Occidentale, un luogo dove la canna da zucchero cresce senza confini e la natura selvaggia è la casa degli spiriti. Un rum dal bouquet unico, che sprigiona note di vaniglia, miele e frutta candita

NOME COCKTAIL: CHERRY BOMB
BARMAN: la crew del Jerry Thomas Speakeasy di Roma

INGREDIENTI:
4 cl Bitter Del Professore
15 cl cherry soda 3Cents

Garnish: Lemon Zest

PREPARAZIONE:
Riempire un bicchiere con del ghiaccio fino al bordo, aggiungere i due ingredienti e il limone e mescolare con un bar spoon. Il caldo in città? C’è qualcosa di peggio? Crediamo proprio di no. Con questo drink molto semplice e che incarna alla perfezione il concetto di Aperitivo all’italiana abbiamo voluto proporvi un rimedio all’afa e alla sete. Fresco e leggero, il Cherry Bomb è un drink estremamente facile da preparare e riprodurre

NOME COCKTAIL: APERITIVO&TONIC
BARMAN: la crew del Jerry Thomas Speakeasy di Roma

INGREDIENTI:
5 cl Aperitivo del Professore
15 cl Tonic Water London Essence

Garnish: Lemon Zest

PREPARAZIONE:
Riempire un bicchiere con del ghiaccio fino al bordo, aggiungere i due ingredienti e il limone e mescolare con un bar spoon. Un aperitivo fresco e semplice, per sconfiggere l'afa che ci attanaglia. E se non vi basta, sfogliate il libro Twist on classic (Giunti editore, 29 euro, 226 pagine), che raccoglie le migliori ricette del Jerry Thomas Project di Roma, il primo speakeasy italiano, il bar nascosto che necessita di parola d'ordine per entrare. Con la prefazione di un cliente affezionato quale l'attore Jude Law.

 

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