'Vicine di casa', online Festival sulla violenza di genere

A Bologna la 15/a edizione dal 25 novembre al 10 dicembre

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 La Casa delle donne per non subire violenza di Bologna compie trent'anni e lancia l'edizione numero 15 del Festival della Violenza illustrata, primo e unico festival in Italia incentrato sulla tematica della violenza di genere, che per la prima volta, causa emergenza Covid, si svolgerà completamente on-line. Per il secondo anno consecutivo il festival, che quest'anno ha per tema 'Vicine di casa', ha scelto di adottare '#16daysOfActivism', la campagna Onu '16 giorni di attivismo contro la violenza di genere".
    Dal 25 novembre (Giornata Internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne) al 10 dicembre (Giornata Mondiale dei diritti umani) il programma si svilupperà in 14 eventi on-line fra seminari, dibattiti e presentazioni di libri e altri eventi collaterali con l'obiettivo di fare un punto sull'attuale situazione a Bologna e in Italia sul fenomeno della violenza di genere. Per tutto il periodo del festival saranno allestite anche due mostre: 'Uncinetto e mani di donne' (Centro Lame) dedicata a Nadia Murat (Premio Nobel 2018) e 'Sogni Vestiti e 100 Scarpe rosse per dire basta alla violenza sulle donne' (Centro Nova).
    "La pandemia e le misure senza precedenti introdotte dai governi di tutto il mondo per arrestarne la diffusione - spiegano le responsabili della Casa delle donne - hanno esacerbato ulteriormente le disuguaglianze di genere. Le donne vittime di violenza domestica ed i/le loro figli/e sono state quelle più duramente colpite dalle restrizioni imposte alla libertà di movimento: per 69 giorni sono state costrette a vivere rinchiuse nelle loro case assieme ai loro maltrattanti, spesso subendo un'escalation dei comportamenti violenti". Tra l'1 gennaio e il 31 ottobre la Casa delle donne di Bologna ha accolto 502 donne e ne ha ospitate 121 in situazioni di emergenza. (ANSA).
   

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Gender pay gap, la disuguaglianza di genere in busta paga aumenta con il Covid

Il fenomeno italiano si manifesta già all'ingresso nel mondo del lavoro

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Chiudi gender pay gap (foto iStock.) (ANSA) gender pay gap (foto iStock.)

Aumenta, per effetto del Covid, il gender pay gap, la disuguaglianza di genere dal punto di vista economico. Secondo il 28/mo rapporto sulle retribuzioni di ODM Consulting, dati primo semestre 2020, l'emergenza sanitaria ha congelato il trend di crescita delle retribuzioni per tutte le categorie professionali e trasversalmente al genere, consolidando di fatto il gap. Da oltre 2500 a quasi 10.000 euro in meno a seconda dell’inquadramento, ecco di quanto differiscono gli stipendi delle donne rispetto a quelli dei colleghi in Italia.
“La crisi sanitaria ha avuto effetti anche sul mercato del lavoro e sul mondo imprenditoriale, con un calo del tasso di occupazione (57,5% nel secondo trimestre 2020 contro il 59% nel 2019, più alto livello misurato negli ultimi 5 anni) e un ricorso senza precedenti a misure di sostegno come la Cig, oltre a un congelamento del trend di crescita delle retribuzioni – commenta Miriam Quarti, Senior Consultant e Responsabile dell'area Reward&Engagement di ODM Consulting – Questo è avvenuto sia per gli uomini che per le donne, ma queste ultime, partendo già da un livello retributivo inferiore, hanno sentito maggiormente il peso di questo fenomeno.”
In Italia il genere è una variabile che influenza notevolmente le retribuzioni: quelle degli uomini sono, in media, superiori a quelle delle donne per tutte le categorie professionali analizzate nel rapporto (Dirigenti, Impiegati, Quadri, Operai).
È un fenomeno che si manifesta già all’ingresso nel mondo del lavoro: un uomo under 30 entry level (con uno o due anni di esperienza) guadagna in media 25.216 euro se non laureato e 29.780 euro se laureato, mentre a parità di titolo di studio ed esperienza le donne guadagnano in media dai 23.210 euro se non laureate ai 28.051 euro se laureate. Essere in possesso di una laurea, quindi, attenua ma non appiana il divario tra i generi. Il possesso di un titolo di studio universitario, in generale, fa crescere le retribuzioni e riduce lo scarto tra uomini e donne (a parità di esperienza lavorativa, il pay gap è del 5,5% tra laureati e dell’8% tra non laureati) tuttavia, indipendentemente dal titolo di studio e dall’anzianità professionale gli uomini under 30 guadagnano mediamente più delle donne della stessa fascia d’età.
Negli inquadramenti più alti, il pay gap è inferiore (8,5% per i Dirigenti e 5,5% per i Quadri contro 10,4% e 10,5% per Impiegati e Operai) Tuttavia, la disuguaglianza permane in termini di rappresentatività: secondo l’Istat, anche se negli ultimi anni si è assistito a un aumento della presenza femminile in ruoli di vertice, solo il 32% dei Dirigenti in Italia è donna, contro il 68% di uomini.
“Negli ultimi cinque anni le retribuzioni delle donne sono cresciute di più di quelle degli uomini, eccezion fatta per l’inquadramento degli Impiegati – continua Miriam Quarti - Sebbene questa tendenza del medio periodo confermi una generale diminuzione del gender gap, le differenze di genere a livello retributivo permangono in tutte le categorie professionali e per tutte le componenti della retribuzione, ma in particolare vale per la retribuzione fissa, meno per quella variabile a indicazione del fatto che i livelli retributivi più bassi non sono collegati a una performance inferiore. La tendenza alla stabilità delle retribuzioni nel 2020 ha quindi consolidato il pay gap.”

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L'Italia “non è un paese per donne” per 9 ragazze su 10

Report Terre des Hommes e ScuolaZoo, c'è forte consapevolezza del fenomeno, la scuola il luogo per impegnarsi

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Chiudi 'NON UNA DI MENO' IN PIAZZA. la manifestazione novembre 2019 (ANSA) 'NON UNA DI MENO' IN PIAZZA. la manifestazione novembre 2019

La violenza di genere è reale, si consuma ai danni delle ragazze e delle donne in molti modi e forme, subdole o palesi, attraverso gesti, parole o comportamenti discriminatori, ed è un ostacolo concreto allo sviluppo delle ragazze come persone, come attori della società, come risorse per l’economia. Questa è la visione dei più giovani, nati tra il 1997 e il 2007, che emerge dall’ultimo questionario dell’Osservatorio indifesa di Terre des Hommes e ScuolaZoo sulla percezione della disparità fra generi e violenza, discriminazioni e stereotipi di genere, bullismo, cyberbullismo e sexting fra la GenZ italiana. I risultati dell’indagine giungono in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (25 novembre), ricorrenza che assume un significato ancora più forte nell’anno della pandemia da Coronavirus, che ha impattato pesantemente sul fenomeno della violenza domestica.

L’ITALIA “NON È UN PAESE PER DONNE” PER 9 RAGAZZE SU 10

Tra i più giovani esiste una forte consapevolezza del fenomeno. '85% dei ragazzi ritiene che in Italia ci sia un reale allarme femminicidi e violenza contro le donne, ma il dato nasconde un'importante differenza di genere: 7 maschi su 10 ritengono vi sia un allarme fondato, ma il rapporto sale fino a 9 su 10 se si considerano le risposte delle femmine. Solo il 15% non crede che ci sia un rischio diffuso, ma anche qui il dato scorporato per genere parla di un 29% di maschi a fronte di un 10% di femmine.
Rispetto alla violenza assistita, più della metà degli intervistati (51%) è stato spettatore di forme di violenza verbale, il 39% a forme di violenza psicologica, 1 su 4 ha visto con i suoi occhi episodi di violenza fisica come schiaffi e calci (14%) e lancio di oggetti (10,5%). Parlando poi di violenza subita dai ragazzi almeno una volta nella vita, emergono al primo posto gli atti di bullismo (45%) che se sommati a quelli di cyberbullismo (16%) interessano oltre 6 ragazzi su 10. Seguono la violenza psicologica da parte di coetanei (42%), commenti a sfondo sessuale da parte di estranei online (36%) e violenza psicologica da parte di adulti (24%). Il 54% degli studenti che ha partecipato al questionario ritiene che le molestie sessuali siano la forma di discriminazione peggiore che subiscono le donne, ma a questo dato si associa quello sulla discriminazione economica, che viene riconosciuto dal 13% degli intervistati, e sul mancato riconoscimento delle proprie capacità, segnalato dal 19%.
Il posto di lavoro è il primo tra i luoghi in cui c'è più violenza/discriminazione contro le ragazze/donne: lo pensa il 66% dei ragazzi. Il 48% sente come luogo di discriminazione il web, e il 33% indica gli ambienti della politica. Quanto alle minacce maggiori per un/a ragazzo/a, il 34% ritiene che sia la violenza sessuale, seguita con un distacco di 5 punti percentuali dalle droghe (30%) e da bullismo e cyberbullismo che insieme ottengono il 28% delle risposte. La mamma rimane la persona di cui i ragazzi si fidano di più: il 36% la considera il punto di riferimento in caso di difficoltà. Solo 1 su 4 indica gli amici e 1 su 10 il fratello o la sorella. Ancora più giù c'è il partner (9%) e poi il papà (6%). La figura dell'insegnante non raggiunge l'1% delle risposte (0,7%).
Significativo che più di 1 su 10 (11%) dichiari che non si confiderebbe con nessuno. La scuola non è quindi percepita come baluardo dinanzi a un pericolo, anzi addirittura il 20% del campione lo ritiene il luogo in cui si sente meno sicuro. Per contro, passando dalle percezioni alle esperienze concrete, il 70% delle ragazze dichiara di non essersi mai sentita discriminata in classe, da compagni o insegnanti, perché femmina. Anzi, la scuola diventa luogo in cui impegnarsi per combattere contro pregiudizi e violenze di genere: il 51% degli intervistati dedicherebbe 1 o più ore a settimana per impegnarsi in prima persona a scuola nella lotta alla violenza di genere e di orientamento sessuale, mentre il 23% dedicherebbe 1 o più ore al mese.

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Frida Giannini, nella moda c'è ancora la lobby maschile

Ex direttrice artistica Gucci loda lavoro della Chiuri a Dior

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"Questo è un mondo di uomini, c'è una lobby maschile nella moda, c'è stata ai miei tempi e c'è tuttora": Frida Giannini, che ha lasciato il segno come direttrice artistica di Gucci ne ha parlato nell'intervento con cui ha aperto il 19a edizione del Milano Fashion Global Summit, organizzato da Class Editori in partnership con Camera Nazionale della Moda Italiana, The Wall Street Journal e Intesa Sanpaolo.
    Giannini lo ha detto parlando positivamente del lavoro realizzato Maria Grazia Chiuri, direttore creativo del womenswear e dell'haute couture di Dior, nd.). "Ritengo che abbia fatto un lavoro eccezionale. Credo che sia stata molto abile e capace, soprattutto perché questo è un mondo di uomini, c'è una lobby maschile nella moda, c'è stata ai miei tempi e c'è tuttora".
    "Io non ho fatto una leva militare, io ne ho fatte dieci prima di arrivare da Fendi e da Gucci», ha raccontato Giannini.
    Dal settore attualmente "sono un po' disorientata, ho visto dei fenomeni incredibili sia dal punto di vista del successo commerciale sia del marketing. Ci sono brand che sono esplosi, che non esistevano e che sono diventati di culto, ma che alla fine vendono una T-shirt, una felpa e una borsa con collaborazioni di altro genere". E d'altro canto ci sono "altri marchi dove c'è stata una sovraesposizione di logo". 

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Armani, difficile immaginare il pret-a-porter senza Modenese

Cordoglio per ex Presidente Camera Moda,mercoledi funerali

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 "Come sarebbe stato il prêt-à-porter senza di te, caro Beppe, è difficile Immaginarlo.
    Lo hai organizzato, sostenuto, accompagnato nella sua crescita sul palcoscenico del mondo.- Avevi uno sguardo internazionale e il dono di un'ironia sottile che ci mancherà".
    Con questo messaggio affidato ad un necrologio sul Corriere della Sera, Giorgio Armani ha voluto ricordare l'ex presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, Beppe Modenese,nel giorno dell'apertura della sua camera ardente.
    Armani fu tra i primi stilisti a sfilare a Milano nelle fashion week, che proprio Modenese aveva contribuito a portare nel capoluogo lombardo, alla fine degli anni '70, lanciando la città tra le capitali mondiali del fashion. Decine le testimonianze di affetto e di vicinanza ai due nipoti, Alessandro e Gloria, per uno dei protagonisti del Made in Italy, definito l'ambasciatore della moda italiana nel mondo, l'artefice della trasformazione delle sfilate da semplici passerelle a veri e propri eventi. Da stamattina è aperta la camera ardente nella casa funeraria di via Corelli a Milano.
    Mercoledì si svolgeranno in funerali nella chiesa di Santa Maria della Passione in via Conservatorio, nel centro della città, dove lui viveva". (ANSA).
   

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Violenza donne, una campagna contro i troppi 'se l'è cercata'

Campagna sensibilizzazione la violenza di genere è reale e mediatica

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 "Era in giro da sola", "Era senza segni evidenti di violenza", "Lo ha provocato": sono alcune delle frasi più ricorrenti usate così spesso per negare o minimizzare una violenza subita da una donna. Questi 'luoghi comuni', che aggiungono così altra violenza a quella già subita, da alcuni giorni compaiono sulle maniglie delle auto o all'interno di quei negozi ancora aperti nonostante le restrizioni, su cartoncini rossi del tipo di quelli che in albergo chiedono di 'Non disturbare'.
    E' la campagna di sensibilizzazione TULOSAI, lanciata in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne che il mondo celebra il 25 novembre. La campagna, che sui social corre già molto veloce, nasce da un'idea del team di Ratio Studio, un'agenzia di marketing e comunicazione, insieme con consulenti di genere, e viene portata avanti a Napoli, Milano, Roma, Caserta, e nelle principali piazze d'Italia.
    "L'obiettivo che ci siamo posti- spiega Francesca Caruso di Ratio Studio - è quello di sottolineare quanto la violenza di genere appartenga sia al contesto reale sia a quello mediatico: in seguito alle morti per femminicidio, le donne subiscono un linciaggio mediatico equiparabile alla violenza subita. È noto quanto la trasposizione giornalistica dei femminicidi non sia aderente alla realtà: i principali soggetti delle news sono donne molto giovani a differenza dei dati Istat (la fascia più colpita va dai 35 ai 60 anni); i responsabili sono per l'80% conosciuti dalle vittime a differenza della notiziabilità che evidenzia una presenza di "male oscuro" (stranger danger) che viene dal contesto esterno oltre a sottolineare aspetti della vicenda atti quasi a far ricadere la colpa sempre sui soggetti femminili con una costante deresponsabilizzazione degli autori della violenza" Da questo contesto nasce la necessità di sottolineare la parola "LEI" in maiuscolo per evidenziare la pericolosità del "victim blaming" (doppia vittimizzazione); ovvero la colpevolizzazione delle donne come causa principale della loro morte. La campagna trova spiegazioni e risposte sul sito www.tulosai.it, dove viene stilato un elenco di dati riportati da Istat ed Eurostat sulle morti per femminicidio, 56 durante il primo lockdown, una ogni due giorni: la violenza sulle donne, viene spiegato non è, la gelosia, non è il raptus, non è il vestito troppo corto: è la legge del possesso e l'esercizio del potere dell'uomo sulla donna. "La violenza sulle donne è un problema che riguarda anche te - si legge - e se sei arrivato fin qui è perché forse anche #tulosai!" 
   

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Uomini che odiano online le donne (che lavorano)

Quinta mappa Intolleranza di Vox, cresce l'hate speech misogino

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Chiudi Una donna al computer foto iStock. (ANSA) Una donna al computer foto iStock.

 "Forti, continuati, concentrati": sono gli attacchi contro le donne secondo la quinta Mappa dell'Intolleranza di Vox - Osservatorio Italiano sui Diritti.
    Una misoginia in 60 caratteri che non ha come oggetto solo il corpo delle donne ma i loro talenti, la loro competenza e professionalità.
    "È il lavoro delle donne, dunque, a emergere quest'anno - scrivono i relatori della ricerca, realizzata in collaborazione con l'Università Statale di Milano, l'Università di Bari Aldo Moro, Sapienza - Università di Roma e IT'STIME dell'Università Cattolica di Milano - quale co-fattore scatenante lo hate speech misogino: un elemento, mai apparso con questa evidenza nelle precedenti rilevazioni, che pare ricondurre alla riflessione più ampia circa le possibilità lavorative delle donne legate al nuovo modo di lavorare durante la pandemia, con un focus di attenzione alla modalità smart working".
    Se da una parte l'odio online, analizzato dal numero di tweet negativi, è notevolmente diminuito a livello quantitativo rispetto allo scorso anno, passando dal circa 70% di contenuti discriminatori e offensivi al 43% del 2020, dall'altra il livore dei leoni da tastiera ha cambiato destinazione, concentrandosi con maggior accanimento contro le donne. "Il problema secondo me è che la nostra società è ancora molto maschilista e patriarcale, dove le donne vengono giudicate in maniere differenti" ha detto Chiara Ferragni su instagram in un video sui pregiudizi di genere già visto da più di 3 milioni di persone. E l'imprenditrice digitale ha ragione, come dimostrano i dati di Vox; nel 2019 i cluster più colpiti dallo hate speech erano migranti (32,74%) e donne (26,27%). Nel 2020, occupano i primi due posti donne (49,91%) ed ebrei (18,45%), seguiti dai migranti (14,40%).
    La quinta edizione della mappa si restringe in un focus dedicato a giornaliste e giornalisti, firmato in collaborazione con Giulia - Giornaliste Libere Autonome, che avvalora i risultati della ricerca generale. Nonostante il numero dei tweet rivolti alle giornaliste risulti inferiore rispetto a quello dei colleghi, secondo l'analisi la frequentazione del profilo di una giornalista appare più concentrata sull'attacco personale che sui contenuti. Al consueto body shaming, si accompagnano attacchi sulla presunta incompetenza o inadeguatezza della professionista e su caratteristiche personali e di carattere. Un andamento, riscontrato anche dall'analisi della misoginia online, che per i ricercatori sembra confermare una sorta di accanimento contro la figura della donna che lavora.
    Ne sa qualcosa anche la virologa Ilaria Capua: "Gli insulti e le volgarità sulla mia proposta di allestire temporaneamente dei #CineVax - ha scritto ieri su Twitter - battono tutti i record dell'Insultometro". 
   

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Tutto sul Meal Prep, l'utile pratica di preparare i piatti in anticipo

Pianificare, organizzarsi senza stress, sprecando meno e controllando meglio cosa mangiamo

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Chiudi Meal Prep foto iStock. (ANSA) Meal Prep foto iStock.

Meal Prep: preparare piatti in anticipo e in programmazione settimanale è diventato sempre più frequente, un'abitudine in tempi in cui siamo sempre più attenti alla qualità degli ingredienti e ai metodi sani di cottura, ma abbiamo la necessità di organizzarci. Il Meal Prep - forse lo abbiamo sempre fatto senza sapere che aveva questo nome internazionale cui sono dedicati sempre più libri - ha numerosi vantaggi e qualche svantaggio. Partiamo dalla nota dolente: ci 'costringe' a pensare non solo alla cena o al pranzo del giorno dopo ma anche un po' più in là pure se non ne abbiamo voglia e ci mette in cucina per un bel po' di tempo (in genere la domenica). Le conseguenze positive sono parecchie: molti meno sprechi di cibo, idee chiare, ottimizzazione dei tempi in cucina, controllo delle pietanze, della varietà di quello che mangiamo - è molto utile ad esempio per controllare il consumo di alimenti di cui non abusare, come la carne ad esempio.
Il Meal Prep è diventato quasi una moda in tempi in cui al lavoro si mangia molto di meno fuori ufficio in pausa pranzo (per chi non è in smart working): si porta il cibo preparato a casa, a nostro piacimento, utilizzando le food box (anche questa una moda sana, che abbatte i contenitori monouso) riusabili, come quelle in bambù, in metallo, in plastiche ad uso alimentare. Ma è utile in generale per velocizzare i tempi dedicati al pasto durante la giornata di lavoro o studio da casa.
Ecco in pochi passi come organizzarsi (Da Il Goloso Mangiar Sano di Elisabetta e Federica Pennacchioni, Gribaudo) 

- Scegli un giorno (in genere un classico è la domenica pomeriggio)

- Fai ordine in frigorifero e in freezer, poi scegli le ricette e i piatti che hai voglia di preparare in quella settimana (o anche meno ovviamente)

- Stila la lista della spesa degli ingredienti che servono (ottimo metodo anti spreco, risparmia tempo e soldi)

- Procurati i contenitori necessari

Si possono preparare piatti completi - esempio polpette di carne o di verdure, minestrone/passati di verdura (in cui utlizzare anche gli 'scarti') - oppure parti di piatti da assemblare al momento,  verdure pulite e tagliate, crudo o cotte (da tenere in frigo o in freezer pronte all'uso), cereali cotti (riso, farro, orzo), legumi cotti (fagioli, lenticchie, ceci, piselli) - basi da conservare in frigo o nel freezer, vale a dire sughi. Il boom delle cooking pot, i multicooker - dal Cookeo di Moulinex al Multifry di De Longhi, dal Twister di Ariete alll'All in one di Philips e al 45 in 1 di di Tefal - sono una diretta conseguenza di questo trend organizzativo per semplificare la cucina e renderla più sana. Bimby, il capostipite di questi attrezzi ormai indispensabili, ha lanciato recentemente persino il Bimby Friend, un gemello più piccolo della pentola magica proprio per preparare contemporaneamente tutti gli ingredienti che poi serviranno per i Meal Prep settimanali.

Nella vita di tutti i giorni il fatto di non dover essere schiavi del 'cosa faccio per cena' è un grande aiuto che il menu settimanale può offrirci. Stabilire cosa mangiare richiede concentrazione, fantasia e voglia e se siamo stanchi alla fine della giornata potrebbe essere un ulteriore elemento di stress. Organizzare in anticipo nei dettagli è un valido passo avanti, una cosa in meno a cui pensare, sempre pronti a cambiare idea, sia chiaro, ed adattare a quello che ci sentiamo di fare. Nulla impedisce di cambiare idea, invertire le pietanze, ma sapere che c'è tutto l'occorrente per preparare quello che abbiamo ideato di mangiare è già tanto. Volendo fare un'operazione scientifica si può fare una lista dei piatti che in generale vorremmo mangiare e siamo in grado di cucinare e poi riempire le caselle in agenda e partire da lì.

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Addio a Modenese, trasformò Milano in capitale moda

Promotore del made in Italy, lanciò Milano capitale del fashion

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A uno dei tanti eventi nella Milano fashion di inizio anni '90, a Palazzo Reale, transenne, folla e curiosi, un buttafuori lo bloccò sulle scalinate perché non aveva l'invito. "Ma io sono il presidente della Camera della Moda..", provò a dire gentilmente. "Sì, e io sono l'imperatore del Giappone", lo schernì il giovane che non lo aveva riconosciuto. Qualcun altro al posto suo avrebbe fatto chissà che sceneggiata. Ma non Beppe Modenese. Con la sua innata signorilità, alto, sobrio nei gesti, i vestiti su misura, i famosi calzini rossi, si allontanò per tornare poco dopo munito del pass necessario. Era così il grande ambasciatore, o primo ministro, della moda italiana, definizioni che si era conquistato negli anni, morto ieri. Il suo funerale si svolgerà a Milano il 25 novembre, il giorno prima del suo 91/o compleanno.
Imprenditore, manager, esperto nella comunicazione, ebbe un ruolo fondamentale nell'alleanza di successo tra il settore dell'industria e quello dello stile, contribuendo alla nascita nel 1958 della Camera Nazionale della Moda, di cui poi diventò presidente (e tuttora ricopriva il ruolo di presidente onorario). Sotto di lui l'associazione, nata per disciplinare, coordinare e promuovere lo sviluppo della moda italiana, ha avuto un ruolo fondamentale per completare la trasformazione del settore in uno dei comparti trainanti del made in Italy. Ma la sua grande impresa è stata aver portato la moda a Milano, lanciando il capoluogo lombardo come capitale mondiale del fashion alla fine degli anni '70. Prima di allora moda in Italia voleva dire Firenze e Roma. "Non fu uno strappo indolore, fu un periodo lacerante, con molte resistenze - ricorda Paola Berti, storica giornalista di moda -. Solo una persona garbata, ma decisa, corretta, seria, suadente, mai una parola brusca, che sapeva parlare con gli stranieri, solo uno come Beppe avrebbe potuto riuscirci".
Nel 1978 creò la prima rassegna del pret-a-porter Modit (che poi diventò Momi-Milano Collezioni) con tutte le sfilate riunite in Fiera. Milano entrava così nell'olimpo delle fashion week. "E gli stilisti non sono soggetti facile da 'intruppare' - dice Berti - ma lui riusciva a mitigare invidie e gelosie, senza scontentare nessuno, un vero deus ex machina". Tra gli stilisti aveva un rapporto particolare di amicizia con Laura Biagiotti, con la quale aveva sviluppato diversi progetti coinvolgendo anche il suo amico e compagno fedele, l'architetto Piero Pinto, morto due anni fa. Una vita riservata la loro, pur animando con feste, cene, eventi, tante serate milanesi, a casa di Beppe che, originario di Alba, viveva in uno splendido attico nel cuore di Milano.
La notizia della morte di Modenese si è diffusa sui social molto in fretta e sono decine i ricordi e le testimonianze con cui in tanti lo hanno voluto omaggiare. Come quello di Matteo Renzi. "Quanto la moda sia fondamentale per economia e cultura italiane lo dimostrano decine di migliaia di lavoratori. Ma la sua importanza me l'ha insegnata 15 anni fa un gentiluomo, primo ministro del fashion, il mio amico Beppe Modenese; ", ha scritto in un tweet il leader di Italia Viva. "Modenese ha contribuito come nessuno alla nascita del sistema moda italiano - ha dichiarato il presidente della Camera Nazionale della Moda Carlo Capasa, ricordando il suo predecessore - Oggi perdiamo una figura di riferimento ed un'icona". "L'impareggiabile eleganza, le superiori doti umane e intellettuali, il senso profondo dell'amicizia e della condivisione - ha aggiunto Lavinia Biagiotti - sono solo alcuni dei tratti che mi mancheranno di più". (ANSA).

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Viaggio in Giappone con chef ligure, cercando un ponte con l'Oriente

Mix di sapori e menù anarchico senza steccati

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Chiudi Taki Off - crema di patate alla Taki Off - crema di patate alla "chartreuse", anguilla giapponese, lattuga scottata e guanciale croccante

Un viaggio nei sapori, non potendo muoversi per l'emergenza sanitaria. Anche il food va a colmare il nostro desiderio di esplorare nuovi posti, curiosare ad altre latitudini magari solo seguendo le suggestioni di un piatto e l'immagine che ci trasmette. Se a guidare questa esperienza è un temerario senza confini ecco che accoppiamenti ardui di sapori, originalità di proposte diventano la cifra di un pranzo diverso da tutti gli altri. La cucina giapponese incontra quella italiana, anzi ligure nella carta di chef Massimo Viglietti, stellato, che a Taki Off a Roma realizza pietanze di fusione, elaborazione e d'eccellenza (con costi accessibili, da 10 euro a piatto).
Il mix è curioso: dalle insalatine miste con crema alla maggiorana, olive candite, mais e frolla dolce al dessert di melanzana e ceci, dalla celebre e preziosa carne giapponese Wagyu servita alla 'Paperon de paperoni' ossia da ricchi con caviale e bottarga greca e zenzero candito, al pesce marinato con tapenade di olive e cioccolato bianco, dalla crema di patate alla "chartreuse", anguilla giapponese, lattuga scottata e guanciale croccante alla zuppa maritata di tradizione contadina con rosso d'uovo e brodo realizzato alla moka con infuso di pomodorini e katsuobushi al passato di fagioli cannellini e castagne con tempura di gamberi. Un menù in "piena anarchia" dove non esiste divisione in antipasti, primi, secondi ma segue un ritmo di ingredienti ed elementi che si incastrano in un alternarsi virtuoso, tra Giappone e Italia, esaltati da sapiente tecnica. Dopo la sperimentazione culinaria della scorsa estate con Taki Labo’, (Miglior Novità dell’anno per la Guida I Migliori Ristoranti di Roma 2021 del Gambero Rosso), sempre con Yukari Vitti, originaria di Tokyo, il nuovo format vede l'incontro di sapori e ingredienti giapponesi con la cucina italiana secondo la contemporanea visione gastronomica del cuoco ligure Viglietti che con le sue creazioni racconta storie colte, raffinate, coinvolgenti di prodotti, profumi, sakè e vini.

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Chiara Ferragni femminista: "la nostra è una società maschilista e patriarcale"

10 minuti su Instagram contro pregiudizi di genere, revenge porn, media irresposabili

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Chiudi Chiara Ferragni (ANSA) Chiara Ferragni

Revenge Porn, Slut-shaming, pregiudizi di genere, linguaggio mediatico irresponsabile: Chiara Ferragni in pochi minuti, ma con grande chiarezza, in un video su Instagram, che dal 20 novembre in 2 ore ha fatto oltre 3 milioni di visualizzazioni, si è occupata di donne. Il 25 novembre è la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne e la famosa imprenditrice digitale, "da privilegiata" per il seguito popolare che ha, ha espresso opinioni sul tema, rilanciando le tematiche femministe con grande efficacia. Non c'è affatto da stupirsi e come accaduto per il precedente della testimonianza dagli Uffizi, la sua potenza di rimbalzo è altissima e se concetti come 'società patriarcale', 'donne abusate trattate come colpevoli', 'rispetto' e 'parità' diventano trend topic e tema di dibattito per un cambiamento culturale sarà un primo risultato. "Questo è il momento di incaz**arsi per queste cose, di prendere posizione e di cambiare" è il suo appello ai follower. "E' ora di parlarne, di solidarizzare, di impegnarci tutti per una società più equa e migliore", ha detto Chiara Ferragni ricevendo commenti positivi da centinaia di persone, inclusi i gruppi femministi. "Il problema secondo me è che la nostra società è ancora molto maschilista e patriarcale, dove le donne vengono giudicate in maniere differenti. Ma questo giudizio non deriva soltanto dagli uomini, ma spesso anche dalle donne stesse che sono sempre pronte ad accusarsi a vicenda".

- Leggi 10 frase stereotipate da eliminare dal nostro linguaggio
"Bravissima Chiara. Si avvicina il 25 novembre e sono contenta che una giovane donna faccia ‘staffetta’ con noi, ‘anziane’ che abbiamo tanto combattuto. Per i diritti delle donne. Nel 1980 entrai nel tribunale di milano per assistere al processo per stupro di un giovane docente, verso una sua studentessa. Le motivazioni della difesa furono proprio le stesse che citi, volendo dimostrare quanto l’indossare jeans implicava la consenzialità della ragazza . Ascoltammo arringhe spaventose, offensive, allusive, di vecchi tromboni che deridevano le donne. Per me fu una lezione indimenticabile. (Ah: Saracino fu assolto ... ). Grazie Chiara dà affrontare temi così attuali, purtroppo da sempre", le ha scritto Rossella Traversa.
"Ieri Chiara Ferragni ha pubblicato un video su IGTV in cui – munita di appunti – ha spiegato ai suoi svariati milioni di follower alcuni concetti di base dei femminismi come “slut-shaming” e “revenge porn”. Ha spiegato perché queste cose sono dannose, ha citato (senza spiegarla, ma ci sarà tempo) la disponibilità delle donne a collaborare al linciaggio delle vittime, e nei primi trenta secondi ha detto “società patriarcale”. Così, de botto. Il video, mentre scrivo, ha più di 3.300.000 visualizzazioni, è realizzato in maniera semplice e corretta, e quello degli appunti non è un dettaglio: quegli appunti dicono a chi lo guarda che la materia che sta trattando non è roba che si improvvisa, è roba che si studia. È accessibile a chiunque, ma non è “opinione”. Sono concetti di base, eh, e in un video di dieci minuti era impossibile approfondirli oltre, ma niente in quel video è detto male o scorretto o sbilanciato. È tutto cristallino. E ha raggiunto un pubblico in larga parte digiuno di teoria femminista.
Quel video per me è un punto di svolta, e speriamo davvero che ne seguano altri. Brava Chiara. Ottimo lavoro", ha commentato Giulia Blasi, tra l'altro autrice dei saggi “Manuale per ragazze rivoluzionarie” e “Rivoluzione Z” (Rizzoli).

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Le città post Covid tra robot e industrie

A Focus Live dialogo tra rettore Politecnico Resta e Italo Rota

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Come cambieranno le città dopo il Covid? "Crescerà l'urbanizzazione", è l'opinione del rettore del Politecnico Ferruccio Resta, mentre l'architetto Italo Rota - chiamato a confronto a Focus Live - non ne è così convinto, perché a suo parere in molti, con lo smart working, si chiederanno se è proprio in un grande centro che vogliono stare, come già successo a Londra e Parigi.
    Per Resta, "la città cercherà di intercettare nuovi comportamenti ed esigenze e si cercherà una città che metta al centro la qualità della vita, quindi con maggior tecnologia, per esempio con l'uso di robot che dirigano il traffico o puliscano, e che dia la possibilità di fare sport, cultura e impresa, con una forte attenzione alla sostenibilità".
Rota, partendo dalla constatazione che il Covid ha accelerato processi come il cambiamento produttivo, la robotica e lo smart working, pensa che per mantenere il ruolo centrale delle città si debbano portare al loro interno le super industrie e che in generale il ruolo dell'architettura sarà quello di "rispondere a una città fatta di persone che non si adattano agli appartamenti, che vanno conformati alle diversità". Questo perché durante il lockdown "gli umani hanno riscoperto il valore dello spazio e della qualità degli oggetti e questo - sottolinea Rota - avrà conseguenze sul futuro. La gente diventerà più esigente su cosa è utile anche sul piano personale, affettivo". Per chi deciderà di rimanere in città, probabilmente ci saranno dei cambiamenti come "il ritorno del prefabbricato, con cui la ballerina della Scala si farà la sua palestra, o gli ascensori sostituiti dal montacarichi".
    Quello che Resta si augura che torni come prima è la didattica in presenza: anche se con il Covid il Poli ha messo in breve tempo 45mila studenti in Dad, ha convertito i suoi laboratori per produrre liquido igienizzante e testare le mascherine, restituendo l'università al suo ruolo sociale, per il rettore è importante "riportare al centro la persona: all'università non conta la singola lezione, ma il percorso.    Posso anche collegarmi con un collega lontano, ma lo studente - conclude - deve essere in aula". 

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Angelina Jolie torna alla regia per un biopic

L'attrice dirigerà un film sul fotografo di guerra Don McCullin

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 Angelina Jolie torna dietro la macchina da presa. L'attrice e produttrice cinematografica dirigerà 'Unreasonable Behaviour', un film sul fotografo di guerra inglese Don McCullin basato sull'omonima autobiografia.
    Il film sarà un racconto della vita del fotoreporter britannico particolarmente noto per i suoi reportage di guerra e per le sue immagini sui conflitti urbani. Nel 1968 la sua fotocamera Nikon fermò un proiettile che stava per colpirlo.
    "Sono onorata - ha detto la Jolie - di avere l'opportunità di trasportare in film la vita di Don McCullin -. Mi ha particolarmente attirato il suo impegno ad essere testimone della verità della guerra, la sua empatia e il rispetto per coloro che ne soffrono le conseguenze". 
   

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Parigi 'imbruttita'? Il Comune corre ai ripari

Lanciato un concorso di design aperto a tutti, fra tradizione e sostenibilità

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Chiudi Daily life amid coronavirus COVID-19 pandemic in Paris (ANSA) Daily life amid coronavirus COVID-19 pandemic in Paris

I parigini lamentano che la Ville Lumière sia diventata sporca e mal gestita, il Comune e la sindaca Anne Hidalgo non ci stanno e aprono il cantiere per ridisegnare, abbellire, rendere più moderna e sostenibile la capitale. Razionalizzando le strade, la circolazione e rinnovando l'arredo urbano. E così è arrivato l'annuncio del lancio di un concorso di design aperto a tutti.
    L'impegno è quello di non tradire le radici, l'eredità haussmaniana dei boulevard e delle prospettive rimarrà la stessa, ma dovrebbe nascere, stando alla Mairie, "una nuova estetica" della Ville Lumière per mettere a tacere chi - con grande sorpresa dei suoi governanti - non la ritiene più "la città più bella del mondo".
    Dopo le piste ciclabili che ormai solcano tutta l'area della città, il restringimento drastico e in qualche caso mal riuscito dello spazio per le auto, il rinnovamento di piazze come la Bastiglia, Nation, place d'Italie, Anne Hidalgo, rieletta a giugno per un secondo mandato, vuole tirare diritto: sempre meno spazio per le auto - che però non si rassegnano e restano incolonnate - e città aggiornata in base ai nuovi imperativi dettati dal cambiamento climatico.
    Il concorso per il nuovo design, sotto forma di consultazione popolare dei parigini, punta a comprendere come razionalizzare e rinnovare l'arredo urbano, l'aspetto con il quale la città si presenta ai parigini e ai turisti. Entro fine anno arriveranno i progetti, con l'obiettivo di avere pronti i cambiamenti nelle strade per settembre 2021. Ma la sindaca e la giunta vogliono dare battaglia anche alle accuse di sporcizia e trasandatezza.
    "Parigi si imbruttisce anno dopo anno con una costanza avvilente", ha dichiarato di recente una consigliera di opposizione, Nelly Garnier (Les Republicains). La quale, come molti parigini, rimprovera alla sindaca anche il nuovo aspetto delle piazze: "I milioni spesi per rinnovare questi grandi spazi sono serviti soltanto a farne dei luoghi meno funzionali e per niente verdi. E' un fallimento assoluto".
    A riconoscere che Parigi, per i suoi abitanti, ha perso il presunto scettro di città più bella del mondo è stato l'assessore e vicesindaco Emmanuel Grégoire, responsabile dell'architettura e dell'arredo urbano della capitale. In particolare, Grégoire ha ammesso che gli aggiustamenti trovati in fretta e furia per consentire ai ristoranti di allestire tavolini all'aperto fino agli spazi per i parcheggi delle auto o gli antiestetici muretti di marmo per imporre le piste ciclabili in tutte le strade e piazze durante la pandemia (evitando così i mezzi pubblici quanto possibile) non hanno reso Parigi più attraente: "Si è privilegiata l'emergenza a discapito dell'estetica".
    L'idea del Comune è quindi quella di lanciarsi in un rinnovamento coerente e sostenibile, evitando "ogni conservatorismo che farebbe di Parigi una città-museo". Si tratterà, invece, di inserire il futuro, elementi moderni e innovativi nel carattere tipico dell'arredo urbano della capitale ispirato alla Belle Epoque. Una scommessa, un progetto ancora più ardito di quelli che la compagine di Anne Hidalgo ha varato finora e che hanno diviso l'opinione pubblica e i cittadini. 
   

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CR7 rockstar su Instagram, il video fa impazzire il web GUARDA

Sul popolare social la versione inedita del campione juventino

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Sul palcoscenico, con la chitarra in mano, le luci psichedeliche ad accompagnare la sua esibizione sulle note di I Love Rock 'n' Roll di Joan Jett. E' un Cristiano Ronaldo in versione rockstar quello che sta facendo impazzire il web. Sono migliaia le visualizzazioni del breve video, postato nelle storie di Instagram dal campione portoghese, gillet nero sulla pelle e cappellino con la visiera. Conclusi gli impegni col Portogallo, CR7 si prepara a guidare la Juventus contro il Cagliari. E per la prima volta potrebbe anche indossare la fascia da capitano, vista l'indisponibilità in contemporanea di Bonucci e di Chiellini. 

CR7 rockstar fa impazzire il web (Video da Instagram)


   

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Emma Corrin mania, tutto sulla Lady Diana di The Crown 4

Sguardo malinconico, vezzi infantili la giovane attrice riceve lodi per il ritratto della principessa di Galles

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Chiudi Lady Diana (Emma Corrin) e il principe Carlo  (Josh O' Connor) nella scena del fidanzamento nella serie The Crown, quarta stagione (ANSA) Lady Diana (Emma Corrin) e il principe Carlo (Josh O' Connor) nella scena del fidanzamento nella serie The Crown, quarta stagione

Emma Corrin aveva tre anni quando Lady Diana è morta nel 1997. Ha guardato il suo funerale in tv. Ora la interpreta nella quarta stagione di The Crown, ambientata tra il 1979 e l'inizio degli anni '90) , la serie televisiva Netflix sui reali inglesi creata da Peter Morgan. Diciamo subito che questa giovane attrice con poca esperienza ( The Grantchester (2014) e Pennyworth (2018)  i suoi precedenti) risulta perfettamente calata nella parte che pure poteva spaventare vista la immensa popolarità di Lady D.
- Leggi anche 'The Crown 4, perchè i reali sono furiosi'
Per l'attrice originaria del Kent, 25 anni, appassionata di teatro c'era il rischio di fare una caricatura o una copia di Diana Spencer complice anche una vaga somiglianza con l'originale ma è con una recitazione naturalistica che ha colpito i critici a fare centro, interpretando l'infelice moglie dell'erede al trono Carlo, come una giovane donna timida, infantile, con lo sguardo sempre malinconico. Prima di Emma Corrin 15 attrici hanno prestato il loro volto alla più icona di tutte, da Julie Cox a Naomi Watts. Nella quinta e sesta stagione lascerà il posto a Elizabeth Debicki, che interpreterà Lady D nelle due stagioni conclusive della serie.

L’attrice interpreta la principessa dai 16 anni, quando l’“England’s Rose”, come l’ha chiamata Elton John in “Candle in the Wind”, viveva in un appartamento condiviso a Earl’s Court, incontra il principe Carlo  (Josh O' Connor) e si innamora, poi il matrimonio da favola - nell'episodio ne indossa una riproduzione identica all'abito sfoggiato da Diana nel 1981 - "l'unione affollata" come lei stessa definì in un'intervista il suo matrimonio con la presenza di Camilla Parker Bowles (Emerald Fennel),  i due figli, il rapporto difficile con la famiglia reale, con la regina Elisabetta II (il premio Oscar Olivia Colman) , la sua prigione dorata (nella puntata gira il palazzo sui pattini dimenandosi ascoltando i Duran Duran), i suoi disturbi alimentari. 

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"Io ho sempre visto Diana come un'icona ma per interpretarla mi sono concentrata sulla sua umanità e il suo mistero" spiega Emma Corrin. Per l'attrice, Diana "non era del tutto inconsapevole di ciò che l'aspettasse a Corte ma niente può prepararti a vivere in quella realtà". Quando si trasferisce nel palazzo "è come se sentisse di perdere parte della propria identità".

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Ha studiato tantissimo per ricrearla: «Può sembrare assurdo, vedendo la serie, che Diana abbia scelto qualcuno come Carlo, anche se era l’erede al trono. Forse ci dimentichiamo che Diana è stata giovane, ha avuto la mia età», ha spiegato a GQ. Ci ha sperato come si spera quando abbiamo vent’anni. «Pensi che l’amore sia tutto, cerchi di ballare, di vestirti e deliziare le persone per fare bella impressione su chi ti piace»

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Per 1 bambino su 2 la tv è un antistress

Studio Gci ViacomCbs, 59% genitori pensa di fare buon lavoro

Lifestyle Teen
Chiudi Una bambina guarda la tv foto iStock. (ANSA) Una bambina guarda la tv foto iStock.

Per un bambino sui due la tv è un efficace antistress e allo stesso tempo alimenta passioni che vivono sempre di più al di fuori degli schermi. Sono fra i dati che emergono dallo studio Gci ViacomCBS, 'Are we there yet', basato sulle interviste a 8.045 genitori di bambini tra i 0 e I 12 anni, in 16 Paesi, inclusa l'Italia. Uno studio rilanciato in occasione della Giornata Internazionale dei diritti dell'infanzia promossa dall'ONU, che il 20 novembre i canali kids & family di ViacomCBS Italia Super!, Nickelodeon e NickJr, celebrano con programmazioni speciali.
    Fra gli elementi di 'Are we there yet', quelli su papà e mamme che giudicano la qualità del loro impegno per i figli: il 59% pensa di fare un buon lavoro e il 26% afferma di fare un ottimo lavoro. Per oltre il 90% dei genitori italiani intervistati (dato in linea con la media globale): "I bambini sono fondamentali e sono al centro loro della vita", "I loro figli sono la cosa più importante che hanno", "Essere un genitore è molto gratificante ma non semplice", "È una delle cose più difficili che ti possa capitare". I papà e le mamme di oggi, sono molto coinvolti nella vita dei figli e continuamente alla ricerca degli strumenti giusti per farli crescere in un mondo complesso. Vogliono accompagnarli durante le attività quotidiane come educazione, hobby, sport e attività all'aria aperta, guardare la tv in famiglia e passare del tempo insieme alla ricerca della felicità.
    In generale i genitori cercano di insegnare ai loro figli dei valori e i primi cinque che emergono a livello globale sono: rispetto, fiducia in sé stessi, gentilezza, intelligenza, indipendenza, intravedendo nella nuova generazione già i tratti di individui più resilienti, più creativi, più 'tech-savy', più attenti all'ambiente, più proiettati verso una società più inclusiva. I bambini influenzano decisioni e comportamenti delle famiglie che, secondo la ricerca, non sono mai state così unite e vicine, amano giocare, passare del tempo insieme e apprendere attraverso il divertimento: Il 76% degli italiani è d'accordo che i propri figli imparino meglio attraverso il gioco. (ANSA).
   

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Esce la Playstation 5, 'giochi' di luce a piazza San Marco

La nuova console debutta da oggi anche in Italia e in Europa

Lifestyle Tempo Libero
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Piazza San Marco si illumina con il logo Playstation e i simboli che hanno reso celebre il marchio per il lancio della nuova generazione della console di casa Sony, la Playstation 5, uscita oggi ufficialmente anche in Italia e in Europa. Venezia, dunque, ha dato il benvenuto, la notte scorsa, all'arrivo della nuova arrivata in casa Sony.
    Sulla pavimentazione di Piazza San Marco è andato in scena uno spettacolo realizzato mediante l'impiego di una speciale tecnica di "floor projection" di quasi 2.400 metri quadri, in grado di avvolgere l'area con proiezioni dedicate alla celebrazione di Playstation 5. Lo show di luci è stato possibile grazie all'installazione di cinque telecamere collocate in punti strategici di straordinario valore artistico, tra i quali il Campanile, la loggia della Basilica e la Torre dell'Orologio.
    L'iniziativa è nata con l'intento di connettere virtualmente la community PlayStation per festeggiare l'uscita di PS5. E Venezia, con Piazza San Marco nota come il "salotto d'Europa", rappresenta una cornice unica e suggestiva per rappresentare l'Italia nel mondo e dare un caloroso benvenuto alla console next-gen. (ANSA).
   

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Aretha Franklin entra nella Hall of Fame delle donne

Con lei anche la scrittrice premio Nobel Toni Morrison

Lifestyle People
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Aretha Franklin entra nella National Women's Hall of Fame. La regina del Soul morta nel 2018 è stata riconosciuta infatti tra le donne che si sono distinte maggiormente negli Stati Uniti. Con lei sono state indotte anche la scrittrice premio Nobel Toni Morrison, morta l'anno scorso, l'attivista del clima Barbara Hillary, scomparsa nel 2019, la rivoluzionaria nel campo della ricerca medica Henrietta Lacks, morta nel 1951, l'attivista Barbara Rose Johns Powell, morta nel 1991 e l'attivista dei diritti civili Mary Church Terrell, morta nel 1954.
    Si tratta tutte di donne di colore e che sono decedute prima che l'organizzazione fosse creata o prima che potessero essere indotte. La National Women's Hall of Fame, creata nel 1969, terrà una cerimonia virtuale il prossimo dieci dicembre. Di solito, in uno scenario senza la pandemia, le cerimonie di induzione si tengono ogni primavera di un anno dispari ed in occasione del Women's History Month . (ANSA)

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New York Times, pronta la nuova squadra che seguirà Biden

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Chiudi New York Times Building in New York (ANSA) New York Times Building in New York

Donald Trump ancora non molla, ma al New York Times il cambio della guardia e' gia' cominciato. Maggie Haberman, star premio Pulitzer del quotidiano che per oltre quattro anni ha seguito la parabola politica del presidente, sta per cedere il passo alla nuova squadra che coprira' il suo successore Joe Biden. La Haberman, 47 anni e tre figli, e' stata per l'ultimo quadriennio "l'incarnazione umana di una nazione monopolizzata, nel bene o nel male, dal presidente", ha scritto di lei il collega e esperto di media Ben Smith descrivendola come una "mosca sul muro" che "abita nella testa di Trump senza pagare l'affitto". Oltre un milione e mezzo di seguaci su Twitter, da cui a un certo punto si e' sconnessa perche' era diventata troppo dipendente, per quattro anni Maggie ha costantemente ritratto in Trump un uomo piu' intelligente e meno competente di come lo hanno giudicato i suoi nemici. Una volta uscito di scena il soggetto del suo lavoro, la Haberman non restera' con le mani in mano: oltre a aiutare la nuova squadra nella copertura della nuova amministrazione e di quel che resta dell'orbita di Trump da New York, scrivera' un libro sulla vita e sulla presidenza del miliardario: il contratto e' con la Penguin che lo dara' alle stampe nel 2022. Ma ora e' tempo di bilanci: per buona parte del mondo, gli articoli firmati dalla Haberman sono stati la fonte primaria di quanto e' successo a Washington negli ultimi quattro anni. Solo quest'anno pezzi con il suo nome, secondo Smith, sono stati visti da centinaia di milioni di lettori. La Haberman arriva al giornalismo come "figlia d'arte": il padre Clyde, anche lui un Pulitzer, per anni e' stato una star della cronaca di New York al Times, ma anche corrispondente a Roma, Tokyo e Gerusalemme. Anche Maggie ha cominciato facendosi le ossa a City Hall dove lavorava per il New York Post - fu allora che comincio' a seguire Trump nella sua prima incarnazione di miliardario del cemento - per passare poi al Daily News e a Politico. Al Times dal 2015, e' arrivata a Trump per default: nessun altro giornalista voleva veramente seguire la campagna apparentemente improbabile del tycoon

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Firenze, manifesti 'Superwomen' Lediesis per diritti donne

Ritratte 007 Lynch e Goldstein, modella con sindrome di Gucci

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Due nuove 'Superwomen' delle celebri street artists italiane Lediesis esposte a Firenze per ribadire il percorso di emancipazione e consapevolezza della donna. Le nuove 'Superwomen' saranno esposte in giro per Firenze in formato manifesto 70x100 a partire da questo fine settimana fino a fine anno in una sorta di mostra all'aperto che si avvale degli spazi del Comune dedicati alle affissioni: l'esposizione si intitola 'Stop for a new hope'. Una è Lashana Lynch, l'attrice che interpreterà il nuovo agente 007 (in uscita nelle sale ad aprile del 2021), l'altra è la giovane Ellie Goldstein, la modella di Gucci con la sindrome di Down.
    "L'arte e i diritti non si fermano neanche durante l'emergenza Covid - ha detto l'assessore alle pari opportunità Benedetta Albanese - e siamo perennemente al lavoro per combattere gli stereotipi di genere. E' ancora in corso infatti la bellissima campagna di sensibilizzazione 'non è una questione di genere', con l'affissione di manifesti che suggeriscono l'esempio di donne da cui trarre ispirazione per realizzare le proprie ambizioni. Ed ora, dopo la mostra alle Murate che ha reso omaggio a grandi personalità femminili per riscoprire il supereroe che è in ognuna di noi, arrivano i manifesti con due nuove Superwomen". (ANSA).
   

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E' boom per l'edilizia green, l'abitare sostenibile per ripensare il futuro

Case prefabbricate, certificazioni verdi, smart buildings automatizzati

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Chiudi Edilizia Green a Camden Town, Londra foto iStock. (ANSA) Edilizia Green a Camden Town, Londra foto iStock.

Ripensare il futuro in ambito edilizio, puntando a costruzioni sempre più attente alla salute e all’impatto ambientale: è uno degli effetti, positivi, dell'emergenza sanitaria in atto che sta costringendo tutti a ripensare ad abitudini e stili di vita, incluso l'abitare. Il mercato dell’edilizia green è infatti in netta crescita, come segnalato da una recente indagine americana di Research & Markets pubblicata sulla testata Environmental Leader: a livello mondiale si prevede infatti un raggiungimento a valore di 187,4 miliardi di dollari entro il 2027 con un tasso di aumento annuale dell’8,6%. Uno scenario confermato anche dal World Green Building Council, secondo cui le infrastrutture e gli edifici punteranno a dimezzare del 40% le emissioni di carbonio entro il 2030, e del 100% entro il 2050. E con l'eco-bonus anche l'Italia avrà un'accelerazione.
Ma quali sono i principali trend del futuro nell’ambito dell’edilizia sostenibile? A primeggiare saranno le case prefabbricate dotate di certificazioni green come la LEED (Leadership in Energy and Environmental Design), più sicure dal punto di vista sismico e meno impattanti, seguite da un utilizzo massiccio di materiali ecologici come additivi in grado di limitare le emissioni e il calcestruzzo drenante. Ampio spazio anche agli “smart buildings”, sistemi gestiti in maniera automatizzata e integrata, e all’utilizzo della tecnologia 5G, che faranno da apripista a un’era di connettività che favorirà l’interconnessione di dati nel settore edilizio.
L’importanza di puntare sul green non ha solo effetti benefici sull’ambiente, ma anche sulla qualità della vita: ad esempio, una ricerca del National Center for Biotechnology Information pubblicata su CNBC ha evidenziato come gli edifici sostenibili contribuiscano alla diminuzione dei livelli di cortisolo dei dipendenti che vi lavorano. E ancora, secondo un’indagine di Harvard Business Review pubblicata su New Indian Express, lavorare all’interno di edifici green aumenta del 40% la produttività. Uno scenario sostenibile che punterà tutto sull’intelligenza artificiale, rivelandosi essere ancora più “disruptive”: tra le principali tendenze figureranno l’automatizzazione dei servizi, attraverso l’utilizzo di robot, intelligenze artificiali e stampanti 3D, e un aumento della richiesta di impianti di aerazione all’interno delle strutture. Il mondo dell’IA, in particolare, secondo una ricerca americana di Allied Market Research e pubblicata su Fox News, interesserà il 45% del settore edilizio, segno di una visione sempre incessante verso un futuro hi-tech che si prenda cura anche del Pianeta.

Ecco infine i 10 principali trend in ambito edilizio per i prossimi anni:

1. Case prefabbricate dotate di certificazioni green: sono più sicure a livello sismico, favoriscono la riduzione del consumo energetico e sono meno impattanti sull’ambiente.

2. Utilizzo di additivi per ridurre le emissioni di CO2: Chryso ICARE, ad esempio, è una tecnologia implementata che consente ai produttori di cemento di abbattere la CO2 emessa.

3. Spazio all’intelligenza artificiale: gestiti in maniera automatizzata e integrata, gli “smart buildings” rappresenteranno uno dei principali trend dell’edilizia nel futuro post emergenza.

4. Attenzione alla qualità della vita: gli edifici green garantiscono un miglior comfort abitativo e un notevole risparmio energetico, aumentando la produttività e diminuendo lo stress.

5. Importanza delle “Net-Zero Emissions”: la riduzione delle emissioni incorporate di carbonio entro il 2050 rappresenta uno degli aspetti principali dello scenario post emergenza.

6. Ampio ricorso ai pannelli solari: riducono il consumo di combustibili fossili, utilizzano energia pulita ed inesauribile e non producono inquinamento.

7. Utilizzo della tecnologia 5G: impianti di connessione ultraveloce che rappresenteranno il nuovo standard in ambito edilizio, favorendo la costruzione di edifici intelligenti.

8. Ispirazione sul modello della circular economy: la circolarità favorisce nuove opportunità commerciali e garantisce un sistema di raccolta differenziata totale.

9. Utilizzo della realtà aumentata in ambito edilizio: favorisce la riduzione dei costi e agevola gli spostamenti.

10. Ripensamento degli spazi: meno postazioni e meno consumi per ripensare a degli ambienti di lavoro “diffusi” e non più centralizzati, soprattutto per quanto concerne gli uffici.

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Vita alla The Crown, dagli stivali da pioggia al tè, nove dettagli per sentirsi alla pari

Variety ricostruisce gli oggetti 'reali' alla portata di tutti

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Chiudi Duke and Duchess of Cambridge announce environmental initiative (ANSA) Duke and Duchess of Cambridge announce environmental initiative

Se hai seguito Kate Middleton prima che diventasse la duchessa di Cambridge e ti sei appassionata all'ascesa di Meghan Markle a principessa della vita reale, è probabile che il tuo calendario tv sia stato segnato dalla quarta stagione di "The Crown". I nuovi episodi sono particolarmente godibili sulle beghe familiari con l'arrivo di Diana Spencer (interpretata da Emma Corrin) e le sfide tra Elisabetta II (il premio Oscar Olivia Colman) e il primo ministro Margaret Thatcher (Gillian Anderson). Sebbene la maggior parte di noi non possa immaginare di vivere in castelli o di avere personale delle dimensioni di un piccolo esercito e anche se le vite della famiglia reale britannica sono davvero costose, ci sono modi per vivere come un reale, almeno secondo una divertente ricostruzione di Variety che ha raccolto alcuni degli oggetti favoriti della famiglia reale, dagli stivali di gomma amati dalla regina, alle scarpe da ginnastica di Kate Middleton e alle candele di Meghan Markle. 

Una delle scene più attese della quarta stagione di “The Crown” è il matrimonio reale di Diana Spencer e il principe Carlo. Ogni dettaglio dell'iconico abito di Diana è stato ricreato in tutta la sua magnifica gloria. Il profumo che ha scelto quel giorno era un elegante floreale di Houbigant Paris 'Quelques Fleurs L'Original Parfum', lanciato nel 1912 (costa tra i 150 e i 200 euro). Sorprendentemente, l'eau de parfum richiede più di 15.000 fiori e 250 materie prime per una sola oncia. Si apre con note di testa di bergamotto, galbano, dragoncello e limone, con un cuore di gelsomino, tuberosa, mughetto, rosa, ylang ylang, garofano, ginestra, fiori d'arancio e chiodi di garofano, e una base di muschio di quercia, legno di sandalo , zibetto, legno di cedro, muschio, iris e fava tonka.
Secondo quanto riferito, la regina consuma(forse consumava) più di quattro cocktail al giorno. La sua miscela di liquori preferita è il cocktail Dubonnet (un vino francese da aperitivo, con una spiccata nota amara di chinino, in commercio dalla seconda metà del 1800) . Un semplice mix tutto ciò di cui hai bisogno è l'aperitivo francese un po 'di gin e un limone. Mescolare due parti di Dubonnet con una parte di gin, mescolare con ghiaccio in uno shaker e guarnire con uno spicchio di limone.
Dopo la nascita del principe William, la principessa Diana scrisse  24.000 biglietti di ringraziamento. Alcune delle lettere personali della principessa Diana sono state messe all'asta, ma se vuoi un pezzo della principessa del popolo, puoi procurarti almeno la cancelleria: Crane & Co. Red Bordered Ecruwhite Note. Il set di 10 note e 10 buste è realizzato in carta di cotone al 100% negli Stati Uniti, con un delizioso cartoncino.
Quando Kate Middleton ama qualcosa nel suo armadio, lo indossa più e più volte, comprese le sue Superga Women's 2750 Cotu Classic Sneakers (70 euro circa il costo). Le ha sfoggiate sia in bianco che in verde kaki prima. Realizzata al 100% in tela, la scarpa da tennis ha fatto il suo debutto nel 1925, dimostrando che i calci senza tempo hanno una resistenza impressionante.
Molto prima di diventare una duchessa, Meghan Markle era una fan della casa di profumi parigina Diptyque e delle loro eleganti candele. Hanno adornato il suo appartamento di Toronto e lei e il principe Harry hanno riempito la Cappella di San Giorgio con candele e spray Diptyque il giorno del loro matrimonio. I fan hanno notato la candela Diptyque Tubereuse nell'elegante soggiorno californiano della coppia quando ha fatto un'apparizione in "America's Got Talent" per augurare buona fortuna a un concorrente.
La regina Elisabetta usa spesso stivali da pioggia, nelle uscite private nella piovosa Gran Bretagna. È probabile che la troverai con indosso Le Chameau in una giornata ventosa, dal momento che sono famose per essere sofisticate ma robuste. Anche Kate Middleton è stata sfoggiare il marchio. Gli stivali foderati in neoprene Vierzonord da donna di Le Chameau sono gli iconici stivali alti realizzati a mano in gomma naturale con 3 mm di fodera in neoprene per tenerti al caldo quando fa freddo. Costruite per resistere alle intemperie, sono impermeabili e hanno una suola che assorbe gli urti per tenerti stabile su tutti i paesaggi.
La duchessa di Cambridge ha una carnagione impeccabile e luminosa. Il Trilogy Rosehip Oil potrebbe avere a che fare con questo. Da quando è stato segnalato anni fa per essere in rotazione regolare nella beauty routine di Kate Middleton, si esaurisce regolarmente. L'olio di rosa canina è ricco di antiossidanti per prevenire i danni dei radicali liberi e per lenire e illuminare la pelle. L'olio di rosa mosqueta è spremuto a freddo e certificato biologico ed è sicuro anche per le pelli più sensibili.
Nota per il suo stile casual e cool, Meghan Markle ha indossato la borsa The Canvas di Madewell in questa verde oliva, soprannominata "Distant Surplus", durante un tour reale del Sud Africa nel 2019. Classica e pratica, la robusta borsa in tela può essere trasportata dalla parte superiore manici o tracolla staccabile, realizzati in pelle italiana. Per mantenere tutto organizzato e facilmente reperibile è dotato di tasca sia esterna che interna (costa intorno a 50 euro).
Un Royal Warrant è uno dei sigilli di approvazione più ambiti esistenti. Un mandato di nomina reale è dato come segno di riconoscimento a persone o società che hanno regolarmente fornito beni o servizi a Sua Maestà la Regina, Sua Altezza Reale il Duca di Edimburgo o Sua Altezza Reale il Principe di Galles o alle loro famiglie. Solo il monarca regnante può decidere chi può concedere Royal Warrant. Il brand londinese Molton Brown si è guadagnato questo riconoscimento nel 2013 come fornitore di articoli da toeletta per Sua Maestà la Regina - Master of Household. Sebbene i marchi e le aziende che guadagnano un Royal Warrant siano piuttosto miti sui loro servizi, si dice che ogni bagno del Castello di Balmoral, la tenuta della regina in Scozia, sia fornito di un set di detergenti e lozioni per le mani all'arancia e al bergamotto. Coccola le tue mani come un ospite reale con il set regalo rituale per le mani all'arancia e bergamotto Molton Brown, che viene fornito con il detergente liquido per le mani all'arancia e bergamotto, la lozione per le mani e la crema per le mani.
Situato a Piccadilly, Londra, Fortnum & Mason è un celebre magazzino elegante. Anche se trasporta un po 'di tutto, brilla davvero nelle sue offerte culinarie, vantando i loro famosi cesti, cesti regalo di lusso accuratamente curati con regali deliziosi. Fortnum & Mason ha attualmente mandati reali da Sua Maestà la Regina e il Principe di Galles, e ne ha anche uno dalla defunta Regina Elisabetta, la Regina Madre. Per vivere davvero come un reale, aggiungi uno dei loro tè alla tua collezione. Provenienti da tutto il mondo, Fortnum & Mason ha fornito tè alle case reali per oltre 300 anni. Le bustine di tè Fortnum & Mason Royal Blend sono una scelta eccellente (costa 12 sterline). Il set di 50 bustine di tè viene fornito in una deliziosa latta che merita un posto fisso nella tua cucina. È stato miscelato per la prima volta per il re Edoardo VII nell'estate del 1902, combinando Flowery Pekoe di Ceylon con Assam.

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A Hollywood la raccolta di costumi di Debbie Reynolds

Snobbata per decenni, troverà spazio al museo degli Oscar

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Troveranno degno spazio al nuovo Museo degli Oscar i costumi di scena dell'epoca d'oro di Hollywood collezionati con pazienza per cinquant'anni da Debbie Reynolds. Dal 1970 fino alla morte quattro anni fa la star di "Singin' in the Rain" aveva cercato senza successo di convincere l'Academy ad aiutarla a conservare la raccolta di abiti indossati sul set da dive come Liz Taylor e Judy Garland, ma per cinque volte aveva incassato rifiuti.
Le cose stanno per cambiare e l'Academy di recente si è presentata da Todd Fisher, figlio e unico erede dell'attrice, con il cappello in mano. "Mia madre non ha mai avuto rancori.
Non avrebbe mai voluto che ne avessi io, solo perché ricordo tutte le occasioni mancate", ha detto Todd al New York Times.
Afflitta dai debiti e nel disinteresse dei suoi ex colleghi, Debbie era stata costretta a mettere all'asta nel corso degli anni cimeli iconici come l'abito bianco plissettato che si alzava al soffio dell'aria proveniente da una grata della metropolitana: indossato da Marilyn Monroe in "Quando la moglie è in vacanza", passò di mano per 4,6 milioni di dollari. Altri pezzi unici come la tunica di Charlton Heston in "Ben Hur", la chitarra suonata da Julie Andrews in "Tutti Assieme Appassionatamente" e ogni cappello indossato da Vivien Leigh in "Via col Vento" erano stati venduti nel corso degli anni a collezionisti anonimi.
La Reynolds è morta quattro anni fa il giorno dopo della figlia Carrie Fisher, l'amata Principessa Leila di "Guerre Stellari". Con un nuovo museo da 482 milioni di dollari che dovrebbe aprire a fine aprile, l'Academy è finalmente venuta a Canossa. "Ci sono ancora pezzi straordinari", ha detto al Times il direttore del museo Bill Kramer dopo aver avvicinato Fisher con l'idea di di dedicare alla memoria della madre lo studio di restauro del museo. Da cosa nasce cosa: Todd si è detto aperto a prestare al museo pezzi della collezione.
Fondata nel 1927, l'Academy ha cominciato a collezionare film e cimeli di film nel 1929, ma i costumi sono stati sempre sottorappresentati, anche perché l'arte dei costumisti solo decenni più tardi è stata riconosciuta come meritevole di distinzioni a parte. Adesso che dopo anni di ritardi il museo disegnato da Renzo Piano sembra in dirittura d'arrivo le cose sono cambiate. Abiti di scena importanti sono entrati di recente nelle collezioni tra cui l'abito da sera di Marlene Dietrich in "Venere Bionda" e il golf e pantaloni di Gene Kelly in "Un Americano a Parigi", mentre due anni fa Leonardo DiCaprio, Steven Spielberg e l'ex capo della Warner Terry Semel hanno unito le forze per comprare una delle quattro paia sopravvissute delle scarpette rosse della Garland dal "Mago di Oz". Un altro paio, di proprietà della Reynolds, fu battuto all'asta nel 2011 per mezzo milione di dollari assieme ad altri capi della collezione dell'attrice. (ANSA).

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Michael B. Jordan è l'uomo più sexy del mondo per People

E in amore è alla ricerca di donna con il senso dell'umorismo

Lifestyle People
Chiudi Michael B. Jordan selected as Sexiest Man Alive 2020 (ANSA) Michael B. Jordan selected as Sexiest Man Alive 2020

Michael B. Jordan è l'uomo più sexy al mondo per People. L'attore, 33 anni, è noto tra gli altri per i suoi ruoli in film come Rocky, Creed - Nato per combattere (2015) e Black Panther (2018). Fisico scultoreo, come il pubblico ha avuto modo di ammirare al cinema, Michael è anche tra i single più desiderati di Hollywood. Intervistato dal magazine, non nasconde la sua ammirazione per il corpo femminile: tuttavia - spiega - potrà rubargli il cuore una donna con senso dell'umorismo e comprensiva.
    "La vita non contribuisce ad una relazione - ha detto -, proprio no. Vorrei qualcuno che mi aiuti a crescere, ho una lista (di valori, ndr), ecco perché sono ancora single, eh sì ho una lista". E per il futuro si vede come uomo di famiglia, con una moglie e dei figli. "Avere una famiglia è importante", ha sottolineato. 

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Torna 'Fa' la cosa giusta!', cento incontri online

Edizione speciale tutta sul web dal 20 al 29 novembre

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La pandemia non ferma 'Fa' la cosa giusta!', la tradizionale Fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, che torna quest'anno per 10 giorni - dal 20 al 29 novembre - ma con un'edizione speciale tutta sul web.
    Organizzato dalla casa editrice Terre di Mezzo, l'evento prevede un programma culturale di 100 appuntamenti in streaming e webinar, con storie di innovatori sociali, imprenditori virtuosi e buone pratiche che cambiano il mondo. "Diamo appuntamento online a tutti coloro che hanno conosciuto di persona Fa' la cosa giusta! , e condividono con noi la visione di un mondo in cui le scelte di tutti contribuiscono al bene comune. Cogliamo l'occasione dell'edizione speciale online per invitare quelli che ancora non ci conoscono, per scoprire insieme i protagonisti e le buone pratiche di chi ogni giorno sceglie di produrre e consumare in modo sostenibile. E contiamo che sarà comunque una festa" spiega Miriam Giovanzana, direttore editoriale di Terre di mezzo.
    Quattro i focus: 'Ecosistemi e innovazione' per parlare di tutela della biodiversità, cambiamenti climatici e alleanza virtuosa tra scienza e natura; 'Covid-19: come rileggere la società', per riflettere sul presente e iniziare a immaginare la società post-pandemia; 'Ripartire dai territori', marginali e non solo, fucine di idee capaci di riattivare economie, risvegliare il turismo dolce, sostenere comunità e nuovi progetti imprenditoriali; 'La settimana dei cammini - Walk and live, Slower deeper", un ciclo di incontri per parlare di turismo sostenibile, alla scoperta di itinerari storici, culturali e spirituali.
    Gli appuntamenti in streaming saranno trasmessi su falacosagiusta.org, sulla pagina Facebook e sul canale Youtube di Fa' la cosa giusta!, mentre i webinar, tutti gratuiti su iscrizione, si svolgeranno sulla piattaforma Zoom. Dedicato a bambini e ragazzi sarà 'Fa' la cosa giusta! Junior', uno spazio virtuale che raccoglie video-letture dedicate ai più piccoli, spunti per attività pratiche e manuali e testimonianze per imparare a prendersi più cura del pianeta. Già partito il 14 novembre, invece, 'Sfide - La scuola di tutti', il salone dedicato a insegnanti, dirigenti, studenti e famiglie. (ANSA).
   

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Rocio Munoz Morales si racconta: "viso e capelli, ecco la mia beauty routine"

L'attrice svela le sue passioni, lo yoga, la corsa, la pittura

Lifestyle Beauty & Fitness
Chiudi Rocio Munoz Morales (credits Cotril) (ANSA) Rocio Munoz Morales (credits Cotril)

Rocio Munoz Morales, attrice e conduttrice spagnola, madre di due bambine Luna e Alma avute con Raoul Bova, ama cucinare e mangiare, adora correre e fare yoga. Alla sua beauty routine quotidiana per la cura della pelle e dei capelli non rinuncia, la ritiene necessaria per sentirsi bene e avere energia e buonumore per sé e per tutta la famiglia. L’attrice di Madrid svela quali prodotti e programmi beauty sceglie, in un'intervista ad ANSA LIFESTYLE mentre è in viaggio verso Rapino, piccola cittadina ai piedi della Maiella scelta per girare il nuovo film Troppa Famiglia di Pierluigi Di Lallo.

 A cosa non può rinunciare per la bellezza della pelle?

“A struccarmi con cura, ogni sera e comunque ogni volta che finisco con le riprese sui set. Mi piace avere e sentire la pelle pulita, per me è una piacevole fissazione, irrinunciabile. Per una detersione ottimale uso soprattutto le acque micellari, in particolari quelle di Nivea perché efficaci e delicate sulla pelle. Dopo la pulizia spalmo sempre una crema idratante e nutriente sul viso e sul collo. Per me l’idratante è fondamentale anche di giorno e, se non sono sul set, rinuncio volentieri al makeup ma non alla mia crema idratante. Mi piacciono molto le creme di La Mer perché idratano a lungo senza appiccicare la pelle o i capelli. Mi piace anche l’effetto di lieve lucidità che lasciano sulla pelle, una lucentezza che associo ad una maggiore idratazione e alla pelle che appare più sana. Se sul lavoro sono sempre truccata, lo sono molto meno nella vita privata ma adoro il make up di Giorgio Armani perché ha delle basi eccellenti, sia fluide che solide e bellissime palette di ombretti. Per un trucco più easy uso anche gli eyeliner, i mascara e i prodotti per le sopracciglia di Maybelline.

Quanto tempo dedica alla cura dei capelli?

I miei capelli sono sottoposti a continui stiraggi o arricciature per questioni di lavoro. Cambio spesso anche il colore ed ho perciò bisogno di shampoo ricostituenti, maschere e fiale protettive. Dopo lo stress da set li coccolo con shampoo idratanti, gocce e spray ristrutturanti e lievemente profumati come quelli di Cotril. (è beauty ambassador del brand italiano, ndr). Ora ho un taglio di capelli più corto del solito e sono molto soddisfatta, oltre che piacermi sono più pratici da gestire. L’unico dubbio riguarda Raoul che ritiene che le donne con i capelli lunghi siano più affascinanti!

 Mai fatte le ‘punturine’ tipo botulino, vitamine o altro?

No, io mi sento bene così, forse sono ancora giovane ed ho anche ereditato una ottima pelle ma per adesso non mi interessano. In futuro, se ne sentirò il bisogno, perché no? Però mi sottopongo due volte all'anno ad un peeling e alla pulizia del viso dallo specialista. Forse è poco, chissà, ma non sono ossessionata, ho una buona trama cutanea e per adesso ho altre priorità. Mi piace invece moltissimo fare attività sportiva con la quale mi sento più serena e anche più bella, in pace con me stessa”.

 Cosa fa per mantenersi in forma?

Per me il vero lusso da quando sono nate le bambine è avere uno spazio tutto mio che generalmente occupo per andare a correre o per fare yoga. Sono convinta che lo sport abbia benefici anche sull'umore, a me fa superare mille dubbi ed è meglio di una seduta dall'analista! Dal lockdown ho smesso di andare in palestra ma non ho mai smesso di correre e fare yoga a casa, anche seguendo le lezioni online. Mi sono innamorata dello yoga durante la prima gravidanza, non ho più smesso perchè mi aiuta sul lavoro, a dormire meglio e ad essere più equilibrata. L'amore per la corsa invece l'ho ereditato da mio padre che fino ai 70 anni andava a correre regolarmente macinando molti chilometri. Io riesco a farne anche una decina per volta ma amo anche andare in bicicletta o fare delle arrampicate e quando viaggio per lavoro ho sempre un elastico in valigia per allenarmi in camera.

Un metro e settantacinque di altezza, fisico asciutto. Non teme la bilancia o rinuncia a pasta e pane?

Sono sicura che l'attività fisica mi aiuti a non ingrassare e non rinuncio a mangiare. Non ho mai fatto diete, adoro la pasta col ragù e sono molto golosa di dolci ai quali non so dire di no. Mangio tutto ma non esagero con le quantità. Mi piace provare piatti nuovi, non ho intolleranze. A tavola però includo sempre anche verdura e frutta e forse questo mi aiuta a non sgarrare con i pasti. Però ogni tanto mi concedo anche uno spritz con gli amici o un bel calice di vino quando sono in pieno relax, ad esempio quando sono al computer intenta a scrivere o mentre dipingo.

Come si immagina quando avrà 60 anni? Che signora vorrebbe essere?

Vorrei continuare ad essere vicina ai miei affetti e ai miei genitori. Comunque spero anche di non perdere le energie che ho adesso. Io sono molto attiva sia sul lavoro che nella vita privata. E’ raro che passi il tempo sul divano, preferisco giocare con le figlie, ballare, fare attività fisica e dedicarmi alla scrittura e alla pittura che amo tanto. Spero che questo modo di essere prosegua negli anni a che mi dia un vantaggio per il mio futuro.

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Illuminazione da smart working, tutto quello che devi sapere per utilizzare la luce a casa

I consigli della neuroscienziata Karen Dawe per scegliere lavorare o studiare

Lifestyle Design & Giardino
Chiudi L'angolo home office foto iStock. (ANSA) L'angolo home office foto iStock.

Lo smart working, il lavoro da casa, è per la maggior parte delle persone una nuova abitudine dell'ultimo anno a causa dell'emergenza sanitaria. Questo ha costretto tanti a realizzare angoli studio in abitazioni che prima non avevano, a fare spazio in ogni posto possibile di casa ad un tavolino per posizionare il computer. Con il tempo trascorso in casa lavorando anche il fattore illuminazione è diventato importante e da non lasciare al caso per non affaticare ulteriormente gli occhi.
Come utilizzare la luce per creare un ambiente di lavoro produttivo? La neuroscienziata di Dyson, la dott.ssa Karen Dawe, condivide i suoi consigli
1) Creare uno spazio dedicato: “L’illuminazione svolge un ruolo cruciale nell’indicare che un’area particolare della stanza ha uno scopo specifico. Mentre i regolamenti edilizi fanno in modo che gli ambienti ad uso ufficio dispongano di livelli di luce adeguati, l’illuminazione nelle postazioni di lavoro domestiche è spesso trascurata.
- Assumere il controllo della luce che ci circonda. Giocare con varie opzioni, finché non si trova il giusto assetto personale.
-  Osservare come si distribuisce la luce nell’intera stanza e non solo nelle immediate vicinanze dell’apparecchio di illuminazione.
-  Essere consapevoli della posizione dei punti luce. La luce naturale proveniente dalle finestre o dai faretti, che si riflette sullo schermo di un computer, può causare abbagliamento e affaticamento degli occhi, compromettendo la capacità di concentrarsi.
-  Durante una conference call, evitare di sedersi di fronte a una finestra. Gli interlocutori potrebbero affaticare gli occhi per vedervi correttamente.
2) Scegliere l’illuminazione giusta in base all’attività da svolgere: “La nostra ricerca dimostra che la gente tende a utilizzare l’illuminazione in casa in quattro modi: luce indiretta per un’illuminazione generale; luce mirata per attività a elevata precisione; luce funzionale per mettere in risalto elementi particolari, come un’opera d’arte, e luce ambientale per creare un’atmosfera rilassante la sera. Eppure, nonostante in ogni casa siano presenti innumerevoli tipologie di apparecchi di illuminazione, a ciascuno è solitamente assegnato un solo compito.”
- Pensare all’atmosfera che si vuole creare nella stanza, soprattutto in virtù delle attività che si intendono svolgere in quell’ambiente.
- Assicurarsi di avere il giusto livello di luce per il compito da svolgere: se si preferisce leggere con una luce fioca e accogliente, è bene accertarsi che sia comunque abbastanza forte da non affaticare gli occhi.
- La luce non è tutta uguale. Per le attività di maggior precisione, come dipingere, disegnare o truccarsi, è meglio optare per una luce artificiale, con un indice di resa cromatica (CRI) maggiore. Più alto è il CRI, più i colori saranno simili a come appaiono alla luce naturale.
3) Riposare!  "Tutti vogliamo rimanere concentrati quando lavoriamo da casa, ma è fondamentale concedere ai nostri occhi un po’ di riposo. Costringere gli occhi a concentrarsi su un’area limitata per un periodo di tempo prolungato, ad esempio leggendo un libro o guardando lo schermo di un PC, significa sforzare i muscoli oculari, con conseguente affaticamento visivo. Per qualcuno questa sensazione può limitarsi a un leggero fastidio, ma in altri può causare forti emicranie. I sintomi dell’affaticamento visivo possono essere provocati anche dallo sfarfallio e dal riverbero delle fonti luminose. Senza rendersene conto, gli schermi che utilizziamo sono spesso troppo o non abbastanza luminosi, con la conseguente formazione di riverberi. L’occhio è in grado di sopportare un certo livello di riverbero, sfarfallio e affaticamento, ma lavorare otto ore al giorno in queste condizioni è davvero eccessivo per i muscoli oculari. ”
- Regolare la luminosità degli apparecchi per creare una luce confortevole. Per letture prolungate, aumentare la dimensione dei caratteri.
- Ogni tanto, distogliere lo sguardo dallo schermo per riposare gli occhi.
4) Creare una routine legata alla luce naturale: “Quando si tratta di ricreare la giusta illuminazione per incarichi da svolgere lungo l’intera giornata, lo standard di riferimento è la luce naturale. Ci siamo evoluti per vivere e lavorare a una luce naturale e a una temperatura cromatica variabili, regolate dai cicli di giorno e notte. L’illuminazione interna, invece, ha spesso la stessa luminosità e resa cromatica per tutta la giornata. A lungo andare, questo può compromettere il nostro umore e la nostra produttività. La luce solare stimola l’attenzione ed è anche il segnale principale per il nostro orologio biologico. Scandisce il nostro senso interiore del tempo. Anche il ritmo circadiano (altrimenti detto ‘orologio biologico’) influenza il funzionamento del nostro intero organismo, compresi il metabolismo e la routine. Un esempio estremo di ciò che accade quando il nostro orologio biologico è sfasato è il famoso ‘jet lag’.”
- Iniziare la giornata con una passeggiata all’aperto. Questa esposizione d’impatto alla luce del mattino contribuisce ad ancorare l’orologio biologico ai ritmi della luce naturale locale, segnalando al corpo che la giornata è iniziata e fornendogli un programma subconscio.
- Ricorrere a un’illuminazione interna che permetta di variare la temperatura della luce (da fredda a calda) e la luminosità a seconda dell’ora del giorno. Allestire la postazione di lavoro vicino a una finestra o in un altro spazio ben illuminato dalla luce naturale.
-  Iniziare una routine serale di regolazione della luce circostante per creare un ambiente rilassante e segnalare al corpo che la notte si sta avvicinando.
5) Garantire agli occhi la luce giusta di cui hanno bisogno : “Con l’avanzare dell’età, anche i nostri occhi cambiano. I muscoli che controllano la dimensione della pupilla si indeboliscono e lasciano entrare meno luce, facendo così indurire il cristallino. Secondo l’ISE, è proprio a causa di questi cambiamenti che le persone oltre i 65 anni d’età hanno bisogno di quattro volte più luce rispetto agli under 25. Tutti ci siamo trovati almeno una volta nella difficile situazione di dover leggere il menù in un ristorante con una luce particolarmente fioca, mentre qualcuno più giovane accanto a noi non aveva alcun problema. Inoltre, con l’età, il cristallino si ingiallisce, il che compromette la percezione dei colori. I cristallini ingialliti assorbono e disperdono la luce blu, con conseguente difficoltà nel distinguere le sfumature di blu, verde e viola. I colori possono apparire più spenti e i contrasti cromatici meno evidenti. Questo può rappresentare un problema quando bisogna scegliere i vestiti o eseguire compiti che implicano il riconoscimento dei colori.”
- Mano a mano che l’età aumenta, anche la luce deve aumentare di conseguenza.
- Le lampadine con un CRI superiore a 80 sono la scelta ideale per aiutare gli occhi “anziani” a distinguere meglio i colori.

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