Responsabilità editoriale di ASviS

I giovani mettono sul tavolo le loro proposte

Mentre von der Leyen ribadisce l’impegno per le nuove generazioni, decine di associazioni giovanili presentano un piano per il futuro dell’Italia

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Due notizie pubblicate mercoledì 16 dai quotidiani italiani denunciano la profonda contraddizione nel nostro Paese tra realtà e percezioni rispetto al futuro. Su La Repubblica, Luca Fraioli espone i risultati di uno studio del Centro euromediterraneo sui cambiamenti climatici:

"Un’Italia le cui temperature estive al Sud sfioreranno costantemente i 40 gradi, dove per lunghi periodi il termometro non scenderà mai, neppure di notte, sotto i 20 gradi, con sequenze di giorni senza pioggia, tanto che la portata di fiumi e corsi d’acqua potrebbe ridursi del 40% e il rischio incendi aumentare del 20%.   

Non è uno scenario fantascientifico di un futuro remoto, ma quello cui potrebbero trovarsi di fronte, entro fine secolo, i nostri figli e i nostri nipoti, quelli che oggi sono in prima elementare e che allora avranno poco più di ottant’anni."

Questo scenario rispecchia la situazione peggiore, “senza alcuna mitigazione del fenomeno e con uno sviluppo economico analogo all’attuale”. Ma per evitare che diventi realtà è necessario “convincere la politica italiana ad agire immediatamente”. Ci vorrebbe una grande spinta dall’opinione pubblica, ma purtroppo la pandemia ha sconvolto le priorità degli italiani, inducendoli a concentrarsi sui problemi immediati. Un articolo di Alessandra Ghisleri sulla Stampa riporta l’ultimo sondaggio di Euromedia research: ai primi posti nelle preoccupazioni dell’opinione pubblica sono tornati lavoro e disoccupazione, sanità e istruzione. L’ambiente? Non pervenuto.

I giovani sono stati i più colpiti dalle conseguenze della pandemia, per gli effetti sull’occupazione, per l’accentuarsi delle diseguaglianze, per le occasioni di formazione che si sono perse. Ma sono anche i più sensibili sui temi della crisi climatica e non sono più disponibili a essere soggetto passivo delle politiche, come segnala Enrico Giovannini in un articolo su L’Espresso:

"La buona notizia è che, per la prima volta, i giovani sembrano aver capito di avere una forte responsabilità per indicare il futuro da prendere, sull'onda della decisione dell'Unione europea di chiamare “Next Generation Eu” l'impegno comune per sostenere la ripresa e rafforzare la resilienza economica e sociale dei singoli Paesi. Da alcuni mesi, decine di associazioni giovanili riunite nella "Rete Giovani 2021", stanno preparando, anche con l'aiuto di esperti meno giovani, un Piano sul futuro del Paese, il quale sarà presentato nelle prossime settimane e discusso ampiamente anche nel corso del Festival dello sviluppo sostenibile, che inizierà il 22 settembre."

Ora questo piano viene diffuso e presentato al governo. È articolato su tre grandi temi, che riguardano lo sviluppo sostenibile, la società inclusiva e la cultura dell’innovazione. Le idee sottoposte alla discussione spaziano da quelle di più immediata realizzazione a quelle più avveniristiche. Per esempio, in materia di “transizione e risparmio energetico” si raccomanda da un lato di

"incentivare il ricorso ai fondi del "Just Transition Fund" stanziati dall’Unione europea per assicurare una transizione verso la neutralità climatica equa. A tal fine, si potrebbero identificare e incentivare buone pratiche e modelli virtuosi per incentivare le Regioni che hanno ottenuto e correttamente utilizzato più fondi nel passato a presentare progetti di finanziamento."

Al tempo stesso, si chiede di

"introdurre nelle zone urbane pubbliche delle metropoli delle cosiddette “piastrelle smart” capaci di produrre energia cinetica sfruttando la pressione esercitata dal passaggio pedonale. Chiediamo l’introduzione di incentivi per l’installazione di piastrelle smart su suolo e edifici privati."

L’iniziativa dei giovani troverà risposte positive anche nella politica europea. L’impegno verso la giustizia intergenerazionale è stato ribadito nel discorso sullo stato dell’Unione pronunciato mercoledì dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ha concluso ricordando l’immagine (diventata virale sui social) di Carola e Vittoria, le due ragazzine che sui tetti di Finale Ligure ai tempi del lockdown si allenavano a tennis palleggiando da un terrazzo all’altro.

"Questa immagine merita di essere citata non solo per il coraggio e il talento delle due ragazze, ma per l’insegnamento che contiene: mai lasciarsi bloccare dagli ostacoli sul proprio cammino, mai farsi frenare dalle convenzioni; cogliere sempre le opportunità. Ecco quello che Carola, Vittoria e tutti i giovani d’Europa ci insegnano tutti i giorni in merito alla vita. Questa è la prossima generazione di europei, Next Generation Eu:"

Per far contare di più le nuove generazioni nelle scelte politiche è necessario modificare i meccanismi sociali per offrire ai giovani più possibilità di esprimere il loro potenziale. Nel suo articolo sull’Espresso Giovannini avanza alcune proposte. È necessario innanzitutto  

"invertire lo squilibrio demografico che caratterizza sempre più aree del mondo, e specialmente l'Italia: una piramide della popolazione con pochi giovani e tanti anziani non è sostenibile né sul piano economico, né su quello sociale. Ridurre il costo di generare e crescere figli è una possibile soluzione al problema, oltre che una risposta al legittimo desiderio di genitorialità. Ma non è l'unica: l'altra è quella di programmare flussi migratori da Paesi europei e non europei in grado di riequilibrare la piramide demografica. Un Paese che volesse pensare seriamente al proprio futuro dovrebbe porsi, prima di tutto, il problema di qual è la numerosità e la composizione per età della popolazione "desiderata" per i prossimi 30 anni, e poi capire come realizzare quell'obiettivo e quali sono i costi che è disposta a sostenere per raggiungerlo."

Il secondo tema da affrontare, secondo Giovannini, è quello della formazione.

"Nonostante tutti gli interventi operati nel corso degli anni, la scuola, l'università e il sistema formativo per gli adulti non appaiono adeguati alle sfide odierne e quelle future. Ma non si tratta solo di una questione che riguarda le politiche pubbliche. L'investimento nelle persone è ritenuto da molti quasi uno spreco di risorse, il che spiega la bassa intensità della formazione svolta dalle imprese nei confronti dei propri dipendenti. Non a caso, i salari medi d'ingresso dei giovani sono molto bassi (un dottore di ricerca italiano che sceglie di andare all'estero guadagna mediamente mille euro al mese in più di un compagno di corso che viene assunto in Italia) e la progressione stipendiale dei giovani meritevoli è meno veloce di quanto avviene nelle imprese europee."

Considerazioni analoghe vengono fatte anche da Maurizio Ferrera e Barbara Stefanelli sul Corriere della Sera. Il loro articolo mette in evidenza il rischio di arrivare a “un’equazione insostenibile”, passando dall’attuale tasso di dipendenza di 0,6 (ogni lavoratore finanzia con il proprio reddito l’insieme dei trasferimenti e dei servizi di 0,6 anziani) a un tasso pari a uno nel 2050: “un occupato, un pensionato”. Per evitare che sui giovani di oggi ricada questo peso insostenibile, è necessario consentire alle donne di avere più figli, riducendo il precariato ma soprattutto aumentando l’occupazione femminile, perché è ormai dimostrato che l’indipendenza economica femminile agisce positivamente sul tasso di fecondità. Occorre anche

"promuovere opportunità di lavoro in quei settori — da noi caratterizzati da una sorta di atrofia — dove in altri Paesi le donne (che sono, naturalmente, il 50% della popolazione giovanile) trovano più sbocchi occupazionali. Il deficit riguarda essenzialmente servizi legati a sanità, assistenza, istruzione e formazione, turismo, cultura e ricreazione. Non sono numeri irrilevanti. Parliamo, ad esempio, di un milione e mezzo di posti in più in Francia rispetto all'Italia. E sono posti nel settore pubblico e non pubblico, compreso il privato sociale. Quello che servirebbe è un grande «Piano di infrastrutturazione sociale». In altre parole, un progetto coerente di investimenti in asili e dopo-scuola, in residenze anche diurne per gli anziani, in luoghi per la medicina territoriale e l'assistenza socio-sanitaria. E poi centri per l'impiego, per l'inclusione, per l'integrazione dei migranti, per la prima formazione (così importante per i giovani) e per quella permanente (utile lungo l'arco della vita). Il Piano dovrebbe coinvolgere, con il settore pubblico, tutti i mondi del «secondo welfare». E potrebbe essere presentato a Bruxelles come realizzazione delle tante sollecitazioni ricevute dalla Commissione sul versante degli investimenti sociali."

Ancora una volta, il discorso sul cambiamento del Paese e sulla valorizzazione dei giovani porta a sottolineare la grande opportunità offerta dai fondi europei. A metà ottobre avremo un’idea più precisa sui progetti che il governo italiano intende realizzare per attingere alla Recovery and resilience facility, lo strumento più importante del Next generation Eu. Le idee e le proposte non mancano, non solo quelle che provengono dai ministeri magari rispolverando vecchi progetti che giacevano nei cassetti per mancanza di fondi, ma anche dagli esperti, dalla società civile, dai giovani stessi. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, proprio parlando ai giovani, ha detto che se fallirà questa occasione il governo meriterà di essere mandato a casa. Purtroppo la posta in gioco è molto più alta: riguarda il futuro di un’intera generazione e di tutto il Paese.

di Donato Speroni

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